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Giacomo Castellano: davanti e dietro al mixer
Giacomo Castellano: davanti e dietro al mixer
di [user #116] - pubblicato il

Instancabile Giacomo Castellano. Nemmeno appoggiata la chitarra dopo il tour con Piero Pelù, è partito per due produzioni tra Spagna e Germania. Lo abbiamo seguito per farci raccontare il suo lavoro davanti e dietro al banco di regia, tra spartiti, chitarre, amplificatori e sequenze.
Instancabile Giacomo Castellano. Nemmeno appoggiata la chitarra dopo il tour con Piero Pelù è partito per due produzioni tra Spagna e Germania. Lo abbiamo seguito per farci raccontare il suo lavoro davanti e dietro al banco di regia, tra spartiti, chitarre, amplificatori e sequenze.

Hai da poco lavorato in Spagna per una grossa produzione ma, questa volta, senza la chitarra al collo. Di che ti occupavi esattamente? 
Sono stato chiamato da un team di produzione con il quale avevo lavorato in passato. Questa volta la mia missione era occuparmi della direzione musicale del tour di un'artista spagnola che si chiama Edurne. 
Il mio lavoro si è diviso in due parti, una in Italia e l'altra a Madrid, dove in passato ho vissuto per lungo tempo. Il mio compito è stato quello di curare tutti gli arrangiamenti dei brani della setlist.
Ho iniziato creando delle demo che poi ho inviato ai musicisti via dropbox: ogni cartella conteneva le tracce separate e un premix di ogni singolo brano. In questo modo, quando sono arrivato alle prove, mi sono solamente dovuto occupare del sound globale, dell'interpretazione e intenzione da mettere in ogni singola canzone.
Sono partito munito di portatile e basta, ogni brano prevedeva una click track e spesso qualche sequenza; ho ridotto al minimo l'utilizzo di playback dividendo il tutto in tre gruppi stereo: loops, cori e tutto il resto. Ho fatto in modo che la band fosse autonoma anche senza sequenze, le quali diventavano, in questo caso, un abbellimento importantissimo ma non indispensabile per portare un brano dall'inizio alla fine. L'utilizzo delle sequenze cambia da produzione a produzione: a volte non si usano, a volte se ne usano perfino troppe. Tutto è relativo.

Giacomo Castellano: davanti e dietro al mixer

Come vivi il fatto di trovarti giù dal palco e dietro a un mixer?
La direzione musicale è una parte del mio lavoro che amo. Sentire i propri arrangiamenti suonati con serietà da una band di bravissimi musicisti non ha prezzo! Ho tante situazioni in cui faccio il chitarrista, in questa non era richiesto e sono comunque lusingato che mi abbiano affidato tale incarico da un altro paese. Continuo a pensare che aver imparato inglese e spagnolo sia stato il miglior investimento della mia vita!

In che cosa ti senti migliorato come chitarrista, da quando hai iniziato a fare anche questo tipo di lavori in cui ti siedi in “in regia”?
Premetto che tutte le esperienze che affrontiamo, se si ha la capacità di farne tesoro, ci permettono di crescere .
Ho iniziato a registrare il primo giorno che ho imbracciato uno strumento: credo di avere ancora le cassette di quando suonavo - praticamente a caso - a 14 anni! Ho sempre pensato che la registrazione fosse una forma d'arte e non un semplice atto meccanico. Ho cercato quindi negli anni di migliorarmi in questo aspetto in quanto lo ritengo direttamente interconnesso con il mio modo di vedere la musica. Quando si ascolta una propria registrazione la percezione della musica cambia; e cambia conseguentemente la scala di valori con la quale la si analizza, modificando di fatto il nostro giudizio. Tutto questo fa crescere, e molto, almeno secondo me. 

Giacomo Castellano: davanti e dietro al mixer

In Germania invece sei tornato in un habitat che ti è congeniale da sempre e nel quale molti ti riconoscono: il session man. Ci descrivi questa produzione?
Da anni lavoro con un team di musicisti tedeschi con i quali spesso registriamo delle colonne sonore per il compositore Cristoph Zirngibl. Normalmente registro a casa e spedisco via dropbox; in altri casi ci troviamo in qualche studio in Germania e realizziamo il lavoro insieme. Spesso dipende dal budget. Lavoriamo sempre con partiture, in questo caso specifico si trattava di un film per il cinema tedesco, la musica richiedeva diversi tipi di suoni elettrici: 007, Tarantino, hard rock puro e altro... molto, molto divertente! 

Ci descrivi nello specifico il tuo lavoro alle chitarre?
I brani prevedevano quasi sempre due chitarre, a volte tre. Ho cominciato registrando una delle linee insieme a basso e batteria, per poi sovra incidere il resto. Il primo giorno è stato il più duro perché era parecchio che non leggevo musica ed ero un po' fuori allenamento; poi la cosa è filata liscia come l'olio! Il clima umano era ottimo e questo ha contribuito notevolmente al raggiungimento del risultato prefisso. Avevamo poco tempo e l'ultimo giorno ho registrato dieci ore di fila; ma non è stato stressante, c'era l'appoggio e la fiducia di tutta la squadra! Ho sovra inciso le chitarre mancanti facendo un sacco di punch in, cosa che con la partitura avviene molto più velocemente perché basta indicare da che battuta vuoi entrare ed il gioco è fatto! Non vedo spesso lavorare con partiture ma, secondo me, rimane il metodo più veloce. Lo spartito permette a tutti di seguire un brano nelle sue parti principali, e facilita nell’avere sempre sott'occhio dove ci si trova.

Giacomo Castellano: davanti e dietro al mixer

Per te che gestisci anche produzioni molto moderne, interamente costruite al computer, quali ti sembrano essere gli aspetti che l’eccessivo utilizzo della tecnologia, fa perdere alla musica?
Sinceramente, se il team è competente non vi è alcun tipo di problema nell'utilizzo della tecnologia. Questa, tendenzialmente, si usa per fare meglio e prima e non per sostituire ciò che deve essere fatto dal musicista. 

Giacomo Castellano: davanti e dietro al mixer

Che strumentazione ti sei portato in studio? Hai suonato anche l’acustica?
Sono andato in macchina per potermi portare di tutto. Lo studio era a Stoccarda a 850km da casa mia… ma io adoro viaggiare in macchina per l'Europa! Ogni 500km cambia tutto: lingua, paesaggio, cibo ecc.
Ho portato la Masotti, la Mezzabarba, le Dragoon, la pedaliera e l'Axe Fx. Per molti suoni si è rivelato indispensabile il Mobius della Strymon, mentre per quanto riguarda le chitarre ho utilizzato la mia RG1670 per tutti i distorti e la FR per i suoni più retrò, affiancata da una Telecaster.
Sembra sempre troppo ma alla fine si usa sempre tutto!
Questa sessione non prevedeva acustiche ma in altri lavori con Christoph ho usato molti strumenti acustici: 6/12 corde. nylon, mandolino e ukulele.

Ora cosa bolle in pentola?
Siamo prossimi all'uscita di un fantastico EP in cui divido le tracce con Gianni Rojatti, poi uscirà il nuovo cd di TBP (Mario Contarino) da me mixato e coprodotto, un progetto molto interessante che vede all'opera tantissimi musicisti eccellenti!  

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