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La nostalgia non mi appartiene - Yngwie Malmsteen | Note Sparse EP02
La nostalgia non mi appartiene - Yngwie Malmsteen | Note Sparse EP02
di [user #65794] - pubblicato il

La seconda puntata di Note Sparse ci porta a Tokyo, ma il viaggio è tutto interiore: si parla di chitarre, di eccessi, di testardaggine e anche di redenzione. Al centro, come un lampo neoclassico in una notte giapponese, c’è lui: Yngwie Malmsteen.
Quando si parla di Yngwie Malmsteen, le mezze misure non trovano mai posto. Né nella sua musica, né nel suo stile di vita, né tantomeno nel modo in cui è stato accolto — osannato, detestato, rivalutato — nei suoi quarant’anni di carriera. E oggi, che di anni ne sono passati giusti giusti quaranta dal suo debutto solista, Malmsteen non solo è ancora in pista, ma rilancia con un nuovo album dal vivo, Tokyo Live, registrato durante il suo recente 40th Anniversary World Tour e in uscita il 28 marzo per Music Theories Recordings.

Un disco live, certo. Ma non un live qualsiasi. Tokyo Live è un’autentica celebrazione della carriera di uno dei chitarristi più divisivi e riconoscibili della storia della chitarra elettrica. Registrato all’interno dello Zepp DiverCity della capitale nipponica, lo show è una sorta di best-of incendiario, un assalto sonoro in cui Malmsteen mette in fila i momenti più significativi della sua discografia: da “Rising Force” a “Far Beyond the Sun”, passando per i brani più recenti di Parabellum e i classici che ne hanno definito l’estetica.



Amore e Rispetto (col tempo)
Chi ricorda le sue evoluzioni negli anni non faticherà a evocare l’immagine di un Malmsteen sbruffone, spesso pronto a criticare i colleghi e convinto — a volte anche avendo ragione — di essere il più bravo di tutti. Eppure, a distanza di anni, quel personaggio ha smussato qualche angolo e guadagnato un rispetto che va oltre la tecnica. Per ogni chitarrista, anche solo per curiosità, il nome di Malmsteen è un passaggio obbligatorio, uno di quei musicisti che non si possono ignorare. O li ami o li eviti, ma alla fine - in qualche modo - si torna sempre ad incontrarli, anche solo per capire da dove venga quel vibrato così violento o quella scala armonica minore che perseguita da decenni.

Perché Yngwie, nel bene e nel male, rappresenta qualcosa che oggi spesso manca: la fede incrollabile in una visione. Non ha mai cercato l’approvazione altrui, non ha mai seguito le mode, è rimasto fedele a se stesso, anche quando questo significava rimanere da solo. E oggi, forse proprio per questo, è diventato una sorta di saggio zen.

Lavora duro, credici di più
Dietro l’eccesso c’è un lavoratore instancabile, uno che si sveglia ogni giorno con la chitarra in mano. Malmsteen è l’incarnazione vivente di quella filosofia americana detta “confidence and attitude”, ma declinata con il rigore vikingo del “se non sei il migliore, non esisti”. Dopo aver debuttato con gli Steeler nel 1983 e aver infiammato i palchi con gli Alcatrazz, ha scelto subito la via solista: una strada in salita, certo, ma che gli ha permesso di mantenere sempre il controllo sul proprio percorso.
E oggi, a distanza di quarant’anni, lo si vede ancora sul palco con la stessa grinta, forse più consapevole, ma comunque pronto a dare tutto sera dopo sera. Perché, come lui stesso ha dichiarato, suonare dal vivo “è eccitante e pericoloso, non c’è possibilità di sistemare niente dopo”.

La nostalgia non mi appartiene - Yngwie Malmsteen | Note Sparse EP02

La vera misura del successo? La costanza
La carriera di Malmsteen è un inno alla longevità, in un mondo in cui tanti suoi coetanei hanno abbandonato le sei corde o sono finiti nei meme nostalgici, lui è ancora lì. Con la sua Stratocaster, il muro di Marshall e una discografia che oggi conta 22 album in studio. Molti di questi magari non sono mai finiti in classifica, ma rappresentano tappe coerenti di un percorso unico. La sua musica non si piega al trend, e forse proprio per questo resiste ai colpi del tempo.

Una volta Malmsteen sosteneva che di note sbagliate nei suoi brani non ne esistono. Oggi, più maturo, ammette che l’errore può esserci, ma è parte integrante dell’esperienza, un cambio di prospettiva che dice molto sul percorso umano dietro a quello artistico. La sicurezza granitica lascia spazio a una consapevolezza più morbida. E questo, paradossalmente, rende ancora più affascinante il personaggio.

Anni ’80 e chitarra oggi
C’è chi dice che la chitarra sia morta con il grunge. Chi sostiene che dopo gli anni ’80 non sia rimasto nulla. Ma non è il caso di Malmsteen. Per lui, la chitarra elettrica è rimasta la stessa — nel bene e nel male — e va bene così: è ancora lo strumento con cui si può raccontare tutto. Magari fuori moda, magari meno glamour di un synth nell'ultimo brano indie di tendenza, ma ancora capace di far vibrare quelle corde che dall'84 a oggi non ha mai smesso di affrontare.

La seconda puntata di Note Sparse ci regala un ritratto a cuore aperto di Yngwie Malmsteen. Un artista che è quasi un simbolo di resistenza, di coerenza e, in fondo, di passione pura. Tokyo Live non è solo un album: è un tributo a una carriera che continua a correre a tavoletta, col vento (di tanti ventilatori) tra i capelli e una chitarra tra le mani.

La nostalgia non mi appartiene - Yngwie Malmsteen | Note Sparse EP02
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