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Mick Jagger, Keith Richards e il mistero del 24 marzo 1962. Il concerto che (forse) non ci fu mai.
Mick Jagger, Keith Richards e il mistero del 24 marzo 1962. Il concerto che (forse) non ci fu mai.
di [user #65794] - pubblicato il

Oggi, 24 marzo, si compiono sessantaquattro anni da quello che radio commerciali, blog musicali e profili social di mezzo mondo continuano a celebrare come il “primo concerto pagato” di Mick Jagger e Keith Richards, che avrebbero calcato il palco di un seminterrato londinese sotto il nome di Little Boy Blue & the Blue Boys. C'è solo un problema, piccolo ma non irrilevante: nessuno sembra avere la prova che sia accaduto davvero.
Conviene fermarsi un momento sul palcoscenico di questa storia. Un seminterrato al numero 42A di The Broadway, a Ealing, nella periferia ovest di Londra, che un certo Fery Asgari, studente nato a Teheran e dotato di un fiuto commerciale degno di un romanzo di formazione, aveva avuto l’intuizione di affittare e trasformare in uno dei luoghi fondativi del blues elettrico britannico; l’Ealing Club era capace di ospitare, nelle sue migliori serate, fino a duecento persone strette in uno spazio che la condensa trasformava in qualcosa di vagamente simile a una sauna tropicale.
 
Mick Jagger, Keith Richards e il mistero del 24 marzo 1962. Il concerto che (forse) non ci fu mai.

I frequentatori, che avevano il dono dell’ironia tipico di chi sopporta volentieri il disagio fisico in nome della musica, lo avevano ribattezzato “Moist Hoist” – una cava d’umidità - un soprannome che, sebbene non compaia in nessuna guida turistica, riesce a comunicare con straordinaria efficacia la qualità sensoriale dell’esperienza, molto lontana dal Ritz e, proprio per questo, molto più vicina a quello che il rock and roll sarebbe diventato di lì a poco.
Le serate R&B avevano preso il via appena una settimana prima, il 17 marzo 1962, quando i Blues Incorporated di Alexis Korner avevano inaugurato quello che sarebbe diventato un appuntamento fisso, annunciato su Jazz News con quattro righe di testo che invitavano gli appassionati a presentarsi: “questo sabato e ogni sabato, alle 7 e mezza di sera, proprio di fronte alla stazione della metropolitana”.
 
Quello che sappiamo del 24 marzo
Venendo ai fatti, o almeno a quelli che le fonti più serie consentono di considerare tali, quello che sappiamo con buona certezza è che quella sera del 24 marzo, ovvero la seconda delle serate R&B dell’Ealing, Brian Jones, che all’epoca aveva l’abitudine di presentarsi sotto il nome di “Elmo Lewis”, salì sul palco come ospite dei Blues Incorporated. Sembra che in quell’occasione Jones si sia esibito con un’intensità che, secondo le ricostruzioni disponibili, lasciò a bocca aperta chi era presente, incluso Charlie Watts, che era lì, e Alexis Korner, che era - ovviamente - il padrone di casa della serata.
 
Mick Jagger, Keith Richards e il mistero del 24 marzo 1962. Il concerto che (forse) non ci fu mai.

Quello che invece non sappiamo, e che costituisce il nucleo del problema, è se Jagger e Richards fossero presenti quella sera, e soprattutto se abbiano mai effettivamente suonato in quella cornice con il loro gruppo, Little Boy Blue & the Blue Boys. La cronologia più attendibile disponibile, quella curata da Bill Wyman - che di cose sui Rolling Stones ne sa più di qualcuna - colloca il loro arrivo all’Ealing non il 24 marzo ma il successivo 7 aprile 1962, la sera in cui, recatisi al club dopo aver letto un annuncio su Jazz News, videro Jones all’opera, lo incontrarono, e qualcosa di chimicamente irreversibile scattò tra quelle pareti umide. La cronologia di Wyman risponde quindi con una lapidaria semplicità: il progetto Boy Blue, vi si legge, “never played a gig.” (non suonò mai un concerto) e “never made it on to a stage” (non salì mai su un palco).
 
Little Boy Blue & the Blue Boys: un nome glorioso per un gruppo da salotto
Anche ammesso, in via puramente ipotetica, che Jagger e Richards si trovassero all’Ealing la sera del 24 marzo (cosa che, lo ripetiamo, nessuna fonte primaria disponibile è in grado di attestare con sicurezza) resterebbe da affrontare una questione ulteriore e, per certi versi, ancora più spinosa: Little Boy Blue & the Blue Boys, il nome sotto cui avrebbero suonato, era davvero una band nel senso in cui si usa normalmente il termine, oppure era qualcosa di più simile a un progetto domestico che non aveva ancora trovato il coraggio di uscire di casa?
 
Mick Jagger, Keith Richards e il mistero del 24 marzo 1962. Il concerto che (forse) non ci fu mai.

Il progetto era nato nell’autunno del 1961, quando Jagger, Richards, Dick Taylor, Bob Beckwith e Alan Etherington avevano cominciato a riunirsi per suonare insieme, registrare in maniera molto improvvisata e esercitarsi sui classici del blues americano. Di queste sessioni esistono tracce concrete in una bobina contenente alcune di quelle registrazioni. La bobina è passata in asta da Christie’s corredata da una tracklist e da un disclaimer che non lasciano spazio a interpretazioni: «venduta senza diritti di riproduzione, il compratore dovrà ottenere le necessarie autorizzazioni». Ovviamente, anche quelle registrazioni sono comunque trapelate.


 
Un telefono senza fili
La domanda che a questo punto sorge spontanea. Come si costruisce, su fondamenta così instabili, una leggenda abbastanza solida da resistere a sessantaquattro anni di rotazione nei calendari del rock? La risposta non è nella malafede di nessuno in particolare, bensì nel meccanismo quasi ecologico con cui le narrazioni si semplificano e si consolidano nel passaggio da una fonte all’altra, perdendo sfumature e guadagnando certezze.
 
La storia vera è bella ma strutturalmente inconveniente per chi deve raccontarla in trenta secondi: ha date diverse, ha protagonisti che non si sono ancora incontrati, ha come figura centrale una band - i Blues Incorporated - che non è quella che diventerà famosa, e ha un chitarrista, Brian Jones, che si presenta con un nome finto come se stesse sfuggendo a qualcuno. Per chi deve condensare tutto questo in un racconto “flash”, è fondamentale semplificare, e nel passaggio da una fonte all’altra - ciascuna delle quali attinge alla precedente senza tornare ai documenti originali - si incappa in quello che gli studiosi di comunicazione chiamerebbero un circolo di mutua citazione…
Vi ricordate il gioco del telefono senza fili?

Mick Jagger, Keith Richards e il mistero del 24 marzo 1962. Il concerto che (forse) non ci fu mai.
 
La data del 24 marzo, in realtà è la sera di Jones con i Blues Incorporated, mentre il nome Little Boy Blue & the Blue Boys, è solo un progetto casalingo; Jagger e Richards quella sera potrebbero non essere stati né sul palco né, forse, nemmeno in sala all’Ealing Club. Il risultato, a cui si aggiunge l’etichetta “primo concerto pagato” come ciliegina su una torta di inferenze non documentate, è una leggenda servita calda e profumata, priva però della sola cosa che le manca: le prove.
Come si sente ripetere in tutti i migliori podcast crime: la mancanza di prove non è una prova di assenza.
E quindi la possibilità concreta che Jagger e Richards siano stati all’Ealing quella sera, abbiano suonato qualche brano, e si siano visti mettere in mano qualche scellino sudaticcio non può essere esclusa solo perché nessuno ha conservato la locandina.
 
Quello che invece può essere detto con piena certezza è che tutti i media che oggi diffondono la “curiosità” del primo paid gig di Keith e Mick non producono testimonianze dirette, ma si limitano a citarsi l’una con l’altra in un circolo virtuoso di certezze non verificate. Le fonti più sicure raccontano una storia diversa e, almeno dal punto di vista narrativo, anche più affascinante: quella di una scena musicale che si costruiva settimana dopo settimana nello stesso seminterrato umido, con musicisti che si aggiungevano al palco come ospiti improvvisati, che leggevano annunci su riviste musicali o quotidiani, e si ritrovavano per caso e per passione. È una storia che dice chiaramente che il “momento zero” della storia che sarebbe poi diventata quella dei Rolling Stones non coincide con un singolo concerto pagato e documentato, ma con una costellazione di incontri, serate, prove in camera da letto e nastri incisi su apparecchiature di fortuna.

Mick Jagger, Keith Richards e il mistero del 24 marzo 1962. Il concerto che (forse) non ci fu mai.
 
Sessantaquattro anni dopo
Oggi, nell’anniversario di una data la cui rilevanza storica rimane parzialmente aperta, l’Ealing Club non esiste più nella forma in cui lo frequentavano, nell’inverno e nella primavera del 1962, coloro che stavano inconsapevolmente costruendo la storia del rock britannico.
Il seminterrato umido dove Brian Jones suonò sotto il nome di “Elmo Lewis” è diventato qualcos’altro, e la condensa che gocciolava dal soffitto non minaccia più nessuno, mentre la storia di quei mesi - la sequenza di incontri e mancati incontri, di sessioni casalinghe e serate al club, di annunci su Jazz News e prime apparizioni sul palco - è rimasta, sedimentata nelle cronologie e nelle ricostruzioni, anche senza che nessuno abbia conservato la locandina giusta o il registro delle presenze.
 
Che il concerto del 24 marzo ci sia stato o no, la mitologia non ne ha bisogno per reggersi, dal momento che i Rolling Stones (che da quella costellazione di incontri erano comunque destinati a emergere) hanno suonato per sessant’anni, riempito stadi di ogni continente e invecchiato davanti a noi con una grazia che chiunque, pur non volendoglielo ammettere, non può fare a meno di trovare scandalosamente ammirevole.
Ma se oggi, in questo 24 marzo 2026, leggerete che “esattamente 64 anni fa Mick Jagger e Keith Richards tennero il loro primo concerto pagato in un club di Londra”, sappiate che forse è così, e forse non lo è. Probabilmente successe qualcosa, ma di sicuro è rimasto seppellito da qualche parte negli archivi di un seminterrato di Ealing che non esiste più.

Mick Jagger, Keith Richards e il mistero del 24 marzo 1962. Il concerto che (forse) non ci fu mai.
 
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