Ozzy Osbourne è morto. E con lui se ne va uno degli ultimi veri eroi del rock. Secondo quanto riportato da Sky News, il Principe delle Tenebre si è spento questa mattina all’età di 76 anni, circondato dalla sua famiglia e dall’affetto dei suoi cari. Un addio sobrio, quasi in sordina, per uno che ha passato la vita a urlare al mondo che il silenzio è sopravvalutato.

Il tempismo, si sa, è tutto, e Ozzy lo ha rispettato anche nella morte... Perché sono passate solo poche settimane da quella che sapevamo già essere un’uscita di scena, ma che ora si colora di un alone profetico. Parliamo di Back to the Beginning, il mega evento che lo scorso 5 luglio ha riunito i Black Sabbath nella formazione originale per la prima volta in vent’anni. L’ultimo sabba. Il grande addio. Ora lo sappiamo: non era solo la fine di una carriera. Era l’ultima messa nera.

Quel giorno a Villa Park, Ozzy ha dato tutto. Prima un set solista che sembrava scolpito nella memoria, poi il ritorno con Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward. Gli occhi lucidi, la voce graffiata ma viva, la presenza scenica di chi sa che quello sarà l’ultimo inchino. E il pubblico – 60.000 anime vestite di nero – che lo ha salutato come si saluta un vecchio amico, o forse un dio stanco.



Ozzy Osbourne non era un semplice cantante. Era un’idea. L’idea che anche i disadattati possono diventare icone, che anche chi inciampa ogni due passi può lasciare un’impronta indelebile. Con la sua voce tagliente come una lametta e la sua capacità di trasformare ogni errore in leggenda, Ozzy ha attraversato cinquant’anni di musica senza mai chiedere il permesso.
Eppure, dietro il trucco nero e il sorriso da ghoul, c’era anche una fragilità sincera, una tenerezza tutta sua. Che fosse durante una ballad o in un’intervista sconclusionata, Ozzy non ha mai finto di essere qualcosa che non fosse.

Con Ozzy se ne va un pezzo di storia, certo, ma resta quell’inno alla libertà, all’eccesso, alla disobbedienza che ha trasformato un ragazzo di Birmingham in una leggenda planetaria. Resta un lascito fatto di riff, di urla, di paillettes e croci rovesciate. Ma soprattutto, resta la prova che anche chi ha paura del buio può diventarne re.

Addio, Ozzy. Ora sei a casa.