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La storia della Jem
di [user #12445] - pubblicato il

Tra le chitarre più significative dell'era moderna e sicuramente una delle più riconoscibili, la Ibanez JEM di Steve Vai compie trent'anni nel 2017. Ibanez ha già sfoderato alcune chicche per l'occasione, noi invece ne vogliamo ripercorrere nascita ed evoluzione tornando indietro a quel fatidico 1987.
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Per Ibanez e il mondo dei chitarristi, il modello Jem è una chitarra importante, un punto di svolta per la produzione degli strumenti legati al concetto di "super-Strat" e una delle signature più longeve nella storia.

All’epoca della David Lee Roth Band, Vai suonava chitarre Charvel, le stesse utilizzate nel periodo con gli Alcatrazz.
Vai era alla ricerca del proprio strumento e aveva già collaborato a diversi progetti custom, con Joe Dispagni di GEM Custom Guitars (a cui Vai sarà tanto grato da dare un nome evocativo alle sue chitarre) e Tom Anderson, liutaio di Los Angeles che gli fornì una chitarra per registrare in studio il demo di "Skyscraper" di David Lee Roth.
A quel tempo, Vai era diventato una superstar e tutte le più grandi aziende fecero una vera e proprio corsa all’endorsement, cercando di fornire a Vai uno strumento perfetto per il suo stile e con le caratteristiche da lui richieste.


Nel frattempo in Ibanez
”Make it as ugly as possibile” si sentì dire Mace Bailey, mastro liutaio Ibanez, mentre in fretta e furia cercava di ultimare la chitarra che sarebbe stata inviata a Steve Vai.
All’epoca, Kramer stava distruggendo in fatto di vendite tutte i più grandi marchi, incluso il colosso Fender, grazie all’endorsing di Eddie Van Halen: si vociferava addirittura fossero in lizza per acquisire il grande marchio americano.
Nella metà degli anni '80, Ibanez aveva già famosi endorser nei propri ranghi e, dopo la produzione negli anni '70 di modelli come copie Les Paul o Telecaster, stava lanciando sul mercato dei propri progetti sempre piu' vicini alle esigenze dei nuovi musicisti. Era pronta a entrare nel mercato mainstream con il suo modello di super-strat: la serie Roadstar.
In Ibanez si era capito che consegnare a Vai una chitarra stock, di serie, non sarebbe stato vincente, mentre assecondare i suoi bisogni e i suoi gusti estrosi per i colori, avrebbe sicuramente destato gli interessi del chitarrista, per cui si iniziò ad apportare cambiamenti alla fortunata chitarra che aveva visto la luce l’anno precedente, la futuristica Maxxas.
Progetto all’avanguardia per l’epoca, fu il primo esperimento di AANJ (All Access Neck Joint), un attacco del manico differente da quello square della Roadstar di Fenderiana concezione. Il nuovo joint agevolava i chitarristi all’uso delle posizioni più alte sulla tastiera e abbinava i tradizionali concetti di costruzione Fender e Gibson in un’unica chitarra, con un corpo in mogano che poteva prevedere camere tonali.
La tecnica di Vai necessitava delle modifiche al concept originale, per cui fu dotata di un sistema di vibrato Floyd rose, 24 tasti con scala 25-1/2” (gran parte dei manici a 24 tasti del tempo prevedevano la scala Gibson 24-3/4”) e pickup DiMarzio, come già Steve usava sulle sue Charvel.


L’idea geniale fu quella di darle una livrea a dir poco eccentrica: una finitura pitonata verde e rosa ed equipaggiarla con un set di DiMarzio HSH rosa.
Lo strumento colpì Vai e nonostante non divenne la chitarra prescelta dall’artista, fu il punto iniziale della collaborazione che avrebbe cambiato per sempre il marchio nipponico.
Il mostro verde di Lockness
Mantenendo i vistosi colori, si iniziò a sperimentare soluzioni per il nuovo modello che vide la luce con il nome Jem: i primi 777 esemplari del modello appunto chiamato Jem 777 (ormai preda dei collezionisti di tutto il mondo) montavano humbucker Paf Pro DiMarzio shocking pink e vennero colorate nel famoso Lockness green, come la sua vecchia Charvel Green Meanie, mentre per il grande manico (con misure sovradimensionate rispetto al modello Wizard) con tastiera in acero, si scelsero dei tasti jumbo 6100 e dei segnatasti definiti disappearing pyramid.
Possiamo vedere qui un giovane Mace Bailey con il primissimo prototipo: da notare come il battipenna abbia uan forma simile a quello delle Roadstar.



La cavità recessa del vibrato e la “maniglia” sul body fecero il resto: quando nel 1987 al NAMM, Steve Vai debutta con la Jem, tutto cambia per Ibanez.


Fu disposto uno stand piramidale enorme, tenuto nascosto da un telone e custodito da una guardia in divisa fino all’arrivo di Steve il quale, svelando la nuova chitarra, fece impallidire i manager Kramer, lanciando invece la compagnia Hoshino verso vendite incredibili.
Singolare come Vai abbia suonato per la prima volta in pubblico una Jem.
Durante il tour di Skyscraper, la band era arrivata alla tappa più importante del tour: il Madison Square Garden.
Vai racconta che le gambe gli tremavano e che mentre si riscaldava e stirava le corde usando la leva, l’adrenalina fece sì che tirasse con così tanta forza il ponte da sradicarlo, staccando anche un grosso pezzo di legno dal body.
Non c’era modo né tempo di riparare la Charvel e così Vai imbraccio quella prima Jem, arrivatagli a tour già iniziato e non ancora usata: da quel momento non si separerò più dal modello Jem.
Le caratteristiche
Dal 1987 a oggi, il modello ha subito cambiamenti estetici e di produzione, ma il concetto originale è rimasto invariato.
Secondo i modelli che passerò in breve carrellata, il body era in tiglio americano o in ontano, con manico in acero bolt-on.
La tastiera è in acero o palissandro, per poi passare all’ebano nella prima serie 7V e un ritorno al palissandro e alcuni modelli attuali in acero.
La configurazione HSH era dapprima con ponte flottante Edge e con Lo-Pro Edge poi, ritornati in produzione dopo il periodo Edge-Pro, segnale che il ponte che ha dato inizio alla rivoluzione è ancora il più apprezzato dall’Alieno.


Monkey Grip

Il Monkey Grip è una maniglia intagliata sul corpo della chitarra, che Vai utilizza sia per afferrare la chitarra (preservando l’attaccatura del manico da inutili sforzi) sia durante gli show facendola roteare in linea con le sue movenze sceniche.
Interessante notare come questa peculiarità sia radicata in Vai: in caso imbracci una chitarra tradizionale, Steve tende a cercare la maniglia, come se lo strumento fosse un tutt’uno con il suo corpo.

Lion's Claw
Il Lion's Claw è uno scasso per il ponte ricavato da Vai per poter alzare il pitch con la leva evitando che il ponte stesso tocchi il body.
Il primo esperimento è stato apportato dal chitarrista in persona sulle sue Charvel intagliando il body con uno scalpello.
In questo caso la selletta della corda di sol, normalmente più arretrata (per l’intonazione naturale delle ottave) poteva essere sollevata oltre il pitch ottenibile con altre chitarre.

Tree of life
I segnatasti si fondono in un intarsio con motivi floreali, chiamato albero della vita e realizzato in pearloid e abalone.
Questo abbellimento fu adottato da Ibanez stessa già nei primi anni ’70 sui modelli Musician e Artist, fu scelto da Bob Weir e richiamato poi da Vai.


Scalloped upper frets

Gli ultimi quattro tasti sono incavati, appunto scalloped (alla Malmsteen).
Questo per facilitare bending e vibrato dove i tasti sono più stretti e l’assenza di frizione con la tastiera può facilitarne la tecnica.
Modelli prodotti
Le varianti dei modelli Jem, comprendendo i modelli custom per Vai, sono davvero moltissime.
Dopo i primi modelli 777, dalla fine degli anni ’80 viene mantenuta la sola colorazione desert yellow , sostituendo i segnatasti a piramide con il citato Tree of life su alcuni modelli denominati V, quali la 777VDY e la 777VBK, un modello nero con inlay e pickup verdi.


Inizia la produzione a catalogo dei modelli 77 che presentano decorazioni con motivi floreali, la FP (floral pattern) con manico in palissandro e più tardi la BFP (blue floral pattern) con manico in acero. I pickup sono DiMarzio Paf Pro.
Il disegno originale dei fiori fu ripreso da Vai portando come template il disegno delle sue tende di casa. In questo advice d’epoca, la sua giacca ha lo stesso pattern.


Ci furono vari esperimenti con la tecnica dello swirl, famoso il green multicolor GMC e il multicolor della Universe 77 presente sulla copertina di Passion&Warfare.
La Universe fu il primo modello elettrico a sette corde della storia, concepita partendo dall’idea di una chitarra a otto corde (idea che Vai bocciò a ragion veduta in favore di un manico sette corde, più semplice da suonare) espandendo gli orizzonti sonori della chitarra.
Colori Root Beer e livree nere con pickup bianchi erano presenti fra le varianti dei sempre più numerosi modelli a catalogo, fino ad arrivare alla Jem7VW, la chitarra bianca simbolo di Vai. Ancora oggi in produzione, era inizialmente con tastiera in ebano poi cambiata in palissandro dal 2003.
Si distingue dalle altre Jem per avere il corpo in ontano, pickups DiMarzio Evolution e hardware dorato.


La 7VW diventa la chitarra preferita da Steve, che la usa sul palco in due versioni cui dà un nome univoco.
La FLO è una 7V modificata con sistema sustainer Fernandes, mentre la EVO è una versione stock molto ben risonante, cui Vai ha aggiunto un Backstop (un sistema in controtensione con le molle, che spinge il ponte a tornare in posizione normale, non più prodotto da Ibanez) e continua a utilizzarla in studio nonostante il body irrimediabilmente crepato.
Nel 2012 Ibanez ne ha fatto una reissue identica alla chitarra di Steve, un tributo che vede tutti i particolari replicati, dalle manopole non abbinate all’adesivo KonX (che deriva dalla frase mantra "Konx om pax").

La storia della Evo
Steve voleva un modello Jem con un look più classico e iniziò a sperimentare con diverse combinazioni di colore, fino ad arrivare al bianco con hardware dorato.
Steve ha sempre desiderato che la sua chitarra signature fosse messa in produzione esattamente come lui la voleva, con tutti i segni particolari e per questo le sue stesse chitarre sono di produzione totalmente stock.
Gli furono inviati quattro prototipi di produzione fra cui scegliere il modello che suonasse al meglio.
Le chitarre sono tutte differenti fra loro e nessuno di questi quattro modelli era identico agli altri, ognuno con lievi differenze sonore e di feeling.
Allo stesso tempo, Steve stava lavorando con DiMarzio per creare un nuovo pickup e anche in questo caso si utilizzarono quattro prototipi cui vennero dati i nomi di altrettanti motori Harley Davidson: Flathead, Knucklehead, Panhead ed Evolution. Il pickup che piacque di più a Steve fu proprio l’Evolution e da qui iniziò la sua produzione.


Questo pickup aveva un’elevata uscita, una gamma alta molto definita e dei bassi solidi: dovendo riconoscere su quale chitarra fosse installato, Steve scrisse sul body “EVO”.
Vai iniziò a suonare la EVO prima delle registrazioni di Sex and Religion e da allora è stata la sua chitarra principale, tranne quando aveva bisogno di un suono che non poteva ottenere con quella chitarra e da qui nacque la FLO.
Questa chitarra ha un sistema sustainer come menzionato e più recentemente è diventata la chitarra principale di Steve, sia per la necessità tecniche, sia perché la EVO iniziava a cadere letteralmente a pezzi.
Altri modelli prodotti
La popolarità di Vai arrivò agli apici proprio con la sua signature bianca, per cui l'azienda nipponica sentì l’esigenza di costruire un modello economico bastao in corea: la JEM555.
Questo modello, adatto a essere acquistato da un pubblico più vasto, aveva delle leggere differenza tra cui un ponte economico Lo-TRS, l’albero della vita intarsiato solo fino a metà manico e seguito da dots e qualità inferiore dei legni.
La chitarra era comunque equipaggiata con gli Evolution e dopo anni di assenza dai cataloghi è stata recentemente reintrodotta con un differente ponte (Edge Pro).
Nel 1997 fu realizzato un modello per celebrare i dieci anni dell’endorsing di Steve, la Jem10TH.
La chitarra era stupenda, con binding in madreperla e battipenna in alluminio con incisioni floreali, mentre sulla paletta il simbolo degli illuminati (l’occhio nel triangolo presente nei dollari usa) era altrettanto inciso.
Insieme a Gilbert, Satriani e Petrucci, Vai ricevette una chitarra a ricordare il 90° anniversario di Hoshino Gakki, proprietario e fondatore di Ibanez: la JEM90HAM, Hoshino Anniversary Model.
La JEM2KDNA a edizione limitata in trecento esemplari al mondo fu realizzata per celebrare il 2000.


Caratteristica principale è la presenza di tracce di sangue di Steve Vai nella vernice. Si dice circa due pinte (circa un litro), da cui il nome DNA della finitura swirl. Sulla tastiera è presente un intarsio che ricorda la forma elicoidale del DNA.
Per stupire e celebrare i venti anni di collaborazione tra Vai e Ibanez, fu prodotta la JEM20th Anniversary, con corpo in materiale acrilico trasparente attraversato da striature di colore, e con una serie di LED che illuminano la chitarra.


Arrivando alla storia recente, nel 2010 è stato reintrodotto un modello con manico in acero e costi più accessibili, la JEM 505. Il manico presenta segnatasti tondi, ponte Edge e pickup V7, S1 e V8.
Ultimissimo modello, arriva dall’Indonesia e fa parte della serie Premium.
La JEM 70V è visibile in un test a questo indirizzo e, nonostante sia una chitarra economica, è stata sfruttata da Vai nel suo ultimo disco, dopo averla modificata con un sustainer come la FLO.
Qui una foto delle chitarre usate nel nuovo The story of light: la EVO, la Universe denominata “For the love of god” (una swirl realmente bruciata con un cannello) e, appunto, la 70V modificata.


Numerosi modelli non sono stati citati, ma una ricerca sui vecchi cataloghi riporterà certamente alla memoria degli affezionati o farà scoprire ai neofiti chitarre favolose e sempre attuali, passate attraverso due decadi e più, suonando un numero incalcolabile di note.
chitarre elettriche ibanez jem palchi e strumentazione steve vai
Link utili
Steve Vai racconta trent'anni di JEM
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