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Kiss Monster Tour: Concerto a Villa Manin
Kiss Monster Tour: Concerto a Villa Manin
di [user #33493] - pubblicato il

Codroipo, 17 giugno 2013 - L’eccitazione che precede un concerto, è qualcosa che rientra a pieno titolo nell’esperienza dell’evento: le aspettative personali, il desiderio di condividere una serata con un artista amato, i ricordi e un carico emotivo da liberare, rendono l’attesa un preludio magico. Se il concerto in questione poi è dei Kiss, si parte dal presupposto che sarà perlomeno epico. Il che rende il fermento ancora più intenso.
Codroipo, 17 giugno 2013 - L’eccitazione che precede un concerto, è qualcosa che rientra a pieno titolo nell’esperienza dell’evento: le aspettative personali, il desiderio di condividere una serata con un artista amato, i ricordi e un carico emotivo da liberare, rendono l’attesa un preludio magico. Se il concerto in questione poi è dei Kiss, si parte dal presupposto che sarà perlomeno epico. Il che rende il fermento ancora più intenso.

Per chi, come me, non è più un teenager, tenendo tra le mani un biglietto che riporta il loro celeberrimo logo creato da Ace Frehley, il pensiero corre ai tempi lontani in cui assistere a un live non era così semplice, e questo lo rendeva qualcosa di imperdibile, in alcuni casi addirittura una questione di vita o di morte. Il film “Detroit Rock City” del 1999 – tra l’altro prodotto proprio da Gene Simmons – ritrae in modo divertente e sincero le follie (nella fattispecie una fuga da casa) che tanti di noi da giovanissimi hanno fatto o avrebbero voluto fare per vedere i propri beniamini in un’epoca di cui i Kiss sono stati indiscussi protagonisti. Incredibilmente, molta di quella magia è intatta e si manifesta in tutto il mondo al passaggio di questi colossi del rock.

Ogni tour aggiunge un capitolo alla storia di una band, tanto più se porta nelle arene la musica di un nuovo disco. Il “Monster Tour” dei Kiss è un capitolo speciale per più di un motivo. Benché prenda il suo nome dall’ultimo album della band uscito l’anno scorso – il ventesimo in studio - celebra anche i 40 anni di attività di uno dei gruppi più controversi e popolari del pianeta. Soltanto pochi giorni fa Paul Stanley ha dichiarato alla stampa: “Non c’erano precedenti di band così longeve quando ci siamo messi insieme, quindi io speravo che saremmo durati 5 anni… Arrivati a questo punto, mi tocca invecchiare davanti a tutti! Ma mi sto gustando ogni singolo anno che passa. È qualcosa di spettacolare e non potrei essere più grato alla gente per tutto questo”.

Musica nuova, ma soprattutto celebrazione di una carriera pluridecennale, dunque, in questa attesa tournée che ha riportato i Kiss in Italia con due concerti (Codroipo il 17 e Milano il 18 giugno) dopo due anni. Il live ha sempre rappresentato una dimensione privilegiata per la band newyorkese, che ha raggiunto l’apice del successo negli anni ’70, proprio grazie alle sue spettacolari performance.

Non stupisce che sia stato il disco dal vivo “Alive!” del ’75, più che i tre dischi in studio che lo hanno preceduto, a sancirne la definitiva consacrazione a livello mondiale. Fin dall’inizio i concerti dei Kiss sono stati caratterizzati da alcuni irrinunciabili ingredienti e oggi come allora, i fans vanno a vederli per prendere parte a un rituale che nella sostanza si ripete immutato da decenni. Deve essere stato questo desiderio ad animare le persone che fin dalle prime ore di lunedì si sono riversate nella tranquilla cittadina friulana di Codroipo diffondendo la “kissteria” (= Kiss hysteria). Sono di ogni età i fans della band (non sono poche le famiglie intere individuate qua e là). L’armata dei Kiss raccoglie generazioni di appassionati, molti dei quali non rinunciano a emulare i loro idoli, sfoggiando un trucco fedelissimo all’originale. Chiacchierando con alcuni di loro abbiamo scoperto che vengono da tutte le regioni d’Italia o addirittura dall’estero per cogliere l’occasione di vedere il gruppo esibirsi in una location bella come Villa Manin di Passariano. Ridono e scherzano, i fans, ma quando arriva il momento dell’apertura dei cancelli ogni comunicazione crolla e la folla invade pacificamente il parco.

Kiss Monster Tour: Concerto a Villa Manin

Alle 20.00 hanno aperto la serata i Rival Sons, ottima band rock blues californiana attiva dal 2008 ma che affonda le proprie radici nel rock anni ’70. Con la loro performance di altissima qualità, sono riusciti nella difficile impresa di arginare l’entusiasmo dei fans fino a mezzora prima dell’arrivo degli headliner, poco dopo le 21, quando, puntuale come un orologio svizzero, è arrivata la tanto attesa, vecchia formula magica: “You wanted the best, you got the best! The hottest band in the world: Kiss!”, ed è stata l’apocalisse.
I Kiss sono atterrati su Villa Manin sulle note di Psycho Circus, successo del 1998, scatenando il delirio.

You're in the psycho circus
And I say welcome to the show!


Ed eccoli, tutti i trademark del loro spettacolo. Fuochi pirotecnici, pedane mobili, esplosioni, giochi di luci, fiamme e innumerevoli altre stravaganze, oltre agli immancabili volti dipinti. Il rituale è sempre lo stesso, eppure lo show è rinnovato, ricco di effetti e scenografie mozzafiato, con un palco dominato da un gigantesco ragno meccanico semovente che ha trasportato i Kiss sopra al pubblico. In occasione del concerto di Stoccolma di due settimane fa, Gene Simmons, commentando la voglia di sperimentare che lui e compagni dimostrano ancora di avere, ha detto “Spero che il giorno che finirà lo faremo alla grande, invece di cadere verso il basso. Non desidero rimanere un giorno in più rispetto a quando smetterà di essere così, voglio essere grande fino all’ultimo istante. […]

Probabilmente abbiamo ancora cinque o dieci anni al massimo”.
La scaletta non ha dato tregua al pubblico che, ancora immerso nello stato di stupore generale scatenato dall’apertura esplosiva, è stato proiettato nel pieno degli anni ’70 con i due inni “Shout It Out Loud” e “Let Me Go, Rock’n’Roll”. Dopo una breve incursione negli anni ’80 con “I Love It Loud”, un brano del nuovo album, “Hell or Hallelujah”, ben accolto dal pubblico nonostante sia lontano dalla presa delle superhit che lo hanno preceduto. Dopo questa pausa emotiva, Gene Simmons si è lanciato in “War Machine”, brano di “Creatures of the Night” del 1982. Lui e Stanley si dividono il repertorio, concedendo al pubblico ogni step del rituale: se Paul ammicca provocante mostrando il fondoschiena ipertonico, Gene srotola la leggendaria lingua, se Paul suona facendo contorsioni e rotolandosi a terra, Simmons che sputa fuoco su una spada fiammeggiante per poi scagliarla sul palco, in un continuo rilancio. Queste trovate eccentriche che altrove (fatta eccezione forse solo per il circo) risulterebbero a dir poco eccessive, assumono qui un senso che va a sostenere l’imponente struttura del concerto, così come la mise dei quattro: pelle, borchie, armature, platform altissimi, un concentrato di quanto di più kitsch si potesse vedere nel periodo d’oro del glam, con un tocco di fumettistica Marvel e di film horror dei più truculenti.

Kiss Monster Tour: Concerto a Villa Manin

Coerentemente con quanto stava accadendo sul palco, tra fiammate e fuochi d’artificio, lo show è proseguito con “Heaven’s On Fire” dell’84, per poi tornare subito alle origini con una sorpresa: la trascinante “Calling Dr Love” contenuta in “Rock And Roll Over” (1976), non eseguita nelle ultime date europee. A seguire “Say Yeah”, brano del più recente “Sonic Boom”, in cui forse si sono avvertiti i primi seri segni di stanchezza in Stanley, che nonostante il sovraffaticamento vocale riesce sempre a rendere una performance degna di questo nome. A Tommy Thayer è toccato il compito di cantare “Shock Me”, brano dell’album “Love Gun” (1977) scritto e interpretato da Ace Frehley, e un altro brano tratto dal nuovo disco, “Outta This World”.

Dopo tanta showmanship dei vecchi leoni, è arrivato il momento della meritatissima ribalta per Tommy Thayer ed Eric Singer, a cui viene lasciato lo spazio per una jam e dei soli. Per nulla intimiditi dal fatto di essere i due Kiss “non originali” e ormai parte integrante del gruppo da anni, hanno dimostrato di essere non solo delle vere bestie da palcoscenico, ma anche ottimi musicisti. I Kiss hanno sempre puntato su qualcosa che gli altri non avevano: l’immagine eccessiva, grottesca, “larger than life” (in passato lo stesso Simmons ha ammesso “Le nostre abilità tecniche sono nella media, forse addirittura al di sotto. Non intendo dire che la nostra musica lo sia! È volutamente facilmente accessibile. Non cerchiamo di renderla troppo complessa né autocompiacente, vogliamo che i nostri fans la capiscano.”) ma con Thayer e Singer hanno acquisito due elementi che danno alla lineup una solidità che nella formazione originale spesso non aveva.

Kiss Monster Tour: Concerto a Villa Manin

Naturalmente non sarebbe stato un concerto dei Kiss se prima di “God of Thunder” Simmons non avesse regalato alla folla adorante il suo solo. A differenza dei precedenti, esso non ha nulla di virtuosistico e tutto di teatrale: colpendo violentemente le corde, Gene crea un frastuono che anticipa con un crescendo assordante il momento catartico in cui “The Demon” sputa sangue, per poi volare sopra le luci a svariati metri di altezza. Da decenni questo è uno dei momenti più attesi, in cui la gente immancabilmente va in delirio e a Codroipo non è stata da meno.

Dopo l’ammiccante superhit degli anni ’80 “Lick It Up” - all’interno della quale i Kiss hanno fatto un omaggio agli adorati Who citando “Won't Get Fooled Again” – il gran finale con “Love Gun” e l’inno rock per eccellenza, “Rock And Roll All Nite”. La pausa prima dell’immancabile bis non ha dato neanche il tempo alla folla di alleviare l’arsura da surmenage vocale e l’ha catapultata in un finale che non ha fato prigionieri, con un susseguirsi di brani leggendari: “Detroit Rock City”, “I Was Made For Loving You” (sfortunatamente proprio su questo brano attesissimo Simmons ha incespicato, senza però che questo rovinasse in alcun modo la magia del momento né del pezzo stesso) e infine una “Black Diamond” stupendamente cantata da Eric Singer. Si è concluso così il colossale concerto dei Kiss a Villa Manin, che ha regalato agli spettatori qualcosa di cui parlare a lungo.

A concerto finito, nel tentativo di smaltire l’eccitazione residua, arrivano le prime riflessioni. Una su tutte: com’è possibile che uno spettacolo che presenta nella sostanza gli stessi cliché da sempre funzioni ancora? Gli ingranaggi di questa incredibile macchina costruita quarant’anni fa da quattro ragazzi di strada di New York sembrano inossidabili. Qualcosa trascina il concerto e chi vi prende parte al di fuori delle coordinate spazio-temporali, in una specie di dimensione parallela in cui si ragiona solo in termini di spettacolo. Per una strana forma di malia, quelle che si vedono sul palco non sono persone di mezz’età truccate in foggia carnevalesca, ma personaggi: un demone sputafuoco, una creatura delle stelle, un uomo venuto dallo spazio e un uomo gatto. Solo a nominarli al di fuori del loro contesto suscitano ilarità, ma indossate le maschere tutto è diverso e acquista senso.

Kiss Monster Tour: Concerto a Villa Manin

Altra considerazione. Nonostante il concerto sia lungi dall’essere impeccabile e benché ogni singola componente converga sulla spettacolarità delle soluzioni e sul “wow-factor”, la musica ha un ruolo fondamentale in questa performance di quasi due ore, che è un intelligente regalo ai fans, presentando solo due brani nuovi e una pioggia di successi di tutti i periodi. Insomma, per usare un azzeccatissimo termine americano, una scaletta a base di “crowd-pleaser” che costituiscono un significativo capitolo della storia del rock.

Quello di Stanley e Simmons è un binomio prolifico perché costruito sulla tolleranza e il rispetto reciproci, su una comune concezione del mestiere della musica (notoriamente “business conscious”) e, naturalmente, su una profonda sintonia a livello artistico. A oggi snobbati da molti (troppi), i Kiss sono una delle rock band più longeve e di maggior successo con 28 dischi d’oro negli Stati Uniti e più di 100 milioni di dischi venduti nel mondo, sono dei veri e propri colossi che prendono ancora molto seriamente il proprio mestiere. Simmons ha recentemente dichiarato in tv: “Ne abbiamo abbastanza di questi ragazzini che saltano sul palco e fanno finta di essere una band. Questa è roba seria, il palco è un terreno sacro, è una chiesa elettrica”.

Nell’attesa che la folla uscisse, un ultimo sguardo a Villa Manin. La location è bellissima ed è strano pensare che proprio quel posto dove un tempo passeggiarono Napoleone Bonaparte e Giuseppina Beauharnais sia stato per qualche ora l’epicentro di un autentico terremoto rock. L’ultima immagine che i fortunati presenti hanno portato a casa è quella di un surreale campo di battaglia totalmente ricoperto di coriandoli.
Uscendo, è impossibile non imbattersi nel variopinto merchandising dei Kiss. T-shirt e poster fanno capolino dalle bancarelle. Fin dagli anni ’70 quello dei Kiss è stato un marchio con infinite licenze (lo stesso Simmons ha affermato “non una band, siamo una bRand!”) e il suo appeal è ancora irresistibile. Impossibile non portare qualcosa a casa!
Come tutte le emozioni estreme, lo spettacolo dei Kiss lascia esausti e felici, momentaneamente saturi ma desiderosi di riprovarne l’ebbrezza. Decisamente un concerto che vale la pena vedere almeno una volta nella vita.

Kiss Monster Tour: Concerto a Villa Manin

Scaletta del concerto a Villa Manin:
Psycho Circus
Shout It Out Loud
Let Me Go, Rock ‘N’ Roll
I Love It Loud
Hell or Hallelujah
War Machine
Heaven’s on Fire
Calling Dr Love
Say Yeah
Shock Me
Outta This World
(Singer & Thayer jam)
Gene solo
God of Thunder
Lick It Up
Love Gun
Rock’n’Roll All Nite

Bis:
Detroit Rock City
I Was Made For Loving You
Black Diamond
concerti kiss
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