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Quanto una Reissue può avvicinarsi al vintage?
di [user #6868] - pubblicato il

Ovvero: interventi di upgrade su una Gibson Les Paul 1954 VOS. Spesso i chitarristi appartenenti a diverse scuole di pensiero dibattono animatamente su un’annosa questione: quanto una chitarra vintage suona effettivamente meglio di un modello attuale?. L’unica risposta possibile è di una disarmante semplicità: la differenza è subordinata a gusti personali e soprattutto a stili chitarristici diversi.

Il chitarrista abituato a tastiere confortevoli con action bassissime, ad hardware sofisticati con precisi sistemi di fine tuning o avvezzo a pickup attivi dal segnale potente e dalla dinamica uniforme, difficilmente si troverà a proprio agio imbracciando una chitarra ultra quarantenne.
Non è un caso che in generi come metal o jazz-fusion, dove a una chitarra si richiedono questo tipo di prestazioni, gli strumenti di annata siano quasi al bando. Le chitarre di moderna concezione possono spesso pregiarsi di circuiti hi-tech perfettamente schermati che permettono suoni pesantemente effettati o distorsioni spinte all’estremo, soluzioni che mal si addicono a strumenti più vecchi.

Chi, al contrario, ha forgiato il proprio stile su una chitarra vintage, difficilmente potrà rinunciare all’armonioso amalgama di frequenze, alla grinta e all’asciuttezza dell’attacco e all’apertura degli armonici a cui è abituato. Una chitarra anni ’50 o ’60 sotto dita sapienti può esibire infinite coloriture di suoni, grazie a una grande risposta dinamica e a una sensibilità al tocco e al bending straordinarie. L’equilibrio della timbrica consente una distorsione sempre cremosa e presente, difatti in generi come il blues e il rock’n’roll, dove bending, bottleneck e overdrive regnano sovrani, le chitarre vintage sono acclamate e indiscusse protagoniste.
Dunque la differenza tra una chitarra di recente fabbricazione e una vintage originale non è eclatante per definizione ma appare evidente proprio al chitarrista o all’ascoltatore più interessato a cogliere determinate caratteristiche e sfumature.

D’altra parte non siamo qui per disquisire né delle fisime di qualche collezionista nostalgico né dei preconcetti di qualche facoltoso purista: ci sono molti campi di applicazione in cui un divario di resa sonora appare ben tangibile, se non addirittura abissale.
Per esempio, queste differenze risultano amplificate in ambienti dove l’acustica non aiuta: è lì che le chitarre di annata si distinguono per definizione delle note e compostezza del suono.

Nel denso impasto sonoro di una band, spesso è più facile distinguere e apprezzare la performance di una chitarra d’epoca, un concetto che gli anglosassoni rendono efficacemente con l’espressione cut through the mix.

Come ogni esperto sound producer sa bene, uno strumento di annata ha una marcia in più per aprire una breccia in un muro di stimoli sonori e trovare una collocazione ben definita in uno spettro affollato di frequenze. Da cosa è dato questo valore aggiunto?
Spesso si tira in ballo la stagionatura dei legni, ma questa argomentazione non è da sola sufficiente a spiegare queste discrepanze.
L’invecchiamento, per quanto importante, è un fattore spesso sopravvalutato in quanto i legni di una solid body, una volta verniciati e rinchiusi in custodia, non sono soggetti negli anni a una stagionatura così tanto apprezzabile.
Ciò che inoltre l’argomentazione stagionatura non spiega è il motivo per cui le chitarre anni ’50 e ’60 suonavano in maniera così eccezionale già quando erano appena uscite di fabbrica. Le prime registrazioni dei chitarristi che hanno segnato un’epoca e che hanno determinato il successo planetario di marchi come Fender, Gibson e Gretsch vennero realizzate ormai decenni or sono, quando quegli strumenti erano ancora relativamente freschi di fabbricazione.

Alcune chitarre fine anni ’70 o inizi anni ‘80, al contrario, suonano ancora assolutamente sorde e inespressive dopo più di trent'anni dalla loro costruzione.
La risposta dunque è da cercare analizzando materiali impiegati, tecniche costruttive e singoli componenti.

Allora una riedizione accurata di oggi suona in modo identico a un originale d’epoca? Purtroppo no, ne siamo ben lontani e anche imbracciando una buona reissue contemporanea non rimane che constatare all’ascolto un ampio divario in termini di resa sonora rispetto a un analogo esemplare originale.

Questo divario può essere, in qualche misura, colmato? 
È quello che ho provato a fare con una Gibson Les Paul 1954 VOS Reissue del 2008 che ho recentemente acquistato.
Questo strumento sembra riprodurre con scrupolo filologico le Les Paul prodotte tra la fine del 1953 e l’inizio del ’55.

Le prime solid body di casa Gibson sfoggiavano l’inconfondibile finitura dorata del top voluta da Mr. Les Paul in persona e sono perciò note con il nome di Gold Top.
Alcuni esemplari più rari venivano addirittura verniciati interamente in oro, anche sul manico e sul retro del corpo. Sono i modelli All-Gold.

L’epoca delle prime Gold Top si conclude nel luglio del 1958, quando Gibson sceglie di adottare la finitura sunburst per esporre la trama dello splendido acero in uso allora. Queste rinnovate Les Paul sono oggi note agli appassionati con il nomignolo di Burst. Le Burst, la cui produzione fu interrotta nel 1960, sono spesso venerate dai chitarristi come il Santo Graal della solid body e raggiungono oggi quotazioni da investimenti immobiliari.

Il sito ufficiale Gibson proclama però che "per quanto le blasonate Burst accentrino gran parte dell’attenzione, la 1954 Les Paul Model Goldtop rimane a parere di molti musicisti la versione di Les Paul che più di ogni altra incarna lo spirito crudo del Blues e del Rock’n’roll delle origini".
Vediamo perché.

Quella prodotta a partire dalla seconda metà del ’53 fino al ’55 è la seconda versione di Les Paul Model che corregge i difetti di playability presenti nella prima versione del 1952. Questi problemi erano ingenerati dal basso angolo di incidenza tra corpo e manico in coppia con il ponte/tailpiece di forma trapezoidale, dall’intonazione instabile.

La seconda generazione di Les Paul Model monta un unico ponte/attaccacorde di tipo Wraparound o Wrap over a cui le corde vengono ancorate dalla parte anteriore e avvolte attorno, facendole passare al di sopra del ponte stesso. Con questo nuovo ponte è possibile stoppare le corde con il palmo della mano, tecnica impossibile con il trapezoid tailpiece, a cui le corde passavano dal di sotto. Nel wraparound la regolazione delle ottave è affidata, in modo spartano ma ingegnoso, a due piccole viti che regolano l’inclinazione del ponte stesso. Nella seconda metà del 1955 l’introduzione del ponte Tune-o-matic con tailpiece separato pone la parola fine a qualunque problema di intonazione consentendo una minuziosa regolazione delle ottave. Tuttavia alcuni chitarristi, in particolare quelli dal tocco più pesante, continuano a preferire il wraparound in virtù delle sue doti di stabilità e sustain.
Jeff Beck, per esempio, ha scelto questa soluzione per il modello di Les Paul che porta la sua firma.

Nel 1957 Seth Lover rivoluzionò la Les Paul con un radicale cambiamento: gli innovativi pickup humbucking a bobina doppia che vanno a sostituire i single coil P90.
I primi humbucker erano ancora in attesa del numero di registro dell’ufficio brevetti e portavano sul fondo una piccola etichetta nera con la semplice dicitura Patent Applied For e, come noto, vennero dunque identificati con la sigla PAF.
I PAF originali hanno uno spettro di frequenze più ampio e definito rispetto ai P90, non a caso oggi un PAF prodotto tra il 1957 e il 1962 passa di mano per cifre che superano anche abbondantemente i 2mila dollari.

Anche in questo caso, però, ci sono alcuni chitarristi che sono rimasti legati ai vecchi single coil, prediligendone il calore del blues feel. È opportuno ricordare che i P90 sono la voce delle chitarre che hanno rivoluzionato la storia della musica con l’introduzione del rock’n’roll e del primo blues elettrico negli anni ’50 e, a parere di molti musicisti, rimangono tutt’oggi insuperati in diversi campi di azione.

Le Les Paul Model del ’53-’55 sono dunque le uniche che coniugano le sonorità del top in acero con la combinazione frugale ma efficace tra P90 e Wraparound bridge.

Un’altra caratteristica importante, indicativa dell’alta qualità costruttiva delle Gibson vintage, è il cosiddetto long neck tenon. In pratica il manico era dotato di una lunga appendice che veniva inserita in un apposito incastro nel corpo (mortise), allocato all’interno dell’alloggiamento del pickup al manico. Questo criterio costruttivo garantisce una migliore stabilità e affidabilità della giuntura tra corpo e manico e ottimizza la trasmissione delle vibrazioni delle corde, giocando un ruolo non trascurabile nella resa sonora delle solid body Gibson anni ’50 e ‘60.

A partire dal 1969, al fine di ridurre tempi e costi di produzione, il tenon viene progressivamente ridotto di lunghezza. Tra i chitarristi più fedeli alla Les Paul è opinione diffusa che il long tenon migliori la risonanza conferendo allo strumento maggior sustain, brillantezza e definizione.

Dal punto di vista prettamente estetico, nel 1954 erano in uso manopole di controllo cilindriche definite Speed o Barrel knobs, rimpiazzate nel ’56 dalle manopole Bonnet dalla forma svasata.
Quanto dunque la riedizione di Les Paul 1954 in mio possesso è effettivamente fedele alle caratteristiche originali?

Tutte le specifiche sopra descritte sono riprodotte con grande cura: pare proprio che il Custom Shop Gibson possa esibire a buon diritto la dicitura VOS (Vintage Original Specs) sui battipenna delle proprie reissue.
Un particolare plauso va alla casa americana per avere scelto di adottare con amore filologico il grosso manico dal robusto profilo a forma di lettera D adottato nei primi anni ‘50 e piuttosto ostico per il chitarrista di oggi. Muddy Waters diceva "a big neck gives you a big sound"!

La tecnica solistica all’epoca in cui furono prodotte queste chitarre era agli albori, e di svisate come quelle che intendiamo oggi non se ne parlava nemmeno. Illuminante in questo senso è la divertente scena del solo di Johnny B. Goode nel film "Ritorno al Futuro". Con l’evolversi della tecnica i chitarristi, già a partire dalla seconda metà degli anni ‘50, cominciarono a esigere manici più confortevoli dal profilo più sottile.

Questo D neck sfoggia un mogano di eccellente qualità, tale da ricordare addirittura la trama dei manici dell’epoca.

A partire dagli anni '70 fu proprio la difficile reperibilità dei legni di qualità a causare alle Les Paul problemi di eccessiva pesantezza. Tutt’oggi, per ovviare a questi problemi, vengono adottate soluzioni piuttosto sconcertanti come le versioni chambered, nel cui corpo sono praticate deliberatamente vere e proprie aperture, eufemisticamente definite camere tonali, e i modelli weight relieved, alleggeriti nascondendo dei fori all’interno del body.
Fortunatamente le VOS sono indenni da questi espedienti artificiosi poiché impiegano materiali generalmente migliori, naturalmente più leggeri.

Gibson ha prestato notevole cura anche alla finitura dorata, realizzata con vera polvere di bronzo in sospensione in vernice alla nitro-cellulosa. Questa verniciatura è abbastanza sottile da lasciare intravedere la giuntura del top in acero, posta simmetricamente al centro.
Sugli esemplari originali degli anni ’50, la posizione della giuntura dei due pezzi di acero che compongono il top era del tutto casuale, nella consapevolezza che poi sarebbe stata ricoperta dalla verniciatura dorata. Il fatto che sulle repliche di oggi la si trovi simmetricamente al centro esatto suggerisce l’ipotesi che gli esemplari da destinare alle varie versioni in produzione vengano scelti dopo l’assemblaggio. In particolare è ragionevole ritenere che gli esemplari più appariscenti vengano selezionati per le finiture Sunburst, mentre i top qualitativamente meno convincenti vengano ricoperti con la vernice dorata. Questa teoria sembrerebbe avvalorata ispezionando la cavità per l’alloggiamento dei controlli di tono e volume: da qui è possibile visionare e valutare la qualità dell’acero di una gold top.
In questo vano troviamo quattro potenziometri CTS di ottima qualità e due condensatori per i toni. Questi condensatori sono la riproduzione degli storici Sprague Bumblebee, ritenuti anch’essi un piccolo ma importante componente del suono originario Les Paul. Qui in realtà Gibson commette un leggero e veniale anacronismo, in quanto in realtà i bumblebee al polipropilene furono introdotti solo nel 1956. Nel ’54 erano ancora in dotazione gli ottimi condensatori a carta e olio Cornell-Dubilier Grey Tiger.

Paradossalmente, un importante asso nella manica di questa Les Paul 1954 VOS è proprio una caratteristica che molte chitarre vintage potrebbero invidiarle: la messa in opera dei tasti.
Con questa tastiera sotto le dita, si sperimenta una sensazione di confortevolezza senza precedenti, con una risposta dei frets a diteggiatura e bending davvero perfetta. Merito della nuova tecnologia tedesca del Plek, un macchinario computerizzato in dotazione al Custom Shop Gibson sin dal 2006. Il Plek consente di calibrare in alcuni minuti e con perfezione assoluta le operazioni di rettifica e finitura dei tasti, restituendo un manico esente da qualunque difetto di playability, intonazione e sustain.

In definitiva, questa Les Paul ‘54 VOS è uno strumento di pregevole fattura, curato anche nei particolari, ma questa qualità si traduce effettivamente in una resa sonora efficace?
A dire il vero non ero propriamente entusiasta del modo in cui la chitarra suonava appena estratta dalla custodia: a paragone con le vintage autentiche, il suono era decisamente rigido, piatto e ingessato, povero di armonici e piuttosto aspro in distorsione.

Ciò che, d’altra parte, mi ha spinto a scommettere su questo strumento è l’attacco scoppiettante, tipico delle Les Paul di annata, e la resa sui bassi, sempre asciutta e compressa.

Le vecchie Les Paul non sono mai gonfie e troppo corpose, come purtroppo accade con molti modelli più recenti, ma hanno un suono grintoso e aperto che, per certi versi, ricorda il suono delle prime Telecaster che, d’altra parte, non erano affatto sferraglianti e prive di corpo come tanti esemplari contemporanei.

Non è un caso che molti chitarristi originariamente votati alla Telecaster come per esempio Jimmy Page, Mike Bloomfield, Eric Clapton e Jeff Beck, si siano poi lasciati tentare dalla solid body di casa Gibson.

È questa la traccia che intendo percorrere per tentare di rendere il suono della mia nuova Les Paul 1954 VOS il più possibile simile a quello di un esemplare originale del 1953 – ’55.
Vediamo allora quale può essere un margine di miglioramento e di individuare i punti deboli su cui intervenire.

I primi sforzi sono stati volti a cercare di migliorare il suono della chitarra da spenta. Come primo intervento, ho agito sul dado per la regolazione del truss rod. Niente paura, è addirittura il sito ufficiale di Gibson che ci incoraggia a farlo: “Il truss rod tradizionale Gibson, in uso nella maggior parte delle nostre chitarre, risponde con grande precisione alle regolazioni individuali per personalizzare l’action delle corde e ottimizzare il sustain”.
Non tutti però sanno che la tensione dell’anima di rinforzo nel manico ha anche una sensibile ricaduta sul suono, in particolare un truss rod più serrato (manico incline al convesso) tende a ingenerare un suono con più attacco e acuti, fino a diventare un po’ stoppato a regolazioni eccessive. Un truss rod più allentato (manico incline al concavo), al contrario, aiuta lo strumento a guadagnare in corposità e risonanza, e porta a un suono un po’ spento e privo di grinta a regolazioni eccessive.
Intendiamoci, tutto è relativo allo strumento su cui andiamo ad agire: ho una Telecaster che ha acuti e attacco a volontà con il truss rod tutto mollato fino a fondo corsa.

Dunque, tornando alla Les Paul 1954 VOS, una certa rigidità del suono è stata in parte stemperata allentando drasticamente il truss rod, anche a costo di avere qualche millimetro di tolleranza di action in più. La messa a punto acustica della chitarra viene completata da una buona muta di corde con avvolgimento in pure nickel, che a mio parere vantano una migliore definizione dei bassi rispetto alle normali corde in nickel e acciaio.

Ogni elemento di uno strumento vintage concorre in varia misura a determinarne il suono. Proprio per questo esiste un florido mercato di parti di ricambio vintage originali, purtroppo spesso spregiudicatamente saccheggiate da modelli meno prestigiosi o da esemplari più malandati.
Ho sostituito le componenti che più influenzano il suono di questa mia Les Paul con parti Gibson originali d’annata per tentare di migliorarne la resa sonora. In particolare, i pickup in dotazione presentavano delle frequenze sgradevoli che rendevano la saturazione un po' aspra: il calore, la cremosità e l’armoniosa rotondità di frequenze che si apprezzano sui P90 vintage originali sono un termine di paragone impietosamente lontano.

 

Mi procuro una coppia di P90 originali anni ’50 che possano prendere posto sulla mia chitarra.
Qui per fortuna le quotazioni, pur non modiche, risultano ancora accessibili poiché esiste una gran quantità di modelli Gibson vintage che montavano P90.
Occorre precisare che nelle reissue, volutamente, alcuni dettagli non sono mai del tutto identici agli originali, al fine di non compromettere il valore economico degli esemplari vintage e scongiurare, per quanto possibile, il pericolo di falsificazioni.
Per installare i pickup vintage è stato dunque necessario un lavoro certosino.

Il mio amico Enrico Tozzini, chitarrista di talento e tecnico abile e ingegnoso, ha dovuto montare bobine e magneti anni ’50 sulle basi metalliche dei P90 reissue, in maniera che potessero trovare alloggiamento in scassi e coperture in plastica moderne.
Altro intervento è stata la sostituzione delle meccaniche: con un po’ di fortuna e di follia sono riuscito ad acquistare un set di Kluson originali del 1954 che, contrariamente a quanto si potrebbe credere, risultano ancora superlative per resa sonora e tenuta dell’accordatura.

Unico tocco di modernità che mi sono concesso sono i locking studs prodotti da Tone-Pros che, senza alterare l’estetica, garantiscono una perfetta aderenza del ponte ai bussolotti di ancoraggio (studs). Il ponte viene saldamente serrato da una coppia di viti e rimane in posizione perfettamente parallela al body, a tutto vantaggio di praticità e sustain.
Il miglioramento dato dalle modifiche apportate è evidente: dopo gli interventi su hardware ed elettronica, il suono della reissue VOS ha assunto caratteristiche più vintage guadagnando in cremosità, corposità e apertura.

Adesso tutto è pronto per una prova sul campo. In particolare siamo curiosi di sentire quanto la nostra VOS modificata riesce effettivamente a replicare i suoni di una Gold Top originale degli anni ‘50.

Qui mi viene in aiuto il mio amico Gianni Bucci, vintage guru di fama nazionale a cui devo molte delle conoscenze riportate in questo articolo. Gianni mi porta in prova la sua splendida Les Paul originale del 1956 che, sulla carta, ha caratteristiche in tutto analoghe alla ’54 Reissue con la sola eccezione del ponte Tune-o-Matic in combinazione con stop bar tailpiece.
Ho documentato questo confronto diretto tra le due Gold Top con il filmato in allegato, dunque non mi dilungo ulteriormente con descrizioni superflue: ognuno, ascoltando la registrazione, potrà fare le proprie valutazioni e trarre le proprie conclusioni.

Dal mio personale punto di vista, per quanto la ’54 Reissue sia uno strumento di tutto rispetto, decisamente migliorato dall’integrazione con parti originali dei primi anni ’50, appare evidente che la Gold Top originale del 1956 ha un’altra caratura. Rimane un divario che probabilmente non potrebbe essere identificato e dimostrato neanche prendendo in esame ogni singolo componente. Occorre prendere atto di un fattore che è appannaggio esclusivo degli strumenti originali d’epoca: un fattore che i chitarristi americani chiamano vibe o mojo e che i musicisti classici chiamano noblesse.
Chi, piuttosto che procurarsi un esemplare originale, ha preferito acquistare una Gold Top VOS, potrà comunque consolarsi al pensiero di aver risparmiato circa 40mila euro!

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Commenti
Articolo entusiasmante. Traspare quanto ...
di Strato2006 [user #13781] - commento del 19/03/2012 ore 08:5
Articolo entusiasmante. Traspare quanto profondamente ti sei addentrato in questo meraviglioso campo, ma soprattutto e meglio ancora, si legge bene quanto tutto ciò ti appassioni. Non ho informazioni per confermare né controbattere alcunché, ma la lettura è stata veramente piacevolissima. Appena arrivo a casa mi ascolto il confronto tra queste due "belve", già la lettura gli conferisce un un sapore epico... ;)
Rispondi
Anch'io ho la 1954 CS Reissue, recensita qui ...
di Martinez53 [user #23272] - commento del 19/03/2012 ore 08:5
Anch'io ho la 1954 CS Reissue, recensita qui su Accordo tempo fa, ovviamente l'ho tenuta così com'è, coi suoi P90 ecc. non ho cambiato nulla anche perchè, viste le mie esigenze, non ho mai sentito il bisogno di modificarla. La si può ascoltare nei lavori presentati qui sui diari. E' una chitarra eccezionale sotto ogni bunto di vista, ovviamente se le caratteristiche della chitarra soddisfano le esigenze del chitarrista. Certo se sei un metallaro forse è meglio guardare altrove... E' comunque quella che preferisco suonare e che non mi ha mai creato alcun tipo di problema, ho anche Strato e Tele, ottime chitarre ma la Gibson è un altro pianeta e... anche un altro prezzo... Strumento straordinario che riserva sempre delle sorprese positive, non ultima il fatto che in poco più di un anno s'è rivalutata di più di mille euro rispetto al prezzo che l'ho pagata. C'entra poco col suono... ma ha il suo perchè. Ciao!
Rispondi
Articolone!!!
di joseph75 [user #6078] - commento del 19/03/2012 ore 08:5
Grandissimo articolo Bob, complimenti !!! Come sempre dettagliatissimo e minuzioso, dopo la lettura vien voglia di imbracciare una '54 Les Paul !!! Sono d'accordo con la questione del Mojo, gli strumenti d'annata hanno sempre quel particolare sonoro che fa la differenza (escludendo a priori le ciofeche, e sistenti anche all'epoca)! Però, sia ben chiaro, al posto tuo sarei ben contento d'aver risparmiato 40K Euro perchè comunque la VOS ha una gran bella voce!!! Diciamo che siamo sempre su livelli d'eccellenza, darei voto 9 alla Vos e 10 e Lode alla 56 Original per quel pizzico di tridimensionalità sonora in più e per la maggior apertura armonica!!! Due gran bei pezzi di Signore ;-)))
Rispondi
Re: Articolone!!!
di bobchill [user #6868] - commento del 19/03/2012 ore 13:1
Grazie Joseph!
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Bel confronto!
di bill1975 utente non più registrato - commento del 19/03/2012 ore 09:2
Il suono della 54 V.O.S. è più impastanto e meno definito, potrebbe essere il ponte wrap around? o i pickup? ...Non lo sò però mi è piaciuta di più la 56 originale. Complimenti per l'articolo ricco di dettagli ed informazioni...per quanto mi riguarda sono da poco venuto in possesso di una 58 v.o.s. e posso confermare quanto di buono detto sopra sulle attuali produzioni gibson di questa serie.
Rispondi
Re: Bel confronto!
di bobchill [user #6868] - commento del 19/03/2012 ore 13:2
Sono assolutamente d'accordo Bill, la differenza forse appare ancora più evidente suonando, la '56 vanta decisamente maggiore risposta dinamica e apertura di armonici. Io ricercherei il motivo più nella qualità dei legni originali che nei singoli componenti: il Wraparound ha un sustain straordinario e una resa ottima sugli acuti, come credo che il video dimostri, ed i P-90 primi anni '50 montati sulla V.O.S. del 2008 sono davvero eccellenti, nulla hanno da invidiare ai pick-ups sulla '56 originale. Come però ha scritto sopra Joseph sono comunque contento di quello che ho... senza aver speso 40mila verdoni : )
Rispondi
Re: Bel confronto!
di bill1975 utente non più registrato - commento del 19/03/2012 ore 22:2
Fai bene ad essere contento della tua "bimba"...le VOS sono fatte proprio bene, io della mia sono molto soddisfatto!
Rispondi
Vintage a qualsiasi costo!
di esseneto [user #12492] - commento del 19/03/2012 ore 10:2
Incredibile quello che due pezzi di legno incollati possono scatenare e pensare che alla fine servono come qualsiasi altra chitarra solid body di qualsiasi fattura,marca e prezzo a suonare accordi,riff, e/o fare qualche linea solista......peccato non potersi comprare le mani "VOS" di Jimmi Page o Jeff Beck o Clapton o Mike Bloomfield .......
Rispondi
Complimenti sinceri per l'ottimo ...
di stefano53 [user #26833] - commento del 19/03/2012 ore 10:5
Complimenti sinceri per l'ottimo articolo.Anch'io adoro la '54 LP goldtop (al pari delle '59 ,delle belle strato e delle vere telecaster,per nulla sferraglianti e povere di corpo) per l'equilibrio generale,penso in buona parte dovuto al wraparound bridge.Ho una R4 del '94 (Historic collection) che monta un P90 Gibson del'64 al ponte (l'ho tolto a una SG junior,appunto del '64) e un P90 Lollar al manico (secondo me sono i migliori P90 sul mercato).Si avvicina molto alle '54 e '55 originali ,che ho avuto modo di provare,pur restando queste inarrivabili (anche come prezzo e diffiicolltà di trovarne davvero originali e ben suonanti.)Mi permetto solo una precisazione:anche nel miglior jazz-rock e nella migliore fusion si usavano strumenti vintage,basti pensare alla 175 del '58 di Pat Metheny,alla 335 '64 del primo John Scofield,alle vecchie LP e 335 di Larry Carlton o ai J basses di Jaco.E' solo nella fusion peggiore che si usavano pickup attivi,Floyd rose e meccaniche "moderne"
Rispondi
Re: Complimenti sinceri per l'ottimo ...
di bobchill [user #6868] - commento del 19/03/2012 ore 13:3
Grazie Stefano, la tua mi sembra una precisazione doverosa. Forse al tuo elenco si potrebbe aggiungere anche la blackguard tele del primo Mike Stern.
Rispondi
Re: Complimenti sinceri per l'ottimo ...
di stefano53 [user #26833] - commento del 20/03/2012 ore 13:1
Sicuramente.Tra l'altro Mike,con cui ho avuto varie volte occasione di chiacchierare di musica e di chitarre,rimpiange ancora la sua tele '53 che gli fu rubata nei primi anni '90.Oggi è costretto ,per motivi di endorsment (che comunque rispetto,anche perchè Yamaha non si limita a pagargli le royalties sulle vendite dello strumento ma gli fornisce assistenza gratuita in tour) a usare la MS signature (chitarra comunque "onesta" nella sua fascia di prezzo)
Rispondi
Re: Complimenti sinceri per l'ottimo ...
di bobchill [user #6868] - commento del 20/03/2012 ore 13:3
Si, avevo letto di questa storia, pare che gli sia stata rapinata una Tele appartenuta a Roy Buchanan... che tristezza! Quanto all'endorsement anch'io rispetto e comprendo la sua scelta; spero che almeno in studio di registrazione possa sfogarsi a suonare le chitarre che vuole : )
Rispondi
Curioso come un'orecchio così attento riesca ...
di Dundela utente non più registrato - commento del 19/03/2012 ore 11:4
Curioso come un'orecchio così attento riesca a sentire la "sensibile ricaduta sul suono" di un truss rod più o meno teso e la disastrosa e "sconcertante" soluzione delle camere tonali e poi (la stessa persona?!?) suoni una chitarra con il mi cantino scordato e con un feel sgradevolmente sempre in anticipo... Le mani e l'orecchio ragazzi.... più dei falsi miti vintage, please.
Rispondi
Re: Curioso come un'orecchio così attento riesca ...
di bobchill [user #6868] - commento del 19/03/2012 ore 14:5
Il video ovviamente non è pensato per sfoggiare tecnica chitarristica fine a se stessa. Naturalmente il filmato contiene una performance improvvisata ed approssimativa, girata frettolosamente approfittando della preziosa disponibilità della Gold Top del 1956 gentilmente concessa da un amico. La finalità del video è solo quella di ascoltare le chitarre di cui si discute nell'articolo, chiedo dunque la cortesia di rinviare giuduzi non pertinenti a sede più opportuna, grazie.
Rispondi
Re: Curioso come un'orecchio così attento riesca ...
di Dundela utente non più registrato - commento del 19/03/2012 ore 15:5
Non era una critica alla tecnica chitarristica, ma a tutto l'articolo basato su falsi miti. Sono per un approccio alla musica più attento al feel e alle note piuttosto che alle sfumature di timbro che, ovviamente, sono influenzate da infiniti fattori. Sono pronto a scommettere che una seconda Gibson prodotta nello stesso periodo, ma conservata in luoghi diversi avrà dopo qualche decennio un timbro leggermente diverso... e allora? Sono altresì pronto a scommettere che in un confronto alla cieca tra strumenti di buona fattura professionale di cui alcuni Vintage nessuno sarebbe in grado di distinguere quelli vintage dal solo suono... se non conosciuto prima ovviamente (la memoria uditiva non è una prova di qualità). Invito a leggere qui vai al link
Rispondi
Re: Curioso come un'orecchio così attento riesca ...
di Strato2006 [user #13781] - commento del 19/03/2012 ore 17:1
E' vero che a volte certe disquisizioni possono sembrare un "discutere del sesso degli angeli". Però però... Il thread starter qui non parlava semplicemente di un timbro esatto (chiaro che da esemplare a esemplare non sarà mai lo stesso), ma di "apertura armonica", di come certi strumenti d'annata facciano cose (non tutti nello stesso modo evidentemente) che quelli di oggi faticano a fare. E a questo credo, come NON credo a chi dice che una Strato in ontano e acero (a parità di elettronica) suona esattamente come una in frassino e palissandro. E sui blind test... si dice di Eric Johnson che, dal suono, riconosca la marca della pila nell'effetto (e io non me la sento di metterlo in dubbio); non ho dubbi che ci sia chi distingue anche i componenti delle chitarre. Insomma, sicuramente c'è tanto polverone, ma un "nocciolo di verità" in tutto questo fatico a credere che non ci sia...
Rispondi
Re: Curioso come un'orecchio così attento riesca ...
di bandbchitarre [user #29725] - commento del 19/03/2012 ore 22:3
CHIAMARE FALSI MITI LE CHITARRE VERE SIGNIFICA ESSERE DEGLI SPROVVEDUTI O ESSERE DEVIATI COME MOLTI PROFESSIONISTI CHE, SOLO PERCHE' SUONANO IN UN 'ORCHESTRA,PENSANO DI ESSERE DEGLI ARTISTI E MAGARI NON SI ACCORGONO DELLA DIFFERENZA CHE CORRE TRA UN AMATI ,UN GUARNIERI, UNO STRADIVARI ED UN VIOLINO MODERNO.. E' SUCCESSO ANCHE QUESTO, ANCHE QUESTI STRUMENTI SONO DEI FALSI MITI?
Rispondi
Re: Curioso come un'orecchio così attento riesca ...
di Dundela utente non più registrato - commento del 19/03/2012 ore 22:4
Rispondermi scrivendo tutto in maiuscolo senza neanche aver letto il link che ho postato (almeno così capisco dalle citazioni violinistiche) significa essere nati e morti (artisticamente) il secolo scorso. Siamo nel terzo millennio...
Rispondi
Re: Curioso come un'orecchio così attento riesca ...
di bandbchitarre [user #29725] - commento del 19/03/2012 ore 23:0
IO SCRIVO SEMPRE IN MAIUSCOLO E NON MI INTERESSAVA LEGGERE L'ARTICOLO.
Rispondi
Re: Curioso come un'orecchio così attento riesca ...
di Dundela utente non più registrato - commento del 20/03/2012 ore 00:2
FYI, scrivere sempre in maiuscolo è una forma di maleducazione... vai al link
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Re: Curioso come un'orecchio così attento riesca ...
di bandbchitarre [user #29725] - commento del 20/03/2012 ore 12:5
E A TE CHI TE L'HA DETTO?
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Re: Curioso come un'orecchio così attento riesca ...
di Dundela utente non più registrato - commento del 20/03/2012 ore 13:4
A me lo hanno detto i moderatori di accordo.it Ma devo ammettere che mi ha aiutato molto anche l'educazione familiare e l'aprire i link che mi venivano indicati...
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Re: Curioso come un'orecchio così attento riesca ...
di esseneto [user #12492] - commento del 20/03/2012 ore 09:3
"PENSANO DI ESSERE DEGLI ARTISTI E MAGARI NON SI ACCORGONO DELLA DIFFERENZA CHE CORRE TRA UN AMATI ,UN GUARNIERI, UNO STRADIVARI ED UN VIOLINO MODERNO.."Ma che cosa vuoi dire?Che i veri miti nella storia della musica siano i violini e non i violinisti?Che i veri miti del rock siano le chitarre e non i musicisti che le usano o le hanno usate?E allora Clapton che dopo anni di suonare una chitarra assemblata con parti vintage(ma lui all'epoca aveva semplicemente assemblato pezzi di chitarre usate) quando ha capito che non serviva più l'ha venduta, ha letteralmente distrutto tutta la sua carriera indissolubilmente legata allo strumento che usava?Il musicista si occupa di suonare e trasmettere emozioni e lo strumento che usa è appunto uno strumento stop un oggetto, quale cavolo di mito!
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Re: Curioso come un'orecchio così attento riesca ...
di bandbchitarre [user #29725] - commento del 20/03/2012 ore 12:5
HO ASCOLTATO ERIC CLAPTON PER LA PRIMA VOLTA QUANDO SUONAVA CON GLI YARDBIRDS,MA LA SUA MIGLIORE PERFORMANCE IN ASSOLUTO LA EBBE CON JOHN MAYALL .SE IN QUEL MITICO LP NON AVESSE UTILIZZATO QUELLA MITICA LES PAUL E QUEL MITICO COMBO MARSHALL CHISSA' SE IL MITO DI QUEL DISCO SAREBBE DURATO NEGLI ANNI.
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Re: Curioso come un'orecchio così attento riesca ...
di stefano53 [user #26833] - commento del 20/03/2012 ore 13:2
La penso esattamente come te.Una chitarra diventa mito quando serve a suonare grande musica ,che sarebbe stata meno grande se suonata con un altro strumento.Tra l'altro Eric recentemente ,con la maturità dei suoi 65 anni abbondanti,sta tornando a suonare strumenti Gibson.
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Re: Curioso come un'orecchio così attento riesca ...
di bobchill [user #6868] - commento del 20/03/2012 ore 13:4
Sono d'accordo completamente con te sul fatto che i miti siano gli artisti e che gli strumenti siano solo "strumenti". Un artista completo però è consapevole dei propri strumenti e sceglie quelli più appropriati per l'arte che vuole esprimere: che ne sarebbe di Tiziano se si fosse limitato ad andare a comprare il rosso dal ferramenta? : )) Naturalmente qua indugiamo in disquisizioni prettamente tecniche sullo strumento, poi c'era Hound Dog Taylor che sapeva ammaliare con una chitarra degna di un cassonetto dell'immondizia e c'è chi suona della musica assolutamente squallida con chitarre che valgono milioni, e certo questo non rende la loro musica più interessante... Questa però è un'altra questione che nulla toglie al valore intrinseco dello strumento.
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Capotasto e ponte
di Gibson77 [user #15773] - commento del 19/03/2012 ore 12:2
Da appassionato di vintage vorrei consigliare di prendere in considerazione capotasto e ponte: nelle Gibson d'epoca il capotasto era realizzato in nylon, non so in che materiale sia nelle reissue, facendo una ricerca on-line potrete scoprire il preciso tipo di nylon utilizzato all'epoca e reperire un capotasto che si avvicini il più possibile ad un originale. Per ciò che riguarda il ponte, credo che il wrap-around delle Les Paul d'eoca fosse realizzato con il cosidetto lightweight aluminum, cioè in alluminio, voluto da Ted McCarty per la sua leggerezza. Credo che questi siano due punti che influenzano drasticamente il sound di una chitarra, essendi gli estremi tra i quali si sviluppa la vibrazione delle corde e che possono aumentare o diminuire il sustain delle note. Vorrei inoltre prendere in considerazione di sostituire i condensatori con degli originali vintage del tipo storicamente corretto per la chitarra in oggetto, visto che influenzano il sound anche con il tono competamente aperto. Mi sembra inoltre che i condensatori che Gibson monta sulle reissue siano solo esteticamente uguali agli originali ma completamente diversi come costruzione e come suono.
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Re: Capotasto e ponte
di bobchill [user #6868] - commento del 19/03/2012 ore 13:4
Sono completamente d'accordo con tutto ciò che scrivi. Difatti hai anticipato la mia prossima mossa... vorrei procurarmi un nut in nylon perché quello originale V.O.S. non è del materiale corretto e lascia anche molto a desiderare per tenuta dell'accordatura. Chissà che non riesca a migliorare il suono ancora di un po'! : ) Il wraparound V.O.S., al contrario, è una replica davvero eccellente, in tutto simile ai pezzi originali... qui direi che davvero non vale la pena mettere mani al portafogli considerato le cifre spropositate a cui girano i wraparound originali. Verissimo anche ciò che dici sui condensatori, non l'ho scritto nell'articolo solo per non dilungarmi ulteriormente: quando ho installato i condensatori vintage originali, come tu dici "storicamente corretti", il miglioramento è stato assolutamente evidente!
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Re: Capotasto e ponte
di GiorgioV [user #10912] - commento del 20/03/2012 ore 03:3
Da possessore di una R4 del 2006 (la mia però è una Oxblood - wraparound ma con humbucker) posso dirti che invece l' upgrade del ponte è uno di quelli che vale assolutamente la pena di fare. Non occorre andare su ponti vintage, basta ordinare un Pigtail dall' america con i suoi perni in acciaio e credo che potrai ben sentire un netto cambiamento nella reattività della chitarra..Oltretutto i Pigtail hanno un "dorso" con un angolo leggermente più pronunciato che facilita l' intonazione dello strumento, oltre ad essere notevolmente più leggeri. Molta gente li monta anche sulle loro Junior o '53 '54 '55 originali per preservare il ponte vecchio o semplicemente perchè non lo possiedono più, è un prodotto davvero valido.
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Re: Capotasto e ponte
di bobchill [user #6868] - commento del 20/03/2012 ore 09:1
Grazie della segnalazione, indagherò sicuramente. Avevo provato i Tone Pros che sono ottimi, ma poi ho trovato che i Gibson Historic originali sono anche migliori.
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Re: Capotasto e ponte
di bobchill [user #6868] - commento del 08/09/2012 ore 02:30:29
Sono finalmente riuscito a montare sulla chitarra un capotasto di nylon "vintage" ed in effetti avevi assolutamente ragione, ho riscontrato un ulteriore incremento della qualità del suono, tutt'altro che trascurabile, ed un miglioramento della tenuta dell'accordatura.
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bell'articolo!
di feder [user #17573] - commento del 19/03/2012 ore 12:4
complimenti
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cmq, secondo me, certe differenze le senti ...
di feder [user #17573] - commento del 19/03/2012 ore 12:5
cmq, secondo me, certe differenze le senti solo avendole fra le mani.
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wow
di ParanoidAndrea [user #27343] - commento del 19/03/2012 ore 12:5
wow! A.
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Suonano male entrambe (secondo me) forse ...
di ANTOLO [user #10287] - commento del 19/03/2012 ore 14:1
Suonano male entrambe (secondo me) forse dipende dall'ampli!
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Re: Suonano male entrambe (secondo me) forse ...
di ANTOLO [user #10287] - commento del 23/03/2012 ore 18:1
vorrei capire in base a cosa il giudizio (il mio in questo caso) vien valutato negativamente... si tratta di gusti personali...o su accordo non si può dire che uno strumento vintage può non piacere? Antolo
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Makeover
di KJ Midway [user #10754] - commento del 19/03/2012 ore 14:4
Adesso ti manca solo un bel makeover vai al link vai al link il confine quasi ultimo della GAS, poi rimane l'acquisto dell'originale. Bel legno Anch'io le vorrei sentire registrate meglio, non si apprezza quanto suonino evidentemente bene entrambe. Ciao Ale
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Re: Makeover
di bobchill [user #6868] - commento del 20/03/2012 ore 02:0
No, mi rifiuto di arrivare a tanto! : )) Scherzi a parte trovo che molti chitarristi, specie in USA, si lascino distogliere da dettagli estetici e spendono fortune che potrebbero essere investite sulle parti più significative ai fini della resa sonora dello strumento. La registrazione è sicuramente migliorabile, è stata fatta "a volo" con il microfono di ambiente della telecamera e contiene delle distorsioni digitali dovute alla conversione della frequenza da 48K a 44.1K. Questi difetti non vanno però ascritti alle chitarre! : )
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Dalle clip
di smilzo [user #428] - commento del 19/03/2012 ore 16:5
Mi sembrano MOLTO simili. Il clean rivela un'uscita più bassa per l'originale. Il che spiegherebbe il maggior "impastamento" VOS che esce in qualche commento. Basta calare un poco il gain dell'ampli e compensare gli alti che vengono persi. ;)
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Re:
di bandbchitarre [user #29725] - commento del 19/03/2012 ore 22:4
CI SONO DUE FATTORI DA CONSIDERARE: 1 LE MUTE DI CORDE DELLE DUE CHITARRE ERANO DIVERSE. 2 I P 90 DEL 56 HANNO UNA IMPEDENZA INFERIORE RISPETTO A QUELLI PIU' DATATI ,PERCHE' NEL 56 CAMBIO' LA PRODUZIONE DEI PICKUPS GIBSON.
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P90 forever
di lbaccarini [user #14303] - commento del 19/03/2012 ore 17:4
Articolo davvero super! Da ieri ho una Les Paul con i P90, ma è solo una Special del 1995 che però è ancora di quelle ben rifinite rispetto alle odierne Tribute o Faded (che ho provato e proprio non mi piacciono), ovvero ha binding su manico, meccaniche Grover e finitura glossy (vintage sunburst). Che dire, è di certo anni luce da questa, perchè non ha ovviamente il top in acero principalmente (oltre ad altri dettagli non irrilevanti), ma è davvero uno strumento valido. Un giorno, se divento ricco, questa la prenderò di sicuro! Magari tra un po' le metto i P90 Lollar come ho fatto sulla mia SG Classic la quale, dopo questa modifica, è diventata a dir poco favolosa. In conclusione volevo dire che se volete avvicinare i P90 ma non avete troppi soldi per questa meraviglia, prendete certamente in considerazione questi 2 modelli.
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vibe o mojo o noblesse
di kolagiancar [user #28512] - commento del 19/03/2012 ore 18:4
è stato appassionante leggere l'articolo... Come nel migliore romanzo giallo c'è un mistero da risolvere. Il nostro eroe ha competenza, cultura, logica, tecnica deduttiva, fantasia, inventiva... Cosa potra' accadere ? Sarà infine svelato il mistero ? No ! il bello è proprio questo: che le chitarre del passato suonano meglio e nessuno ancora sa perchè... Mi piacerà molto seguire il seguito... Ed il titolo potrebbe essere.... il mistero del mojo.... complimenti....
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ottimo articolo,complimenti
di karras [user #18282] - commento del 19/03/2012 ore 19:4
davvero una piacevole lettura ed ascolto.Condivido in pieno quello che hai scritto,tra l'altro con tanti spunti di interesse storico/didattico utilissimi.Aggiungerei che,soprattutto sui p90,gli anni'50 restano inarrivabili;non si capisce bene come,fatto sta che anche le migliori repliche moderne (che suonano benissimo) non hanno il feel,la grossezza,il calore e la definizione degli originali (mentre sugli humb sono state fatte cose davvero notevoli).Posso dirlo per esperienza diretta perchè ho avuto la grande fortuna,piacere ed onore di possedere e suonare sia p90 anni'50 (avevo una LP del periodo e ne ho suonate altre confrontandole direttamente a p90 e reissue moderne) sia ''PAF'' short magnet (anche se primissimi PAT).Tutto ciò l'ho fatto sia da solo che in onorevole compagnia di chitarristi professionisti(che,ovviamente,ho trovato d'accordo e mi hanno istruito a dovere).Altro fattore determinante sono,a mio modo di vedere,i legni:l'honduras ed il brazilian usati per quelle chitarre purtroppo non esistono più,inutile stare a pensarci su.Chi ancora continua ad insistere sul fatto che quello del vintage sia solo un mito o ha le orecchie cerate o,più verosimilmente,è solo invidioso e,soprattutto, non ha mai suonato uno strumento d'annata.Ogni volta infatti si vedono post di codesti ''sapientoni'' che,da non si sa bene quale pulpito,pontificano sul ''modo di suonare'' degli altri invitandoli ad ''imparare a suonare'',cosa che reputo davvero infantile,fastidiosa,irrispettosa ed ineducata(anche perchè non è questo il motivo della disquisizione,quindi anche fuori luogo)..è verissimo che non è prettamente lo strumento a far suonare bene (ovvero a trasformare un chitarrista discreto in un master) ma è ancor più vero che uno strumento d'annata nelle mani di un chitarrista professionista,fa notevolmente la differenza.Inoltre,tanto per precisare,è quell'articolo del corriere tanto osannato dai detrattori ad essere una bufala colossale e per tantissimi motivi che non sto ad elencare perchè non è questo il luogo adatto.Ancora complimenti e grazie per la piacevole lettura,R'n'R ;) Alberto ps:a me il chambered delle C.Shop piace,è un suono diverso ma ugualmente bello (in particolar modo apre il sound che è una meraviglia ed aiuta a bucare il mixer)..per far un esempio,Ed King ha sostituito la sua Burst originale proprio con una Chambered R9 (ovviamente per non portarsi in giro la '59..)perchè,parole sue ''è la chitarra che suona più vicina alla sua '59..''
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Re: ottimo articolo,complimenti
di bandbchitarre [user #29725] - commento del 19/03/2012 ore 22:5
SONO COMPLETAMENTE DACCORDO CON TE. SOLO UNA COSA:I PAF ORIGINALI SONO ANCORA PIU' INIMITABILI DEI P 90. LI HO AVUTI TUTTI E SONO MOLTO DIVERSI TRA LORO,MA IN COMUNE HANNO UNA COSA METTONO IN EVIDENZA I DIFETTI DI UNA CHITARRA,QUINDI MAI PIAZZARE UN PAF ORIGINALE SU UNA CHITARRA NUOVA.
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Re: ottimo articolo,complimenti
di karras [user #18282] - commento del 20/03/2012 ore 00:4
Ciao,si concordo sul fatto che i PAF siano,anch'essi,inimitabili :).Vuoi per i materiali(unici ed ''estinti'',in lab è stato trovato di tutto in quei magneti),vuoi per le spire differenti ecc,restano storia con tutte le lettere maiuscole.Per quanto ne sappia,ad ogni modo,i p90 dello stesso periodo hanno una ''qualità'' sonora molto più omogenea(oltre che pazzesca),il che li rende quasi certamente un upgrade di grandissima classe per una chitarra di rango,come in questo caso(quindi ancora complimenti per l'upgrade ponderato ed oculato).Mi riferivo al fatto che,da quello che ho appreso,mentre certi humb moderni di alta fascia riescono ad ''avvicinarsi''ai Real Thing,per i p90 l'obiettivo non è stato centrato e questo è un bel mistero;sarebbe bello aver delle possibilità (magari fra accordiani aficionados dell'argomento) per suonarli e ragionarci su live ed insieme ;) (magari anche con PAF e repliche).. Concordo anche sul fatto che sarebbe quantomeno ''rischioso'' prendere dei PAF per montarli su una chitarra moderna più che altro per il fatto che,secondo quanto mi è stato riferito(ripeto,i miei erano i primi PAT,simili come suono ma sostanzialmente differenti dai PAF),sono tutti molto diversi uno dall'altro.In pratica li prenderesti a scatola chiusa,pagandoli uno stonfo di soldi,per poi magari non avere il risultato sperato.Grazie per la precisazione e lo spunto di riflessione,alla prossima,bye Albe
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Re: ottimo articolo,complimenti
di bobchill [user #6868] - commento del 20/03/2012 ore 01:5
Sono assolutamente d'accordo con ogni parola che hai scritto Alberto. Ti riporto una frase che avevo "sforbiciato" dall'articolo per non divagare troppo: "Bisogna aggiungere che all’epoca la lavorazione dei pick-up era ancora semi-artigianale; i P.A.F., sono una combinazione di due bobine separate e la resa sonora, per quanto generalmente straordinaria, varia molto da un esemplare ad un altro, a seconda della combinazione e dall’interazione tra i vari elementi. I P-90, dal concept quasi rudimentale, hanno una resa in questo senso più costante". Sono anche d'accordo sul fatto che alcuni PAT della prima serie non hanno assolutamente nulla da invidiare a molti PAF ...fuorché l'etichetta : ) Ti ringrazio anche per le tue parole gentili ed incoraggianti.
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Re: ottimo articolo,complimenti
di karras [user #18282] - commento del 20/03/2012 ore 09:5
di nulla figurati,è un piacere avere articoli così sui quali conversare piacevolmente (troll,perchè di questo si tratta,a parte).Ho notato anche che sei il chitarrista dei Dirty Trainload,quindi doppiamente i miei complimenti! Vi ho conosciuti grazie al video di ''Commit a Crime'' sulla pagina fb di un amico in comune,mi stragarba davvero il tuo tocco ed il tuo sound,spero passiate da Pisa o dintorni per venirvi a vedere dal vivo ;) . Steady Rollin' ! Albe
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Re: ottimo articolo,complimenti
di bobchill [user #6868] - commento del 20/03/2012 ore 13:5
Thanks Albert, a presto allora! : )
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Re: ottimo articolo,complimenti
di bandbchitarre [user #29725] - commento del 20/03/2012 ore 12:4
HO AVUTO I PRIMI PAF SU DI UNA 335 TD EARLY 60 ACQUISTATA NEL 1975 E NOTAI SUBITO L'ENORME DIFFERENZA DI TIMBRICA CHE ESISTEVA TRA QUELLA CHITARRA E LE 335 DEGLI ANNI 70.STUPIDAMENTE A QUELL'EPOCA VOLLI SPERIMENTARE I PAF DELLA 335 SU DI UNA LES PAUL CUSTOM DEL 70 E I PICKUP DI QUESTA(CHE ERANO I T-TOP,MA A ALLORA NON NE CAPIVO LA DIFFERENZA)SULLA 335.LA CUSTOM MIGLIORO',MA LA 335 DIVENNE UNA CHITARRA INSIGNIFICANTE.CIO' POSTO, DA ALLORA HO INCOMINCIATO A RICERCARE I PAF ORIGINALI E A STUDIARNE LE DIFFERENZE DI TIMBRICA FINO AL PUNTO DI TEORIZZARE CHE ANCHE LA DIFFERENZA DI COLORE DELLE BOBINE NON ERA CASUALE COME DICEVANO IN GIBSON. SOLO NEGLI ULTIMI ANNI,QUANDO FINALMENTE SON RIUSCITO AD AVERE IL SANTO GRAAL DEI PAF, OVVERO IL 59 WHITE PAF ,HO CONCRETIZZATO LA MIA TEORIA IN PRATICA.CI SONO INFATTI MOLTEPLICI DIFFERENZE TRA I PAF DELLE VARIE ANNATE E COMUNQUE OGNI PAF HA LA CHITARRA PIU' CONFACENTE ALLA SUA TIMBRICA E SOPRATUTTO L'IMPEDENZA DEL PICKUP CENTRA MOLTO POCO,MOLTO PIU' IMPORTANTE E' IL MAGNETE ED IL TIPO DI FILO USATO PER L'AVVOLGIMENTO E NON ULTIMO LA MACCHINA CON CUI è STATA AVVOLTA LA BOBINA.QUESTE SONO CONSIDERAZIONI CHE PROVENGONO DA OLTRE 35 ANNI DI STUDIO SU QUEI PICKUPS. DISPONIBILE A FORNIRE AGLI INTERESSATI PRECISAZIONI IN MERITO VI SALUTO CORDIALMENTE. G.B.B. P.S. I PRIMI PAT.NUMBER 62-63 SONO OTTIMI PICKUPS ED ADDIRITTURA A VOLTE SUPERIORI A QUALCHE ORIGINAL PAF.
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Re: ottimo articolo,complimenti
di KJ Midway [user #10754] - commento del 21/03/2012 ore 10:5
Ciao Bandbchitarre, solo perchè fa parte di una regola comune del galateo informatico e dell'etica nell'uso dei servizi di rete, come ti è già stato segnalato sopra, non si dovrebbe scrivere in maiuscolo perchè questo vorrebbe dire che stai urlando in faccia a quello che ti ascolta e suppongo che tu non sia uno che urla quando parla a meno di buone ragioni. Cito la regola comune indicata anche su Wikipedia: "Non scrivere in maiuscolo in un intero messaggio, poiché ciò vorrebbe dire urlare nei confronti dell'interlocutore." Ciao Ale
Rispondi
Re: ottimo articolo,complimenti
di bandbchitarre [user #29725] - commento del 21/03/2012 ore 22:5
comunque stiamo parlando di chitarre e non di informatica.Cio' posto io scrivo in maiuscolo perchè sono abituato a scrivere con la olivetti lettera 22 e li' è piu' comodo scrivere cosi'. ciao
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complimenti per l'articolo, interessante dal ...
di 77casual [user #25849] - commento del 19/03/2012 ore 20:2
complimenti per l'articolo, interessante dal punto di vista tecnico/storico. complimenti per la chitarra, mi accontenterei volentieri della V.O.S! complimenti per come suoni, sarà che mi piace "quello" che suoni. complimenti ancora.
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Re: complimenti per l'articolo, interessante dal ...
di bobchill [user #6868] - commento del 20/03/2012 ore 02:1
Thank you!
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Bell'articolo e molto dettagliato, però....!
di FBASS [user #22255] - commento del 19/03/2012 ore 21:3
Sulla storia della Les Paul Model ho fatto sia un articolo che un post, tempo fa, ha parlato pure dell'episodio della presentazione a Lester Paulfus del prototipo nel 1952 da parte di Ted McCarty, era senza il top in acero bombato ed aveva il trapezio di Les Paul che per via dell'angolazione del manico, costringeva a montare le corde passanti e l'appoggio sotto alla sbarra, poi fu modificato con lo Stop Tailpiece che fungeva pure da ponte ( tu l'hai chiamato Wrap ma l'originale non aveva compensazioni, mentre sulle Coustom 1954 il ponte era a taglio e leggermente asimmetrico e a profilo non lineare ed inclinato, con due tondini in corrispondenza dei perni con le rondelle, l'ho evidenziato nel mio articolo), era dotata di 2 P 90 ed è per questo che ho comperato la Special TV con 2 pickup P 100, anno 1996, ma le Relic sono peggio della speculazione Vintage, mi hanno proposto una Jazzmaster Fiesta Red ad € 3800 con il ponte con sellette ossidate, inutilizzabile per l'uso con il tremolo, mentre ho trovato una autentica Jazzmaster del 1968 ad € 3600 leggermente trattabili, color sunburst; poi all'epoca mia le chitarre vecchie erano solo tali e fino al 1980, è stata solo una speculazione feroce per la fissazione di qualcuno, le chitarre vanno provate e vissute con noi stessi, ho una Strato Palettona pesantissima del 1978 che sta invecchiando con me e tre bassi Fender vintage del 1968, 1970 e 1974, di Gibson ho una SG Standard del 1973, più un basso Gibson Grabber 3 del 1978, oltre a varie tra Hofner, Framus e Silvertone ( 1961), molto dipende anche dalla verniciatura, le vernici alla Nitro erano un'altra cosa ma sono state messe al bando, complimenti per l'esecuzione musicale, Franco50.
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Re: Bell'articolo e molto dettagliato, però....!
di bobchill [user #6868] - commento del 20/03/2012 ore 02:2
Grazie Franco. Sul Wraparound hai ragione, probabilmente mi sono espresso male: per "compensazioni" intendevo le due vitarelle che fanno leva sugli studs, mentre in genere, più propriamente, vengono definiti "compensati" i ponti wraparound anni '60 o successivi con le sellette "stampate".
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Re: Bell'articolo e molto dettagliato, però....!
di stefano53 [user #26833] - commento del 20/03/2012 ore 15:2
Per mia esperienza ,molte Fender (chitarre e bassi ) della migliore produzione del Custom Shop di oggi (masterbuilt o teambuilt limited) vincono nettamente il confronto con le loro "zie" della prima metà degli anni '70 (non parliamo poi di quelle del triennio peggiore della storia Fender,il '77-79).Vincono per qualità generale,dei legni,dei pickup,dei countour,della vernice,del controllo qualità,per la suonabilità nettamente migliore (specialmente nelle relic con manico sverniciato dietro) e,naturalmente,per il suono.Come sempre ,ci possono essere eccezioni a questa regola generale:ho una strato '72 leggerissima e un P bass '73 che suonano molto bene e hanno legni di ottima qualità,ma si tratta ,appunto,di eccezioni.Il discorso si ribalta dal punto di vista commerciale.Le anni '70 ,per l'effetto traino delle vere vintage (anni '50 e primi '60) hanno visto aumentare notevolmente il valore e ,probabilmente,tra 15-20 anni varranno molto più delle CS attuali,che ,al momento,hanno valutazioni sovrapponibili
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Re: Bell'articolo e molto dettagliato, però....!
di FBASS [user #22255] - commento del 20/03/2012 ore 15:5
I miei tre bassi Fender, il Telecaster del 1968, il Precision del 1970 ed il Jazz Bass a 4 viti e regolazione truss.rod in basso, del 1974, sono estremamente più leggeri degli altri anni 70 che ho provato, solo la Strato Palettona del 1978 pesa da cani, ma suona bene ed è Tabacco Sunburst, mentre la Jaguar è del 1968 e l'altra Strato American Standard con TBX è della fine anni 80's. molto buone le due Made in Japan, la Tele Pasley 1987 e la Mustang 1999, ho anche la Strat Hss rosa fuxia del 1990, le più vintage sono la Framus e la Silvertone del 1961 e la Hofner del 1966, il Violin è del 1967, ma sapessi quanti sbagli nel passato, Franco50.
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Re: Bell'articolo e molto dettagliato, però....!
di stefano53 [user #26833] - commento del 21/03/2012 ore 11:2
Ti capisco,anch'io ne ho fatti tanti.Ho venduto parecchi strumenti degli anni '70 e primi '80 (Strato Dan Smith '82 ad esempio) che non erano male e oggi hanno valutazioni più alte,però,ribadisco la migliore produzione CS di oggi li batte tutti,tranne il mio P bass del '66,con pickup Voodoo (l'originale non suona più e non so se farlo riavvolgere)
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Re: Bell'articolo e molto dettagliato, però....!
di FBASS [user #22255] - commento del 21/03/2012 ore 14:0
Ne ho riavvolti parecchi, sono comunque riusciti tutti bene, il mio Precision è della fine anno 1970, ma ne diedi uno del 1966 insieme al vecchio Gibson EB 0 stesso anno, più lire 700mila, per il G&L 2000 E, nel 1983, però a conti fatti era meglio che mi li tenevo. Il G&L l'ho usato una sola volta e lo ho dato, dopo 16 anni non mi sono mai affezionato poichè aveva il manico poco scorrevole, al mio dentista, musicista di Hammond ed affarista in compra-vendita, ho tre chitarre delle sue, ma il Precision, mat 166..., era stato sverniciato da Fiesta Red a Natural ed aveva le meccaniche che giravano al contrario e con il rivetto, però l'attuale sunburst è quello che uso principalmente, insieme al Music Man Ernie Ball Sterling Freetless del 1993, colr black, di vintage ho pure l'Hofner Violin Bass del 1967 ( ho posseduto un Cavern del 1961, che mi possino...) ed un Gibson Grabber 3 del 1978, più un Telecaster Bass del 1968 ed un Jazz Bass Mappleneck del 1974, a cui ho rimontato i coperchi e le corde Fender Flatwoond, Franco50.PS) se non vai di fretta, te lo posso riavvolgere, ne vale la pena, l'ho fatto di recente al mio amico ed ex collega Nando, poi di dove sei, se non sei lontano si può fare, è gratis per te, mia email ing.f.maresca@hotmail.it
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Re: Bell'articolo e molto dettagliato, però....!
di stefano53 [user #26833] - commento del 22/03/2012 ore 14:0
Ha smesso di suonare nell'estate scorsa all'improvviso ,prima di un concerto,in Svizzera.Naturalmente era l'unica volta in cui avevo con me solo quello.Ho deciso di sostituirlo con un Voodoo,che ,pur rispettando la timbrica da P bass,ha una botta pazzesca e "sente" molto il legno ,che è ottimo,nonostante lo strumento sia un CBS (ma leggerissimo).Farlo riavvolgere,ovviamente a mano,almeno a Milano,presenta costi e "rischi" notevoli,ma soprattutto non ho mai sentito un pickup riavvolto suonare come prima.Ho un amico in Uk più che disposto a farlo,ma ci andrò solo a olimpiadi concluse.In ogni caso ti ringrazio molto,Franco,e ti tengo presente,anche se abitiamo lontani
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E' un ottimo articolo, scritto con profonda conoscenza dell'argomento
di Tom Anderson [user #2700] - commento del 19/03/2012 ore 23:0
Purtroppo pero' la registrazione è troppo lo-fi, non riesco a distinguere differenze apprezzabili, le armoniche sono troppo distorte dalla ripresa. Un mio sogno sarebbe una 52 convertita..se capita quella giusta magari :) In generale le historic non le reggo piu, belle per carità ma mancano della terza dimensione, proprio come la controparte fender... cmq complimenti!
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Re: E' un ottimo articolo, scritto con profonda conoscenza dell'argomento
di bobchill [user #6868] - commento del 20/03/2012 ore 02:2
Grazie Tom. Sulla registrazione hai ragione, come scrivevo poco sopra: La registrazione è sicuramente migliorabile, è stata fatta "a volo" con il microfono di ambiente della telecamera e contiene delle distorsioni digitali dovute alla conversione della frequenza da 48K a 44.1K. Questi difetti non vanno però ascritti alle chitarre! : ) .
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io non volgio
di brozio77 [user #10423] - commento del 19/03/2012 ore 23:3
assolutamente sminuire l'articolo, ma davvero per me si rasenta il "sesso degli angeli" la differenza che corre fra le due chitarre sta nella leggera brillantezza e per me maggior scavatura sui medi dell'originale ma mi sembrano molto ben suonanti entrambe. se uno ha la fortuna di avere uno strumento vintage di valore ereditato ben venga ma spendere 40k per averlo come qualcuno fa, per una differenza minima lo trovo folle. il tutto imho ovviamente, il mondo è bello perchè vario ed anche folle. son sincero pur avendone le possibilità mi comprerei semrpe uno strumento di produzione più moderna e dal prezzo più basso. è un pò come in hi-fi ok avere buoni componenti ma oltre un certo limite si paga l'inifinitesimale percezione, ammeso che che poi non sia psicoacustica, e mi pare cosa non buona. :-)
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Re: io non volgio
di Strato2006 [user #13781] - commento del 20/03/2012 ore 08:3
Beh se ci pensi è anche una questione di percentuali. Senz'altro spendere 40k verdoni per uno strumento musicale è una spesa stratosferica; chiaramente non è lo strumento per me che faccio l'impiegato. Ma c'è gente (anche se non sono convinto che sia un bene, a parte per loro... ma qui si andrebbe troppo OT) che con quei soldi ci compra le sigarette: per loro ha già un peso diverso (poi se uno col mio stipendio vuole stare 10 anni senza mangiare per prendersi la chitarra vintage, contento lui, ma insomma)... Il fascino dello "strumento d'epoca" (rispetto all'attuale top di gamma, che suona stupendamente e costa circa un decimo) trascende ovviamente e giustamente il (già elevato) valore musicale, e sconfina in altri campi: passione, collezionismo, ricostruzione storica, come dici tu "psicoacustica"... ;) succede in tutti i campi. E senz'altro non è per tutti. E senz'altro con la Les Paul del 1959 non vai in sala prove con gli amici, e non la lasci nel bagagliaio dell'auto mentre sei al bar... Chi si fa un giro la domenica con la sua Ferrari degli anni '50 non sta più comodo, né domina meglio la strada, rispetto a chi guida una qualsiasi utilitaria sportiva di oggi... ma le quotazioni sono ben diverse, no? ;)
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Re: io non volgio
di bobchill [user #6868] - commento del 20/03/2012 ore 09:3
Sono d'accordo. E' forse il caso di aggiungere che tanti modelli vintage originali costano MOLTO meno delle varie riedizioni Gibson più "esclusive" tipo Pearly Gates, Tom Murphy Aged etc... Ci sono tanti esemplari con riparazioni, rifiniture e problemi di originalità dal punto di vista collezionistico, con tonnellate di "vintage vibe"!
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Re: io non volgio
di brozio77 [user #10423] - commento del 20/03/2012 ore 11:5
Ma infatti parlo di concretezza, pur riconoscendo che andare a giro la domenica mattina a piazzale michelangelo con una vecchia testarossa o una gto però personalmente anche avendone le possibilità non lo farei :-) non biasimo chi lo fa ma io non ce la farei, per me oltre certe fasce di prezzo che siano macchine chitarre o ciò che vuoi si rasenta l'esagerazione, però ripeto è solo un parere personale ci mancherebbe :-) se proprio voglio vintage mi accontenterei di una ds cabrio o una sm o un maggiolone, sono un pò per il popolare io eheheheh ed anche per un buon strumento nuovo oltre le 1500 euro comincio ad essere perplesso e di pagare spesso e volentieri solo il blasone.
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Re: io non volgio
di Strato2006 [user #13781] - commento del 20/03/2012 ore 13:0
Su questo siamo d'accordo, pensa che pure io, ho 8 chitarre di cui sono assolutamente contento, ma nessuna di esse è particolarmente costosa (tutto sotto i 1000 €, e molte sotto i 500!). Anche se mi rendo conto che la mia Ovation Elite made in usa (l'unica un po' costosa) è una spanna sopra le altre... Forse se mi si decuplicasse il reddito, guarderei al vintage con un occhio diverso... ma oggi no, non è per me ;)
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Re: io non volgio
di Dundela utente non più registrato - commento del 20/03/2012 ore 12:0
"Chi si fa un giro la domenica con la sua Ferrari degli anni '50 non sta più comodo, né domina meglio la strada, rispetto a chi guida una qualsiasi utilitaria sportiva di oggi... ma le quotazioni sono ben diverse, no? ;)" La differenza è che nessuno, neanche il più nostalgico, crede che quella Ferrari sia migliore di quelle di oggi... magari più passionale, più particolare, più rivoluzionaria per l'epoca, ma non migliore. E nessuno pensa che Ferrari abbia sbagliato a introdurre modernità come iniezione elettronica o cambio sequenziale. Invece per le chitarre sì... c'è una sorta di rifiuto per la modernità (di solito da parte di chi suona poco, ma parla, legge e scrive parecchio). Io intanto aspetto un Kemper a rack... poi ci saranno un bel po' di ampli vintage in vendita :-)
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Re: io non volgio
di Strato2006 [user #13781] - commento del 20/03/2012 ore 14:2
E chi può dire cosa significhi "migliore"? Per te una cosa, per me un'altra... di sicuro non ciò che è "più performante", o perlomeno non sempre. Conosco un appassionato di auto che, venduta la sua ventennale Mercedes per una nuova, tecnologicamente "al passo con i tempi", continua a lamentarsi che l'altra "aveva uno sterzo migliore, era meno rigida e più comoda"... tantissimi intenditori di Porsche rimpiangono il raffreddamento ad aria (!!!) dei vecchi esemplari... il "ritorno dello sterzo" delle vecchie Alfa non c'è più... Sai, è anche perché viviamo più di emozioni che di numeri... le rughe di espressione sul volto di mia moglie me la rendono "più bella", anche perché (come succede per le vecchie chitarre e per le auto d'epoca) ho del vissuto da condividerci. Che referenze può portare l'"ultimo grido" di casa Ibanez o Music man, a paragone di una Goldtop P90 coetanea di quella con cui è stato inciso l'assolo su "Another Brick in the Wall - Part II"? ;) L'innovazione tecnologica è una cosa positiva a prescindere, ma qui secondo me entrano anche ben altri fattori. E poi è vero che la tecnologia ha fatto passi da gigante, ma IMHO non potrà mai sopperire del tutto alla scomparsa della cura artigianale di una volta, per cui il nuovo, pur diventando sempre più performante, non avrà mai il fascino di certe cose del passato. E per fortuna! E quanto agli ampli vintage... mi viene da dire "aspetta e spera" ;). Il Kemper è un'ottima cosa, risolverà maree di problemi a tanta gente, ma non potrà mai sostituire gli ampli a valvole, oltretutto ha uno scopo un po' diverso; di più, senza gli ampli vintage non avrebbe ragione di esistere. E il mio vecchio Mesa a valvole non lo venderò tanto facilmente, stanne certo! ;)
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Re: io non volgio
di Dundela utente non più registrato - commento del 20/03/2012 ore 16:2
Alcuni chiarimenti, poi la chiudo (senza alcuna polemica): 1) ognuno è libero di pensarla come vuole riguardo alle auto, ma rimpiangere il raffreddamento ad aria delle Porsche è una cosa da veri nostalgici... ho il sospetto che forse uno rimpiange la propria giovinezza, non proprio il raffreddamento ad aria ;-) Comunque, tornando alle chitarre: non sono io a sostenere che uno strumento è migliore o peggiore. Io ero proprio quello che contraddiceva la tesi per cui certe chitarre, di certe annate, sono sempre migliori ed "inarrivabili"... e sostengo invece che ogni strumento è diverso dall'altro e sono le mani a fare grande musica. 2) non parlavo certo di Music Man o Ibanez... semmai mi riferivo a produzioni recenti di Gibson Custom o PRS.... che hanno una cura artigianale assolutamente equiparabile al passato. Per non parlare di chitarre di liuteria in cui si può seguire giorno dopo giorno la nascita e l'evolversi del proprio strumento. Alcune chitarre (oggi mitiche) erano all'epoca "semplicemente" chitarre commerciali fatte in serie... nulla di più. 3) il Kemper è un ottimo esempio di quello che intendo... Indubbiamente ci sono alcuni amplificatori che hanno fatto la storia e nessuno vuole sminuirli (ci mancherebbe), ma forse da oggi si può avere lo stesso suono in maniera più pratica e, chissà, magari togliere o alleviare alcune problematiche o difetti degli ampli originali. Una prima rivoluzione è avvenuta con le emulazioni a modelli fisici (Pod), ma il risultato non sempre era all'altezza delle aspettative. Se con il Kemper si ottiene il suono così corrispondente all'ampli come sembra... sarebbe grandioso, no? Beh... a mio parere con le chitarre questo è già avvenuto e le produzioni recenti (di fascia alta) hanno le migliori caratteristiche delle chitarre storiche del passato con in più, semmai, alcune ottimizzazioni... non peggioramenti. Stessa cosa per il raffreddamento del famoso motore boxer :-) Un saluto e buona musica a tutti. Torno nel mio mondo fatto di musica suonata dove le chitarre sono "strumenti" nel senso più profondo della parola. Ciao.
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Re: io non volgio
di bobchill [user #6868] - commento del 20/03/2012 ore 21:4
“Da parte di chi suona poco, ma parla, legge e scrive parecchio” “Torno nel mio mondo fatto di musica suonata dove le chitarre sono "strumenti" nel senso più profondo della parola”. Ancora una volta ti chiedo di risparmiarti allusioni e sentenze appiccicate in modo presuntuoso ed arbitrario: se tu sei un signor Musicista con la M maiuscola, non necessariamaente le altre persone con cui stai cercando di comunicare in questo thread sono ciarlatani e scribacchini. Esprimi le tue opinioni evitando di appiccicare etichette a chi non conosci, grazie.
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Re: io non volgio
di FBASS [user #22255] - commento del 21/03/2012 ore 17:5
La modestia è stata da sempre la virtù dei forti, io aggiungerei anche dei veri professionisti, poi dai rispetto se vuoi ricevere rispetto, questo era un detto del mio povero papà, artista in un altro campo, morto ancora giovane d'infarto poichè credeva nel suo lavoro, ore ed ore in piedi e fumava come un turco, era un pittore e realizzatore di vetrate artistiche per cattedrali, ma onesto e professionale fino all'estremo; io mi reputo più un tecnico riparatore, per cui sono conosciutissimo a Napoli e dintorni, che un bassista, lo strimpello dal 1968, prima ammazzavo i timpani altrui con la solista, sono fenderista o fenderaro che dir si voglia, ma le Gibson hanno per me un fascino particolare, ne ho 3 più un basso, come amplificatori vintage ho due Fender, un Supertwin Black Label del 1979 ed una testata Bassman Silver Label del 1969, ma rimpiango sempre un vecchio Ampeg Gemini VI del 1966, ho avuto anche un Gibson GA 30 Les Paul, ma quello non mi ha fatto una buona riuscita, Franco50. PS) una sola cosa, di solito una componente che ci fa preferire i vecchi strumenti è l'affezione ed il ricordo di tempi ormai passati, io sto ricercando e ritrovando gi strumenti poveri di quando avevo 19-20 anni e non mi potevo permettere Gibson o Fender, all'elenco mi manca solo un Basso Framus Star Basse ad un pickup e la Meazzi Hollywood Franco Cerri, da poco ho recuperato una Framus ad un pickup mobile, venduta nel 1969 per potermi comperare il primo basso decente.
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Bell'articolo, ricco e interessante. Ma visto ...
di alexus77 [user #3871] - commento del 20/03/2012 ore 03:4
Bell'articolo, ricco e interessante.
Rispondi
Complimenti per l'articolo, davvero ben ...
di aPhoenix90 [user #22026] - commento del 20/03/2012 ore 14:4
Complimenti per l'articolo, davvero ben scritto e interessante :-) Inizialmente, leggendo il titolo, pensavo che il nocciolo della questione ruotasse attorno alle differenze identificabili tra uno strumento d'annata e il suo equivalente re-issue. Addentrandomi nel testo, mi sono però accorto che in realtà il paragone veniva fatto non con una reissue qualunque, ma un reissue upgradata con componenti originali d'epoca. Si tratta dunque di una specie di "ibrido", se ho ben capito... C'è però una cosa che non riesco a comprendere. Lo strumento di cui parli, Gibson Les Paul VOS '54, è una chitarra del valore di circa 2.500 euro... Ora, io acquistando una cosa simile mi aspetterei tutto tranne che un suono "piatto e ingessato, povero di armonici e piuttosto aspro in distorsione". Ben comprendo l'intenzione di avvicinarsi il più possibile all'equivalente originale d'annata, ma ciò non deve costituire un velo d'appannaggio sulla linea di demarcazione tra un suono bello e uno brutto. Insomma, la comparazione delle differenze identificabili tra una reissue moderna e un autentico pezzo da museo è davvero molto interessante, ma il messaggio che spesso si legge è che tutto ciò che è "vecchio" è "bello" e viceversa tutto ciò che è "nuovo" debba necessariamente essere "brutto". Cosa semplicemente sbagliata: le differenze ci sono e si sentono, ma la VOS è stata modificata per avvicinarsi il più possibile all'originale, non perché suonasse male (le due cose non stanno sullo stesso piano). Del resto, come ben dici alla fine dell'articolo, il divario tra i due strumenti è rappresentato da tutta una serie di fattori: scientifici, romantici e (soprattutto) religiosi :-) Un saluto, Andrea.
Rispondi
Re: Complimenti per l'articolo, davvero ben ...
di bobchill [user #6868] - commento del 20/03/2012 ore 22:1
Grazie Andrea, il tuo è un ottimo spunto di riflessione... Naturalmente le impressioni sono sempre soggettive e variano a seconda dei termini di paragone a cui si è abituati e dalle aspettative che si nutrono su un determinato strumento. I giudizi sono sempre relativi: ho una Edwards by ESP di cui sono felicissimo, rispetto all'esigenza di avere una "chitarra da battaglia" da lasciare incustodita nel cofano dell'auto, da lasciare in sala prove o da portarmi in bici o col bagaglio a mano in aeroporto. Nella frase del mio articolo che riporti hai omesso un passaggio importante che la contestualizza: " a paragone con le vintage autentiche". Ho aggiunto poi il motivo che mi ha spinto comunque ad acquistare la VOS: "Ciò che, d’altra parte, mi ha spinto a scommettere su questo strumento è l’attacco scoppiettante, tipico delle Les Paul di annata, e la resa sui bassi, sempre asciutta e compressa". Ho anche scritto "In definitiva, questa Les Paul ‘54 VOS è uno strumento di pregevole fattura, curato anche nei particolari". Dunque ho descritto la mia percezione soggettiva rispetto a quello strumento e rispetto alle (elevatissime) aspettative che nutrivo; non ho parlato di una chitarra "brutta" tout court. Ecco dunque svelato il compromesso possibile tra uno strumento da museo ed una chitarraccia da buttar via! : )
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Ciao, mi riprometto di leggere l'intero ...
di lollo__87 [user #20291] - commento del 21/03/2012 ore 15:5
Ciao, mi riprometto di leggere l'intero articolo il prima possibile, ma ora sono piuttosto di corsa e non riesco a non farti una domanda riguardo una frase che hai inserito ad inizio articolo: ==Come ogni esperto sound producer sa bene, uno strumento di annata ha una marcia in più per aprire una breccia in un muro di stimoli sonori e trovare una collocazione ben definita in uno spettro affollato di frequenze. Da cosa è dato questo valore aggiunto?== Sei sicuro che un sound producer esperto la pensi così? Non so, non mi convince questa frase... Già il sentire le differenze fra vintage e non vintage "dal vivo" è secondo me difficilissimo, ma arrivare a dire che le vintage rendono meglio delle altre anche in studio mi sembra esagerato... Mi piacerebbe anche sentire un'altra campana... e spero che a Yaso stiano fischiando le orecchie... :-)
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Re: Ciao, mi riprometto di leggere l'intero ...
di bobchill [user #6868] - commento del 21/03/2012 ore 18:3
Ciao Lollo, naturalmente parliamo di producer che siano profondi conoscitori di determinati ambiti musicali e determinate sonorità: non mi sorprenderebbe se il miglior producer del mondo di techno minimal non sa nemmeno da che parte si prende il manico di una chitarra : ) Forse tra i producer italiani questa scuola di pensiero è meno diffusa ma in USA o in UK i più prestigiosi studi di registrazione forniscono interminabili elenchi e schede tecniche di strumenti e attrezzature vintage disponibili per il noleggio; evidentemente vengono regolarmente richieste dai sound producers. In effetti la maggiore definizione ed espressività degli strumenti di annata si apprezza ancora di più in un mix "affollato di stimoli sonori e frequenze", che sia live o in studio.
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Re: Ciao, mi riprometto di leggere l'intero ...
di lollo__87 [user #20291] - commento del 22/03/2012 ore 10:5
Non so, io credo che più passaggi ci sono fra l'ascoltatore e la chitarra e meno si sentono le differenze fra uno strumento e l'altro. Che alcuni sound producers preferiscano strumentazione vintage mi sembra giustificabile, ma credo ce ne siano altrettanti che la pensano in maniera diametralmente opposta, senza entrare nei meandri di techno minimal etc. etc.. Saranno le tue esigenze ed il tuo modo di pensare a farti scegliere uno o l'altro, non la qualità finale del lavoro che, a parità di competenze dei due tecnici, credo sarà comunque qualitativamente paragonabile. Non trovi?
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Re: Ciao, mi riprometto di leggere l'intero ...
di yasodanandana [user #699] - commento del 08/09/2012 ore 10:32:11
eccomi.... sembra anche a me un po' esagerato... i suoni delle due chitarre del filmato sono distinguibili, ma non c'e' un peggio e un meglio...

oltre a questo, se uno, in quel setup di amplificazione, inserisse una epiphone qualsiasi con i p90 , un tecnico, anche molto esperto, sentirebbe un cambiamento minimo e non, necessariamente, peggiorativo e nessun produttore espellerebbe l'artista o il turnista per questo...

ricordiamoci anche che, qualsiasi sia il genere suonato, il suono della chitarra+ampli e' vittima di molte elaborazioni prima di arrivare su disco e quindi all'orecchio dell'utente....
Rispondi
A PROPOSITO DI REISSUE
di bandbchitarre [user #29725] - commento del 21/03/2012 ore 22:5
CHE NE PENSATE DELLA LES PAUL MAX BARRET? boooh!!!!
Rispondi
asoltandole solamente non posso rilevare ...
di yasodanandana [user #699] - commento del 08/09/2012 ore 10:18:40
asoltandole solamente non posso rilevare l'eventuale differenza di feeling che si prova suonandole... pero' il suono e' in entrambi i casi eccellente...

io sono un amante ed un "utente" soprattutto del pulito, la reissue mi sembra piu' attaccosa e con un pulito piu' pulito di quello dell'"originale".. se mi trovassi ad usarla in studio, come suono, la preferirei alla vera vintage... insomma, cio' che sento al minuto 6.59 mi riappacifica un po' col mondo delle les paul, strumenti che da un po' di anni, in genere, non gradisco...

grazie!!!
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