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Macbook Pro 2021: cosa significa per i musicisti
Macbook Pro 2021: cosa significa per i musicisti
di [user #17844] - pubblicato il

L’evoluzione del chip M1 in Pro e Max fa schizzare alle stelle le prestazioni. Alcune modifiche al progetto del Macbook danno ragione ai vecchi utenti, ma lasciano un po’ di amaro in bocca ai nuovi.
Il 18 ottobre 2021 si è tenuto l’atteso evento Apple autunnale che avrebbe dato i natali alla nuova generazione di Macbook Pro basati su processori Apple Silicon.
Le aspettative non sono rimaste disattese e due nuovi computer portatili top di gamma sfoderano una potenza impressionante attraverso processori basati sulla tecnologia M1 che ha già conquistato l’attenzione di appassionati e professionisti nel 2020.

Incentrato sui nuovi Macbook Pro, l’evento dimostra particolare interesse per i musicisti, ruotando quasi interamente intorno alla sfera musicale di casa Apple, con HomePod Mini, nuove AirPods e un accento sui piani Apple Music.

L’evento virtuale comincia con un tributo al mondo Apple, alla stessa tradizione di Steve Jobs, dentro un garage, con il suono di avvio dello storico G3 azzurro. Il legame col passato è chiaro fin dal primo fotogramma.



L’arrivo di un nuovo computer Apple è sempre guardato con un certo interesse da creativi e artisti. Per i musicisti, che si avvalgono oggi delle tecnologie digitali sempre in maggior misura e con aspettative sempre più alte, le nuove macchine rappresentano delle workstation da tenere d’occhio.

M1 Pro e M1 Max
Per i nuovi Macbook Pro, Apple ha messo a punto due processori M1 dedicati. Le nomenclature di M1 Pro ed M1 Max non tentano di celare i riferimenti al mondo iPhone, dove modelli denominati Pro e Pro Max sono diventati presenze fisse. Non è un caso, perché uno dei maggiori vantaggi dell’architettura Apple Silicon e dei chip M1 è l’unificazione dei linguaggi e la piena compatibilità con tutti gli altri dispositivi Apple.
L’adozione di processori Apple Silicon M1 è di sicuro eccitante, non solo per le performance dimostrate con i modelli introdotti nel 2020, ma anche e soprattutto per le prospettive di integrazione con iOS, che permettono già a musicisti e producer di lavorare ai loro progetti su più dispositivi desktop, portatili, tablet e smartphone in maniera del tutto trasversale, garantendo piena compatibilità e intercambiabilità.

Sul piano delle prestazioni, con M1 Pro e M1 Max Apple annuncia una CPU 3,7 volte più veloce e una GPU 13 volte più performante sul versante grafico rispetto ai modelli precedenti.

Prestazioni
Come da tradizione, i due computer possono ricevere upgrade e richieste custom.
Il modello con chip M1 Pro può racchiudere fino a CPU da 10 core e GPU da 16 core, abbinati a 32GB di memoria unificata con una banda di 200GB/s.
L’M1 Max può racchiudere fino a 10 CPU e 32 GPU, con 64GB di memoria unificata da 400GB/s di banda.
Su entrambi, le memorie SSD sono capaci di una velocità di trasferimento di 7,4GB/s.

Nelle applicazioni audio, stando ai test e ai dati condivisi da Apple, ciò si traduce in un sensibile miglioramento delle prestazioni.
In ambiente Logic Pro, un modello da 14 pollici con chip M1 promette il triplo della resa rispetto a un Macbook Pro con processore Intel quad core i7. I modelli da 16 pollici misurano un miglioramento di 1,7 volte rispetto a un Macbook Pro da 16 pollici con chip Intel i9 a otto core.

Un grosso balzo in avanti sembra compiuto sul versante grafico, dove gli M1 surclassano i precedenti sistemi Intel. In Final Cut Pro, il rendering di un video 4k migliora di ben 13,4 volte se si usa un M1 Max con GPU da 32 core, rispetto a un precedente Macbook Pro con Intel Iris Plus.
Il comparto grafico può essere secondario per chi lavora in musica, ma torna utile in quei campi in cui audio e video devono incontrarsi, per chi cura i suoni in produzioni cinematografiche, chi gestisce proiezioni ed effetti visivi durante gli eventi, con la prospettiva di gestire in tempo reale una gran quantità di dati e rendering avanzati.

Macbook Pro 2021: cosa significa per i musicisti

In ufficio
Dentro le quattro mura, le macchine si dicono ideali per call e videoconferenze, con 3 microfoni per catturare il suono in maniera più chiara e meno direzionale, insieme con un livello di rumore inferiore del 60% rispetto alle versioni precedenti.

Sotto la scocca, un sistema di diffusori a sei altoparlanti con woofer appositamente progettati promette un’intelligibilità superiore sulle note basse fino a mezza ottava in più e una maggior presenza di bassi in generale, insieme con nuovi tweeter per una gamma acuta più chiara. Una tecnologia di audio spaziale supporta inoltre la riproduzione di contenuti basati su Dolby Atmos, creando un’esperienza tridimensionale nell’ambiente con un concetto vicino a quello promosso con gli altoparlanti casalinghi HomePod.

Affidabilità
I Macbook Pro promettono un miglioramento sensibile nella dissipazione del calore, con ventole che muovono oltre il 50% dell’aria in più rispetto ai modelli precedenti. Inoltre, l’architettura Apple Silicon su cui si basano gli M1 è presentata come particolarmente efficiente e capace di fornire alte prestazioni senza dispendio eccessivo di energia e quindi senza sviluppare molto calore, tutto a vantaggio anche della batteria che promette ora fino a 21 ore di autonomia.
L’aspetto è particolarmente apprezzato, se si considera che uno dei nodi critici dei precedenti Pro era proprio una dissipazione del calore non sempre all’altezza delle aspettative.

Caratteristiche
Da quando, nel 2016, Apple ha mandato in pensione le vecchie USB in favore di una dotazione unica di Thunderbolt, un nuovo termine è entrato nel vocabolario degli utenti: dongle.
Adattatori si sono resi necessari per collegare accessori di ogni tipo, dalle vecchie chiavette USB alle schede SD, tanto che una buona fetta di utenti è rimasta attaccata ai Macbook Pro precedenti al 2015 pur di conservare la connettività estesa che da sempre ha contraddistinto la gamma Pro.

“È un periodo di transizione” ci si è detti, contando che presto il mercato si sarebbe adeguato e il nuovo formato Thunderbolt / USB-C sarebbe diventato uno standard universale. In parte è successo, e la “USB ovale” è oggi una presa comune sulle moderne macchine e consente la connessione di memorie esterne, schermi, periferiche di sorta. Allo stesso modo, dispositivi sempre più spesso corredati di WiFi hanno reso superflui i vecchi lettori di schede, dando così credito a una Apple che, ormai cinque anni fa, si apprestava ancora una volta a condurre il mercato con scelte audaci e di rottura.
È alla luce di tutto questo che stupisce la decisione, nel 2021, di reintrodurre tutte quelle porte finora bollate strenuamente come accessori datati.
Così sui Macbook Pro del 2021 restano tre porte Thunderbolt in formato standard USB-C, ma tornano anche una HDMI e un lettore di schede SD. Resta il minijack per le cuffie, con regolazione automatica dell’impedenza. In ultimo, torna anche il MagSafe in versione 3, la presa per l’alimentazione magnetica tanto apprezzata dagli utenti storici ma che sembrava destinata al dimenticatoio con l’unificazione degli alimentatori in formato USB-C avvenuta nel 2016.

Macbook Pro 2021: cosa significa per i musicisti

Touch Bar
È stato un esperimento divertente, per qualcuno stimolante, ma il ciclo vitale della Touch Bar sembra essersi oggi esaurito. Sui nuovi modelli sparisce la “striscetta” di display touch pubblicizzata nel 2016 come una delle principali rivoluzioni dei modelli Pro e tornano i tasti Funzione meccanici. Resta il Touch ID, ora con un contorno sagomato per guidare il polpastrello nella posizione ottimale per la lettura dell’impronta.
Cinque anni dopo la sua introduzione, la Touch Bar non ha mai veramente trovato una sua ragione d’essere. Ha incontrato l’interesse di sviluppatori di terze parti che hanno saputo cambiare leggermente il flusso di lavoro degli utenti con aggiunte interessanti, ma non ha mai veramente rivoluzionato né sostituito le funzioni base di tastiera e trackpad, e la decisione di accantonarla era tutto sommato nell’aria.

Macbook Pro 2021: cosa significa per i musicisti

Dimensioni
Insieme con la rinnovata (o ritrovata) connettività, anche le dimensioni tornano a crescere.
La scocca compatta e minimale dei Macbook Pro precedenti si inspessisce fino a raggiungere 1,55cm di altezza.
I Macbook Pro 2021 sono disponibili nei formati 14 e 16 pollici con display Liquid Retina XDR e sembrano ammiccare al design dei modelli pre-2015.
Se si rivolge un occhio al versante mobile, ci si accorge che anche i più recenti iPhone sono tornati a uniformarsi a un’estetica rivolta a modelli appartenenti al passato: le generazioni 12 e 13 sono evoluzioni dirette del 4, proveniente dal lontano 2010.



Con prezzi a partire da 1999 euro per il 14 pollici e 2499 per il 16 pollici, e con prestazioni a dir poco mostruose, i nuovi Macbook sembrano volersi riappropriare della dicitura Pro e della relativa fetta di mercato, dopo alcuni anni in cui lo sguardo sembrava essersi rivolto maggiormente verso l’utente medio, non necessariamente specializzato. Questo, anche a costo di sacrificare compattezza e look moderno.
D’altro canto, le scelte relative alla connettività e l’assenza della Touch Bar sembrano rappresentare un dietro front da parte dei progettisti che ha scontentato chi negli ultimi anni ha voluto dar fiducia alla visione di Apple.
La direzione intrapresa mette insomma gli utenti più affezionati in condizione di chiedersi se Tim Cook abbia davvero ben saldo il timone della Mela Morsicata e se acquistare Apple oggi possa considerarsi ancora una scelta all’avanguardia e a lungo termine.
Chi invece ha tenuto duro, fedele al proprio portatile pre-2015, si trova oggi davanti agli occhi un degno successore di una delle generazioni di Macbook Pro Intel meglio riuscite, con il valore aggiunto di un impressionante chip proprietario che sembra ammiccare con decisione ai vecchi fasti dei Power PC, pronto ad aprire una nuova epoca d’oro.
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I Macbook con TouchBar del 2016
Il ritorno ai chip proprietari con Apple Silicon
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