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Il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?

di [user #31] - pubblicato il

Ieri pomeriggio ho trovato un po’ di tempo per fare la prova di un set di corde “prototipo”, ovvero un primo tentativo, da parte di un produttore italiano da me stimolato, di mettere a punto una concorrenza a quella che è la mia corda preferita sulle archtop (Tomastik Infeld “Be Bop”, corde “jazz” round wound).

Vi sarà facile immaginare quale sia stata la predisposizione mentale ed auricolare che ha pervaso l’appassionato (io)  in un tale contesto. Con la massima attenzione ho eseguito alcune cose semplici con la fida L-5 concentrandomi soprattutto sull’analisi e memorizzazione dei caratteri più importanti del suono, ovvero timbro, attacco e decadimento (o sustain che dir si voglia) delle singole corde, il loro bilanciamento (ovvero la coerenza timbrica e di volume tra corde adiacenti), tanto nei passaggi a note singole quanto nell’intelligibilità degli accordi. Il tutto da trasportarsi su per la tastiera, e con lo strumento unplugged, prima, ed amplificato poi (con alcune verifiche, come se non bastasse, dell’azione della manopolina chiamata “tone”). La cosa pare sovrumana, ma in realtà quando si opera con un’accoppiata strumento/corde collaudata da un paio di anni si riduce ad una maggior attenzione analitica.

Il tutto per poi montare il più velocemente possibile le nuove corde e ripetere le semplici operazioni di “suonaggio” da confrontare con il propri vivi ricordi.

I due set di corde differivano tra di loro in modo evidente, tra l’altro, per il bilanciamento. Un set mostrava evidenti differenze timbriche, l’altro con passaggi molto più graduali, specie nel “punto critico” tra corda rivestita e piana (nel caso tra 4a e 3a corda, ovvero tra re e sol). Nel metter giù alcuni appunti per fissare la cosa, in attesa di verificare il comportamento nel tempo del nuovo set, mi sono trovato in merito al bilanciamento davanti al classico bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Infatti, se da un verso un miglior bilanciamento permette frasi più omogenee, specie in temi lenti, dall’altro si perde quel connubio [nota grave/corposa e ovattata] verso [nota acuta/sottile e squillante] che accentua il senso dinamico in frasi (veloci) a salire e/o scendere agendo di sinistra perpendicolarmente alle corde (o, se preferite, nell’ambito di un “box”).

Mi chiedo, a questo punto, essendo la descritta caratteristica assolutamente di gusto personale, se esista una preferenza condivisa (nei miei ricordi di statistica farebbe “modale”) tra i chitarristi acustici e/o "da clean". Avete dei pensieri in merito?

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C'è una terza possibilità...
di antheus [user #9492]
commento del 17/08/2011 ore 17:5
Che il bicchiere sia sbagliato...troppo grande o troppo piccolo per corrispondere ad una corretta misurazione :-)) Ma tornando alle corde: preciso che le Thomastik non mi piacciono per via di una, a mio avviso, non corretta scalatura (troppo ravvicinata fra una corda e l'altra) e infatti preferisco di gran lunga le Gibson L5 per la mia.... Gibson L5 (per essere precisi le medium light 11-52). Infatti queste corde hanno proprio quella gradualità che tu cerchi (e che, in risposta alla tua domanda io prediligo) non facendo sentire troppo il passaggio dalle corde più sottili (nude) a quelle rivestite...
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Re: C'è una terza possibilità...
di Giovanni Ghiazza [user #31]
commento del 17/08/2011 ore 18:1
Le L5 le ho provate in un paio di occasioni (non trovavo le T.I.). Le trovo un po' troppo squillanti e metalliche per i miei gusti, e con avvolgimento di calibro sostenuto, quindi più ruvide al tatto. Ma sono gusti ...
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Re: C'è una terza possibilità...
di antheus [user #9492]
commento del 17/08/2011 ore 18:2
spero tu abbia provato le 11, perché le 12 sono notevolmente più sostenute e dure (arrivano a 56...)
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Bella domanda
di jebstuart [user #19455]
commento del 17/08/2011 ore 19:0
Non so risponderti, essendo troppo ruspante nel mio approccio allo strumento. Sulla scorta di un gusto personale, direi di prediligere uno "scalino" timbrico tra gruppi di corde rivestite e non, anche a scapito della fluidità ed omogeneità del suono nelle escursioni perpendicolari della mano sinistra nell'ambito di un box. Il motivo del mio commento, tuttavia, è quello di complimentarmi con te - ammesso che ce ne sia bisogno - per l'approccio metodologico, che ammiro particolarmente per essere rigoroso senza divenire ossessivo. Troppo spesso si testano strumenti ed ampli con un approccio che finisce per essere fine a se stesso, dimenticandosi che servono a fare Musica. Non a caso si chiamano "strumenti", essendo il mezzo e non il fine della nostra passione. Grazie di questo scritto.
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Re: Bella domanda
di Giovanni Ghiazza [user #31]
commento del 17/08/2011 ore 22:4
Senza i ruspanti il mondo della chitarra non esisterebbe. Fossero esistiti solo i "manici" la storia non avrebbe conosciuto certi liutai e industriali. Buonanima di Jimmy D'Aquisto ne era un convinto assertore, tanto che negli ultimi anni iscriveva in lista d'attesa tanto i chitarristi famosi quanto i "signornessuno" in puro ordine d'arrivo. Il tutto per dire che, secondo me, nel mondo musicale tutti i pareri hanno ragion d'essere. L'approccio metodologico è, in questo caso, quello del puro appassionato, che ha l'opportunità di fare una cosa che ama in modo completamente svincolato dal business. Il che è un privilegio. Comunque, come vedi, i pareri sono tutt'altro che concordanti...
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anch'io sono piuttosto impreparato, ma credo ...
di accademico [user #19611]
commento del 17/08/2011 ore 21:0
anch'io sono piuttosto impreparato, ma credo che con un suono di base non troppo cupo, il grande equilibrio sia da preferire allo stacco timbrico fra bassi e cantini. comunque ho appena ordinato una muta di thomastik per la mia 175, credo che le ascolterò con più attenzione. Se ben ricordo le Dogal avevano questo maggiore equilibrio, ma non le trovo più facilmente. Comunque complimenti per il tuo lavoro di ricerca, pensa anche a suonare qualche volta.!!! ciao ciao
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Re: anch'io sono piuttosto impreparato, ma credo ...
di Giovanni Ghiazza [user #31]
commento del 17/08/2011 ore 22:4
Bravo! E' proprio così: le Dogal si caratterizzano per una notevole omogeneità timbrica. Pensa che io, proprio per motivo di "stacco" tra rivestite e ricoperte, ho abbandonato da anni le flatwound, usando solo roundwound. Poi, per provare una soluzione cara a Jim Hall, ho provato "comunque" delle flat di Dogal e ... sorpresa! La reperibilità delle corde per chitarra archtop soffre purtroppo della minor diffusione di quel tipo di strumento, che ne fa un mercato un po' di nicchia. Ricordo che un paio d'anni fa ho girato dozzine di negozi a Parigi, e poi a Torino per trovare le T.I. BeBop che il mio fornitore di zona aveva esaurito in scalatura .011"
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Ho provato anch'io le Thomastik, sia le Bebop ...
di Cukoo [user #17731]
commento del 17/08/2011 ore 22:5
Ho provato anch'io le Thomastik, sia le Bebop che le Swing. Le Bebop le ho trovate un po' spente anche se con un loro carattere (e una sensibile differenza tra corda e corda). Meglio per me le Swing, più omogenee come suono. Ma alla fine, per la 175, torno sempre alle Dogal 0.012. Mi sembra di aver a che fare con un pianoforte, e mi piace molto il SOL avvolto.
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Re: Ho provato anch'io le Thomastik, sia le Bebop ...
di accademico [user #19611]
commento del 17/08/2011 ore 23:4
mi avete fatto tornare voglia di Dogal, me le aveva consigliate il mio maestro di tanti anni fa, Antonio Cavicchi, chitarrista sopraffino.
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Re: Ho provato anch'io le Thomastik, sia le Bebop ...
di Giovanni Ghiazza [user #31]
commento del 18/08/2011 ore 10:0
Come avrai visto in una replica ad un precedente commento, per me le Dogal flatwound sono state una sorpresa particolarmente positiva, tanto da farmi ricredere circa le flatwound che avevo praticamente "mentalmente messo da parte". Hanno anche la bella caratteristica di tirare di meno, consentendo così di montare un calibro superiore, col vantaggio di un suono amplificato più stabile e pieno (maggior massa metallica a far lavorare il pickup, credo) e una bella sicurezza sotto le dita per chi, come me, ama la corda grossa. Quindi, come forse si comprende tra le righe del mio post, ho una certa preferenza per il bilanciamento. Fatto sta che questa faccenda del connubio tra "salire verso l'acuto e schiarire il tono", e viceversa, che mi pare accentui la dinamica delle frasi melodiche e lasci gli accordi un po' più "leggeri", mi ha scombussolato un poco. Certo che è una gran tribolazione dover compensare una forte differenza timbrica in tutti quei passaggi melodici lenti, dove tu che suoni e chi ti ascolta ha modo di assaporare la singola nota (un po' come "rollare" un po' di grappa ...). Al solito: tutto non si può avere. Grazie per il tuo prezioso parere.
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Io preferisco...
di bernablues [user #16917]
commento del 18/08/2011 ore 14:1
Corde meno bilanciate,e più virate sui bassi, anche perchè ritengo, che al bilanciamento si possa ovviare con il tocco dee dita, e con un attacco diverso delle dita.....ma ovviamente sono gusti personali :-))))
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Re: Io preferisco...
di Giovanni Ghiazza [user #31]
commento del 18/08/2011 ore 15:3
Grazie del commento! Mi offre un altra angolazione dalla quale vedere la situazione. Cioé: con un set più disomogeneo, diciamo così, con estremi più caratterizzati (bassi cupi, acuti squillanti) si può compensare verso un miglior equilibrio spostando il punto di pizzico della corda (bassi verso il ponte, acuti verso il manico). Viceversa con delle corde equilibrate (acuti schiariti suonando verso il ponte e bassi inciccioniti andando vs. il manico). Quindi ci si focalizza sulla resa in zona centrale, diciamo con un pizzico (plettro, unghie o dita che si voglia) statico. Ma siamo daccapo! Nel senso che ci sarà chi preferisce un timbro standard più equilibrato, da esaltare a necessità con lo spostamento della destra, e chi, invece, preferirà attenuare le differenze timbriche. Mi par proprio che non ci sia una soluzione preferibile a priori, no?
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