La sesta puntata di ospita Paul Gilbert. E già questo dovrebbe bastare a creare un minimo di fermento tra metronomi e pennate alternate, Perché Gilbert - da sempre - appartiene a quella categoria di chitarristi che possono passare da un fraseggio impossibile a una melodia pop nel giro di pochi secondi, facendoti sentire contemporaneamente motivato e completamente inutile.
L’occasione è nata dall’uscita di , nuovo album solista nato da un’idea che sembra inventata apposta per testare la pazienza di ogni management: scrivere canzoni ispirate alle “Rules of Civility” attribuite a George Washington. Giusto per darvi un'idea generale, le Rules of Civility & Decent Behaviour in Company and Conversation sono una raccolta di 110 regole di comportamento che il giovane George Washington trascrisse a mano durante l’adolescenza come esercizio scolastico. Il testo, in realtà, derivava da un manuale di etichetta francese del 1595, le regole spaziano da consigli pratici a principi morali legati al rispetto, alla moderazione e alla disciplina personale.
Quindi, ricapitolando: regole di comportamento del Cinquecento trasformate in riff, armonizzazioni e brani che passano dal classic rock a deviazioni armoniche decisamente molto meno educate. Tutto regolare per Gilbert, che decisamente non ha pensato a questo album come ad un prodotto commerciale per acquistare una nuova villa, ma invece lo ha sfruttato per dare nuova linfa vitale a quella vena giocosa che ha sempre caratterizzato la sua musica e la sua carriera.
In questa puntata si parla di scrittura, melodie, tecnica, e di quella strana necessità che Gilbert sembra avere da sempre: complicarsi la vita anche quando potrebbe tranquillamente vivere di rendita. E invece no. Dopo quarant’anni continua ancora a cercare idee nuove, infilando dentro la stessa conversazione AC/DC, The Beatles, Black Sabbath e Burt Bacharach come se fosse la cosa più normale del mondo.
Che poi, probabilmente, nel suo mondo lo è davvero.
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