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Holdsworth al Blue Note
di [user #4785] - pubblicato il

maxventu scrive: Lo scorso giovedi 13 aprile, al Blue Note di Milano, ho avuto l’onore di assistere alla performance live in seconda serata di Allan Holdsworth. Per l'occasione, coadiuvato dai seguenti gregari (ovviamente da paura): alle tastiere, coautore e contitolare Alan Pasqua (quale cognome più a proposito!); Chad Wackerman alla batteria, e Jimmy Haslip al basso. Hanno suonato per un'ora circa, non molto, ma a sufficienza per formulare il mio giudizio sul Musicista in questione: inarrivabile. Il locale non era gremito, vuoi per la serata pre-pasquale, vuoi per il genere particolare dell'Artista, secondo molti "cerebrale" - è qualcosa che a tratti va oltre il semplice concetto di fusion, sconfinando in contaminazioni con la musica contemporanea. Purtroppo, la mia scarsa cultura musicale non mi permette di citare i titoli dei brani eseguiti; mi limiterò a dire che chi si aspettava un repertorio freddo è stato disatteso.

allanh

La tecnica di Holdsworth è quasi trascendentale, tanto quando suona in saturazione, quanto sui puliti. Al suo stile fatto di legati (un po’ diametralmente opposto allo sweep di Gambale, col quale comunque Holdworth molti anni fa incise un album dal premonitore titolo “Truth in Shredding”) si sono dichiaratamente ispirati molti Mostri sacri, tra tutti Edward Van Halen, che di Holdsworth dichiarò negli anni ottanta “con la sola mano sinistra suona cose che io non riesco a suonare usando due mani” (sulla tastiera della chitarra, ndr).
La tecnica particolarissima è stata , anni addietro, studiata ed imitata da schiere di chitarristi anche famosi, ma a mia conoscenza, ben pochi riescono ad avvicinarcisi. A questo proposito, mi sembra che, a differenza di tanti chitarristi il cui suond e/o fraseggio è più o meno imitabile con risultati credibili, non ho mai sentito nessuno riuscire ad imitare l’improvvisazione di Holdsworth per più di tre note in maniera credibile.
Tra i grandi chitarristi viventi (tutti quelli che leggono ricorderanno il compianto Alan Murphy), forse il solo Steve Vai, che ne ha trascritto molti soli, potrebbe essere paragonato, benché affatto diverso. Dicevo, lo stile: fluidissimo sui legati, velocissimo, tutte le note intelleggibili e con dinamiche molto controllate, quasi cercasse di rendere omogenee le note chiamate col plettro rispetto a quelle legate. Utilizzo molto contenuto della pentatonica, rifugge i licks e fa uso molto esteso dell’outside playing, privilegiando costantemente frasi cromaticamente complesse e la soluzione melodica ed armonica inaspettata. Sembra aver sviluppato un linguaggio ‘sui generis’: laddove la consuetudine ci porterebbe a suonare o ad aspettarci di sentire determinate soluzioni , cioè la frase o l’armonia che risolvono in modalità ‘standard’ secondo gli stilemi del bebop o del blues, ecco che Holdsworth piazza sempre l’accordo o la nota che, tra tanti, men che meno ci si sarebbe aspettati. Da questo punto di vista, emblematico il titolo di un metodo scritto da lui: “Reaching for the uncommon chord”.

Dal punto di vista della strumentazione, purtroppo da dov’ero io non si vedeva quasi nulla, se non due ampli combo Yamaha (sembrava di vedere dei controlli digitali sugli ampli ma non saprei dire di più), collegati ciascuno ad una piccola cassa e microfonati; Holdsworth manovrava alcuni pedali ed ha utilizzato una sola chitarra in tutta la sera, una piccola chitarra headless che qualcuno avrebbe potuto scambiare per una Steinberger od una Carvin, ma in realtà era palese a tutti trattarsi di una Bill DeLap piccolo guitar costruita su misura, scala corta, body in legno, forse maple, non saprei dire se manico avvitato o altro, né saprei dire sul body concavo (forse sì); un solo pickup humbucker al ponte; quest’ultimo uno Steinberger trans trem. Niente SynthAxe, purtroppo (ricordo che per diversi anni consecutivi ha ottenuto il “best synth guitar player” dall’omonima rivista americana).

Una nota sulla band di cui ho già detto in apertura; validissimo il tastierista Alan Pasqua, anche felice coautore di alcuni brani del repertorio eseguito; di Wackerman non c’è molto da dire, lo studiano in tutte le scuole di batteristi, già con Zappa e con Holdworth in vari episodi; Haslip, estrapolato per l’occasione dagli YellowJackets, pareva particolarmente “motivato”.

C’era nessuno tra il popolo di Accordo ? Fatevi avanti: mi piacerebbe leggere i Vostri pareri. Io c'ero, per mia fortuna.

Saluti a tutti Max

allan holdsworth concerti
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Commenti
Grande Allan
di raw utente non più registrato - commento del 26/04/2006 ore 11:4
Grande Allan ! ! ! Lo seguo ormai da anni. Roba da "riserva indiana". Cosa dire ? E' uno che si e' fatto da se; ha sviluppato un SUO modo di suonare; si e' fatto e suonato quasi sempre la sua musica con estrema umilta' ed amore verso il suo strumento e ovvimante verso la musica. E' stato ed e' uno di quelli che ha contribuito a "portare avanti le cose", in netta contrapposizione all' esplosione di oggi delle tribute bands. Io l'ho gia' visto due volte dal vivo : dieci anni fa e un mese fa. Sicuramente, la sua musica e' godibile per quelle persone appassionate di quel tipo di linguaggio, sicuramente non per il rocker che si aspetta di essere tempestato di pezzi in MI o in La con i soliti licks. Per ascoltare e godere AH, devi proprio conoscere i suoi pezzi, le strutture dei brani e come i musicisti si muovono all' interno del brano, pena un . . ." non ho capito 'na mazza ". Che dire, per quanto mi riguarda lui e' il classico esempio di musicista a cui ispirarsi : amore per la musica e per la chitarra; voglia di comporre osando e tanta tanta umilta' PROVATA. Personalmente ti dico : "grazie; Allan. Grazie di esistere" !
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Mi ha fatto incazzare
di Torciaumana [user #5749] - commento del 26/04/2006 ore 16:1
....in realtà la colpa era mia, non ero ben predisposto. Ho fatto i salti mortali per essere al Blue Note Giovedì, tornando da Roma, dove ero per lavoro, il più presto possibile.Atterato alle 19,01, scopro che non posso più prenotare via web. Chiamo allora il numero "verde", anzi, d'oro visto che costa 1,50 al minuto da fisso (figurati da cellulare....). Dopo un minuto di inutili informazioni mi passano un operatore e... caxxo, cade la linea. Riprovo e scopro che non posso più prenotare. Questa è la prima incazzatura.A quel punto corro a casa, tolgo la cravatta, recupero mia moglie e andiamo, sempre di corsa al Blue Note. Arrivo alle 20,30. troppo tardi per un posto ai primi tavoli dove vado di solito. Ne prendo uno un po al lato e scopro poi che i camerieri faranno su e giù proprio li davanti. Seconda incazzatura.Poco dopo le nove arriva Allan con appesa al collo quella che, confesso, credevo fosse una Steinberger. Grazie Max per l'info. Ovviamente anche io non riesco a capire nulla degli effetti che usa, tranne un pedale del volume con cui riesce a simulare quello che credo si chiami "bow attack", alla Steve Hackett. E qui arriva la terza incazzatura, praticamente la mano destra è nascosta dietro il leggio dalla mia posizione e personalmente non sono tanto bravo da capire cosa plettra, cosa sweeppa e cosa lega senza guardare. Mi fa pensare ad un caffe di Roma, il Sant'Eustachio dove fanno un caffe molto paeticolare e, per non far capire come, le mani sono nascoste da una specie di piccolo paravento....Ultima incazzatura, dopo meno di un'ora scappa via e non ritorna più. Eccheccazzo! Non lo si può certo definire uno showman.Detto questo, è chiaro che ero incazzato e contrariato di mio per vari motivi, ma devo dire che tutti e 4 i musicisti erano dei veri fenomeni. Allan suona con una naturalezza incredibile, sembra tutto molto semplice fatto da lui. I batteristi, scusate il batterista (anche se sospetto ce ne fosse nascosto un'altro dietro la tenda) un mostro, per non parlare del bassista. Sono riuscito ad apprezzare un po meno Alan Paqua, ma ritengo per mia incapacità.Torcia
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Re:emozioni incomprensibili
di MikeStern [user #7472] - commento del 28/04/2006 ore 00:3
Anch'io c'ero al blue note, se ricordo bene il mercoledì sera.Concerto breve ma intenso,aggiungo qualche mia impressione su ogni membro del gruppo: Allan é davvero unico, suono essenziale, approccio autocritico da paura (alla fine di ogni pezzo sembrava quasi indispettito per chissà quale imperfezione nella sua esecuzione), logica di fraseggio a prima vista assurda, soprattutto perché viaggia su cambi d'accordo molto innaturali....o apparentemente innaturali, ma da pelle d'oca.Allan pasqua non lo conosco assolutamente ma mi ha colpito la scelta dei suoni molto sperimentali, estremi, bellissimi, sono andato a fargli i complimenti (per quanto valgano fatti da me eheh) anche per i pezzi, bellissime sonorità, elegante. Chad é un mostro, si muove cn classe all'interno della complicazione fatta a gruppo, complicazione notevole anche dal punto di vista ritmico, ma gestita con senso. Jmmy haslip che nella serata forse é emerso meno, a mio parere é il + musicale dei 4; abituato a muoversi in sonorità + cantabili (yellowjackets, fantastici), ha fatto da solido collante fra ritmica e armonia. peace.Fabio
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emozioni e incazzature
di maxventu [user #4785] - commento del 28/04/2006 ore 12:5
per rispondere, nell'ordine, agli amici Torcia e Fabio...dal punto di vista degli stati d'animo, anch'io alla fine della serata ero un po' incazzato, ma non tanto per la brevità della performance o per i motivi ambientali/esogeni che hanno condizionato la serata di Torcia (ritardi, posizione del tavolo etc), piuttosto mi sono arrabbiato con me stesso pensando che neppure se studiassi 16 ore al giorno per i prossimi 50 anni riuscirei a suonare così...ma poi avete sentito l'impasto sonoro ? pareva di sentire un disco, raramente capita anche in un contesto piccolo come il Blue Note di sentire suoni così perfetti e controllati. Per quanto invece scrive Fabio - anch'io ho notato che dopo soli incredibili, Allan faceva delle brevi espressioni facciali di disturbo, o dissenso verso se stesso, come se quello che aveva appena finito di suonare avesse fatto schifo; sì - questo perfezionismo confina con l'autocritica estrema ma penso che se così non fosse non sarebbe arrivato a suonare così
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Holdsworth un chitarrista di un altro pianeta
di fabio 61 [user #10440] - commento del 03/06/2006 ore 19:1
Allan Holdsworth e' un chitarrista che ascolto dal 1974 , anno in cui venne in Italia con i Soft Machine che presentavano " Bundles" un album che consiglio a tutti , in quanto era piu' comprensibile come stile usando come sempre nel suo unico stile che lo contraddistingue , il fraseggio legato , ma a quell'epoca non aveva ancora sperimentato l'incredibile estensione della mano sinistra che gli consente di sperimentare quelle scale che solo lui puo' fare . In quel periodo Allan come schema di partenza usava per la mano sinistra la posizione chitarristica 1-2-3-4- il fraseggio usato era l'uso abbondante della scala cromatica legata , le pentatoniche classiche , e l'esatonale che eseguiva con un piccolo stretching su ogni corda :indice1° tasto - medio 3° tasto -mignolo 6 ° tasto , la chitarra che adoperava allora era una Gibson diavoletto bianca con la leva del vibrato bigsby ,all'epoca mi ricordo che un mio amico lo ando' a sentire a Villa Pamphili(Roma) e rimase sconvolto dallo stile che non si era mai sentito prima ...........stiamo parlando del 75 capite? Adesso e' inutile che sto qua a raccontarvi la sua storia che tutti sapete , posso dirvi solo che Holdsworth ha dovuto faticare parecchio per imporsi e meritare l'olimpo dei maestri , pensate che voleva addirittura cambiare mestiere ( e' un ottimo riparatore di biciclette in Inghilterra ..dicono) e per fare I.o.u. si e' dovuto ipotecare la casa a Londra ....per questo che dico senza ombra di dubbio che Holdsworth e cascato sulla terra proveniente da un altro pianeta . Saluti Fabio
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Re:Holdsworth un chitarrista di un altro pianeta
di maxventu [user #4785] - commento del 05/06/2006 ore 17:3
Per l'appunto, vedo che sei d'ACCORDO con me che ho definito Holdsworth 'inarrivabile' e 'trascendentale' la Sua Tecnica. Mi fa piacere. Io lo seguo da meno tempo rispetto a Te anche se non sono proprio dell'ultima ora, diciamo che ho iniziato a seguirlo dalla seconda metà degli anni ottanta. Per quanto riguarda le sue estensioni della sinistra e i legati, credo che il fatto di aver iniziato studiando violino lo abbia in un certo senso aiutato. Chiaramente per quanto riguarda i fraseggi, il linguaggio e l'improvvisazione, sta in una categoria a parte. Del resto - è stato definito 'il Cavaliere Jedi' dell'improvvisazione - cito un aneddoto a riguardo: una leggenda vuole che, anni addietro, il Nostro, entrato in studio per provare un nuovo effetto, mentre stava facendo qualcosa tipo accordare la chitarra o regolando i suoni, il tecnico a sua insaputa avesse azionato la registrazione, per poi rivenderla ad un gruppo pop non meglio identificato che l'avrebbe utilizzata come solo in un proprio pezzo! L'altra sera poi sono andato a ripescare dalla mia discoteca 'Guaranteed', uno degli ultimi CD registrati da quel che restava dei Level42 che avevano chiamato Holdsworth per registrare alcune parti per cercare (inutilmente) di risollevarli dall'inevitabile declino: beh il disco non è nulla di memorabile, ma i pochi interventi di Holdsworth...ascoltare per credere non conosco l'album dei Soft Machine da Te citato, ma lo cercherò senz'altro, grazie per l'indicazione. per quanto concerne le estensioni di cui parli, secondo te quanto conta la lunghezza della scala ? Mi sembra che di recente prediliga chitarre con scale piuttosto corte, quasi piccolo guitars. In effetti anche le Steinberger che utilizzava un tempo, le Carvin, ed anche la Gibson Diavoletto (per un breve periodo è stato anche endorser Ibanez), hanno scalature un po' più corte rispetto alla Fender?
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