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Un problema della didattica web

di aleck [user #22654] - pubblicato il 16 maggio 2025 ore 17:43
Piccolo sproloquio pomeridiano. Negli ultimi anni mi è capitato di intervistare diversi musicisti "folk" o "popolari", che dir si voglia, nel senso più positivo del termine. Una costante, tra quelli che amo di più, è quel processo di ricerca e apprendimento avvenuto secondo due canali: da una parte attraverso l'orecchio e la disponibilità di dischi, dall'altro attraverso l'incontro con altri musicisti. È stato, d'altronde, il modello di insegnamento-apprendimento più comune nell'ambito della musica di tradizione orale. Poi sono arrivati l'editoria, il video, i maestri, il web. Una cosa che noto spessissimo è che chi ha appreso "a orecchio", per imitazione, propone spesso, di un certo brano, versioni musicalmente molto più fedeli all'originale rispetto a chi ha imparato per mezzo di metodi più strutturati.

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di aleck [user #22654]
commento del 16/05/2025 ore 17:43:22
Prendiamo i chitarristi, ad esempio: capita di vederli usare diteggiature diverse da quelle dell'esecutore di riferimento. Ma non è un errore: è un adattamento personale, una soluzione originale ai problemi tecnici che ogni brano pone. Eppure, nonostante queste differenze, emerge sempre — nella mia esperienza — una fedeltà profonda alla struttura e all'intenzione del pezzo.

Non trovo la stessa attenzione nelle pubblicazioni didattiche o critiche, né in molti “maestri” — soprattutto quelli del web. Di recente mi è capitato un esempio emblematico: Boom Boom di John Lee Hooker. Per me, un capolavoro. Un brano solo in apparenza semplice, in realtà ricchissimo per la sua forma instabile, per la mobilità interna degli elementi. Eppure, molti lo riducono a un blues in dodici battute, con i soliti I, IV e V. In tante versioni si sente il riff passare da Mi a La e poi a Si, per tornare a Mi. Così diventa più suonabile, certo, anche da un principiante. Ma ha davvero senso?

Perché trasformare un brano che tende alla struttura one-chord in un blues standardizzato I-V-V? Non è rispettoso dello stile di Hooker, né utile sul piano didattico. Di blues “veri” in 12 battute ne abbiamo quanti ne vogliamo. Perché non sfruttare Boom Boom per parlare della varietà e complessità del blues prima della British Invasion?

Forse la risposta è semplice: chi insegna queste versioni si affida all’autorità e al velato esotismo suggeriti dal nome di un vecchi bluesman, ma la struttura del brano la prende in prestito dalla più “amichevole" versione degli Yardbirds.

È solo uno sfogo e non cambierà nulla. Ma mi stanca vedere quanto si stia uniformando l’approccio esecutivo. Se fate attenzione — basta girare un po’ su YouTube o Instagram — noterete che le versioni dei brani sono sempre le stesse, riconducibili a poche fonti di terza, quarta, quinta mano. Si riconoscono dagli stessi errori, piccoli ma replicati all’infinito da migliaia di chitarristi.

Preferivo quando si imparava una frase, una linea melodica, affrontandone le difficoltà. Quando ogni errore, se così vogliamo chiamarlo, diventava distintivo, figlio del proprio personale percorso di apprendimento.
Rispondi
di Daffy Dark utente non più registrato
commento del 16/05/2025 ore 21:21:42
Jannacci diceva:
"Per fare certe cose, ci vuole orecchio, anzi parecchio!"
Sicuramente aveva tantissima ragione;)
Di recente mi è capitato un filmato sul tubo di un intervista a Braido, dove diceva che c'è tantissima gente che vuole fare Gilmour e ripropone i suoi assoli più iconici in maniera approssimativa dove secondo il suo parere la gente non ha ascoltato o divorato bene i dischi come hanno fatto tanti del passato, c'è gente che è stata sopra ai dischi giorni, settimane, addirittura mesi e anni, lui sicuramente fin da bambino è stato un divoratore di dischi e mentre gli altri pischelli andavano a giocare a pallone, lui se ne stava ad ascoltare all'infinito i migliori musicisti del passato, è da li che nasce anche, oltre al talento, la predisposizione a diventare grandi musicisti.
Studiare è cosa buona e giusta, ma senza l'orecchio attento ed allenato difficilmente si cava qualcosa di buono;)
Rispondi
di aleck [user #22654]
commento del 16/05/2025 ore 22:44:03
Mi citi Jannacci, come si può non volerti bene :-)

Comunque condivido. E aggiungo che i dischi sbobbinati "a lacrime e sangue" e le frasi (sempre ritmico-melodiche) "rubate" suonando con altri musicisti insegnano molto più della pappa pronta che spesso rimane fine a sé stessa. Spesso si impara la musica come una poesia a memoria, di cui non se ne comprende la forma né il contenuto. Il bello inizia quando si acquista consapevolezza di quello che succede, del perché una cosa funziona e un'altra no.

D'altronde, quante "all along the watchtower" o "highway to hello" sono state suonate, inconsapevolmente, con gli accenti tutti spostati? :-)
Rispondi
di aleck [user #22654]
commento del 16/05/2025 ore 17:53:0
Edit: Per onestà segnalo che la prima versione su disco del 1961 segue una blanda struttura I-IV-V, particolarmente nei giri introduttivi. Diversamente, la prassi esecutiva consolidata dallo stesso Hooker dal vivo vuole il brano come uno one-chord blues
Rispondi
di Francescod [user #48583]
commento del 17/05/2025 ore 09:25:07
Capisco bene il tuo ragionamento però lo trovo troppo "peloso". Bisogna capire che la platea dei musicisti non può essere tutto uguale e anche il loro grado di creatività è totalmente variabile. Qui stiamo cercando di far entrare tutto l'universo chitarristico in un commento. Beh, non ce la faremo mai.
Sicuramente nel mondo ci saranno tanti che ancora approcciano la musica come desideri tu. Il fatto è che l'editoria, il web, YouTube, i videocorsi (non dimentichiamoci che sono fenomeni ancora giovani, suscettibili anche di ulteriori peggioramenti ma anche miglioramenti) sono fatti per allargare la platea. Sono fatti per fare soldi ovviamente, ma come? Cercando di raggiungere un pubblico più ampio. E questo non può che essere indirettamente benefico per la musica.
La musica non è più centrale come una volta, quando gli artisti erano star, eroi sociali. Oggi non più (giusto il pop galleggia meglio per ovvi motivi). Con queste premesse ci vogliamo lamentare di qualche semplificazione nella tecnica di insegnamento?
Ma magari ci fosse più pubblico! Qui rischiamo l'estinzione e vogliamo dire per la musica l'equivalente del dire: "eh ma l'insegnamento del greco e del latino sono fondamental"??
Certo che lo sono, ma oggi già è tanto se uno va a scuola e solleva lo sguardo dallo smartphone.
Cosi in musica: oggi già è un miracolo se qualche ragazzino prende uno strumento. Gli vogliamo pure dire "eh no, studia il brano filologicamente corretto"? Così smette di suonare anche prima. Prima quando prendevi la chitarra, il basso, la tastiera da ragazzino sapevi di far parte di un piccolo giro di musicisti amatoriali. Oggi sei un martire solitario, perché nessuno dei tuoi amici suona, o magari solo uno. Gli altri esistono solo online, li vedi su YouTube, non vicini di casa con cui scambiarsi cassette, dischi, CD, riviste.
Quindi, in conclusione: sì, avresti ragione, ma a mio parere ben vengano semplificazioni anche più drastiche se servirà a conquistare qualche ragazzino convincendolo a scegliere uno strumento e possibilmente a non smettere subito.
Tanto sono sicuro che il creativo esisterà sempre e farà come gli pare perché è più dotato dell'insegnante. Semmai il problema è che il creativo rimarrà anonimo perché nessuno ne finanzierà la scalata al successo e la sua "elezione" a star e protagonista della società con conseguente creazioni di emuli. E rimarrà anonimo perché i canali di finanziamento (l'acquisto di album) si sono prosciugati. Questo semmai è il dramma.
Rispondi
di aleck [user #22654]
commento del 17/05/2025 ore 09:35:49
Comprendo e condivido, in buona parte, il tuo discorso. Sulla chiosa, in effetti, mi fai pensare anche al passato, a un paio di artisti che ho amato e amo molto - Tolo Marton, Roberto Ciotti, Paolo Ganz, Pietro Gallo, Luigi Grechi... Che avrebbero potuto o potrebbero ancora fare e dare molto "alla musica" ma invece, per il loro essere "a modo proprio" son rimasti e rimangono in una dimensione estremamente marginale del panorama musicale Italiano. Basti pensare che uno come Fabio Treves ha fatto l'insegnante per una vita per poter mantenere, artisticamente, la propria autonomia. In un panorama frammentato e rarefatto come quello odierno probabilmente non avrebbero mai avuto neanche l'opportunità di uscire dalla cameretta.
Rispondi
di Francescod [user #48583]
commento del 17/05/2025 ore 10:57:53
Aleck, io sono un disco rotto, per cui ripeto la mia solita argomentazione: sai perché qualcuno ha mandato un talent scout per mettere sotto contratto un gruppetto che si esibiva in un localino di Liverpool? Perché sperava di ricavarci soldi. E come? Attraverso la vendita di dischi (allora i tour non esistevano ancora). Che poi i Beatles siano divenuti molto di più facendo anche moda e tendenza è un'altra storia. Vendendo dischi le case discografiche potevano permettersi di mantenere in piedi costosi studi di registrazione con macchinari sempre migliori, pagare personale specializzato come produttori (quanto è stato importante George Martin per il successo dei Beatles?), fonici, pubblicitari, addetti stampa, impiegati, talent scout ecc.
Togli la vendita dei dischi e rimane poco. Infatti le case discografiche non contano niente rispetto alla potenza del passato. Oggi non puoi finanziare nessun artista sperando che cresca e faccia successo. Lo prendi direttamente dai talent, e poi gli devi far fare per forza pop, perché è l'unico genere che ancora riesce ad estrarre denaro da qualcosa che non sia la vendita dei dischi (sponsorizzazioni, pubblicità, eventi).
Oggi tutto questo non esiste più e la musica è condannata. I Tolo Marton ecc. erano l'indotto, ossia coloro che tenendo un piede qua e uno là riuscivano a vivere di musica ai margini di band dal successo mondiale che mandavano avanti la fabbrica musicale. Oggi ci sono gli youtuber, che svolgono un mestiere attraverso il web. Non sono artisti, ma gli artisti sono in estinzione. Esisteranno sempre i creativi, ma non c'è nessun interesse ad andarli a cercare nel pubbetto di Liverpool perché tanto non puoi vendere i loro album. Tra poco scomparirà proprio il concetto di album, che tanto ci ha fatto sognare. Ma il futuro cambia sempre: la storia funziona così. L'intelligenza artificiale distruggerà quel poco che era rimasto.
In tutto questo capisci che la filologia corretta del brano è qualcosa di cui possiamo parlare in cinque, dieci, trenta.
La tua critica è giusta e mi vien voglia di cancellare il mio commento perché non mi piace deprimere gli altri. Però questa è la musica oggi: parliamo di John Lee Hooker perché c'è rimasto il passato, un glorioso fantastico passato di cui io non smetterò mai di godere (e non mi farò mai mancare uno sguardo anche al presente). Però ai giovani è già tanto se riusciremo a far sapere che è esistito un John Lee Hooker (non sanno manco chi sia Slash, figuriamoci questi altri...). Quindi direi che va bene l'1-4-5. :)))
Però tu fai bene a parlare di queste cose. Solo la cultura ci può salvare.
Rispondi
di aleck [user #22654]
commento del 17/05/2025 ore 11:15:09
Le tue obiezioni sono giuste e ben pesate, in gran parte le condivido. D'altro canto, mi dispiaccio del fatto che questo sistema si traduca quasi sempre in un gioco al ribasso. Questa musica vissuta in modo più sportivo che culturale può essere "efficace" nell'immediato, avvicinando a uno strumento qualcuno che altrimenti neanche ne avrebbe conosciuto l'esistenza, ma non getta le basi per un futuro più roseo.
Rispondi
di Francescod [user #48583]
commento del 17/05/2025 ore 11:26:25
Hai ragione, però la musica la puoi approcciare come la spiritualità. :))
Nella spiritualità si bada alla propria anima, quindi al fare la cosa giusta con quel fine. Non importa cosa vorranno fare gli altri e cosa succederà intorno. L'importante è seguire la strada che consenta di rimanere fedeli ai propri valori. Penso che anche la musica sia così oggi: bada a continuare a credere alla musica per come la concepisci tu, condividi con gli altri la tua visione in modo che si possa crescere insieme nel confronto. E la tua "anima musicale" sarà salva. :)))
Magari ne beneficeranno tutti coloro che avranno a che fare con te perché impareranno qualcosa di migliore, di più approfondito, di più appassionato, di più colto.
Poi il futuro andrà come andrà.
Spero si capisca che ci sto mettendo dell'umorismo sennò pare una predica. Ahahah
Tanto il messaggio è quello che cantava Ozzy: I don't wanna change the world but I don't want the world to change me.
Rispondi
di aleck [user #22654]
commento del 17/05/2025 ore 11:47:33
Ozzy fonte di infinita saggezza :-)
Rispondi
di ventum [user #15791]
commento del 17/05/2025 ore 10:53:24
Il commento ha tanti spunti interessanti. Faccio un parallelo con quel che scriveva anni fa un lettore ad una rivista specializzata inglese, ovvero che Tab e libri di trascrizioni ammazzassero le capacità di imparare (ad orecchio, a cassetta, vinile o cd etc). La risposta del direttore fu che esiste una moltitudine di chitarristi che non ha il tempo per fare quella fatica lì, ma vuole ugualmente godersi la possibilità di suonare l'assolo di Eric Clapton &c. L'ho trovato un punto di vista interessante a cui non avevo mai pensato, ma che col passare degli anni ho allargato al ragionamento su cosa spinga a suonare la chitarra, ed effettivamente credo lì sia il succo del discorso. Le motivazioni sociali son sempre meno, a scuola almeno un terzo dei miei compagni suonava e molti di questi in gruppi più o meno disastrati. Comunque un collante fantastico. Motivazioni economiche con la platea di locali morenti non ne parliamo. Motivazioni 'artistiche' chi le ha le ha, in un panorama musicale in cui la musica contemporanea vede la chitarra in secondo piano. Forse oggi la molla che ancora spinge può proprio essere il web, col modello però del chitarrista gamer da cameretta (e NON voglio dire che sia facile fare bene qual mestiere). E in generale la mole di materiale didattico disponibile più la possibilità di vedere anche innumerevoli esibizioni live originali sono una miniera d'oro a saperli sfruttare bene. Serve però anche tanto tempo per trovare le cose buone tra tante. Si rischia di perdersi nella visione e non suonare.
Rispondi
di aleck [user #22654]
commento del 17/05/2025 ore 11:19:57
"Le motivazioni sociali son sempre meno" e aggiungo anche che l'industria va sempre più in un'altra direzione. Condivido molto l'idea che "in potenza" abbiamo degli strumenti incredibili per crescere musicalmente rispetto al passato, forse quel che manca è la spinta a farlo. Vedo una difficoltà a individuare il "senso" di compiere questo sforzo quando le possibilità di condividerla con qualcuno, quella musica, sono minime. Grazie per lo spunto.
Rispondi
di BizBaz [user #48536]
commento del 17/05/2025 ore 20:22:11
Ciao, lo sfogo ha dei punti di riflessione interessanti ma onestamente anche avendolo riletto più volte, faccio fatica a coglierne l'essenza o se preferisci l'urgenza di parlarne in termini così "drastici".
Pur essendo da un bel po' negli anta, e ricordandomi bene perciò come negli anni '80 e '90 (del secolo scorso, è bene ricordarlo) si sbobinava (play, rew, play, ffwd e di nuovo play e rew ecc.) per cercare di riprodurre a orecchio i brani, per non parlare poi della grandissima approssimazione con cui veniva redatto gran parte del materiale disponibile sugli spartiti cartacei che si aveva la ventura di reperire (ovviamente a pagamento) nei vari negozi prima del diffondersi del materiale didattico via web (in tutte le varie iterazioni come forum, videotutorial, app, videocorsi, siti più o meno seri, ecc), beh onestamente non ho una grande nostalgia di quei tempi. Mi spiego meglio. Se intendiamo che nei tempi passati essendoci più interesse verso un certo tipo di musica (suonata con strumenti musicali veri) ci fosse più gente con cui entrare in contatto per scambiare idee, influenzarsi a vicenda, crescere insieme, fino a imparare suonando con musicisti più esperti questo è vero: oggi chi vuole suonare un certo tipo di musica ha molte meno occasioni per farlo in condivisione con altri musicisti, semplicemente perché ci sono meno persone che condividono questo interesse perché oggi la musica va in altre direzioni e prevalentemente si fa con mezzi diversi (discorso trito e ritrito che è inutile riproporre anche qui). Però se invece parliamo della disponibilità immediata di una platea di validi insegnanti per qualsiasi genere musicale e di valido materiale didattico per mezzo del quale approcciare, formarsi, migliorare, perfezionarsi credo che non ci sia proprio paragone con quello che era disponibile sino a qualche anno fa. Inoltre ho la netta impressione che con la circolazione di idee, grazie alla rete, anche il materiale didattico classico (spartiti) sia enormemente migliorato negli ultimi anni: al di là della maggiore precisione delle trascrizioni ci sono oggi dei validissimi supporti misti (cartaceo + cd o mp3 o video) che permettono con poche decine di euro di avere a disposizione un corso con cui imparare qualcosa di buono, cosa che fino a pochi anni fa potevi solo sognare: anche se c'erano già i corsi libro + cassette, lasciavano molto a desiderare.
Per non parlare poi della disponibilità di validi strumenti musicali, ampli ed effetti a buon mercato che permette pressoché a tutti di avere a disposizione una buona strumentazione completa spendendo relativamente poco, ampliando così esperienze e possibilità: negli anni ottanta/novanta avremmo dovuto spendere un capitale per avere la stessa attrezzatura che oggi hanno pressoché tutti.
Insomma a mio parere la differenza la fa come al solito il capitale umano, cioè come tu decidi di usare il materiale didattico che hai a disposizione e come fai fruttare gli insegnamenti che trai dagli altri: se ti limiti a riprodurre pigramente quello che ti viene propinato non andrai mai avanti come musicista (ma in realtà direi in tutti i settori dello scibile umano); se non ti accontenti della pappa pronta degli altri e cerchi di metterci sempre qualcosa di tuo, approfondendo con curiosità, qualcosa di buono ne verrà fuori. Senza nostalgismi per i tempi che furono e che non torneranno più.
Rispondi
di Big Muffin [user #63938]
commento del 18/05/2025 ore 00:44:50
Ottima riflessione che condivido pienamente. Hai volutamente toccato un paio di punti salienti, e cioe' che un tempo non avevamo nulla e dovevamo procurarci materiale in ogni assurdo modo possibile con scambio umano, cioe' io do a te, tu dai a un altro, e intanto involontariamente si veniva coinvolti in un vortice creativo che oggi c'e' ancora ma in minor modo, complice il fatto che abbiamo tutto, abbiamo a disposizione cose che ai tempi ci sognavamo, e percio' spesso ci si ritrova in una casa trasformata magari in studio a suonare e risuonare per la magior parte da soli " Parlo dei ragazzi che iniziano " per poi magari alla fine, annoiarsi, perche' manca quella componente importante, cioe' il contatto umano. In quegli anni, per imparare un brano, ci si ritrovava con un mangianastro e 1 cassetta tutti assieme cercando di impararne le parti; insomma , quello che voglio dire, e' che paradossalmente, in questo caso, si era piu' social all'ora che oggi che di social grazie anche alle App; ne siamo pieni.. La frase che hai usato e' quella giusta " Riprodurre pigramente quello che ti viene propinato" Ma perche' pigramente ? Prima di cosi' pigro non vi era nulla, ricordo e poi chiudo, che un amico aveva un nastro con incisa roba buona a suo dire, e appena mi telefono' a casa, lo raggiunsi facendomi 12 KM a piedi perche' il mio PX era smontato per un incidente, e tutto questo pur di condividere un pomeriggio assieme ascoltando un semplice nastro non tanto semplice da avere per il periodo in cui si viveva, e ora la domanda me la faccio io a me: Ma che e' successo ? oggi abbiamo tutto e allora? Forse e' proprio questo che ci ha impigriti ? Per la serie "Tutto e' meglio di prima, ma era meglio prima :-)
Rispondi
di BizBaz [user #48536]
commento del 18/05/2025 ore 09:58:29
Sì allora si era più disponibili alla socializzazione, all'incontro, su questo non c'è dubbio. E lo dico anche riferendomi ai ragazzi di oggi. Oggi siamo tutti più soli, un po' per il tipo di vita che si conduce, specialmente nelle grandi città, un po' per l'uso smodato della tecnologia che ha migliorato senz'altro la nostra vita sotto tanti aspetti ma ci ha resi meno propensi ad aprirci all'esterno delle nostre confortevoli case e un po' naturalmente per il trascorrere del tempo che cambia le motivazioni di ciascuno di noi: se a 19 anni non era vietato, anzi era sano, pensare che la musica sarebbe potuta essere tutta la tua vita, con il passare degli anni la musica, a parte poche eccezioni, diventa una piacevole fuga, un momento di stacco dal quotidiano o poco più
Rispondi
di aleck [user #22654]
commento del 21/05/2025 ore 17:23:42
Lo ammetto, sono stato iperbolico :-)

Lungi da me il tronfio nostalgismo da vecchio trombone. Mi sono solo trovato davanti, lavorando ad altre cose, a un caso concreto che mi ha fatto riflettere... Magari anche a sproposito, e per questo apprezzo moltissimo discussione che ne è scaturita!

Hai ragione, in passato c'era più possibilità di vivere una dimensione sociale e condivisa della musica e molta più difficoltà ad accedere a materiali e percorsi didattici mirati e accurati. Oggi la scelta è infinitamente più ampia e forse, come suggeriva qualcuno prima, anche paralizzante in alcuni casi.

Di fondo, c'è solo il mio dispiacere nell'osservare una certa standardizzazione che, secondo me, può dipendere - almeno in parte - da questa disponibilità di materiali didattici e dalle loro finalità, qualità e originalità.
Rispondi
di BizBaz [user #48536]
commento del 21/05/2025 ore 21:07:5
Ma sì dai ci sta in uno sfogo l'iperbole, sennò che sfogo sarebbe? E poi ne è venuta fuori una discussione interessante, magari ce ne fossero di più
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