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Matt Schofield si racconta
Matt Schofield si racconta
di [user #116] - pubblicato il

Appassionato di Strat d'epoca ma aperto alle possibilità delle ultime tecnologie digitali, Matt Schofield è un musicista poliedrico che, dietro una facciata di bluesman sanguigno, cela una cultura musicale e un background tutti da scoprire. Ci siamo fatti raccontare tutto da lui.
Appassionato di Strat d'epoca ma aperto alle possibilità delle ultime tecnologie digitali, Matt Schofield è un musicista poliedrico che, dietro una facciata di bluesman sanguigno, cela una cultura musicale e un background tutti da scoprire. Ci siamo fatti raccontare tutto da lui.

Il bluesman Matt Schofield è diventato in fretta una buona conoscenza per gli Accordiani. Gli articoli didattici in esclusiva e la recente confidenza circa la sua particolare visione degli esercizi per chitarra lo hanno messo al centro di confronti e discussioni. Per sapere cosa c'è dietro al chitarrista che dice "esercitarsi sulle scale è uno schifo", ma che suona come uno che sa molto bene cosa vuol dire studiare, abbiamo intervistato Matt sul suo passato, la sua musica e i suoi strumenti.

Matt è uno degli artisti del gruppo di etichette Mascot. Puoi ascoltare in streaming i suoi lavori e quelli degli altri musicisti cliccando sul banner dedicato in rotazione sulle homepage, in esclusiva per i lettori di Accordo.

Accordo: Puoi parlarci del tuo background musicale e delle tue influenze?  
Matt Schofield: Sono cresciuto con i dischi di mio padre. Possedeva un sacco di registrazioni reel-to-reel, perché amava questo tipo di cose e possedevamo quindi una tape machine. Mi ricordo che da ragazzino, nel suo ufficio a casa, giravano sempre dischi di artisti come BB King, Muddy Waters, Freddie King, Albert Collins. Quando avevo 8-9 anni girava per casa una chitarra in corde di nylon e cominciai a interessarmi seriamente allo strumento guardando i video di BB King in TV, e dato che non ero in grado di riprodurre i suoi brani sulla chitarra pensavo "forse potrei diventare il bassista di BB King!" (ride). Quando avevo circa 12 anni e stavo in California con mio padre, quest'ultimo mi mostrò un suo video live con Albert Collins e Stevie Ray Vaughan che suonavano Texas Flood: all'epoca dovevi registrare i video dalla TV su videocassetta, quindi avere un video del genere da poter guardare e riguardare era un evento abbastanza raro. Vedere quei tre suonare insieme fu la cosa che mi fece dire "Voglio suonare come loro. Voglio essere come loro". Sfortunatamente Stevie Ray Vaughan morì due settimane dopo che vidi quel video per la prima volta, così mi dissi "devo farlo adesso"! Successivamente, con l'inizio della scuola, formai la mia prima band e feci la mia prima esibizione nell'aprile del 1991 a un evento nella stessa scuola. Così è iniziata e così ho sempre fatto da quel giorno a oggi, per 24 anni. Quando avevo 18 anni ho lasciato la scuola, mi sono trasferito a Londra per suonare e divertirmi, senza preoccuparmi di pensare a un futuro da star, frontman o cose del genere, mi piaceva suonare e così ho fatto per molti anni.

A: Ci sono state altre influenze durante i tuoi primi anni di suono o di ascolti?

MS: Mio padre ascoltava molto blues tradizionale, e su questa scia sono stati i primi anni di ascolti con BB King, Freddie King, Albert Collins. Venni poi a contatto con Stevie Ray Vaughan, Hendrix, Clapton, Billy Gibbons e i primi dischi degli ZZ Top, molto importanti per me. Dopo tre o quattro anni da quando avevo cominciato a suonare in varie band, ho sentito Robben Ford e da lui ho scoperto il jazz, del quale non sapevo molto perché in quei giorni, prima di internet e YouTube, a meno che qualcuno non te ne parlasse era più difficile venire a conoscenza di altri artisti e cose del genere. Capii così che Robben Ford ascoltava molto jazz e il suo playing derivava da un assorbimento di elementi propri del sax o dei fiati di artisti come Wayne Shorter, John Coltrane, Cannonball Adderley. Da li scoprii il jazz che mi interessava, e dato che amo il pianoforte, direi che Oscar Peterson è stato una delle mie influenze maggiori. Così cominciai ad ascoltare Peterson tanto quanto ascoltavo BB King. Questo contribuì ad allargare il mio playing, anche se non mi sono mai cimentato nel "decifrare" la musica di Peterson. Diciamo che ho assorbito elementi come il frangente melodico e ritmico. Da qui ho scoperto artisti come John Scofield e Larry Carlton.

A: Potresti darci i titoli di tre dischi che un chitarrista blues deve conoscere?
MS: Domanda difficile, avrei bisogno di almeno nove opzioni disponibili! Per l'influenza che hanno avuto su di me direi BB King - Live at the Regal e Albert King - Born Under a Bad Sign. Non penso saprei sceglierne un terzo, suggerirei qualsiasi altro album blues di quel periodo, sono state così tante le influenze che mi hanno bombardato che non saprei veramente quale prediligere. Se ne fossi proprio costretto direi forse Albert Collins and The Icebreakers - Live '92 '93.

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Foto di Sam Hare

A: Come descriveresti la tua musica e cosa consiglieresti al pubblico italiano per ascoltarla e avvicinarsi alla tua produzione?
MS:Beh, suono blues e vorrei che la gente che ascolta questa musica la sentisse e la provasse. È la mia musica, e mi piacerebbe che venisse ascoltata con lo stesso feeling che ho sentito quando l'ho composta, suonata e registrata. La musica per me è sempre stata una connessione emotiva, e così lo è anche il blues. Vorrei quindi che gli ascoltatori si aprissero a quello che è questo sound e che si divertissero nel farlo, perché questo è il blues e questo è il legame emotivo. Ascoltatela con il cuore, divertitevi e apritevi alla gioia della musica.



A: Far As I Can See è il tuo ultimo disco. Puoi parlarcene? 
MS: È un disco molto personale. C'è molto "blood, sweat and tears", come si usa dire. È il mio primo disco sotto l'etichetta Provogue Records, quindi il mio primo sotto una nuova label, rispetto invece ai dischi precedenti. Abbiamo cominciato a registrarlo prima di firmare con la Provogue Records, perché volevamo cominciare prima a costruire il disco e successivamente pensare a come effettuare la release.
L'idea iniziale era quella di lavorare prima di tutto con il mio amico canadese Jordan John, che è un batterista straordinario. Jordan è anche un eccellente polistrumentista e un ottimo cantante, e ha inoltre registrato le parti di backing vocals sul mio disco. Ho detto a Jordan "voglio averti sul mio disco finché posso", poiché è molto occupato con la sua carriera di musicista.
Gli altri musicisti assoldati sono stati il tastierista Johnny Henderson, amico di sempre e che ha sempre suonato con me sin dai tempi della scuola, e il bassista Carl Stanbridge. Simon Law è stato il tecnico di studio, oltre a essere normalmente il mio fonico/tecnico live.
Avevo già avuto a che fare con tutti questi musicisti in passato, ma non abbiamo mai lavorato tutti e quattro insieme, quindi è una sorta di nuova esperienza per me. Quando siamo entrati in studio ho cercato di lasciare a tutti lo spazio per le proprie idee, al fine di creare quel feel di quando si suona tutti assieme. Per alcune canzoni, come per esempio "The Day You Left", ho addirittura lasciato ai ragazzi solo delle linee guida e abbiamo cominciato a suonare. In questo modo ognuno si ascoltava, e questo ha creato quella tensione che mi piace avere quando suono blues. E' per questo che un artista come Miles Davis ha sfornato un disco come A Kind Of Blue: lui non controllava la band, si fidava solo dei musicisti con i quali suonava. Così questo è quello che abbiamo fatto: una situazione del genere può spaventare, ma devi accettare la paura. Ho preferito agire in questo modo per cercare di catturare quanto più potevo del "live feel", perché è bello ascoltare i dischi, ma sentire un artista live è tutta un'altra cosa! Abbiamo cercato di non suonare troppe volte lo stesso brano, affinché tutti sentissimo se il pezzo avesse avuto quel "qualcosa" al primo impatto. Non cercavamo l'assoluta perfezione, quindi non c'è click, non c'è auto-tune, solo quattro persone che suonano in una stanza. Ovviamente abbiamo fatto delle aggiunte e cambiato cose in seguito, ma il nucleo di ogni brano è stato approvato e deciso in base a come ci faceva sentire. Perché un album può solo essere "un momento nel tempo": sarà diverso la prossima volta che lo suoni, devi accettare il fatto che sarà un continuo cambiamento, e quindi accettare quel momento particolare quando senti che il pezzo ti piace così com'è uscito. E quindi è uscito un prodotto per me molto onesto, molto vero, molto diretto.

A: Che strumentazione hai usato per registrarlo?

MS: Ho usato la mia Stratocaster '61 originale, che non uso più in tour al momento perché è cresciuta molto di valore, ma che è stata la mia chitarra per molto tempo. Oltre alla Strat ho usato le mie SVL, chitarre costruite dal mio tecnico Simon Law, che ha prodotto dei modelli appositamente per me sulla scia qualitativa della Strat 1961. Nel disco uso tre di queste SVL e una SVL modello Telecaster, per un totale di cinque chitarre. Ogni chitarra è stata registrata su due tracce, più una terza con un'altra chitarra. La mia chitarra entrava nel mio amplificatore signature Two-Rock e nel mio Fender '64 Super Reverb. Questo è stato il setup per la maggior parte delle tracce. Quando mi serviva più drive ho usato il mio pedale signature Free The Tone SOV, e alcuni pedali come il Klon Centaur, il Vemuran Jan Ray, delay come il Mad Professor Deep Blue Delay o lo Strymon El Capistan. Non ho usato la mia intera pedaliera, solo quel che serviva quando mi serviva, quindi molto spesso mi sono affidato solo al mio amplificatore, alla scelta della chitarra e alle mie mani. Non sono interessato particolarmente alla strumentazione con cui suono o registro, l'importante è che funzioni e che io mi ci trovi a mio agio. Penso al fatto che Oscar Peterson suonava un pianoforte e produceva musica meravigliosa, non credo usasse quindici pianoforti diversi quando registrava i suoi dischi, se capisci cosa intendo. Io voglio che esca della musica dai miei strumenti, è questa la cosa più importante. A volte mi sembra che molta gente stia solo suonando la chitarra, non stia suonando musica. Quindi cerco di creare musica, ed è forse irrilevante il fatto che la stia creando su una chitarra, perché quando suono per esempio il piano, le idee che ne fuoriescono sono le stesse. Succede solo che il mezzo con la quale la mia musica prende forma sia la chitarra. Questo è il mio punto di vista.

A: Hai mai usato amplificatori virtuali come, per esempio, Fractal, Line 6, Kemper? Cosa ne pensi?

MS: Si, ho un Fractal Axe-Fx. La mia ragazza me lo ha regalato per natale l'anno scorso, perché lo stavo tenendo d'occhio online e dicevo "questa cosa sembra fichissima e vorrei provarla!". È incredibile. Non ho che da dire cose buone a riguardo. Se lo usassi su un disco penso che nessuno noterebbe la differenza. Personalmente penso che la sentirei comunque: non è questione di dire che una cosa sia meglio o peggio rispetto all'altra, è solo diverso da come mi suona. Se fossi in studio, e io lo ascoltassi dalla control room attraverso i monitor, non suonerebbe comunque come quando sono di fronte al mio amplificatore. Potrei in ogni caso registrarci un disco e pochi si accorgerebbero della differenza. È solo che non ottengo lo stesso brivido dell'inserire il jack dentro la mia testata, con i miei pantaloni che svolazzano per l'energia scaturita dai coni. Mi piace sentire la potenza! Non ho problemi nel dire cose buone a riguardo, solo non mi dà lo stesso eccitamento.
Per ora l'ho provato molto in casa con le cuffie, specialmente per le prime due settimane da quando l'ho ricevuto in regalo, e non passavo così tanto tempo a suonare in casa con chitarra e cuffie da quando ero un ragazzino ansioso di imparare. È divertente, è eccitante, dovevo provarlo e potrei anche usarlo. Ma tutto per me è inserire il jack e vivere, respirare, non mi piace nemmeno avere la chitarra in spia durante i concerti (suono a volumi abbastanza alti) perché fa tutto parte dell'esperienza. In ogni modo, questi prodotti si stanno migliorando sempre di più.
Devo dire che mi sono trovato bene anche con i prodotti Strymon: ho il tape echo digitale El Capistan, e ho anche un Fulltone Tube Tape Echo valvolare. Li abbiamo provati entrambi per il disco, ma alla fine siamo arrivati a usare l'El Capistan. Stessa cosa per lo Strymon Flint, che è un pedale per tremolo e riverbero, che abbiamo usato per delle chitarre ritmiche. Ho avuto dei problemi, a volte, con i riverberi a molla, perché si rompono spesso e le connessioni sono molto deboli. Poi ho ascoltato il riverbero Strymon e mi sono accorto che siamo vicinissimi a emulare le stesse caratteristiche di un riverbero vero, quasi non abbiamo bisogno di un vero riverbero a molla. Solo io che lo sto suonando mi accorgerei della differenza, per esempio a un concerto. Mettendo da parte le mie personali sensazioni, direi che suonano allo stesso modo.
È molto importante il suono che si vuole da un amplificatore. Ognuno cerca di trovare il proprio suono su un prodotto del genere esattamente come farebbe su un normale amplificatore, e direi che un Axe-Fx si avvicina molto a riprodurne le stesse caratteristiche.

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Foto di Sam Hare

A: Ci descrivi le tue chitarre?
MS: Le mie chitarre sono costruite sulla scia delle originali vintage Strat, fatte di buon legno, con grossi tasti, e con il radius curvo vecchio stampo sulla tastiera. Ho una Stratocaster 1961 che è un po' il mio "benchmark", quindi tutto quello che Simon Law mi costruisce fa riferimento a questa chitarra. Le mie SVL sono normali chitarre in stile vintage, con pickup a basso output, molto nitidi e molto aperti. Uso un'action abbastanza alta, non eccessivamente, corde .011 - .054 perché voglio che la chitarra abbia una buona e ricca risonanza.
Sono strumenti molto tradizionali, molto risonanti, perché cerco uno strumento che soddisfi ogni tipo di dinamica. Comunque cerco di rimuovere ogni limite alla mia strumentazione: Michael Schumacher o qualsiasi altro pilota di Formula Uno deve essere capace di guidare molto bene anche un'utilitaria o una familiare (ride). Quando fanno una gara hanno l'equipaggiamento necessario per coprire tutta la distanza del percorso al meglio di quello che sanno fare, ed è la loro bravura nel guidare che li fa vincere, a meno che qualcosa dell'equipaggiamento non faccia cilecca o li limiti nelle loro abilità. Il mio rapporto con Simon è ormai ventennale, lui sa perfettamente cosa fare quando mi deve costruire una chitarra. In sintesi prendete una Strat degli anni Sessanta e metteteci sopra dei grossi tasti, ed ecco la mia chitarra.

A: Cosa fa di una chitarra un buon strumento per il blues?
MS: Mi piace che i miei strumenti abbiano molto risonanza, molta personalità, che non siano solo corde che vibrano attraverso i pickup. Finché la chitarra fa quello che io le dico di fare e non mi fa fare cose che non vorrei fare, finché sono io che comando, allora sarà un buono strumento. Devi essere libero su uno strumento per suonare bene blues, devi essere capace di dominarlo. Quando vidi per la prima volta quel video di Stevie Ray Vaughan con BB King e Albert Collins, mi ricordo che mio padre mi disse: "Stevie non suona la chitarra... Stevie è la chitarra". Questa frase mi è rimasta in testa da quando avevo 12 anni. Quindi questo è ciò che cerco in uno strumento, uno strumento che obbedisca (ride)!

A: Guardando i tuoi video su YouTube sembra che, live, tu dia più spazio a fraseggi jazzistici rispetto a quando suoni sul disco. È vero?
MS: Non è una cosa cosciente, a dire il vero, perché suono quello che sento in quel momento. Lo studio è un ambiente per me molto ristretto: quando entro in studio mi concentro su quello che è la canzone, voglio rendere l'album piacevole a una grande varietà di ascoltatori. So di essere molto autoindulgente in studio, ma ho delle buone canzoni e, in una situazione live, la cosa si può espandere. Ma non è una decisione conscia, è quello che succede davanti a un pubblico in quel momento. I pezzi maturano sempre dopo che li impari, dopo che li registri, e passandoci serate intere a suonarli, magari in tour, diventano un'altra cosa. Quindi, ripeto, non è una decisione conscia: ti concentri su quello che è la canzone in studio, e sull'esperienza in sé quando sei davanti a un pubblico.

A: Qualche premessa sui tuoi progetti futuri?
MS: Sono molto contento di lavorare con la Provogue al momento, ho un team incredibile di persone che lavorano in più Paesi, che è una cosa molto nuova per me. Poi, uno dei miei artisti preferiti è John Scofield: ogni disco che fa è diverso, ma suona sempre Scofield qualsiasi cosa faccia, sia jazz, funky, elettronica, gospel, e amo questa cosa. È un risultato molto difficile da raggiungere perché il tuo pubblico si aspetta certe cose, e lui è arrivato al punto per il quale il suo pubblico si aspetta cose diverse ogni volta, e di sicuro ci sono dischi che piacciono più di altri, ma lo ammiro per il fatto che si spinge costantemente più in là, continua ad andare avanti. Spero un giorno di essere nella posizione di poter fare lo stesso.
Inoltre passo un sacco di tempo negli US e suono e vedo un sacco di musicisti incredibili e penso "non sarebbe grande fare un disco con lui?". Amo avere una band ma amo anche l'esperienza di suonare con gente sempre diversa, e mi piacerebbe fare un disco con un ospite diverso per ogni brano, cosa che ho già messo in cantiere, perché conosco un sacco di bravi musicisti in giro per il mondo, e il discorso sarà di scrivere una canzone per ognuno di loro e invitarli a suonare con me. È un progetto magari un po' precoce, aspetto che ogni cosa funzioni per il verso giusto. E' un nuovo inizio per me, con il nuovo disco e la nuova etichetta, sono molto contento, spero in futuro di poter suonare in diverse situazioni. Sai, è la questione di una vita per me, non è una cosa che faccio casualmente, io sono la mia musica e la mia musica è me. Ed è così, quasi non ho scelta (ride). 

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