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Line 6 Amplifi 150: bluetooth e transistor
Line 6 Amplifi 150: bluetooth e transistor
di [user #16167] - pubblicato il

Abbiamo approfondito di più la conoscenza con l’Amplifi 150 dopo la breve anteprima pubblicata tempo fa sempre qui su Accordo. Un combo dal look accattivante che mette sul tavolo features da pedaliera multieffetto in un formato compatto e leggero.
Abbiamo approfondito di più la conoscenza con l’Amplifi 150 dopo la breve anteprima pubblicata tempo fa sempre qui su Accordo. Un combo dal look accattivante che mette sul tavolo features da pedaliera multieffetto in un formato tutto sommato compatto e leggero.

La semplicità dell’aspetto esteriore non deve trarre in inganno. Nonostante il look vintage l’Amplifi ha un cuore modernissimo e un hardware non da meno. Sul fronte, nascosti dalla griglia che in realtà forma l’intero chassis, troviamo non uno ma bensì cinque diversi coni. Cinque si, ma il Celestion montato in posizione centrale svolge la funzione del classico 1x12 molto comune tra i combo. Gli altri quattro, in realtà accoppiati a due a due rappresentano un aiuto nella gestione degli effetti stereo e nella riproduzione di musica e basi su cui suonare. Con questi cinque coni il Line 6 Amplifi è in grado di gestire il suono effettato con un blend dry/wet. Come nei sistemi di amplificazione più complessi quindi si può avere sempre a disposizione il suono dry dello strumento, clean o distorto e sommare a questo il segnale effettato. La resa della stereofonia però, data la vicinanza dei coni non è così spaziale e avvolgente come indicato dal sito ufficiale. È risaputo infatti che quando si vuole gestire un suono di chitarra stereo le due sorgenti devono essere sufficientemente distanziate o almeno microfonate a dovere. In un combo con i coni a 30cm scarsi di distanza il tutto un po’ tende a riunificarsi.

Per una descrizione accurata delle caratteristiche tecniche vi rimandiamo all’anteprima pubblicata qui su Accordo (clicca qui) perché è giunto il momento di ascoltare uno per uno tutti i preset presenti di fabbrica su questo combo da 150 watt. 

Line 6 Amplifi 150: bluetooth e transistor

Prima di iniziare la carrellata di suoni che analizzeremo pezzo per pezzo ci sono da fare un paio di considerazioni. Prima di tutto i 150 watt di potenza dichiarati ci sono tutti e si sentono. L’Amplifi 150 è si un combo da casa, ma portato sul palco può diventare decisamente invadente. Essendo a transistor può comunque essere gentile e garbato senza perdere punch. In generale dopo questa prova approfondita confermiamo che puliti e crunch ci hanno soddisfatto molto più dei distorti hi-gain. L’idea di avere il suono dry sempre presente nel 12 pollici non è affatto male e siamo sicuri che abbia aiutato a rendere migliori i suoni dell’amplificatore oggetto della nostra prova. Peccato perché le distorsioni vere e proprie siano affette da eccessiva digitalità. La cosa ci ha un po’ sorpreso perché solitamente i prodotti Line 6 come le pedaliere HD sui distorti son sempre state abbastanza convincenti. Ultima considerazione generale riguarda l’utilizzo live. Pensare di utilizzare on stage la app è pressoché impossibile. Nell’uso casalingo è impeccabile. In un attimo si possono regolare tutti i parametri, il cambio da un suono all’altro però richiede qualche secondo e, soprattutto, l’uso delle dita per selezionare la patch sul touch screen. Quindi se lo si vuole usare on stage è bene procurarsi il footswitch compatibile. Chiamarlo footswitch tra l’altro è riduttivo perché la FBV Shortboard MKII è una vera pedaliera midi con la quale oltre al cambio di canale si possono gestire i singoli effetti compreso il wah tramite il pedale dedicato. Questo però è un oggettino da 200 euro che sommati ai circa 450 da utilizzare per portarsi a casa l’Amplifi 150 rendono il tutto decisamente poco economico.

Veniamo ora al sound dell’Amplifi 150. Tutti gli mp3 che sentirete sono stati registrati con una Fender Stratocaster Japan con pick up Flame Tones tranne i preset metal per i quali è stata usata una Ibanez 7321 con pick up Di Marzio The Breed. I nomi che indicheremo saranno quelli che troverete nella app di gestione, che si può scaricare gratuitamente dall’app store.

Cominciamo con il preset blues. Nell’ordine sentirete clean, lead, rhythm e rotary. L’amplificatore scelto nel preset è un Tweed di chiara ispirazione Fender. Già dal suono clean si avverte che è stata prestata abbastanza attenzione alla resa dinamica. Si riesce, pennando più forte a sporcare il clean, anche se è meno facile pulire il crunch. Ben riuscito il simulatore di Leslie anche se l’abbiamo trovato un filo acidino. Convincente il suono lead, che pur non essendo esattamente valvolare riesce a difendersi alla grande. 


Passiamo ai preset dedicati al country. Nell’ordine Clean Trem, Lead, Lead Boost e Slap. Stesso amplificatore ma equalizzazione decisamente diversa. Mettiamo l’accento proprio su questa. Nonostante si lavori tutto in digitale l’equalizzazione è precisa e funzionale. Bisogna prendere un po’ di confidenza con l’uso della app ma è una cosa non così complicata rispetto ai consueti knobs. Il suono country è più bright. Il tremolo è leggermente radiofonico, non bello analogico come vorremmo, ma lo si può ulteriormente alleggerire con il giochino wet/dry. Il suono lead tagliente al punto giusto ci ha convinto a provare anche il boost. L’aumento di guadagno non è esagerato, ma aiuta con il sustain. Il delay slapback, un must in questo genere, è funzionale. Certo su un palco ci si accorge di non avere alle spalle un tweed e un delay analogico, ma in camera è perfetto


Veniamo ora alla parte più sperimentale, magari inutile, ma sicuramente divertente. I quattro che seguono sono dei preset che ci ricordano prepotentemente che l’Amplifi 150 non è un amplificatore normale. Nell’ordine Sample & Hold, Seismik Synth, Shoegaz Lead e The Bess trasformano la chitarra in un sintetizzatore. Buoni sicuramente per qualche intro a metà tra il noise e la musica sperimentale, ma non spenderemo altre parole a riguardo. 


Indie è una parola che vuol dire tutto e niente, ma è stata scelta per indicare i prossimi quattro preset. Nello specifico Clean, Lead, Solo e Rhythm. L’amplificatore scelto è il 1960 Gibton Expo, quindi siamo sempre in USA. Il suono leggermente più acido, ma soprattutto scarno, con poche basse. Bagnato da un sacco di riverbero che tende a impastare un po’ il tutto. Qui facciamo il primo incontro con una vera distorsione che per quanto si sforzi di apparire valvolare fallisce nell’intento, risultando così un po’ vuota sotto ed eccessivamente tagliente. 


La sezione dedicata al jazz invece raccoglie, a differenza degli altri set, quattro differenti amplificatori. Il primo, dirty utilizza un JTM-45. Dirty è la parola giusta perché altri aggettivi non sarebbero così azzeccati. Anche suonando con le dita il suono è increspato. La resa è molto simile come timbro a quello di un clean Marshall, per quanto un processore digitale possa essere veritiero. Anche qui tornare al suono clean suonando più delicatamente non è un’impresa facile, la risposta dinamica è molto più realistica in senso opposto.
Full & Clear il secondo preset jazz. Un clean in tutto e per tutto. Con il pick up al manico si ha tra le mani un vero jazz tone. Rotondo, bello riverberato e spazioso. Un po’ di basse da dare tramite l’eq ma niente di grave. Sfrutta come simulazione di amp una sorta di Twin. Set & Match, nome non del tutto chiaro per un suono ancora una volta un po’ da radio a valvole anni ’70. Non abbiamo bene idea di come si potrebbe usare un suono del genere, però siamo sicuri che smanettando un po’ tra i parametri lo si possa riportare ai giorni nostri. Peccato perché la simulazione di Matchless è valida. Ovviamente la si può sfruttare per un qualsiasi preset a nostra scelta, quindi non c’è da preoccuparsi se questo non è ben riuscito. Un amplificatore a transistor che ne simula un altro è divertente da pensare, ma questo avviene con l’ultima patch jazzy. Se ancora non l’aveste capito stiamo parlando del Jazz Chorus della Roland, uno tra gli amplificatori più usati nel genere. L’idea è ottima, il suono è bello cristallino e il chorus che viene aggiunto in send return è delicato al punto giusto. Ovviamente non ci si può aspettare la spazialità del vero JC ma abbiamo un buon punto di partenza con cui giocare. 


Veniamo al tasto dolente. I prossimi quattro preset sono quelli che in assoluto abbiamo apprezzato di meno. Tra tutti quello che più si salva è il clean che parte pari pari dall’ultimo preset jazz. Anche con l’humbucker della Ibanez 7321 il sound rimane brillante e pungente. La simulazione di amplificatore Hi Gain però ci ha sorpreso in negativo. Fredda, una lama di ghiaccio. Il The Breed montato al ponte fatica a tirare fuori le basse della patch Rhythm che pure solitamente non mancano. Certo, probabilmente è anche colpa del gusto personale che si spinge più verso suoni meno moderni, però un po’ di corpo in più non sarebbe guastato. Abbiamo evitato di testare il preset Flange perché identico al Rhythm ma con un flanger un filino psichedelico che proprio non riuscivamo a digerire. Stranamente il Solo meno spinto a livello di guadagno ci ha reso il passaggio tra questi preset un poco più indolore. Tornando più verso il crunch il suono si scalda leggermente diventando più godibile, senza perdere la sua capacità di bucare il mix alla bisogna.


La sezione Modern utilizza come amplificatore una simulazione chiamata 1967 Class A-30 Top Boost, un modo arzigogolato per indicare un Vox AC30. Quello che ci si aspetta da un amplificatore del genere è un sound più carico di basse, con meno medie rispetto a un Fender, in grado di diventare anche acido, molto acido. Di base la pasta c’è, anche se a dire il vero ci troviamo di fronte a un sound non esageratamente british Vox style, almeno sul clean. Il secondo setup ci dà la possibilità di provare per bene il delay disponibile sull’Amplifi. Digitale ovviamente, ma non freddo. Ci ha soddisfatto anche nell’uso con feedback alto. Push e Rhythm invece tirano fuori il carattere britannico che serve. Il suono si fa gracchiante, sporco, ma senza diventare troppo distorto. Ovviamente si può lavorare di gain fino a raggiungere vere e proprie distorsioni aggressive, ma preferiamo passare oltre a una serie con un nome più stimolante. 


Rock, gli ultimi quattro preset di fabbrica. Clean, Crunch, Rhythm e Solo. Quattro diversi modi di intendere il JCM900 usato come simulazione. Un amplificatore che con il rock va decisamente a nozze. Il clean è convincente. Il suono molto ACDC è si aggressivo sulle alte, ma comunque prestante anche nella parte bassa. Il crunch è in realtà già un bel distorto. Corposo, aggressivo e ciccio al punto giusto. Un filo debole per i nostri gusti il rhythm, che avremmo preferito più grosso, ma ingrossandolo col gain torniamo verso il crunch precedente quindi tanto vale goderci la sua mediosità. Il solo infine aiutato dal delay messo però, giustamente, in secondo piano, ha un buon sustain e permette di eseguire bending e note lunghe con tranquillità senza avere la paura che il terreno ci frani sotto i piedi. 


Prima di concludere una considerazione. Abbiamo scelto di parlare dei preset di fabbrica per comodità. Ogni componente della catena può essere modificato e ogni amplificatore può essere utilizzato come punto di partenza per costruire qualsiasi suono si voglia dal clean al distorto, ognuno con il suo timbro e ognuno con le sue caratteristiche.

In definitiva l’Amplifi 150 si rivela un ottimo amplificatore da casa, con la potenza sufficiente per seguirci anche sui palchi. La possibilità di avere un’intera catena effetti in un combo senza portarsi dietro quintali di strumentazione è allettante. Bella anche l’idea di poter sperimentare scaricare e condividere con il mondo preset e impostazioni. Certo a livello di suono la serie Spider Valve realizzata insieme a Bogner è spanne sopra, però abbiamo di fronte due progetti completamente diversi. L’Amplifi offre features interessanti come il collegamento bluetooth e la comoda app (disponibile solo per Ios7) ad un prezzo non esattamente economico, me nemmeno esagerato. Per un uso casereccio però esiste anche la versione da 75 watt che permette tra l’altro di risparmiare qualche euro. 

Line6 è distribuita da Solo Distribution.

Line 6 Amplifi 150: bluetooth e transistor
amplifi amplificatori line 6
Link utili
Line6 è distribuita da Proel
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Brrrrrr
di accio7 [user #17961]
commento del 07/08/2014 ore 10:31:05
Brrrr, che freddo!
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bluetooth e ritorno al Flextone
di PaoloGaio [user #36314]
commento del 07/08/2014 ore 12:12:53
il bluetooth è una bellissima idea peccato che l'ultimo pod hdx non lo abbia.
Vivo in inghilterra e qui Line6 ha lanciato a livello di marketing dei Bundle con Pod e Ampli o Testata DT. Quest'ultima soluzione mi sembrava molto coerente con il percorso fatto dalla stessa Line6.
Con l'Amplifi mi pare ci sia un ritorno - con tutti gli aggiornamenti e le migliorie del caso - alla filosofia del Flextone. Un ampli da casa dove per cambiare i suoni in un contesto live dovevi anche allora aggiungere una pedaliera nello stesso ordine di prezzo dell'Amplifi.
Probabilmente è un oggetto posizionato sul mercato del Mustang di Fender o sulle serie ID di Blackstar.
Il Mustang l'ho comprato l'anno scorso e nonostante si integri molto bene con pedali di qualità quando si sale di master - a mio parere - i sui 100 watt è come se perdessero la qualità dei modelli che si possono apprezzare ad un volume da studio (inteso come esercizi ecc).

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Microfonazione
di Braize [user #609]
commento del 07/08/2014 ore 14:32:07
Secondo me diventa complicato da utilizzare dal vivo. Andrebbero microfonati tutti i coni per non perdersi per strada "pezzi" di suono, in particolare con i delay. Voi come avete fatto per registrare i sample? I quattro coni ausiliari sono sempre in funzione o si attivano alla bisogna?
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Re: Microfonazione
di Denis Buratto [user #16167]
commento del 07/08/2014 ore 15:06:1
Abbiamo usato uno zoom H4 a circa 80 cm dall'amplificatore, il sistema più comodo per rendere al meglio il suono di tutti i coni. I coni erano attivi ogni volta che al suono veniva aggiunto un effetto, anche il riverbero quindi praticamente in tutti i sampli.
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Bah... sicuramente smanettando ci ...
di elgaldil [user #22921]
commento del 07/08/2014 ore 16:03:31
Bah...

sicuramente smanettando ci si può tirare fuori qalcosa di meglio. Tuttavia sentito così no è che mi convinca granchè
Rispondi
Il suono di questi samples ...
di sepp [user #10489]
commento del 07/08/2014 ore 17:15:59
Il suono di questi samples è proprio brutto!!!
Rispondi
Ho avuto un ampli loro,ma ...
di fabiojay [user #20826]
commento del 07/08/2014 ore 21:34:01
Ho avuto un ampli loro,ma l'unica cosa di convincente davvero che ha la line6 è la simulazione del leslie... troppo poco per continuare ad usarlo... e non mi sembra che questo nuovo sia meglio di quanto già sentito in precedenza... però non l'ho ancora provato quindi il mio commento di ora potrebbe cambiare
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prezzo alto e...
di adsl36 utente non più registrato
commento del 08/08/2014 ore 11:35:13
...comunque vorrei rivolgermi a quanti cercano simulazioni "convincenti": non esistono! se ti serve un simulatore di una serie di amplificatori fai prima a comprartene uno originale e basta! simulare vuol dire imitare ma imitare non vuol dire essere uguali, quindi chi cerca la simulazione uguale al suono originale se lo tolga dalla zucca! troppi fattori concorrono a che questo non succeda: qualità dei componenti elettronici, saldature, tipo di membrana dei coni, tipo di filo degli avvolgimenti degli altoparlanti, la loro smaltatura, la progettazione che tiene o non tiene conto di fattori ambientali...troppa roba. sappiamo benissimo, ma spesso lo dimentichiamo, che anche due amplificatori dello stesso modello non suoneranno MAI uguali, così come succede per le chitarre, bassi ecc...figuriamoci coi simulatori. se fossi un costruttore di "simulatori" non scriverei mai sulle regolazioni "ampli tal dei tali" o "effetto tal dei tali" ma darei un nome diverso, perché dare a una simulazione lo stesso nome di un amplificatore o effetto originale di una certa azienda crea delle aspettative psicologiche che inevitabilmente verranno smontate dall'ascolto. se i i simulatori, quindi, li si inquadrano nell'ottica di "generatori di suoni" senza i nomi di ciò che vogliamo far credere che siano, allora ne guadagnerebbero di prestigio!
Rispondi
Non vale la pena....
di sibor [user #11654]
commento del 08/08/2014 ore 11:53:16
secondo me non convince, se devo comprare un line6 andrei sullo spider valve... qui troppi smanettamenti troppi mal di testa... per carita'... io penso ad un ampli soprattutto per un uso live e questo non credo sia adatto...
Rispondi
di Gmikele [user #45515]
commento del 15/09/2016 ore 18:16:12
E quando nn si ha internet che si fa?? Le backing track restano?? Bisogna averle su itunes o sono nell app??
Rispondi
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