Jack White e JHS reinventano il delay con il Troika, metà macchina analogica metà esperimento sovietico
di redazione [user #116] - pubblicato il 12 novembre 2025 ore 16:38
Jack White e Josh Scott si uniscono per creare un pedale che non ha precedenti: il Troika Delay, frutto della collaborazione tra Third Man Hardware e JHS Pedals. Ispirato a un oscuro delay boutique giapponese, è diventato subito parte del DNA sonoro del nuovo album di White, No Name. Un pedale da studio e da palco, “horse-powered”, come dice lo stesso White.
Jack White non ha mai nascosto la sua ossessione per la sperimentazione sonora, anzi, ne ha fatto uno dei sui tratti distintivi. Ora, insieme a JHS Pedals, il chitarrista e produttore statunitense ha firmato quello che definisce “un pedale che non era mai esistito prima”: il Troika Delay, un’unità che fonde design da studio, meccanica vintage e versatilità moderna.
Il pedale nasce dalla collaborazione tra Third Man Hardware e JHS Pedals, di Josh Scott. Il risultato è un delay tanto eclettico quanto visionario, già protagonista nel nuovo album No Name e parte integrante della pedaliera live di White. Il Troika Delay è progettato non solo per chitarra, ma anche per voce e sintetizzatori: un approccio che riflette la filosofia di White, sempre alla ricerca di strumenti capaci di oltrepassare le frontiere dello strumento tradizionale.
Design e controlli
A differenza di un comune stompbox, il Troika Delay è costruito come una vera unità da studio in formato pedale. Sul pannello frontale campeggiano tre grandi slider verticali – Repeats, Volume e Distance – che sostituiscono le classiche manopole rotative. Questa scelta non è solo estetica: permette a White di modificare i parametri con i piedi durante l’esecuzione.
Sulla fiancata è presente un Mic Gain dedicato, pensato per chi usa il pedale come processore per voce o microfoni da studio. Il Troika Delay dispone di ingressi XLR e jack da 1/4", entrambi bilanciati tramite trasformatori, una caratteristica che lo rende idoneo a qualsiasi configurazione professionale. L’uscita può essere selezionata tra Echo e Dry/Wet, mentre un mini-switch interno consente di impostare la modalità operativa in base all’uso con strumenti o voce.
L’ispirazione: un raro delay giapponese
Il concept del Troika Delay nasce da un colpo di fortuna. Jack White, rovistando tra le profondità del mercato online giapponese, si imbatte in un Honda Sound Works Fab Delay, un pedale boutique praticamente sconosciuto persino agli esperti del settore, Josh Scott in primis.
Da quella scoperta nasce l’idea di reinterpretare il design originale, migliorandone l’affidabilità e la funzionalità. Le manopole laterali del modello giapponese sono diventano slider verticali, più ergonomici e performativi. La circuitazione è stata ripensata per garantire un rumore di fondo ridotto, eliminando ronzii e fruscii tipici delle vecchie unità a nastro, ma senza sacrificare quel carattere “meccanico” che tanto affascina White.
Un delay da palco e da studio
Jack White ha raccontato che il prototipo del Troika Delay è arrivato nel suo studio poco prima delle session di registrazione di No Name. Il pedale è stato usato intensivamente su voci, chitarre, assoli e sintetizzatori, fino a diventare uno degli elementi centrali del suono del disco.
“Una volta che lo metti sul tavolo accanto alla console, non smetti più di usarlo”, racconta White. “È un pedale intuitivo, immediato, e ogni sorgente acquista profondità e carattere. Non esisteva niente di simile prima”. La combinazione di trasformatori bilanciati, sliders da studio e componenti di alta qualità ne fa un pedale che vive a cavallo tra mondo chitarristico e produzione musicale. È un delay, ma anche un processore creativo capace di aggiungere colore e movimento a qualsiasi segnale audio.
Estetica, nome e ironia
Il nome “Troika” – in russo, una slitta trainata da tre cavalli – riflette lo spirito di forza e movimento che caratterizza il pedale. Nella promozione ufficiale, White e JHS hanno giocato sul doppio senso di “horse-powered delay”, corredando il video di lancio con scheletri di cavalli in corsa su sfondo giallo e nero, un’estetica che richiama l’immaginario post-industriale tipico di Third Man.
Il prezzo di listino è di 349 dollari, con una edizione limitata gialla disponibile in esclusiva su Reverb a 369 dollari.
Collaborazioni e contesto
Per Third Man Hardware, il Troika Delay è solo l’ultimo capitolo di una serie di collaborazioni d’autore: in passato, il brand di White ha lavorato con Eventide (per un fuzz sub-ottava e synth analogico), Anasounds (per uno spring reverb dal carattere caldo e vintage) e Donner (per il multieffetto Triple Threat). Per JHS Pedals, invece, il progetto arriva in un momento particolare. Pochi mesi fa Josh Scott ha subito un grave incidente in bicicletta, che lo ha temporaneamente costretto lontano dallo sviluppo dei nuovi pedali. Durante la sua convalescenza, John Mayer è intervenuto come “dimostratore” ufficiale dei pedali JHS, contribuendo a mantenere viva la comunicazione del marchio.
Il Troika Delay è molto più di un nuovo effetto firmato Jack White: è un esperimento sonoro che fonde l’anima analogica e artigianale con la precisione e la silenziosità del mondo moderno. Non è solo un delay, ma un dispositivo di creatività, un’estensione naturale di quell’estetica “meccanico-umana” che da sempre contraddistingue il chitarrista di Detroit.
Per chi cerca un pedale capace di trasformare la catena effetti in un piccolo laboratorio di produzione sonora, il Troika Delay segna un nuovo punto di partenza.