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Leo Pari, un artigiano della musica
Leo Pari, un artigiano della musica
di [user #17404] - pubblicato il

Leo Pari è un autore che ha scritto per Cristicchi, Renga ed Elodie, un produttore che ha confezionato il primo disco di Gazzelle e un tastierista che ha accompagnato in tanti tour i Thegiornalisti. Ma è soprattutto un artista che sforna dischi di gustoso e mai scontato pop italiano capace di tenere salda a braccetto la canzone d'autore. Come "Spazio" dove calava l'ispirazione di Battisti in un estetica synth pop anni '80 o il successivo "Hotel Califano" dove giocava disinibito con dance ed elettronica. Ora "Lucchetti" è uno dei singoli che anticipa l'uscita del suo prossimo album...

Ci racconti la produzione di “Lucchetti”?
Rispetta le linee guida di come sono nati anche gli altri brani del disco. Sono entrato in studio con le canzoni scritte, portate in maniera molto semplice: piano e voce.
Avevo le linee delle parti di piano in Midi e i cantanti registrati sopra. Da lì in poi, ho iniziato a lavorare a quattro mani con Gianluigi Fazio, che è il coproduttore del disco. Gianluigi ha lavorato con Mengoni, Nek, Laura Pausini, Elodie…


 
Che input hai ricevuto da Fazio? Quale è stato il suo apporto nella produzione?
Gianluigi è davvero un fuoriclasse che ha una profonda conoscenza della musica e dell’armonia.
È un vero produttore, attento alle sonorità più moderne, alle nuove uscite, ai nuovi suoni internazionali e alle nuove tendenze: un guru di questo mondo.  
Oltre a questo è un ottimo musicista, un polistrumentista. Tutti gli strumenti che senti nell’album li abbiamo suonati io e lui. Sempre a quattro mani con Gianluigi abbiamo impostato quelli che avremmo voluto fossero gli arrangiamenti di archi e fiati. Infatti, su “Lucchetti” e altri sei brani del disco, sono presenti delle parti registrate ah hoc dalla “Budapest Art Orchestra" diretta dal Maestro Francesco Berta.

Avete curato assieme l’arrangiamento di “Lucchetti”?
No, l’arrangiamento del brano è stato fatto da Ballo, Nicola Balestri, il bassista storico di Cesare Cremonini.
 
Leo Pari, un artigiano della musica

Come descriveresti questo disco?
La regola di questo album era quella di fare un disco in cui tutte le canzoni si potessero rifare al pianoforte o alla chitarra. Del resto, anche nella produzione siamo partiti proprio da questo: canzoni da cantautore che poi abbiamo vestito con vari arrangiamenti e sonorità.
Per esempio, il mio disco precedente “Hotel Califano” era molto diverso; era un disco totalmente elettronico e molte canzoni partivano da beat, basi dance finite su cui poi ho costruito una canzone. Per esempio “Mina” è una melodia vocale, un testo costruito su una base che mi avevano mandato e dove ci ho impiantato una canzone.
 


Visto che nomini “Hotel Califano”, io nomino “Spazio” che è il disco attraverso il quale ti ho scoperto e che mi sembra vicino al suono di “Lucchetti” …
È vero, si assomigliano. Del resto gli ingredienti utilizzati per produrli e registrarli sono gli strumenti che utilizzo di più: tanto computer, tanto software, tanti sintetizzatori, drum machine e alcuni sample. Vero però, che in “Spazio” c'era un approccio lievemente più acustico dato che le batterie erano tutte suonate…questo prossimo disco sarà più ibrido, con interazione di batterie vere e campionate.
 
Una curiosità visto che parli di sample: quegli “oh, oh” che si sentono all’inizio di “Lucchetti” paiono quelli di “Acqua & Sapone” degli Stadio con Carlo Verdone che fa i cori. È un campione?
No, no, quelli li ho registrati e cantati io.  Però è vero, è proprio simile…ci sta, ottima osservazione! (risate)
 
Un'altra cosa che ho notato ascoltando tutti i singoli che anticipano l’uscita del prossimo disco è che mi sembra sia molto variegato a livello di arrangiamenti…
È un disco che definirei assolutamente pop e come il buon pop insegna ci sono molte sonorità e ritmi diversi all'interno.  Convivono brani più movimentati come “Matrioska” che è una ballad  e non ha la sezione ritmica e, appunto, “Lucchetti” che invece è molto ritmato, molto radiofonico; un brano pensato per essere un singolo...


 
Oltre alla tua attività solista sei un autore che, tra i tanti ha scritto per Simone Cristicchi, Francesco Renga, Elodie e, come produttore, ha lavorato a “Superbattito” primo album di Gazzelle…
Entrambi questi mondi, quello del produttore e quello del songwriter, mi affascinano da sempre ma solamente negli ultimi due anni ho potuto riprendere in mano queste attività: ho lavorato moltissimo, sia a scrivere canzoni da fare interpretare agli altri, sia come producer, quindi pensando più all’aspetto musicale, agli arrangiamenti.
Devo dire che è un aspetto molto interessante del mio lavoro perché mi permette di spaziare tanto con la fantasia, di non avere freni; per esempio posso scrivere una canzone che sarebbe perfetta se interpretata da una ragazza di vent'anni e che invece cantata da me non avrebbe senso. Questo ha dato una nuova ampiezza, una dimensione in più al mio lavoro. Dimensione di cui sono molto fiero. Mi piace lavorare come autore insieme all'artista stesso perché è un mettersi a servizio dell'altro autore e interprete. Cercando di confezionargli un abito su misura, cercando di tirar fuori il meglio di un artista, scoprendo i suoi lati più avvincenti.

A proposito di collaborazioni: ricordo un duo con tanta elettronica, tu e Marco Rissa, chitarra dei Thegiornalisti…
Il progetto si chiamava Boys Boys Toys, abbiamo fatto un unico brano e poi io dovevo dare spazio a questo album al quale stavo già lavorando. Ma è un progetto che non è detto non riparta in qualunque momento…
 
Di tutta l'avventura The Giornalisti, per i quali hai suonato le tastiere, c'è qualcosa che è finito, a livello di suggestione, ispirazione o contaminazione nella scrittura di questo album?
No, almeno non consciamente. Questo è un disco molto personale, la scrittura la sento molto mia. Certo comunque che l'esperienza con loro è stata davvero bella. Segnante. Non la potrò dimenticare…
 
Quando a fine marzo è uscito il video di “Dobermann” era quasi un sospiro di sollievo vederlo composto dalle immagini che le persone ti avevano inviato dai loro giorni di lockdown…perché pareva un momentaccio che ci si lasciava alle spalle. E invece ora siamo di nuovo nei pasticci…hai seguito la recente manifestazione di tecnici e professionisti del settore legato agli eventi, “Bauli in Piazza”? 
Credo sia un problema complesso. Di sicuro ho percepito poca considerazione da parte del governo per il settore musicale e per i suoi lavoratori, ai quali servirebbero dei sussidi. Al contempo è chiaro che un certo tipo di eventi e manifestazioni, come grossi concerti, che prevedono grosse affluenze di pubblico, in questo momento non sono realizzabili. È un po’ un vicolo cieco…

intervista leo pari
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