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Quanto una Reissue può avvicinarsi al vintage?
di [user #6868] - pubblicato il

Ovvero: interventi di upgrade su una Gibson Les Paul 1954 VOS. Spesso i chitarristi appartenenti a diverse scuole di pensiero dibattono animatamente su un’annosa questione: quanto una chitarra vintage suona effettivamente meglio di un modello attuale?. L’unica risposta possibile è di una disarmante semplicità: la differenza è subordinata a gusti personali e soprattutto a stili chitarristici diversi.

Il chitarrista abituato a tastiere confortevoli con action bassissime, ad hardware sofisticati con precisi sistemi di fine tuning o avvezzo a pickup attivi dal segnale potente e dalla dinamica uniforme, difficilmente si troverà a proprio agio imbracciando una chitarra ultra quarantenne.
Non è un caso che in generi come metal o jazz-fusion, dove a una chitarra si richiedono questo tipo di prestazioni, gli strumenti di annata siano quasi al bando. Le chitarre di moderna concezione possono spesso pregiarsi di circuiti hi-tech perfettamente schermati che permettono suoni pesantemente effettati o distorsioni spinte all’estremo, soluzioni che mal si addicono a strumenti più vecchi.

Chi, al contrario, ha forgiato il proprio stile su una chitarra vintage, difficilmente potrà rinunciare all’armonioso amalgama di frequenze, alla grinta e all’asciuttezza dell’attacco e all’apertura degli armonici a cui è abituato. Una chitarra anni ’50 o ’60 sotto dita sapienti può esibire infinite coloriture di suoni, grazie a una grande risposta dinamica e a una sensibilità al tocco e al bending straordinarie. L’equilibrio della timbrica consente una distorsione sempre cremosa e presente, difatti in generi come il blues e il rock’n’roll, dove bending, bottleneck e overdrive regnano sovrani, le chitarre vintage sono acclamate e indiscusse protagoniste.
Dunque la differenza tra una chitarra di recente fabbricazione e una vintage originale non è eclatante per definizione ma appare evidente proprio al chitarrista o all’ascoltatore più interessato a cogliere determinate caratteristiche e sfumature.

D’altra parte non siamo qui per disquisire né delle fisime di qualche collezionista nostalgico né dei preconcetti di qualche facoltoso purista: ci sono molti campi di applicazione in cui un divario di resa sonora appare ben tangibile, se non addirittura abissale.
Per esempio, queste differenze risultano amplificate in ambienti dove l’acustica non aiuta: è lì che le chitarre di annata si distinguono per definizione delle note e compostezza del suono.

Nel denso impasto sonoro di una band, spesso è più facile distinguere e apprezzare la performance di una chitarra d’epoca, un concetto che gli anglosassoni rendono efficacemente con l’espressione cut through the mix.

Come ogni esperto sound producer sa bene, uno strumento di annata ha una marcia in più per aprire una breccia in un muro di stimoli sonori e trovare una collocazione ben definita in uno spettro affollato di frequenze. Da cosa è dato questo valore aggiunto?
Spesso si tira in ballo la stagionatura dei legni, ma questa argomentazione non è da sola sufficiente a spiegare queste discrepanze.
L’invecchiamento, per quanto importante, è un fattore spesso sopravvalutato in quanto i legni di una solid body, una volta verniciati e rinchiusi in custodia, non sono soggetti negli anni a una stagionatura così tanto apprezzabile.
Ciò che inoltre l’argomentazione stagionatura non spiega è il motivo per cui le chitarre anni ’50 e ’60 suonavano in maniera così eccezionale già quando erano appena uscite di fabbrica. Le prime registrazioni dei chitarristi che hanno segnato un’epoca e che hanno determinato il successo planetario di marchi come Fender, Gibson e Gretsch vennero realizzate ormai decenni or sono, quando quegli strumenti erano ancora relativamente freschi di fabbricazione.

Alcune chitarre fine anni ’70 o inizi anni ‘80, al contrario, suonano ancora assolutamente sorde e inespressive dopo più di trent'anni dalla loro costruzione.
La risposta dunque è da cercare analizzando materiali impiegati, tecniche costruttive e singoli componenti.

Allora una riedizione accurata di oggi suona in modo identico a un originale d’epoca? Purtroppo no, ne siamo ben lontani e anche imbracciando una buona reissue contemporanea non rimane che constatare all’ascolto un ampio divario in termini di resa sonora rispetto a un analogo esemplare originale.

Questo divario può essere, in qualche misura, colmato? 
È quello che ho provato a fare con una Gibson Les Paul 1954 VOS Reissue del 2008 che ho recentemente acquistato.
Questo strumento sembra riprodurre con scrupolo filologico le Les Paul prodotte tra la fine del 1953 e l’inizio del ’55.

Le prime solid body di casa Gibson sfoggiavano l’inconfondibile finitura dorata del top voluta da Mr. Les Paul in persona e sono perciò note con il nome di Gold Top.
Alcuni esemplari più rari venivano addirittura verniciati interamente in oro, anche sul manico e sul retro del corpo. Sono i modelli All-Gold.

L’epoca delle prime Gold Top si conclude nel luglio del 1958, quando Gibson sceglie di adottare la finitura sunburst per esporre la trama dello splendido acero in uso allora. Queste rinnovate Les Paul sono oggi note agli appassionati con il nomignolo di Burst. Le Burst, la cui produzione fu interrotta nel 1960, sono spesso venerate dai chitarristi come il Santo Graal della solid body e raggiungono oggi quotazioni da investimenti immobiliari.

Il sito ufficiale Gibson proclama però che "per quanto le blasonate Burst accentrino gran parte dell’attenzione, la 1954 Les Paul Model Goldtop rimane a parere di molti musicisti la versione di Les Paul che più di ogni altra incarna lo spirito crudo del Blues e del Rock’n’roll delle origini".
Vediamo perché.

Quella prodotta a partire dalla seconda metà del ’53 fino al ’55 è la seconda versione di Les Paul Model che corregge i difetti di playability presenti nella prima versione del 1952. Questi problemi erano ingenerati dal basso angolo di incidenza tra corpo e manico in coppia con il ponte/tailpiece di forma trapezoidale, dall’intonazione instabile.

La seconda generazione di Les Paul Model monta un unico ponte/attaccacorde di tipo Wraparound o Wrap over a cui le corde vengono ancorate dalla parte anteriore e avvolte attorno, facendole passare al di sopra del ponte stesso. Con questo nuovo ponte è possibile stoppare le corde con il palmo della mano, tecnica impossibile con il trapezoid tailpiece, a cui le corde passavano dal di sotto. Nel wraparound la regolazione delle ottave è affidata, in modo spartano ma ingegnoso, a due piccole viti che regolano l’inclinazione del ponte stesso. Nella seconda metà del 1955 l’introduzione del ponte Tune-o-matic con tailpiece separato pone la parola fine a qualunque problema di intonazione consentendo una minuziosa regolazione delle ottave. Tuttavia alcuni chitarristi, in particolare quelli dal tocco più pesante, continuano a preferire il wraparound in virtù delle sue doti di stabilità e sustain.
Jeff Beck, per esempio, ha scelto questa soluzione per il modello di Les Paul che porta la sua firma.

Nel 1957 Seth Lover rivoluzionò la Les Paul con un radicale cambiamento: gli innovativi pickup humbucking a bobina doppia che vanno a sostituire i single coil P90.
I primi humbucker erano ancora in attesa del numero di registro dell’ufficio brevetti e portavano sul fondo una piccola etichetta nera con la semplice dicitura Patent Applied For e, come noto, vennero dunque identificati con la sigla PAF.
I PAF originali hanno uno spettro di frequenze più ampio e definito rispetto ai P90, non a caso oggi un PAF prodotto tra il 1957 e il 1962 passa di mano per cifre che superano anche abbondantemente i 2mila dollari.

Anche in questo caso, però, ci sono alcuni chitarristi che sono rimasti legati ai vecchi single coil, prediligendone il calore del blues feel. È opportuno ricordare che i P90 sono la voce delle chitarre che hanno rivoluzionato la storia della musica con l’introduzione del rock’n’roll e del primo blues elettrico negli anni ’50 e, a parere di molti musicisti, rimangono tutt’oggi insuperati in diversi campi di azione.

Le Les Paul Model del ’53-’55 sono dunque le uniche che coniugano le sonorità del top in acero con la combinazione frugale ma efficace tra P90 e Wraparound bridge.

Un’altra caratteristica importante, indicativa dell’alta qualità costruttiva delle Gibson vintage, è il cosiddetto long neck tenon. In pratica il manico era dotato di una lunga appendice che veniva inserita in un apposito incastro nel corpo (mortise), allocato all’interno dell’alloggiamento del pickup al manico. Questo criterio costruttivo garantisce una migliore stabilità e affidabilità della giuntura tra corpo e manico e ottimizza la trasmissione delle vibrazioni delle corde, giocando un ruolo non trascurabile nella resa sonora delle solid body Gibson anni ’50 e ‘60.

A partire dal 1969, al fine di ridurre tempi e costi di produzione, il tenon viene progressivamente ridotto di lunghezza. Tra i chitarristi più fedeli alla Les Paul è opinione diffusa che il long tenon migliori la risonanza conferendo allo strumento maggior sustain, brillantezza e definizione.

Dal punto di vista prettamente estetico, nel 1954 erano in uso manopole di controllo cilindriche definite Speed o Barrel knobs, rimpiazzate nel ’56 dalle manopole Bonnet dalla forma svasata.
Quanto dunque la riedizione di Les Paul 1954 in mio possesso è effettivamente fedele alle caratteristiche originali?

Tutte le specifiche sopra descritte sono riprodotte con grande cura: pare proprio che il Custom Shop Gibson possa esibire a buon diritto la dicitura VOS (Vintage Original Specs) sui battipenna delle proprie reissue.
Un particolare plauso va alla casa americana per avere scelto di adottare con amore filologico il grosso manico dal robusto profilo a forma di lettera D adottato nei primi anni ‘50 e piuttosto ostico per il chitarrista di oggi. Muddy Waters diceva "a big neck gives you a big sound"!

La tecnica solistica all’epoca in cui furono prodotte queste chitarre era agli albori, e di svisate come quelle che intendiamo oggi non se ne parlava nemmeno. Illuminante in questo senso è la divertente scena del solo di Johnny B. Goode nel film "Ritorno al Futuro". Con l’evolversi della tecnica i chitarristi, già a partire dalla seconda metà degli anni ‘50, cominciarono a esigere manici più confortevoli dal profilo più sottile.

Questo D neck sfoggia un mogano di eccellente qualità, tale da ricordare addirittura la trama dei manici dell’epoca.

A partire dagli anni '70 fu proprio la difficile reperibilità dei legni di qualità a causare alle Les Paul problemi di eccessiva pesantezza. Tutt’oggi, per ovviare a questi problemi, vengono adottate soluzioni piuttosto sconcertanti come le versioni chambered, nel cui corpo sono praticate deliberatamente vere e proprie aperture, eufemisticamente definite camere tonali, e i modelli weight relieved, alleggeriti nascondendo dei fori all’interno del body.
Fortunatamente le VOS sono indenni da questi espedienti artificiosi poiché impiegano materiali generalmente migliori, naturalmente più leggeri.

Gibson ha prestato notevole cura anche alla finitura dorata, realizzata con vera polvere di bronzo in sospensione in vernice alla nitro-cellulosa. Questa verniciatura è abbastanza sottile da lasciare intravedere la giuntura del top in acero, posta simmetricamente al centro.
Sugli esemplari originali degli anni ’50, la posizione della giuntura dei due pezzi di acero che compongono il top era del tutto casuale, nella consapevolezza che poi sarebbe stata ricoperta dalla verniciatura dorata. Il fatto che sulle repliche di oggi la si trovi simmetricamente al centro esatto suggerisce l’ipotesi che gli esemplari da destinare alle varie versioni in produzione vengano scelti dopo l’assemblaggio. In particolare è ragionevole ritenere che gli esemplari più appariscenti vengano selezionati per le finiture Sunburst, mentre i top qualitativamente meno convincenti vengano ricoperti con la vernice dorata. Questa teoria sembrerebbe avvalorata ispezionando la cavità per l’alloggiamento dei controlli di tono e volume: da qui è possibile visionare e valutare la qualità dell’acero di una gold top.
In questo vano troviamo quattro potenziometri CTS di ottima qualità e due condensatori per i toni. Questi condensatori sono la riproduzione degli storici Sprague Bumblebee, ritenuti anch’essi un piccolo ma importante componente del suono originario Les Paul. Qui in realtà Gibson commette un leggero e veniale anacronismo, in quanto in realtà i bumblebee al polipropilene furono introdotti solo nel 1956. Nel ’54 erano ancora in dotazione gli ottimi condensatori a carta e olio Cornell-Dubilier Grey Tiger.

Paradossalmente, un importante asso nella manica di questa Les Paul 1954 VOS è proprio una caratteristica che molte chitarre vintage potrebbero invidiarle: la messa in opera dei tasti.
Con questa tastiera sotto le dita, si sperimenta una sensazione di confortevolezza senza precedenti, con una risposta dei frets a diteggiatura e bending davvero perfetta. Merito della nuova tecnologia tedesca del Plek, un macchinario computerizzato in dotazione al Custom Shop Gibson sin dal 2006. Il Plek consente di calibrare in alcuni minuti e con perfezione assoluta le operazioni di rettifica e finitura dei tasti, restituendo un manico esente da qualunque difetto di playability, intonazione e sustain.

In definitiva, questa Les Paul ‘54 VOS è uno strumento di pregevole fattura, curato anche nei particolari, ma questa qualità si traduce effettivamente in una resa sonora efficace?
A dire il vero non ero propriamente entusiasta del modo in cui la chitarra suonava appena estratta dalla custodia: a paragone con le vintage autentiche, il suono era decisamente rigido, piatto e ingessato, povero di armonici e piuttosto aspro in distorsione.

Ciò che, d’altra parte, mi ha spinto a scommettere su questo strumento è l’attacco scoppiettante, tipico delle Les Paul di annata, e la resa sui bassi, sempre asciutta e compressa.

Le vecchie Les Paul non sono mai gonfie e troppo corpose, come purtroppo accade con molti modelli più recenti, ma hanno un suono grintoso e aperto che, per certi versi, ricorda il suono delle prime Telecaster che, d’altra parte, non erano affatto sferraglianti e prive di corpo come tanti esemplari contemporanei.

Non è un caso che molti chitarristi originariamente votati alla Telecaster come per esempio Jimmy Page, Mike Bloomfield, Eric Clapton e Jeff Beck, si siano poi lasciati tentare dalla solid body di casa Gibson.

È questa la traccia che intendo percorrere per tentare di rendere il suono della mia nuova Les Paul 1954 VOS il più possibile simile a quello di un esemplare originale del 1953 – ’55.
Vediamo allora quale può essere un margine di miglioramento e di individuare i punti deboli su cui intervenire.

I primi sforzi sono stati volti a cercare di migliorare il suono della chitarra da spenta. Come primo intervento, ho agito sul dado per la regolazione del truss rod. Niente paura, è addirittura il sito ufficiale di Gibson che ci incoraggia a farlo: “Il truss rod tradizionale Gibson, in uso nella maggior parte delle nostre chitarre, risponde con grande precisione alle regolazioni individuali per personalizzare l’action delle corde e ottimizzare il sustain”.
Non tutti però sanno che la tensione dell’anima di rinforzo nel manico ha anche una sensibile ricaduta sul suono, in particolare un truss rod più serrato (manico incline al convesso) tende a ingenerare un suono con più attacco e acuti, fino a diventare un po’ stoppato a regolazioni eccessive. Un truss rod più allentato (manico incline al concavo), al contrario, aiuta lo strumento a guadagnare in corposità e risonanza, e porta a un suono un po’ spento e privo di grinta a regolazioni eccessive.
Intendiamoci, tutto è relativo allo strumento su cui andiamo ad agire: ho una Telecaster che ha acuti e attacco a volontà con il truss rod tutto mollato fino a fondo corsa.

Dunque, tornando alla Les Paul 1954 VOS, una certa rigidità del suono è stata in parte stemperata allentando drasticamente il truss rod, anche a costo di avere qualche millimetro di tolleranza di action in più. La messa a punto acustica della chitarra viene completata da una buona muta di corde con avvolgimento in pure nickel, che a mio parere vantano una migliore definizione dei bassi rispetto alle normali corde in nickel e acciaio.

Ogni elemento di uno strumento vintage concorre in varia misura a determinarne il suono. Proprio per questo esiste un florido mercato di parti di ricambio vintage originali, purtroppo spesso spregiudicatamente saccheggiate da modelli meno prestigiosi o da esemplari più malandati.
Ho sostituito le componenti che più influenzano il suono di questa mia Les Paul con parti Gibson originali d’annata per tentare di migliorarne la resa sonora. In particolare, i pickup in dotazione presentavano delle frequenze sgradevoli che rendevano la saturazione un po' aspra: il calore, la cremosità e l’armoniosa rotondità di frequenze che si apprezzano sui P90 vintage originali sono un termine di paragone impietosamente lontano.

 

Mi procuro una coppia di P90 originali anni ’50 che possano prendere posto sulla mia chitarra.
Qui per fortuna le quotazioni, pur non modiche, risultano ancora accessibili poiché esiste una gran quantità di modelli Gibson vintage che montavano P90.
Occorre precisare che nelle reissue, volutamente, alcuni dettagli non sono mai del tutto identici agli originali, al fine di non compromettere il valore economico degli esemplari vintage e scongiurare, per quanto possibile, il pericolo di falsificazioni.
Per installare i pickup vintage è stato dunque necessario un lavoro certosino.

Il mio amico Enrico Tozzini, chitarrista di talento e tecnico abile e ingegnoso, ha dovuto montare bobine e magneti anni ’50 sulle basi metalliche dei P90 reissue, in maniera che potessero trovare alloggiamento in scassi e coperture in plastica moderne.
Altro intervento è stata la sostituzione delle meccaniche: con un po’ di fortuna e di follia sono riuscito ad acquistare un set di Kluson originali del 1954 che, contrariamente a quanto si potrebbe credere, risultano ancora superlative per resa sonora e tenuta dell’accordatura.

Unico tocco di modernità che mi sono concesso sono i locking studs prodotti da Tone-Pros che, senza alterare l’estetica, garantiscono una perfetta aderenza del ponte ai bussolotti di ancoraggio (studs). Il ponte viene saldamente serrato da una coppia di viti e rimane in posizione perfettamente parallela al body, a tutto vantaggio di praticità e sustain.
Il miglioramento dato dalle modifiche apportate è evidente: dopo gli interventi su hardware ed elettronica, il suono della reissue VOS ha assunto caratteristiche più vintage guadagnando in cremosità, corposità e apertura.

Adesso tutto è pronto per una prova sul campo. In particolare siamo curiosi di sentire quanto la nostra VOS modificata riesce effettivamente a replicare i suoni di una Gold Top originale degli anni ‘50.

Qui mi viene in aiuto il mio amico Gianni Bucci, vintage guru di fama nazionale a cui devo molte delle conoscenze riportate in questo articolo. Gianni mi porta in prova la sua splendida Les Paul originale del 1956 che, sulla carta, ha caratteristiche in tutto analoghe alla ’54 Reissue con la sola eccezione del ponte Tune-o-Matic in combinazione con stop bar tailpiece.
Ho documentato questo confronto diretto tra le due Gold Top con il filmato in allegato, dunque non mi dilungo ulteriormente con descrizioni superflue: ognuno, ascoltando la registrazione, potrà fare le proprie valutazioni e trarre le proprie conclusioni.

Dal mio personale punto di vista, per quanto la ’54 Reissue sia uno strumento di tutto rispetto, decisamente migliorato dall’integrazione con parti originali dei primi anni ’50, appare evidente che la Gold Top originale del 1956 ha un’altra caratura. Rimane un divario che probabilmente non potrebbe essere identificato e dimostrato neanche prendendo in esame ogni singolo componente. Occorre prendere atto di un fattore che è appannaggio esclusivo degli strumenti originali d’epoca: un fattore che i chitarristi americani chiamano vibe o mojo e che i musicisti classici chiamano noblesse.
Chi, piuttosto che procurarsi un esemplare originale, ha preferito acquistare una Gold Top VOS, potrà comunque consolarsi al pensiero di aver risparmiato circa 40mila euro!

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