Molte volte, quando si approccia quella chitarra clean così basica nel sound, si rimane un po' scottati dall'apparente semplicità di Robert Cray. Ma il blues, quando passa per mani esperte, non ha bisogno di reinventarsi troppo: suonarlo bene basta, e non è facile. Probabilmente è questa la traiettoria seguita da Robert Cray, che dopo oltre quattro decenni di carriera continua a portare sul palco (e su disco) un linguaggio diretto, essenziale, radicato nella tradizione elettrica americana più basilare.
Con il suo All Amped Up Tour 2026, Robert Cray farà tappa in Italia il 7 giugno a Chiari (Brescia), presso l’Istituto Salesiano San Bernardino.
A vent’anni, l’incontro ravvicinato con tre figure cardine come Albert Collins, Freddie King e Muddy Waters segna un punto di non ritorno, e Cray decide di costruire un proprio percorso: imbraccia la chitarra, affina il fraseggio tra club e college della East Coast e, alla fine degli anni Settanta, fonda la Robert Cray Band. È un progetto che mescola blues e soul con una sensibilità più moderna rispetto ai padri fondatori del genere, ma senza rinunciare a un’impostazione chitarristica rigorosa, fatta perlopiù di dinamica e controllo.
La consacrazione arriva nel 1986 con Strong Persuader, album che lo proietta su scala internazionale e con il quale Cray conquista un Grammy. È un momento che segna un passaggio significativo: Cray diventa il primo artista blues/soul a trovare spazio nell’ecosistema di MTV, portando un linguaggio tradizionale dentro un contesto mediatico nuovo. Nel corso dellasua carriera, Cray ha costruito un catalogo di 19 album in studio e cinque Grammy Awards, muovendosi parallelamente in un circuito di collaborazioni che oggi riflette bene il peso specifico del suo nome: da B.B. King a Buddy Guy, passando per Stevie Ray Vaughan, Chuck Berry, John Lee Hooker e Eric Clapton.
In anni più recenti, Cray ha consolidato ulteriormente il proprio linguaggio con tre lavori che ribadiscono soprattutto la coerenza alla base della sua proposta: In My Soul, Robert Cray & Hi Rhythm e That’s What I Heard. Dischi che non inseguono mode, ma lavorano sulla qualità del suono, sull’interplay con la band e su un fraseggio che resta sempre ancorato alla tradizione del blues elettrico.
Quello del 7 giugno prossimo, a Chiari (Brescia), presso l’Istituto Salesiano San Bernardino è quindi un appuntamento che, più che celebrare una carriera, rappresenta l’occasione per osservare da vicino una grammatica tra le più eleganti che la chitarra e il blues abbiano mai conosciuto.
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