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Cavi sessisti: no, non è uno scherzo
Cavi sessisti: no, non è uno scherzo
di [user #17844] - pubblicato il

Trovare un’alternativa a termini come jack “maschio” e “femmina” è “una questione di rispetto reciproco” dice Karam Kaul, presidente del consiglio di amministrazione PAMA.
Il buon vecchio cavo jack sta attraversando un vero ciclone mediatico con l’accusa nientemeno di essere sessista, non inclusivo.

Tutto ha inizio da un comunicato diffuso da PAMA (Professional Audio Manufacturers Alliance) associazione di aziende produttrici operanti nel campo audio di cui fanno parte anche marchi leader del settore come Audio-Technica, Audix, Sennheiser e Shure.

“L’intento è raccomandare l’adozione di una terminologia unificata in tutta l’industria, in uno spirito di inclusività. È una questione di rispetto reciproco” si legge nella dichiarazione. L’obiettivo è rivedere numerosi termini abituali per trovare formule più adeguate, moderne, efficaci e neutre sul piano sociale.
In particolare, i riflettori si sono però concentrati sull’esempio del jack, maschio come spinotto, femmina quando si riferisce alla presa, termini ritenuti inadeguati e obsoleti per una società moderna.

Cavi sessisti: no, non è uno scherzo

La notizia ha fatto in fretta il giro del web, attirando anche prese in giro e finendo in più occasioni per essere ritenuta ridicola.
Non mancano voci a favore, come SoundGirls, associazione a supporto delle donne lavoratrici nel settore musicale: “Un plauso per PAMA che cerca di introdurre un linguaggio neutro nell’industria audio. È un’impresa enorme, ma bisogna continuare a lavorare per portare cambiamenti”.

Sembra assurdo che applicare le parole “maschio” e “femmina” a dei semplici connettori, oggetti inanimati, possa scaldare tanto gli animi. Tuttavia, delle alternative esistono già: il jack - e non solo lui - può essere presa e spinotto, senza offesa per nessuno.

Non è la prima volta che delle terminologie tecniche si trovano al centro di discussioni in quanto ritenute offensive (se decontestualizzate). È stato il caso dei termini di “master” e “slave” nel campo della programmazione informatica, letteralmente “padrone” e “schiavo” che, in piena bufera Black Lives Matter, fa ha provocato diversi grattacapi ai programmatori di tutto il mondo.
cavi curiosità musica e lavoro
Link utili
Il comunicato PAMA
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