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Gibson ES-335: l'era delle Dot Neck
Gibson ES-335: l'era delle Dot Neck
di [user #6868] - pubblicato il

La Electric Spanish semiacustica di Gibson rappresenta un ponte tra il mondo delle hollow body e quello delle solid body. Grazie a un blocco di legno massello al centro della cassa, la ES335 prendeva il meglio dei due mondi e si preparava a entrare nei sogni dei collezionisti di vintage e delle ricercatissime Dot Neck.
La Electric Spanish semiacustica di Gibson rappresenta un ponte tra il mondo delle hollow body e quello delle solid body. Grazie a un blocco di legno massello al centro della cassa, la ES335 prendeva il meglio dei due mondi e si preparava a entrare nei sogni dei collezionisti di vintage e delle ricercatissime Dot Neck.

A partire dagli inizi degli anni '50, l'invenzione e la commercializzazione delle prime solid body aveva rivoluzionato il modo di fare musica. Ora esistevano chitarre concepite espressamente per suonare amplificate, chi imbracciava una chitarra solid body sceglieva di distaccarsi definitivamente dallo strumento acustico tradizionale per beneficiare dei vantaggi portati da uno strumento ottimizzato per l’amplificazione elettrica. In particolare, il corpo in legno solido è meno influente nell’economia generale dello strumento e dunque il suono delle corde all'origine è riprodotto con maggior fedeltà e sustain, scongiurando al contempo i fastidiosi problemi di rientri e risonanze che affliggono le chitarre acustiche amplificate.

Gibson, per preservare il suo indiscutibile status di azienda leader, fu un po' tirata per capelli nel mercato delle solid body. L'azienda, forte dalla sua antica tradizione liuteristica, non nascondeva difatti la propria predilezione per gli strumenti acustici dalla costruzione accurata e raffinata.
Quando Les Paul, precorrendo i tempi, aveva presentato il suo primo prototipo di chitarra solid body a Gibson, era stato inizialmente liquidato come "il ragazzo della mazza di scopa con i pickup". Il progettista Gibson Ted McCarty aveva rimarcato in più occasioni che "chiunque dotato di una sega e di uno scalpello può costruirsi da solo una solid body".
Fu così che Gibson sentì l’esigenza di tornare sulla strada maestra della propria vocazione naturale creando una chitarra che coniugasse i vantaggi delle solid body con il calore e la raffinata tecnica costruttiva di una chitarra acustica.

Ted McCarty ricorda: "Mi venne l’idea di inserire un blocco di acero massello all’interno del corpo di una chitarra acustica. Avrei in parte ottenuto lo stesso suono di una normale solid body ma in più le ali vuote avrebbero risuonato rendendo una combinazione tra una solid body e una chitarra hollow body". In molti aspetti quella nuova chitarra richiamava proprio il concept di The Log, il prototipo che Les Paul aveva costruito presso gli stabilimenti della Epiphone alla fine degli anni '40, ma qui la tecnica costruttiva era di gran lunga più sofisticata ed evoluta.
Nell’intento di creare uno strumento più maneggevole di una acustica archtop tradizionale e più leggero di una solid body, il corpo adottò il profilo sottile già sperimentato nelle prime Thin Line.
Infatti, contrariamente a quanto riportato nel sito ufficiale Gibson, il profilo a cassa stretta era già stato introdotto nel 1955 con la ES-225 e altri modelli simili, che però presentavano la costruzione tradizionale hollow body e non vanno confusi con le semi-acustiche.

Gibson ES-335: l'era delle Dot Neck

Il corpo centrale ripropone a tutti gli effetti i criteri costruttivi della Les Paul: il manico è giuntato al blocco di legno massello centrale con il sofisticato sistema a incastro del long neck tenon e, sempre installati direttamente nel blocco di acero, troviamo due pickup humbucking PAF e il sistema ponte-attaccacorde con Tune-o-Matic e stop bar.
Alcune fasce di abete all’interno del body garantiscono la perfetta aderenza del top al blocco solido centrale. Le due ali laterali costituiscono la componente acustica della chitarra con le due classiche buche a F. All’interno trova alloggiamento l’elettronica costituita, sempre secondo il modello Les Paul, da un selettore a tre posizioni e quattro potenziometri ricoperti da un involucro metallico che serve a preservarli dalla polvere.
Per questo strumento radicalmente innovativo si decise di adottare un design inedito con cutaway simmetrici arrotondati, definiti scherzosamente "a orecchie di Topolino".

Nel febbraio del 1958 la Gibson Gazette annunciò il lancio del nuovo modello ES-335 T, dove la lettera T indica il profilo sottile (Thin) della cassa. Il manico aveva segnatasti madreperlati a punto, il che, negli anni a venire, conferì la denominazione ufficiosa di ES-335 Dot.
La nuova chitarra era disponibile in due diversi colori: nella classica finitura sunburst e nella rara e quotatissima finitura natural. Tra la fine del 1959 e gli inizi del '60 la finitura natural fu sostituita dal famoso colore cherry red. La leva Bigsby era disponibile come opzione: quando nel corpo erano già stati predisposti i fori per l’attacca-corde stud, venivano ricoperti in fabbrica con una targhetta con scritta "Custom Made".

Il nuovo modello riscosse un successo immediato e divenne presto un best seller a testimonianza di come la three-thirtyfive fosse in grado di fornire una risposta convincente alle esigenze dei musicisti dell’epoca.
Gibson fu quindi portata ad ampliare l’offerta introducendo dei modelli di maggior pregio: la ES-345 e la ES-355.
La ES-355 venne arricchita delle stesse raffinate rifiniture della Les Paul Custom: tastiera in ebano con grandi segna posizione madreperlati a blocco, hardware dorato, meccaniche Grover e ponte vibrato di serie. La ES-345 era una via di mezzo tra i due modelli con tastiera in palissandro e meccaniche Kluson. Su entrambe le chitarre venne installata una elaborata elettronica con uscita stereo e selettore Varitone: uno switch a rotazione a sei posizioni che filtra il suono dei pickup attraverso una serie di condensatori.
Queste soluzioni non hanno mai goduto di grande popolarità tra i chitarristi, fino al punto che molti proprietari di ES-345 e ES-355 sono addirittura addivenuti alla drastica decisione di scollegare il Varitone e sostituire il vibrato con uno stop tailpiece, finendo con il riportare sostanzialmente il proprio strumento alle specifiche di una 335. Oggi dunque, le ES-335 vintage sono molto più quotate delle sorelle maggiori ES-345 e ES-355 coeve, nonostante queste fossero state originariamente concepite come modelli di maggiore prestigio. È lo stesso paradosso che avviene tra Les Paul Custom e Les Paul Standard anni '50. Questo testimonia come spesso gli andamenti del mercato del vintage rispecchino le reali prestazioni degli strumenti e le preferenze dei musicisti piuttosto che i piani delle case costruttrici e dei rivenditori.
Gibson introdusse in catalogo anche un’alternativa più economica, la ES-330 con pickup P-90 e scala corta. Questa chitarra però, a dispetto di nome e look, è una finta sorella minore in quanto non è una semi-acustica con blocco di legno massello ma una normale thinline a cassa vuota.

Gibson ES-335: l'era delle Dot Neck

Come suona un’autentica 335 Dot vintage?
Per rispondere a questa domanda ci viene in aiuto il noto vintage guru Gianni Bucci che, con grande disponibilità e amicizia, da anni mi consente di imbracciare di tanto in tanto uno dei più pregevoli gioielli della sua collezione: un’autentica Gibson ES-335 TD Dot del 1960, originale in ogni sua parte, fino all’ultima vite.
Spesso gli strumenti vintage hanno delle storie affascinanti da raccontare, questa favolosa 335 sunburst non fa eccezione. Gianni riuscì ad acquistare questa straordinaria chitarra dal suo originario proprietario per la modica somma di 217 mila lire. Tranquilli, ciò accadde nel 1975, quando ancora molte chitarre d’annata giacevano abbandonate in soffitta ed erano spesso svendute come roba vecchia. Erano davvero pochissimi gli appassionati che già da allora ebbero la lungimiranza di cogliere e apprezzare le differenze tra le sonorità e le caratteristiche degli strumenti anni ’50 e ’60 e quelli correntemente in produzione.
Questa chitarra apparteneva a un attempato musicista professionista che all’epoca aveva lasciato l’Italia per trasferirsi in Venezuela, dove l’aveva acquistata. Il chitarrista la adoperava per intrattenere i turisti sulle navi da crociera ed era così meticoloso nella cura del suo strumento da aver perfino acquistato da Gibson uno switch e una coppia di bottoni attacca-cinghia di riserva.

Come alcune Gibson acquistate all’epoca fuori dagli Stati Uniti, questa chitarra ha una particolarità: dietro la paletta vi è stampata una scritta a piccoli caratteri "Made in the USA" a indicare che si trattava di un modello destinato all’esportazione. Questa scritta non va confusa con la dicitura "Made in USA" impressa a caratteri più grandi indistintamente su tutta la produzione Gibson a partire dal 1973.
Il numero di serie è apposto su un’etichetta ovale arancione all’interno del body visibile attraverso la buca a F superiore, l’altra buca è coperta per metà da un battipenna molto lungo che si estende oltre lo stud tailpiece.

Gibson ES-335: l'era delle Dot Neck

La prima volta che questa chitarra capitò a casa mia, non avevo mai preso in grande considerazione le chitarre semi-acustiche. Le consideravo appannaggio esclusivo di chitarristi di estrazione jazz o comunque dediti a sonorità docili e tranquille. Avevo anche avuto occasione di provare una ES-345 del 1968 che non mi aveva particolarmente impressionato e pensavo che la 335 Dot non avrebbe differito di molto.
Man mano che le mie dita scorrevano lungo la tastiera della 335 mi resi progressivamente conto di quanto avessi torto e di quanto le mie congetture preconcette fossero in errore. Avevo a che fare con una chitarra profondamente diversa da qualunque altra su cui avessi mai posato le mani. Quella chitarra rispondeva a ogni minima sollecitazione regalando a ogni singola nota una ricchezza di espressività mai sperimentata in precedenza. Ogni suono prodotto da quello strumento ne ispirava uno successivo fin quando mi resi conto di esserne rimasto catturato e di non potermi staccare dal manico di quella chitarra magica. Passai quasi tutta la notte a esplorare lo sconfinato universo sonoro di quella 335 del 1960, sempre ricco di frequenze e di vibrazioni inaspettate.
Le altre semi-acustiche che avevo provato in precedenza o che avevo ascoltato in molte registrazioni avevano sempre una componente sonora un po' gonfia con attacco addolcito e alte frequenze troppo smussate per incontrare i miei gusti, quella chitarra invece all'occorrenza sapeva essere anche incisiva, grintosa e graffiante, con un attacco secco e potente, come le migliori solid body e al contempo era ricca del calore e dell'espressività di un'acustica di gran classe.

Quando il giorno dopo Gianni mi chiese cosa ne pensassi, ero semplicemente senza parole.
Purtroppo il mio giudizio è generalmente condiviso e oggi un esemplare integro di ES-335 prodotto tra il 1958 e il 1961 viene pagato con cifre che approcciano i 50 mila dollari, o anche ben al di sopra per i rari esemplari in finitura natural.

Una delle doti di queste chitarre che più impressiona è la versatilità: le prime 335 Dot si muovono perfettamente a proprio agio attraverso una molteplicità di generi musicali.
Si comprende dunque come mai anche un musicista multiforme ed eclettico come Alvin Lee avesse adoperato in esclusiva questa sola chitarra durante l’intero arco della propria carriera.
Alvin non disdegnava le sonorità più hard prodotte dai suoi potenti stack Marshall ma spaziava con altrettanta disinvoltura attraverso le atmosfere più calde del jazz, del blues e del rock’n’roll delle origini.
Persino Ritchie Blackmore, chitarrista dei super-elettrificati Deep Purple, negli anni ’70 sfoggiava nel suo arsenale una ES-335 Dot.
Il poliedrico Larry Carlton racconta che nella ES-335 trovò tre chitarre in una: una Les Paul per il rock and roll, una Telecaster per il country e una ES-175 per il jazz. Ciò gli valse il soprannome di "Mr 335".

Cosa rende le 335 prodotte a partire dal 1962 meno appetibili sul mercato del vintage?
Già alla fine del 1960 vengono introdotti alcuni cambiamenti che interessano sia particolari estetici sia caratteristiche di maggior influenza, come lo spessore del manico. I cambiamenti più importanti arrivarono però tra la fine del 1961 e il 1962, periodo in cui in casa Gibson avvengono diverse innovazioni, prime tra tutte il restyling della linea Les Paul.
Innanzitutto i pickup noti come PAF (che in attesa di numero di identificazione del registro brevetti recano un’etichetta con la semplice dicitura "Patent Applied For") vengono gradatamente sostituiti con quelli che riportano il numero di brevetto finalmente assegnato, i cosiddetti "Patent Number". Questo, se inizialmente comporta un semplice cambio di etichetta su pickup virtualmente identici, in un breve arco di tempo finisce con il contraddistinguere pickup di fabbricazione successiva che presentano un importante scarto nella qualità della resa sonora.
C’è chi sostiene che la reputazione dei PAF originali è tale che, se negli anni '50 Gibson avesse veramente prodotto un manico di scopa con una coppia di PAF, il suo valore oggi si avvicinerebbe ai 10 mila dollari. Dietro questa provocazione, sicuramente eccessiva, si nasconde però il fatto che a parere di tantissimi chitarristi, appassionati ed esperti, la qualità timbrica degli humbucker prodotti da Gibson tra il 1957 e il 1961 risulta ancora insuperata, nonostante gli innumerevoli tentativi di emulazione.
Nello stesso periodo in cui avveniva la transizione tra pickup PAF e Patent Number, Gibson introdusse le tastiere con i nuovi segna-posizione a blocco: l’era delle 335 Dot neck vintage era formalmente al termine. Anche il corpo subì un intervento di restyling e il cutaway arrotondato a forma di orecchie di Mickey Mouse divenne leggermente più appuntito.
Tra la fine del 1964 e l’inizio del 1965 intervenne un altro importante cambiamento: il ponte Tune-o-Matic, ancorato direttamente nel blocco solido centrale in modo da enfatizzare un tipo di sustain proprio delle solid body, venne sostituito con l’attaccacorde a forma trapezoidale tipicamente associato alla struttura e alle sonorità di una classica hollow body jazz.

Naturalmente, questo non vuole assolutamente dire che le chitarre prodotte dopo l’introduzione dei segnatasti a blocco siano strumenti di serie B rispetto ai precedenti. Sarebbe assolutamente illogico ritenere che le 335 prodotte a partire dal Gennaio 1962 siano diverse da quelle prodotte un mese prima. In quegli anni la richiesta e la produzione di strumenti aumentarono in modo esponenziale e i cambiamenti si avvicendarono freneticamente, così capita spesso di trovare chitarre di transizione con differenti caratteristiche sovrapposte in maniera del tutto casuale. È possibile trovare fino agli inizi del 1965 chitarre sostanzialmente analoghe alle vecchie Dot: basti pensare che la famosissima 335 rossa di Eric Clapton, nota col nomignolo di "Crossroads", era un modello del 1964. Clapton usò estensivamente questa chitarra a partire dal suo periodo di militanza negli Yardbirds e soprattutto con Cream e Blind Faith. Questo strumento di importanza storica nel 2004 fu battuto in un’asta di beneficenza per la cifra astronomica di $ 847500.
È pur vero che a partire dalla metà degli anni '60 intervennero modifiche indubbiamente peggiorative: il manico divenne sensibilmente più stretto, vernici acriliche vennero utilizzate per accelerare le lunghe lavorazioni con verniciature alla nitro, la riserva di legni leggeri di alta qualità e stagionati naturalmente andò esaurendosi, per la tastiera si iniziò ad adottare legno indiano al posto del pregiato palissandro brasiliano. Durante gli anni '70 si arrivò a produrre manici in acero anziché in mogano, in tre pezzi incollati, con voluta di rinforzo e senza la lunga appendice per l’incastro nel body.
Fortunatamente, a partire dal 1981, Gibson iniziò a guardare con interesse ai fasti della propria produzione passata e reintrodusse molte caratteristiche dell’epoca d’oro, a cominciare dal tanto sospirato manico dot.
Nessuna chitarra però è mai riuscita a offuscare la grandissima reputazione e l’elevatissimo livello qualitativo delle mitiche ES-335 dot neck vintage originali.

Nota della Redazione: Accordo è un luogo che dà spazio alle idee di tutti, ma questo non implica la condivisione di ciò che viene scritto. Mettere a disposizione dei musicisti lo spazio per esprimersi può generare un confronto virtuoso di idee ed esperienza diverse, dando a tutti l'occasione per valutare meglio i temi trattati e costruirsi un'opinione autonoma.
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