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"Culture Clash" nuovo disco degli Aristocrats.
di [user #17404] - pubblicato il

“Culture Clash” fotografa la band in un momento di grande freschezza e vivacità creativa. Tant’è, che a convincere di questo album è proprio la scrittura. Canzoni e arrangiamenti traghettano l’album ben oltre l’esile canovaccio "groove- tema –assolo" di tanta jazz e fusion. E' il vero disco di una band che gira il mondo terrorizzando tutti i musicisti del pianeta con concerti mozzafiato.
“Culture Clash” è il secondo album degli Aristocrats, trio strumentale composta da Guthrie Govan Marco Minneman e Bryan Beller. Al momento la band è, probabilmente, l’ensemble musicale tecnicamente più evoluto e musicalmente coraggioso presente al mondo.

Spesso si sono viste formazioni stellari, super gruppi allestiti da grandi virtuosi ma, altrettanto spesso, questi esperimenti non sono andati al di là di un album in studio e poche, pochissime, esibizioni live. Ma gli Aristocrats sono una vera e propria band che da un paio di anni gira il mondo spassandosela a terrorizzare tutti i musicisti del pianeta con concerti mozzafiato, sorretti da un’interplay eccezionale, virtuosismi e improvvisazioni folgoranti e stralunate.
“Culture Clash” fotografa la band in un momento di grandissima energia, freschezza e vivacità creativa. Tant’è, che a convincere di questo album è proprio la scrittura. Canzoni, strutture, arrangiamenti che traghettano l’album ben oltre l’esile canovaccio "groove- tema –assolo" di tanta musica jazz e jazz rock. Dopo lunghissimi tour e centinaia di concerti i tre musicisti hanno imparato a conoscersi alla perfezione e, innamorandosi l’uno della follia musicale dell’altro, si sono avvicinati alla composizione di questo album senza inibizioni, divertendosi a giocare coi generi musicali e mescolandoli furiosamente tra loro. E’materiale tosto che diverte ma anche impegna l’ascoltatore. Un reperorio che senza l’ironia e il piglio dissacrante con cui gli Aristocrats suonano potrebbe risultare cervellotico e ostile ma che i tre riescono a far scivolare fluido. Persino i virtuosismi più sfacciati, spudorati e persino gratuiti, risultano irresistibili e strappano un sorriso. Ripercorriamo l’album in una veloce carrellata canzone per canzone.

"Culture Clash" nuovo disco degli Aristocrats.

I tre chiariscono di essere lontanissimi dalle tradizionali sonorità jazz, progressive e fusion. E aprono l’album con un brano che sconfina addirittura nel pop e nella dance, trainato da una chitarretta in levare che strizza l’occhio ai Police. E ci sono ancora i Police nelle chitarre chorus che portano a deliziose aperture melodiche sotto gli assolo di Govan. Sovra incisioni e arrangiamenti tradiscono una cura negli arrangiamenti e nella produzione che non era presente nel primo album.
Già nel primo assolo del disco Govan chiede tutto alla sua Charvel; e suona quello che gran parte della comunità chitarristica mondiale inizierà a studiare tra qualche anno. Inarrivabile.

Culture Clash
Il pezzo si apre con ombroso incedere progressive che sviluppandosi si fa sempre più minaccioso e fracassone. Poi succede di tutto: blues, fusion, aperture melodiche, deflagrazioni shred, stop, obbligati e improvvisazioni. Uno spaccato sulla follia musicale degli Aristocrats e una magica prova dell’irrequietezza della chitarra di Govan, autore del brano.

Disarmante esercizio di stile dei tre, che si divertono a fare i cazzoni e si cimentano in un brano a metà tra swing, rock a billy, old jazz trainati dal walking bass inarrestabile e granitico di Beller. I botta e risposta tra Govan e Minnemann sono allucinanti. Poi arrivano gli assolo: prima Govan e poi Beller. Il timing, l’aggressività della pronuncia, la chiarezza nell’esposizione di ogni nota suonano come quelle di jazzisti che ascoltano i Pantera. 


Gli Aristocrats giocano a fare i Red Hot Chili Peppers. Beller ha un grovve con non ce n’è per nessuno e trascina il brano con un suono gigantesco, fiero e fangoso assieme. Il groove è scandito da Govan che suona un tema cretino con un timing allucinante e slide impossibili, seguito da tappeti di accordi con suono crunh e un sacco di delay. Seguono unisoni e ostinati furiosi. Di colpo, con suono scarno da trio funky rock, i tre suonano cose da far impallidire i Dream Theater.

Magicamente Zappiano! Spigolature e ostinati progressive, alternati a inattese aperture reggae. E’uno dei brani più scritti e arrangiati del disco, zeppo di obbligati che lasciano spazio a Beller, protagonista in apprezzabilissime digressioni solistiche. Govan suona un assolo che gli sarebbe valso di sicuro un posto da titolare nella band di Zappa. Le sue plettrate alternate accarezzano linee ritmiche e melodiche emozionanti e ridefiniscono gli standard del solismo moderno.

Immaginate di mettere un microfono nel reparto batteria di un negozio e registrare cosa succederebbe a una prima scossa di terremoto. L’intro di questo brano, costruito sul solo Minneman, suona così. Seguono atmosfere inquietanti e stralunate costruite su un lavoro sapiente di leva, riverbero e voicing sinistri di Govan che valorizzano le deliziose schizofrenie batteristiche di Minnemann. Beller fa da collante. Perfetta sintesi della filosofia degli Aristocrats: Govan e Minnemann due furetti impazziti, tenuti a bada e guidati da un saggio e minaccioso leone, Beller. Tema e assolo del brano tradiscono un’intesa che va oltre il semplice interplay:
qui ci sono struttura e arrangiamenti concreti.


Solida rock fusion con massicce iniezioni funk. Uno degli episodi solistici più esaltanti di Govan. Nella prima parte dell’assolo Guthrie esaspera l’ascoltatore con una tensione ritmica di fraseggio che fa di tutto per non sedersi mai sul tempo; poi lo delizia con aperture melodiche struggenti. Quindi lo finisce a sciabolate di shred. 

E’ la digressione metal del disco. Beller e Minneman ci tengono a ricordarci che hanno suonato rispettivamente con Steve Vai e Necrophagist e così imbastiscono un groove che farebbe venir voglia di chiamare l’esorcista. Ma ci pensa Govan a sdrammatizzare l’atmosfera con un buffo tema country suonato a chitarra clean. Poi il brano procede, pesantissimo, tra singhiozzi zappiani e assoli furiosi di Govan fino a un’onirica apertura tra il mistico, l’indiano e il Vaiano con Beller in assolo. Ancora violenza metal, unisoni e acrobazie batteristiche di Minneman fino al finale. 

Riabbraccia le atmosfere più rarefatte e aperte del primo album anche se con uno spessore compositivo decisamente più articolato.
Tutta costruita sul lirismo della chitarra di Govan che gigioneggia tra spunti bluesy, armonici che non pensavo nemmeno esistessero, accordi accarezzati con la leva e shreddate selvagge.


bryan beller guthrie govan marco minnemann the aristocrats
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Yeah!
di gigius [user #32013]
commento del 22/07/2013 ore 15:09:08
Pur restando affezionato al primo "The Aristocrats" per tiro e sonorità questo disco è in effetti pieno di colpi di scena che uno non si aspetta, forse troppi per un pubblico canonico... E' certo che gli aristocrats stanno gettando le basi per qualcosa di nuovo e che hanno sfondato muri che per ora avevamo lasciato in piedi e ignorato.
Rispondi
Perchè questo articolo???
di Keldar [user #30052]
commento del 22/07/2013 ore 20:51:52
Noooo male male questo articolo, sto aspettando il cd e nn voglio influenze prima di ascoltarlo!!!! Poi lo leggerò volentieri ma sei stato scorretto a pubblicare subito l'articolo a pochi giorni dall'uscita del cd!!:)

Tutto in tono ironico ovviamente:)

Saluti e spero di vederli di nuovo questi tre insieme a voi Dolcetti!
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Ma Beller e Minneman erano ...
di angusnoodles [user #13408]
commento del 22/07/2013 ore 22:59:01
Ma Beller e Minneman erano in tour con Satriani... Quando hanno trovato il tempo di registrarel'album?!
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Re: Ma Beller e Minneman erano ...
di rickyfigoli [user #36535]
commento del 23/07/2013 ore 14:43:06
Sto ascoltando Louisville Stomp e non oso pensare a quanto si siano rotti le balle Minnerman e Beller a pupparsi Satriani per un intero tour...
Rispondi
Re: Ma Beller e Minneman erano ...
di angusnoodles [user #13408]
commento del 23/07/2013 ore 21:38:08
Li ho visti due mesi fa con Satriani... Ti assicuro che non si sono affatto annoiati...
Rispondi
Re: Ma Beller e Minneman erano ...
di rickyfigoli [user #36535]
commento del 24/07/2013 ore 14:48:33
Anch'io, a Firenze, e praticamente ho avuto occhi solo per loro. Tanto di cappello a Satriani che riempie ancora di gente ovunque vada, ma Govan ha oggettivamente 3 marce in piu, oltre ad essere nettamente piu contemporaneo.
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ALBUM A DIR POCO MERAVIGLIOSO ...
di leoguitar626 [user #23964]
commento del 22/07/2013 ore 23:20:54
ALBUM A DIR POCO MERAVIGLIOSO
lo sto ascoltando da quando è uscito, e devo dire che è un bel passo in avanti rispetto a The Aristocrats che come viene detto anche nella recensione era un album MOLTO improvvisato. Con questo album invece han voluto far vedere che sono ottimi musicisti ( oltre che strumentisti ), cosa che già sapevamo ma forse non ricordavamo mai così bene. Ottimo album, ottima recensione!
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Ascoltato
di smilzo [user #428]
commento del 23/07/2013 ore 09:22:35
Commento: esticazzzzzziiiiii!!!!!!
Govan mi ha sempre impressionato, ma quest'album è... super!
Il suono base della chitarra è incredibile: è come fosse al contempo pulito e distorto... ma come caa...spita fa?
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Un altro capolavoro
di mmanuu [user #37979]
commento del 23/07/2013 ore 16:37:20
Molto più "ragionato" del debutto riesce ad essere decisamente gustoso non perderdendo troppo il piglio e l'attitudine del predecessore nonostante la presenza quà e là di alcuni overdubs. Louisville stomp è decisamente la mia preferita di tutto il lotto (il paragone con i jazzisti che ascoltano i pantera è totalmente azzeccato).
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una droga!
di Keldar [user #30052]
commento del 25/07/2013 ore 16:38:2
Sono due giorni che lo ascolto praticamente ininterrottamente, davvero un bel cd, belle canzoni, bei musicisti (ma anche no).

Approvo tutto quanto scritto nell'articolo soprattutto il riff cretino!!

FENOMENI!
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Non ho ancora avuto modo ...
di WarrenMonteleone [user #37213]
commento del 25/07/2013 ore 17:54:27
Non ho ancora avuto modo di sentire il loro nuovo album, sono curiosissimo di poterlo ascoltare ma onestamente non mi pare che un Satriani possa essere messo in secondo piano rispetto a Govan.
Senza nulla togliere a quest'ultimo ma Satriani ha scritto pagine ben più folte e racchiude ben più discepoli rispetto a Govan gusti apparte si intenda. A scanso di favoritismi dico che non sono tra i miei idoli chitarristici devo dire il vero, ma senz'altro li rispetto entrambi, personalmente non mi è mai piaciuto sentire/fare paragoni.
Il tempo parlerà per loro! ;)
Certo è che Govan è senz'altro il chitarrista del futuro come ha suo tempo fu Satriani e perchè no il buon "vecchio" Paul Gilbert.
Rispondi
Re: Non ho ancora avuto modo ...
di rickyfigoli [user #36535]
commento del 26/07/2013 ore 10:16:45
Il mio intervento non era per fare "gare" o quant'altro, premetto che Satriani riempie i palazzetti suonando la chitarra, quindi ha ragione, inoltre nel periodo d'oro è stato forse il chitarrista più bravo nello scrivere temi che rimangono, cantabili anche da chi non sa quante corde abbia una chitarra. E questo sicuramente è stato il segreto per la durata del suo successo. Indiscutibile è anche il fatto che quello è il suo stile e li è fermo da 20 anni, tralasciando obrobri tecnici tipo il tapping di plettro... Il mio paragonarlo con Govan è dato dal fatto che Minnemann e Beller stanno facendo il tour con Satriani, e credo che per loro sia ben differente suonare su roba prevalentemente dritta (in maniera peraltro sublime) con un chitarrista con un ego sconfinato, perennemente in primo piano, o fare roba da "tarantolati" come fanno gli Aristocrats.... Louisville Stomp mi sta mangiando il cervello da tre giorni, è l'emblema di quanto sia contemporaneo ed enorme Govan, che sicuramente col suo nome non riempirà mai palazzetti ma per un appassionato di chitarra, tecnica, quasi eccessiva, è un'orgia per le orecchie....:-)
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