Drift Lab, elettronica e fusion moderna al cuore del suono di "Sunlight"
di redazione [user #116] - pubblicato il 16 maggio 2026 ore 17:11
Fusion contemporanea, sound design ed elettronica atmosferica si incontrano in Sunlight, nuovo capitolo dei Drift Lab 2. Al centro del progetto emerge il lavoro chitarristico di Guido Della Gatta, protagonista di un approccio moderno alla chitarra jazz-fusion fatto di interplay, textures e costruzione timbrica collettiva. Un disco che guarda più al paesaggio sonoro che al virtuosismo da copertina.
C’è una linea sempre più sottile tra jazz contemporaneo, fusion cinematografica ed elettronica atmosferica, ed è proprio dentro quello spazio che si muove Sunlight, nuovo progetto discografico dei Drift Lab. Il collettivo guidato dal compositore e tastierista Manuele Montesanti inaugura una seconda fase del progetto coinvolgendo una formazione stabile composta da Guido Della Gatta alla chitarra, Marco Pistone al basso e Roberto Porta alla batteria. Se il concept musicale nasce dall’idea di unire scrittura di matrice jazz, sound design stratificato e sensibilità sonora dalle venature elettroniche, c'è una buona parte dell’identità timbrica dell’album che passa dal lavoro chitarristico di Guido Della Gatta, musicista romano con un background che attraversa jazz contemporaneo, composizione orchestrale e lavoro per la televisione.
Della Gatta sa fondere precisione tecnica del più alto livello e un tipo di composizione dall'approccio orientato ad una narrazione estremamente espresiva, ed è probabilmente questo l’aspetto più interessante di Sunlight: la chitarra non viene utilizzata come semplice strumento solista, ma come elemento architettonico all’interno degli arrangiamenti. Le tracce sembrano costruite attorno a continui dialoghi tra texture "synthetiche", pianoforte e linee chitarristiche che oscillano tra fusion, ambient jazz e descrittivismo sonoro. Il curriculum di Della Gatta racconta bene questa direzione artistica, perché oltre alle collaborazioni con artisti pop italiani e alla partecipazione a festival jazz internazionali, ha lavorato anche in contesti televisivi e in produzioni orchestrali, sviluppando una sensibilità particolarmente attenta alle dinamiche e alla costruzione atmosferica.
I Drift Lab nascono come progetto in continua evoluzione, lontano tanto dalla jam session quanto dal jazz ortodosso: “musica scritta con rigore ma eseguita con libertà”. Una definizione che fotografa bene anche il ruolo della chitarra all’interno del disco, spesso chiamata più a suggerire tensioni armoniche e profondità timbriche che a occupare il centro della scena.
Il risultato sembra muoversi in una direzione molto contemporanea: jazz-fusion che guarda meno al virtuosismo tradizionale e più alla creazione di paesaggi sonori coerenti e stratificati. Sunlight rappresenta soprattutto il ritratto di un approccio differente alla fusion: meno esibizione tecnica, più costruzione collettiva del suono.