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Le rose e i violini, e il vintagismo chitarristico.

di [user #31] - pubblicato il

 

“Le rose e i violini questa sera raccontali a un’altra, violini e rose li posso sentire quando mi va e se mi va...” cantava la grande Mina. Ma se violini devono essere, che siano vintage! Eh sì, tanto prima o poi quando si parla di vintage i violini vengono fuori. E non sempre a proposito, almeno secondo me. Proprio le scorse settimane l’articolo titolato “La tecnologia manda in soffitta gli Stradivari” pubblicato sul CorSera, con il quale si dava conto della ricerca condotta in Francia dalla coppia Claudia Fritz e Joseph Curtin, ha stimolato la penna di più di un accordiano. Infatti prima un diario di Sphinix (Vintage si o no?) e poi un articolo di Enrico Cosimi (E tanti saluti al vintage!) hanno divulgato su Accordo gli esiti di tale articolo, con tutta la sana sequela di commenti che ne è seguita.

In passato io medesimo incappai in quei piccoli archtop a quattro corde, quando feci un articolo su un’intrigante storia di collezionismo violinistico, che titolava “Luigi Tarisio, il vintage quando Gruhn doveva ancora nascere”.

Insomma parlo di vintagismo (neologismo fresco di conio, unione di vintage + collezionismo, aspetti che sovente vanno a braccetto e non sempre sono tra di loro distinguibili). In questa occasione vorrei speculare e mettere qualche paletto distintivo proprio in merito alle analogie tra il vintagismo dei violini e quello delle chitarre. La mia volontà di mettere un po’di ordine, innanzi tutto nella mia mente, procedendo per punti.

 

  1. Soggettività del “bel suono” e moda statistica.

Sarà ben noto agli accordiani che il termine inglese “vintage” non significa solo “antico” o “vecchio” ma anche “d’annata”. Cioè: il vero strumento vintage deve sì rispettare il requisito di avere una certa quantità di anni di esistenza, ma dovrà anche essere di qualità superiore. E la qualità superiore negli oggetti in questione è data innanzi tutto dal suono e, in second’ordine, dalle caratteristiche costruttive (poi, a seguire, dalla rarità o dall’essere legata ad un particolare artista o evento, ma in questo contesto sono aspetti che non mi interessano, e che tralascerò dal considerare). E’ pacifico tra di noi che il concetto di bel suono (ma in parte anche di comodità d’uso, di aspetto estetico, di pregio del materiale) è del tutto soggettivo, ché altrimenti suoneremmo tutti con lo stesso strumento. Un esempio eclatante di soggettività: per Django Reinhardt la Gibson L-5 “non suonava” mentre la Selmer-Maccaferri aveva “un gran suono”. Sono disposto a scommettere che si facesse oggi un sondaggio tra chitarristi l’ordine di gradimento sarebbe del tutto inverso. Ma allora, se la qualità sonora è soggettiva, quali tra gli strumenti avranno la maggior probabilità di entrare a buon diritto nella cerchia dei “vintage”?

Qui entra in gioco la statistica, e nello specifico la moda, valore modale o norma. Vi risparmio la definizione ma quella è, in pratica, il picco di valore rispetto a una certa caratteristica. Semplicemente: presi 100 chitarristi, fatte udire 5 chitarre, la “moda” sarà quella che riceve il maggior numero di consensi [spero che non leggano i miei prof. di un tempo ...]. Quindi, tornando a noi, saranno di qualità quegli strumenti che incontrano il gusto della maggior parte dei musicisti. Questo spiega perché, ad esempio, Fender Stratocaster sia stata più venduta, e quindi oggi “più vintage”, di altri strumenti coevi. Oppure che la Gibson L5 lo sia più della ES250.

Ricollegandomi all’argomento originario: ci saranno stati dei violini che più di altri hanno incontrato il gusto dei musicisti. Questi e non altri, senza necessità di misurazioni oggettive, sono sopravvissuti e sono oggi, dopo secoli, entrati a buon diritto nel vintage “di punta”. E siccome il gradimento, come dicevo, è assolutamente soggettivo e derivante da un’infinità di fattori, tentare di misurare e rendere oggettivo tale comportamento, come hanno fatto i signori citati, è una baggianata, sebbene ne si possa plaudere l’intento. Quindi: se oggi parliamo di Antonio Stradivari, Niccolò Amati, Guarneri del Gesù e non dei tanti “pincopallino” circolanti in quegli stessi anni è perché quei violini erano già allora i più “di moda”, i più graditi, innanzi tutto dai musicisti e penso anche dagli uditori.

C’è un qualche motivo per il quale la cosa non debba essere replicata tale e quale con le chitarre? Secondo me no. Perché oggi il nome di John D’Angelico è “più vintage” di quello del suo contemporaneo concittadino Wilkanowsy? Perché già allora quando tra i chitarristi si voleva il massimo si faceva l’indirizzo della botteguccia di Kenmare Street. Perché si corre, e si spende, appresso alle Fender pre-CBS e non alle coeve Eko, Gherson, Hopf, ecc.?

Corollario: quali delle chitarre di attuale produzione saranno considerate vintage nel prossimo secolo? La risposta a questo punto è semplice: quelle che oggi sono generalmente considerate le migliori. Punto.

 

2. La selezione del tempo.

Un rilevante fattore differenziante le due famiglie di cordofoni vintage è sicuramente la loro storia, cioè la variabile temporale. Infatti quando ci si riferisce ai violini vintage si può risalire finanche al XVIII secolo mentre, come ben sappiamo, le chitarre sono strumenti moderni. Per queste ultime si può andare nell’800 se guardiamo alle classiche (anche se le più quotate sono comunque di fine ‘800 inizi ‘900), agli anni ’30 per le acustiche ed archtop (i rispettivi periodi d’oro si collocano intorno alla II guerra mondiale), ed infine agli anni ’50/primi ‘60 per quanto attiene alle solidbody. Questa differenza di età comporta atteggiamenti diversi nei confronti degli esemplari appartenenti alle due famiglie.

Innanzi tutto il maggior lasso di tempo ha fatto una selezione qualitativa dei violini ben più severa che per le chitarre. I violini sopravvissuti ai secoli sono quasi esclusivamente quelli di qualità superiore, per costruzione e suono, mentre guardando alle “giovani” chitarre si possono tutt’ora rinvenire esemplari anche di basso ordine qualitativo.

In secondo luogo la maggior antichità fa trascurare nei violini aspetti che in campo chitarristico sono considerati inaccettabili. Si pensi che praticamente tutti i violini dei costruttori cremonesi più quotati hanno avuto modificato o sostituito il manico, portato al diapason moderno e resi così normalmente utilizzabili. Parlando di chitarre molti guardano con sospetto anche solo la sostituzione delle meccaniche!

 

3. Chitarre e chitarre, vintage e vintage.

Anche per quanto si è appena visto, parlando di vintagismo chitarristico si possono individuare due categorie di strumenti, ben divise comunque dai prezzi spuntati. Da un lato le “icone”, strumenti di riconosciuta qualità superiore, con nomi, modelli ed annate ben definiti. Se ne potrebbe fare l’elenco in poche righe. I prezzi di queste sono collocati a salire dai 5.000 dollari. Dall’altro lato sta tutta la pletora di chitarre sì attempate ma di scarso valore liuteristico e musicale, che meritano l’attenzione più per curiosità o per essere testimonianza di quella che era la produzione circolante in certi anni. Si pensi ad esempio alle italianissime Eko e Wandré. Il seguito che hanno queste è decisamente più limitato, ridotto a pochi collezionisti, con prezzi comunque relativamente contenuti.

 

4. Dei prezzi del vintage, ovvero il complesso di inferiorità.

Nell’ambito del vintagismo, il prezzo di scambio è un altro fattore di distinzione tra violini e chitarre. Per dare un’idea oggettiva (sebbene non esaustiva) ho fatto una breve elaborazione su dati dei prezzi massimi di aggiudicazione presso la casa d’aste Christie’s nelle otto sessioni dal 2008 a tutto il 2011. Quel che ho ottenuto è: la media dei prezzi massimi è di $ 367.643 per i violini, mentre sono $ 89.535 per le chitarre. Quindi un rapporto di quattro a uno. Quali siano le motivazioni sinceramente non so, non conoscendo affatto il mondo del vintagismo violinistico. Quel che posso ipotizzare è: a) il collezionismo dei violini è iniziato da molti più anni, favorendo quindi un procedimento di capitalizzazione; b) i violini sono tutti prodotti di alto artigianato, mentre nelle chitarre abbiamo anche pezzi di origine industriale; c) il contenuto liuteristico dei violini è superiore a quello medio delle chitarre (ritengo siano loro paragonabili solo le archtop handcarved).

Qualche curiosità, già che ci sono: il violino che ha spuntato il massimo valore è stato aggiudicato a 1.273.000 $, esemplare di Antonio Stradivari; la chitarra di massimo valore è una Martin anno 1930 modello OM-45 Deluxe; la classica più quotata è stata una Hermann Hauser senior battuta a 92.500; la solidbody top è stata una Les Paul standard 1960 che ha fatto segnare 98.500 $; per le archtop la quotazione di vertice è stata raggiunta da una D’Angelico New Yorker anno 1961 battuta a 50.000$.

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Il vintagismo.... lo fa il prezzo?
di antheus [user #9492]
commento del 25/01/2012 ore 13:0
Ho letto con interesse tutto il tuo articolo e mi riprometto di leggerlo ancora perché sono molti gli argomenti trattati e da me molto condivisi. Tento una veloce risposta all'ultimo, interessante quesito, che per certi versi va in antitesi con le tue precedenti riflessioni. Perché si paga più di un milione per un violino e al massimo 100.000 per una chitarra? Credo banalmente perché chi compra non è un musicista ma un "affarista" (ancorché collezionista). Per cui il suo parametro fondamentale non è il suono, la componente liuteristico/artistica ma semplicemente quanto vale.... e il valore cede a regole di mercato più che di gusto soggettivo/oggettivo. Uno stradivari è anche più un "investimento" di una martin....
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Re: Il vintagismo.... lo fa il prezzo?
di Giovanni Ghiazza [user #31]
commento del 25/01/2012 ore 19:3
Secondo me cercare spiegazioni sul perché una certa chitarra (o violino, non cambia) rispetto ad una simile spunta un maggior prezzo ci si può provare. Mi arrendo invece di fronte alla spiegazione della misura del differenziale di prezzo. Ad esempio: per qual motivo una D'Angelico New Yorker cutaway sunburst del 1961 abbia battuto 50.000$ ad aprile 2011 e ad ottobre una N.Yorker cutaway natural sia andata a 27.500 forse lo si può comprendere (stato di conservazione, finitura, presenza di truss-rod, intervento di J. D'Aquisto invece che di Di Serio, ecc.). Ma perché tale differenza debba essere di 22.500 $ proprio mi è cosa assolutamente oscura. Sul perché i violini quotino mediamente di più penso che agisca un meccanismo, che forse non ho ben evidenziato, di capitalizzazione. Cioé: ho comprato il tal oggetto a 100, lo rivendo dopo x anni a 120 (+20%), successivamente viene rivenduto a 144 (sempre +20%), e così via. Un oggetto che ha incominciato il suo percorso due secoli prima ha "sedimentato" più valore rispetto ad analogo oggetto più recente. Tornando alle nostre cose, può apparire un controsenso il fatto che oggigiorno uno strumento con un mercato ben più vasto come la chitarra abbia meno appeal (in termini di prezzo) di un violino.
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Re: Il vintagismo.... lo fa il prezzo?
di antheus [user #9492]
commento del 25/01/2012 ore 19:4
La differenza così notevole di prezzo fra la prima D'Aquisto e la seconda può facilmente essere dettata da circostanze (sfavorevoli) in cui più appassionati si trovino "cronoligicamente" a competere in un determinato momento rispetto ad un altro. Per quanto paradossale possa essere l'esempio in questi giorni di fermo tecnico di benzina ho visto code di proporzioni bibliche in alcuni punti della città e molto meno in altre... come se il caso avesse convinto più utenti a recarsi tutti da una parte in un determinato momento. IL fatto poi che la chitarra abbia meno appeal di un violino nasce dalla sua diffusione "incolta". Nell'immaginario della stragrande maggioranza delle persone una chitarra NON può essere costosa perché "non seria" quanto un violino che legato allo "studio severo" comporta anche il riconoscimento intrinseco di valore per la "cultura" relativa. Ed infatti se ben guardi la chitarra è fintamente diffusa. Ci sono probabilmente nel tuo quartiere più maestri diplomati di pianoforte e di violino di quanti ce ne siano di chitarra...
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Re: Il vintagismo.... lo fa il prezzo?
di Giovanni Ghiazza [user #31]
commento del 25/01/2012 ore 22:5
Che i prezzi delle aste siano frutto di un mercato a volte falsato lo posso condividere, anche se per certi strumenti le richieste che si vedono dai vari Gruhn e co. spesso sono addirittura superiori. Ho fatto riferimento a quelli poiché sono prezzi di effettivo scambio e non semplici richieste (quante volte si leggono "now reduced", "cash price", "call" ... che portano a prezzi più bassi), ed anche per comodità di reperimento. E' un limite grosso. Ma d'altro canto non era mia intenzione farne uno studio, ma avere appiglio per fare qualche ragionamento. Non avevo pensato ad un legame tra prezzo ed immaginario colto versus popolare dello strumento. Interessante. Sarebbe bello avere il contributo di qualche violinista, ma mi sa che Accordo sia troppo"popolare".
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Esistono Les Paul del '59 che arrivano anche a ...
di PierluigiMaisto utente non più registrato
commento del 25/01/2012 ore 13:0
Esistono Les Paul del '59 che arrivano anche a 500.000 dollari, mi sa che quella statistica va aggiornata ;)
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Re: Esistono Les Paul del '59 che arrivano anche a ...
di Giovanni Ghiazza [user #31]
commento del 25/01/2012 ore 16:2
Quella che ho riportato, e mi scuso se non sono riuscito ad evidenziare la cosa, non vuole essere una statistica di portata generale. E' semplicemente uno spunto di riflessione basato su dati reali. Faccio notare che: 1) un conto sono prezzi visti su siti di traders o annunci, ed un conto sono prezzi di aste davvero concluse; spesso i primi sono molto al di sopra della realtà e rimangono a puro stato di richiesta; 2) ho volontariamente escluso di parlare di strumenti appartenuti a determinati artisti, che ritengo esorbitino totalmente dal contesto musicale ma vengano valutati come oggetto di "memorabilia".
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Re: Esistono Les Paul del '59 che arrivano anche a ...
di PierluigiMaisto utente non più registrato
commento del 25/01/2012 ore 17:3
Lo so che sembra assurdo, ma quando compaiono in giro si attestano sempre su questi prezzi incredibili, come ad esempio questo esemplare del '59 a 350.000 dollari (!!!) che ho trovato su GBase: vai al link Ciao!
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Re: Esistono Les Paul del '59 che arrivano anche a ...
di Giovanni Ghiazza [user #31]
commento del 25/01/2012 ore 19:0
Non metto in dubbio, ma per quella che è la mia esperienza un conto è chiedere un prezzo, altro è incassare quel prezzo, come fa Christie's.
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Complessivamente trovo la tua analisi molto ...
di riot75 [user #14040]
commento del 25/01/2012 ore 16:5
Complessivamente trovo la tua analisi molto interessante e ben fatta, e piena di spunti interessanti, l´unica cosa che aggiungerei é che il valore, o prezzo che dir si voglia, di un oggetto, dipende da quanto l´acquirente é disposto a pagarlo, e da poco altro; poi che su questa cosa pesino offerta, domanda, aspetti relativi alla qualitá e al valore artistico, storico o affettivo, o anche solo la rivendibiltá sono d´accordo, peró oggi dire che una cosa costi di piú perché e fatta meglio o ha un valore intrinseco maggiore mi sembra abbastanza anacronistico.
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Analisi approfondita
di Jimmi [user #27100]
commento del 25/01/2012 ore 19:3
Ci sono molte discrepanze tra i parametri di valutazione ed i prezzi reali ricavati dalla vendita degli strumenti. Ad esempio, tu asserisci che la chitarra più somigliante al violino Antonio Stradivari da 1.273.000 $; per costruzione, qualità e complessità di realizzazione, indici scelti per stimare il valore degli strumenti in questione, è l' arch top "handcarved" del 1961 da 50.000 $, New Yorker D'Angelico; quest' ultimo, liutaio elevato a riferimento per indicare l' assoluta eccellenza nella categoria "moda statistica", adottata per testimoniare la bontà della selezione cui il tempo, il gusto e la diffusione hanno sottoposto l' oggetto valutato. Considerando che a favore del violino ci può essere un intrinseco tesoro storico e filologico, non presente tra le categorie di valutazione, si deve ricordare per contro, che l' antico cordofono quadricordo, non ha mantenuto le caratteristiche costruttive originarie, per dar modo agli odierni musicisti di usufruirne. Dal canto suo, l' esacordo, pur non potendo vantare altrettanta storicità, può avvantaggiarsi del fatto che l' età dei suoi materiali non lo releghi nel mondo dei cimeli, e che ancora consente un uso disinvolto e sicuro. Pur cercando una posizione che mi dia una visione obiettiva e distaccata, fattori fondamentali per una serena ed imparziale lettura del reale valore liuteristico dei due manufatti, mi riesce assai difficile soppesare le motivazioni di cotanto differenziale tariffario tra i contendenti al titolo di "miglior strumento". Non ritengo giustificato tale tariffario se non per scopi meramente economici e di prestigio, peculiarità che oltre non essere menzionate tra le categorie di oggettivo pregio, non ritengo paragonabili a ciò che un grande amante della cultura musicale può ascoltare da questi capolavori dell' ingegno umano, messi opportunamente nelle mani di grandi strumentisti. Buona serata !
Rispondi
Per i violini non mi risulta sia usato il ...
di Cukoo [user #17731]
commento del 25/01/2012 ore 21:4
Per i violini non mi risulta sia usato il termine 'vintage', più adatto ad oggetti di modernariato (come una Strato dei '50). Per i violini non conta neanche esclusivamente l'età: uno strumento di fabbrica (i cosiddetti 'fabbriconi') vecchio di 100 anni te lo compri per poche centinaia di Euro. Quello che conta è chi (un liutaio, una sola persona) l'ha costruito, come l'ha costruito, quando, chi l'ha suonato e, infine, come suona. Questa è la prassi. Io ho un violino fabbricone del 2010, fatto come dio comanda un po' a macchina un po' a mano, dal suono discutibile, che non conserverà mai il suo prezzo iniziale di 500 Euro. Le nostre chitarre, salvo rarissime eccezioni, sono tutte dei fabbriconi, costruite in serie con materiali di serie e senza l'impronta del singolo liutaio. Questo è il loro limite, in valore e in prezzo: non hanno anima, a meno che non le abbia suonate un dio.
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Re: Per i violini non mi risulta sia usato il ...
di Giovanni Ghiazza [user #31]
commento del 25/01/2012 ore 22:5
Concettualmente il raffronto tra strumento di liuteria e "fabbricone" è condivisibile. Non mi spiego però perché in campo chitarristico ciò valga per il nuovo ma mediamente non per il vintage.
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Re: Per i violini non mi risulta sia usato il ...
di Cukoo [user #17731]
commento del 26/01/2012 ore 00:1
Forse perchè i liutai costruttori di chitarre non hanno (o non hanno ancora) un nome 'forte' e riconosciuto come i violinari. Aggiungerei anche che se lo strumento in questione, chitarra o violino che sia, viene pagato decine o centinaia di migliaia di dollari e NON viene suonato, sono soldi buttati. I liutai dicono che un musicista è custode e utilizzatore -temporaneo- di uno strumento. Sapere che un violino sopravvive silenzioso in una teca penso faccia rivoltare nella tomba nonno Stradivari. PS: hai scritto un bel diario!
Rispondi
Re: Per i violini non mi risulta sia usato il ...
di Giovanni Ghiazza [user #31]
commento del 26/01/2012 ore 09:1
In effetti non so come si possano tenere fermi tanti strumenti. Io attraverso delle fasi: una di accumulo ed una di sfoltimento. Quando inizio ad averne "troppe" (non sono mai troppe, perché ognuna ha la sua voce, ma è poco il tempo che ho a disposizione per farle cantare) mi vengono dei sensi di colpa nei loro confronti, e così le metto in vendita per far sì che qualcuno le suoni. Cerco sempre di metterci le mani, a rotazione. Sul tuo PS: grazie. E' un periodo di affollamento in home page (Namm in primis) ma ero "caldo" sul tema e allora sono passato dal diario, che ha meno rilievo. Magari nel prossimo futuro, anche grazie ai vostri contributi, potrei rimetterci le mani e farne un articolo più completo e sistematico. Fa comunque piacere vedere che il tempo sottratto ad altro (suonare!) per scrivere non è del tutto sprecato.
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