La ha svelato i nominati 2026: 17 artisti nel ballot “Performer”, in una line-up che conferma ancora una volta come il termine “rock” sia ormai un accessorio decorativo, buono per l’insegna luminosa ma non necessariamente per il contenuto. Dentro c’è di tutto: pop, R&B, hip-hop, alternative, soft rock, revival, icone radiofoniche. Il rock, compare a intermittenza, come un cameo.
L’elenco completo comprende The Black Crowes, Jeff Buckley, Mariah Carey, Phil Collins, Melissa Etheridge, Lauryn Hill, Billy Idol, INXS, Iron Maiden, Joy Division / New Order, New Edition, Oasis, Pink, Sade, Shakira, Luther Vandross, Wu-Tang Clan. Una fotografia interessante della musica popolare globale, certo. Meno chiaro cosa c’entri con un’istituzione che porta nel nome tre parole piuttosto specifiche. Dieci nomi sono alla prima candidatura, tra cui Collins come solista, Lauryn Hill, INXS, Pink, Shakira e Wu-Tang Clan. Tutto legittimo.

E poi c’è il capitolo che rasenta la farsa: gli Iron Maiden “da valutare” dal 2004. Sì, dal 2004. Elegibili da oltre vent’anni, comparsi nel ballot solo nel 2021 e nel 2023, e in entrambe le occasioni rimandati a casa. Ora di nuovo in lista, come studenti brillanti che però, per qualche motivo insondabile, non convincono mai la commissione.
I gusti personali non si discutono, ma con i Maiden parliamo di una band che ha definito l’estetica e la grammatica dell’heavy metal: riff memorabili, armonizzazioni a due chitarre diventate scuola a sé stante, e quel "galoppare" al basso che èun vero e proprio marchio di fabbrica, il tutto condito da un'immaginario visivo che - anche da solo - potrebbe reggere il peso delle parole "heavy metal" in un dizionario. Oltre 100 milioni di dischi venduti, tournée planetarie, un impatto culturale che va ben oltre la nicchia. Eppure, ancora in attesa del timbro “idoneo”.
Se la candidatura andasse in porto, verrebbero inseriti Bruce Dickinson, Steve Harris, Adrian Smith, Dave Murray, Janick Gers, Nicko McBrain e alcuni ex membri come Paul Di’Anno, Clive Burr e Dennis Stratton. Un elenco che, di fatto, rappresenta una fetta consistente della storia del metal britannico. Sempre ammesso che la giuria decida che sì, forse, anche il metal può rientrare nel concetto di rock. Il chairman John Sykes ha parlato di una “lista diversa” che riconosce l’evoluzione del rock e il suo impatto sulla cultura giovanile. Formula elegante, perfetta da comunicato stampa, peccato che questa "evoluzione" sembri spesso coincidere con una diluizione progressiva dell’identità, fino a trasformare la Rock & Roll Hall of Fame in una celebrazione di tutto, tranne che del rock che conta davvero.
La regola è chiara: eleggibilità dopo 25 anni dalla prima registrazione commerciale. A votare sono oltre 1.200 tra artisti, storici e professionisti dell’industria. I vincitori 2026 saranno annunciati ad aprile, insieme ai premi collaterali. Nel frattempo, resta la sensazione che l’unica vera costante della Rock & Roll Hall of Fame sia la propria irrilevanza nel dibattito reale su cosa sia stato — e sia ancora — il rock.
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