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A ciascuno il suo… slide!
A ciascuno il suo… slide!
di [user #116] - pubblicato il

Occhio alla domanda. L’amletico quesito, infatti, non è: «Slide… o non slide?» bensì «quale slide?».
Grande? Piccolo? Largo? Sottile? Leggero o pesante? In vetro? Oppure, ancora, in metallo lucido, ottone, ceramica?
Di “slide”, comunemente noti anche come “ditali”, ce sono letteralmente per tutti i gusti e, per chi mastica un po’ la materia, le fonti di ispirazione sono innumerevoli.

Si va dal blues delle origini, come in “Dark Was The Night, Cold Was The Ground” di Blind Willie Johnson, al luciferino Ronnie Wood che - ci avete mai fatto caso? - tiene il bottleneck nel dito medio e, con uno stile tutto suo, ha saputo rendere immortali manciate di pagine di grande musica firmata Faces, Rod Stewart, Stones. E l'elenco prosegue giungendo a sua signoria Coricidin, il farmaco la cui bottiglietta in vetro è stata impiegata e resa leggendaria da Duane Allman fino ad arrivare a Rory Gallagher, Lowell George, Sonny Landreth, Warren Haynes, Derek Trucks, Luther Dickinson e Marcus King, tra gli stranieri, senza dimenticare i nostrani Alex Britti, Alessandro “Asso” Stefana, Roberto Luti, Max De Bernardi, Francesco Piu, Gennaro Porcelli e Dave Moretti. Lo slide è quell’accessorio che non sempre è presente in un brano, ma quando appare non può lasciare indifferenti sia che si scelga di usarlo come rinforzo ritmico sia per dare sfumature di colore al brano o per lanciarsi in infuocate parti soliste.

A ciascuno il suo… slide!

In merito a questo straordinario “gingillo” per chitarristi (e non solo, basti pensare all’uso che ne faceva il bassista dei Morphine, Marc Sandman), gli aneddoti si sprecano e scandagliando la rete può capitare, talvolta, di trovare materiale interessante sull’argomento. Un esempio? Qualche giorno fa, a dare un’estiva spolverata di pepe alla questione, ci ha pensato l’entourage della premiata ditta Tedeschi Trucks. Sul profilo Instagram del gruppo a conduzione familiare - Derek Trucks, da un lato, Susan tedeschi, dall’altro - è infatti apparso un video del biondo chitarrista alle prese, durante un momento di relax in camerino, con una delle sue funamboliche “scivolate” sulla tastiera della fedele Gibson SG mentre però, tra le dita della mano sinistra, impugnava nientemeno che… una bacchetta della batteria.

A ciascuno il suo… slide!

Who knew drumsticks could also be used as slides?

Già, chi l’avrebbe detto! Il film The Commitments di Alan Parker, nel 1991, ci aveva mostrato che anche un bicchiere di birra poteva - all’occorrenza - trasformarsi in ditale, ma la bacchetta della batteria, no, non era ancora stata inaugurata.

A ciascuno il suo… slide!

Il risultato, trattandosi di Derek Trucks, lascia senza fiato e fornisce l’ennesima conferma del talento smisurato del musicista americano. Il tocco, il controllo, il gusto di Mr. Trucks restano immutati al punto che la bacchetta di legno - impiegata per ricreare gli effetti tipici di un tradizionale slide - sembra dare persino un risvolto particolare, non scontato, alle improvvisazioni.
Che si tratti di una nuova strada da percorrere ed esplorare anche anche in ambito live? Potrebbe essere e, nel caso, non sarebbe più una (totale) sorpresa.
Nel frattempo, non ci resta che riassaporare alcuni dei capolavori su cui Derek ha lasciato il segno: da “Joyful Noise” a “Volunteered Slavery” della Derek Trucks Band, dall’interpretazione pressoché perfetta della cover di “Get Out Of My Life, Woman” (miscelata a “Who Knows” della Band Of Gypsys di Jimi Hendrix) sino alla recente “Pasaquan” della TTB.
Slide rules!
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