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La "Red House" Strat di Gary Moore del 1960 torna sotto i riflettori: Bonhams chiude il ciclo
di [user #65794] - pubblicato il

La Final Encore Collection di Bonhams chiude definitivamente l’archivio strumentale di Gary Moore, riportando all’attenzione una selezione di chitarre e amplificatori con provenienza diretta. Al centro della vendita spicca la Stratocaster Fiesta Red del 1960, resa famosa dalla "Red House" eseguita a Wembley nel 2004. Attorno a lei, una serie di strumenti chiave che documentano l’evoluzione tecnica, estetica e timbrica del chitarrista lungo quattro decenni di carriera.
La dispersione dell’eredità strumentale di Gary Moore entra nella sua fase finale con la nuova asta Bonhams dedicata alla Final Encore Collection. Per i collezionisti e gli studiosi del settore, questa tornata rappresenta l’ultima occasione di accedere a materiali provenienti direttamente dal parco strumenti che ha accompagnato Moore tra Thin Lizzy, Colosseum II, Skid Row e la lunga carriera solista. Una catalogazione complessa, avviata anni fa in collaborazione con il Gary Moore Estate, che ora si chiude con un corpus ridotto ma significativo di chitarre, amplificatori, outboard, effetti e memorabilia.

Il fulcro, tuttavia, è uno solo: la Fender Stratocaster del 1960 in finitura Fiesta Red, strumento tecnicamente e storicamente rilevante e, soprattutto, già noto alla comunità per l’associazione indissolubile con la performance di Red House eseguita da Moore alla Wembley Arena nel 2004 per il 50th Anniversary della Stratocaster. Un episodio che ha acquisito lo status di documento didattico: non una semplice cover hendrixiana, ma un’analisi sul campo delle potenzialità di Moore, tanto quanto delle capacità timbriche del modello pre-CBS nelle mani di uno dei "fraseggiatori" più rigorosi della sua generazione.



Per gli studiosi del repertorio di Moore, la Stratocaster del 1960 è inseparabile dalla performance di Red House al concerto celebrativo dedicato ai 50 anni della Stratocaster. L’interpretazione del brano hendrixiano resta una dimostrazione esemplare di controllo dinamico: escursioni di gain perfettamente calibrate, utilizzo vigoroso del vibrato, passaggi suonati con una gestione della microintonazione all'interno del bending che rimanda direttamente alla stagione blues di Still Got The Blues, il tutto condito da una tavolozza timbrica più aperta e meno compressa.

Stratocaster Fiesta Red "House"
La chitarra è stata sottoposta a una verifica approfondita da Steve Clarke, figura già nota per l’autenticazione della Stratocaster di Rory Gallagher e di altri strumenti storici. L’analisi ha permesso di restringere una serie di speculazioni circolate da anni sulla genesi della sua finitura. Guardando il body a occhio nudo – in particolare l’area del relic creatosi sotto l'avambraccio destro – sono visibili due tonalità di rosso. Questa caratteristica ha alimentato tre ipotesi principali:
  1. Fiesta Red applicato su Dakota Red, per adeguamento commerciale;
  2. Rifinitura successiva all’importazione nel Regno Unito;
  3. Finitura sunburst originaria, poi interamente coperta.


L’ispezione di Clarke ha smentito ogni scenario alternativo: sotto la vernice rossa non compaiono né tracce di Dakota né di marrone/nero tipici di un sunburst. Il substrato è uniforme e in colorazione Desert Sand, compatibile con le procedure Fender applicate alle custom colour dei primi anni ’60. Questa continuità si osserva nello scasso del ponte, dietro la placca della giuntura manico-corpo, sotto i pin della tracolla e lungo le aree di usura superficiale. Il cosiddetto “giallo” intravisto nei graffi è, dunque, il Desert Sand e non un residuo di burst.

Da segnalare anche la variabilità intrinseca della finitura Fiesta Red pre-CBS, tinta estremamente reattiva ai raggi UV e al calore corporeo. La doppia percezione cromatica non è quindi necessariamente indice di riverniciatura, ma può essere il risultato di un'evoluzione differenziata della vernice, fenomeno ben documentato nei modelli early-sixties.

La "Red House" Strat di Gary Moore del 1960 torna sotto i riflettori: Bonhams chiude il ciclo

Elettronica: configurazione attuale e discordanze documentali
Sul fronte elettronico, la Red Strat è uno strumento che racconta numerosi interventi funzionali effettuati negli anni. Due elementi chiave, noti da tempo:
  • Pickup al manico riavvolto da Seymour Duncan nel 1998, come confermato da Graham Lilley.
  • Pickup centrale sostituito nel 2003 con un Seymour Duncan Antiquity.
Clarke, tuttavia, rileva che l’attuale configurazione presenta un Lindy Fralin Blues Special al centro, installato con un collegamento non ortodosso: fili tagliati, nastro isolante nero, giunto non saldato. Un dettaglio significativo per collezionisti e restauratori, perché introduce una discrepanza rispetto ai dati storici. Lo strumento viene consegnato con un potenziometro Stackpole 304-6043 incluso nel case, quasi certamente il pot originale.


La "Red House" Strat di Gary Moore del 1960 torna sotto i riflettori: Bonhams chiude il ciclo

La Final Encore Collection
L’asta, ovviamente, non si limita alla Stratocaster del 1960, in parallelo viene presentata, come vendita privata, la Gibson Les Paul Standard del 1959 “Stripe”, lo strumento più documentato della produzione blues-rock di Moore. Chitarra protagonista delle session di Still Got The Blues, Oh Pretty Woman, After The War e Walking By Myself. La scelta della vendita privata ribadisce implicitamente il rango museale dell’esemplare.
 
Marshall Model 1987 JMP SL50 (1969)
Stima: €2.100 – 2.900
50 watt in formato testata, seriale S/A 2140A, con controlli segnati in giallo da Moore stesso. L’unità è accompagnata da footswitch e cavi originali, e viene proposta nella scatola Marshall dell’epoca. 

Gibson Les Paul Junior (1955)
Stima: €9.200 – 12.000
Seriale 56466; corpo in mogano, P-90 dog-ear, tastiera in palissandro brasiliano, meccaniche Schaller non originali, case sagomato. Questo strumento merita particolare attenzione perché fu lasciato per mesi da Steve Jones (Sex Pistols) nell’appartamento londinese di Moore. L’acquisto avvenne poi per £250, come riportato da Moore stesso in Making Music. Il suo utilizzo è documentato durante il tour di Black Rose (Thin Lizzy, 1979).

Charvel San Dimas (1982)
Stima: €4.600 – 5.800
Seriale 1557. Strumento ricomposto da Keith Page utilizzando parti provenienti da Charvel impiegate nel periodo G-Force. Il body è stato modificato nel 1985, con rimozione dello scratchplate cromato e dei due humbucker originali (visibili sulla copertina di Dirty Fingers, 1983). L’attuale configurazione prevede:
  • un singolo EMG attivo,
  • Floyd Rose,
  • manico sostituito con uno provenitente da una Jackson,
  • wiring rivisto per supportare l’elettronica attiva.
Il profilo storico dello strumento segue una traiettoria tipica degli anni ’80: fu usato pesantemente dal vivo, subì continue modifiche, e fu parzialmente messo da parte durante la transizione verso le PRS. Rientrò in servizio nel tour After The War (1989) proprio per via della risposta degli EMG rispetto alle esigenze live. Con la svolta blues di Moore, non fu più utilizzata dopo il 1990.

Hamer Custom Gary Moore (1984)
Stima: €3.500 – 4.600
Seriale 412263. Realizzata da Jol Dantzig come prototipo per un ipotetica signature Hamer. Corpo double-cut in mogano, due DiMarzio datati 1984 (uno zebra), ponte Jackson. La chitarra – parte integrante della fase Wild Frontier – è documentata come strumento principale per Out in the Fields e in numerose session del periodo. Il case contiene ricambi Hamer originali, incluso un pickup e un pot di riserva. Il danno alla paletta risale al ciclo promozionale televisivo del 1987, confermato da documentazione dell’epoca.

Fritz Bros. Roy Buchanan Bluesmaster Deluxe (1991)
Stima: €4.600 – 5.800
Seriale 58, semi-hollow double-cut, tre pickup EMG, boost push-pull, body bound e finitura pale blue. Strumento tipicamente legato al periodo di transizione fra gli anni ’80 e ’90, quando Moore sperimentava con configurazioni ibride, pur rimanendo ancorato a una struttura costruttiva che richiamava la scuola americana boutique. Il case contiene documentazione originale Fritz Bros. intestata a Graham Lilley, ulteriore conferma della provenienza diretta.

 
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