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Soul Garage Experience:
Soul Garage Experience: "Right Down Below"
di [user #116] - pubblicato il

Si chiama Soul Garage Experience ed è il progetto solista di Fabrizio Grossi, bassista e produttore che conosciamo bene per i Super Sonic Blues Machine e le collaborazioni con Robben Ford, Steve Vai, Billy Gibbons, Steve Lukather e tanti altri. Ad anticipare l'uscita dell'album, prevista per i primi mesi del prossimo anno, un singolo che contamina il mondo musicale di Grossi (rock, funk e blues) con un colore inatteso, il reggae; e ci permette anche di scoprire un grande chitarrista emergente, Derek Day.

Ci ho sentito un po’ di Clash in questo brano… 
Mi fa piacere, perché sono una mia grande influenza. Quando ho iniziato a suonare nei primi anni ’80 in Italia c’era una forte corrente musicale New Wave proveniente dall’Inghilterra. E non parlo solo delle cose più pop e radiofoniche, parlo anche di cose più cattive tipo PIL o più ricercate tipo Captain Sensible o Psychedelic Furs. I Clash arrivano da questa corrente e, come molti degli artisti nominati, provenivano dal punk, genere al quale però non mi sono mai più di tanto avvicinato...
 
C'è tanto reggae nelle chitarre di "Right Down Below"...
Sicuramente. Anche perché per me, prima ancora di Queen, AC/DC, Van Halen o di qualunque altra gigantesca band il primo e vero mito assoluto resta Bob Marley. Per me i Clash erano la versione bianca, anglosassone di Marley. Amavo quel piglio di fare rock da proletari e soprattutto a livello di testi Joe Strummer resta un riferimento per me. Infatti, davvero, dei Clash piuttosto che la radice punk, prima di tutto mi piaceva l’attitudine politica e la contaminazione reggae…
 


Come ti sei avvicinato a questo genere?
L’ho fatto con molto rispetto, considerando il mio avvicinarmi al reggae come una sorta di tributo, senza la presunzione di fare del puro reggae che, tra l'altro, non ho mai suonato. Non mi è mai passato per la testa di considerarmi un bassista Reggae, non ho quel background. La stessa cosa per me avviene con il Blues: benché io suoni quel genere sono consapevole che per essere autenticamente Blues devi vivere una determinata vita, una determinata cultura, una determinata storia. Io ho il privilegio di avere amici che blues lo sono veramente: Billy Gibbons, Joe Luis Walker, Shemekia Copeland…e credo la loro considerazione nei miei confronti arrivi proprio dal fatto che percepiscono il mio rispetto, la mia umiltà verso il blues…
 
Soul Garage Experience: "Right Down Below"

In ogni caso quella chitarra in levare e, più ancora, quel riff portante zeppo di riverbero,  sono una goduria…
È pazzesco come mi è uscito quel riff: da bambino - davvero negli anni delle elementari - l’estate andavo in riviera romagnola con mia zia. Era la fine degli anni 70, l'inizio degli 80, e  vicino alle spiagge, trovavi un sacco di Hippie che ascoltavano, dai loro furgoncini e con le portiere spalancate, musica a tutto volume; non sentivi altro che Bob Marley e Peter Tosh...e c’era questo suono di chitarre, questo riverbero che mi colpiva, mi stregava anche se allora manco sapevo cosa fosse una chitarra o tanto meno un riverbero…
 
Come ti è uscito il riff?
Cazzeggiavo con il mio DvMark  Multiamp, un fantastico regalo fattomi da Marco De Virgilis. Io uso i suoi amplificatori per basso da vent’anni e per me sono i migliori. Beh, a un certo punto su un suono clean con il reverbero mi è uscito questo riff che mi ha subito riportato alla mente quelle estati, quella musica…e l’ho suonato in loop per ore!
 
Nei Super Sonic Blues Machine utilizzi sonorità molto più asciutte...
In realtà nell’ultimo periodo ho fatto pace con il riverbero, con il delay, con gli ambienti. Sarà perché ero molto legato al suono asciutto e dritto in faccia degli anni ’60 e 70’ che troppi ambienti mi ricordavano quel pop rock degli anni ’80 che, forse, mi è sempre stato un po’ sulle scatole...invece, proprio grazie alla musica di Marley, ho iniziato a tornare a utilizzare quegli effetti, trovando un equilibrio che mi soddisfa.
 
Cosa hai usato per gli ambienti, riverberi e delay, sulle chitarre?
Un pedale che sto utilizzando in quasi tutte le mie produzioni. È usato a modi slap back ed è un Big Joe Stomp.


 
Mentre come amplificatori cosa hai utilizzato?
Ho trovato quel riff con il Mutiamp ​e quindi l’ho registrato così. Ma ho integrato il segnale digitale aggiungendoci anche una traccia presa da un piccolo combo microfonato. Sempre un Dv Mark. Così da dare un po’ più di presenza e aria...

Come hai impostato la produzione del brano?
Io quando produco, scrivo e registro parto sempre da basso e batteria. In una vita passata devo essere stato un batterista! (Risate)…per carità posso avere una linea melodica, un abbozzo di testo o un tema ma è sempre dal groove che parto. E così ho fatto anche in questo caso: non appena mi sono trovato questo riff di chitarra sotto le dite, subito ho mollato ogni ragionamento sull’armonia per buttarmi sul groove...

C'è una grande chitarra solista in questo pezzo. Chi è il chitarrista?
Derak Day, uno dei miei musicisti preferiti in assoluto. Secondo me è il chitarrista che ha da dire più di tutti, tra quelli che stanno venendo fuori dalla scena statunitense. L'ho conosciuto quando aveva 16 anni. Passeggiavo a Santa Monica su un'isola pedonale con bar e ristoranti e e me lo ha fatto notare mia figlia. Era lì con i suoi capelli lunghi, l'asta di un microfono, un ampli, la chitarra e suonava come un pazzo. Mi ricordo che stava suonando “Sweet Child Of Mine” e la cantava come fosse Robert Plant e suonava le parti di chitarra come fosse Steve Vai: sono rimasto fulminato. Da quel momento siamo rimasti in contatto ed è nata una grande amicizia. Viviamo nella stessa città e ci siamo trovati a suonare insieme in tante situazioni. Io Steve Vai, Vernon Reid dei Living Colour, abbiamo preso a cuore questo chitarrista e ci siamo impegnati moltissimo a dargli una mano. L'abbiamo coinvolto in molti progetti ed è una iena, ha una sonorità incredibile. È un personaggio da seguire, ha appena fatto uscire il singolo “Click On Me” che è un pezzo che ha scritto con Vernon Reid e che ha un video incredibile.

Ha un grande suono...
Lui suona Fender e ha utilizzato un amplicatore italiano che lui ama moltissimo, una testata Duality della RedSeven. L'ha utilizzato in modalità vintage, diretto dentro la testata senza pedalini...


 
derek day fabrizio grossi interviste
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