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Robben Ford: il blues si può imparare sui libri?
Robben Ford: il blues si può imparare sui libri?
di [user #116] - pubblicato il

I grandi bluesman hanno imparato la loro musica dalla strada, temprata in decenni di note rubate o prese in prestito, storie vissute più che partiture studiate. Il vero blues arriva dallo studio o dalla strada? Lo abbiamo chiesto a Robben Ford.
I grandi bluesman hanno imparato la loro musica dalla strada, temprata in decenni di note rubate o prese in prestito, storie vissute più che partiture studiate. Il vero blues arriva dallo studio o dalla strada? Lo abbiamo chiesto a Robben Ford.

Qualche tempo fa, abbiamo offerto a quattro fan l'opportunità di incontrare Robben Ford e porgli le loro domande. Gli abbiamo già chiesto cosa ne pensa di chi cerca di indirizzare le proprie composizioni secondo uno stile preciso e se è giusto o meno legarsi per la vita a una precisa strumentazione. Stavolta la domanda, proposta da Scottt, riguarda il linguaggio del blues.

Il chitarrista moderno è sempre più legato a metodi didattici, partiture, tutorial e lezioni di ogni genere, la formula del vecchio musicista che imparava di pari passo mentre era impegnato a suonare nelle strade e con le orchestre per sopravvivere è praticamente estinta. È naturale chiedersi se è possibile ottenere gli stessi risultati vivendo la musica attraverso uno schermo e sui libri, se un allenamento intensivo può addirittura rendere dei musicisti migliori o se qualcosa sfugge per inquadrare al 100% la propria strada musicale.
Noi lo abbiamo domandato a Robben Ford, che di blues ne sa più di qualcosa.


Scottt: Il blues "esce" più dal vissuto di una vita o più da una vita impiegata a studiarlo?
 In buona sostanza, più tempo sullo strumento o più... tempo?

Robben Ford: La prima volta che ho ascoltato il blues, la Paul Butterfield Blues Band, con Mike Bloomfield alla chitarra... era assurdo, all'epoca nessuno aveva ascoltato qualcosa di simile prima. È stato uno shock, era esaltante, volevo farlo!
Quella sensazione è ciò che ti porta verso lo strumento. Ho imparato a suonare sempre con quell'attitudine. Naturalmente ho studiato le scale, su e giù, e la tecnica del plettro, che è importante, ma non ho mai trascorso troppo tempo facendo quel tipo di pratica, piuttosto ho suonato, e suonato...
La ragione per me è che quella sensazione è sempre lì, una connessione emotiva...
Questo è il punto di rottura per molti musicisti: si crede che basti studiare e far pratica per essere in grado di suonare, ma la passione e la gioia che quella musica ti ha dato la prima volta che l'hai ascoltata è "ground zero", il punto d'inizio. È quel feeling, stai già "sentendo" qualcosa, devi solo infonderlo nel tuo strumento ogni volta che lo imbracci!

interviste robben ford
Link utili
Robben Ford lo intervisti tu
È giusto legarsi a una sola chitarra?
È giusto veicolare il proprio stile?
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insomma... non aver paura
di jackvance [user #34268]
commento del 13/06/2015 ore 10:20:30
perchè poi le scale etc etc molti le s tudiano per evitare " le figuracce, gli errori, per dimostrarsi bravi";suonare significa esporsi, smutandarsi e..imparare a sentire
Grande Robben
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ao' ma sti grandi musicisti ...
di Guycho [user #2802]
commento del 13/06/2015 ore 10:49:47
ao' ma sti grandi musicisti dicono tutti che lo studio non è importante.... è un complotto!!!

:)
Rispondi
Re: ao' ma sti grandi musicisti ...
di scottt [user #5541]
commento del 13/06/2015 ore 12:27:32
secondo me intendono che non è basilare lo studio come è inteso adesso..le scale su e giù gli accordi visti solo come "accordi" nel senso non connessi agli interventi solisti.Insomma cose che la pratica,più che la grammatica,tendono a sviluppare.Basilare,secondo me,è la pratica con musicisti molto più bravi di noi e,purtroppo,a noi comuni italiani capita raramente di jammare con un Bloomfield di turno!
Comunque grazie alla redazione di aver rivolto la mia domanda al buon Robben!
Mi interessava un tot!
Rispondi
Re: ao' ma sti grandi musicisti ...
di Guycho [user #2802]
commento del 13/06/2015 ore 12:48:46
per imparare a suonare si deve....suonare! :)
Rispondi
Re: ao' ma sti grandi musicisti ...
di distorto [user #28299]
commento del 13/06/2015 ore 13:20:50
Robben Ford non ha mai detto che non è importante studiare, hai letto bene la risposta?.......... mi sembra che a volte la superficialità regna sovrana, perchè mettergli sulla bocca parole che Robben non si sognerebbe mai di dire. Ci vuole studio e pratica giornaliera, hai mai studiato qualche metodo didattico di Robben Ford, credi che lui un giorno folgorato da chissà quale Dio abbia imparato perfettamente ad usare la scala superlocria? Aohhhhhhhhh. Robben ci ha buttato il sangue sull'armonia, si sente quando suona, eccome? E' l'enciclopedia vivente del blues e dintorni, ascoltiamo i suoi dischi gente, ascoltiamo ed impariamo!!!!!!!!!!!!!!!
Rispondi
Re: ao' ma sti grandi musicisti ...
di yasodanandana [user #699]
commento del 13/06/2015 ore 16:08:4
ci sono generi e generi... di fatto i generi che prevalentemente trattiamo su Accordo, non necessitano di studio specifico, strutturato ecc. ecc. ...
Rispondi
Per me è tutta una ...
di tylerdurden385 [user #30720]
commento del 13/06/2015 ore 12:49:49
Per me è tutta una marea di caxxate e ve lo dico proprio senza mezze misure. I bluesmen delle piantagioni di cotone forse non avevano studiato niente, magari quelli nati nei 50 e 60 possono aver studiato poco, ma chi ha imbracciato una chitarra per la prima volta nei 70 ed 80 e poi è diventato famoso qualcosa deve averla imparata da qualcun altro. Senza poi dimenticare che nella maggior parte dei casi si tratta di gente che ha suonato la chitarra per anni dalla mattina fino alla sera e, per me, anche nel caso di un autodidatta, quello è da considerarsi come studio. In tutte le arti al mondo si studia, solo nella chitarra il talento si autogenera ed è sufficiente a se stesso? Mi sembra sinceramente una leggenda metropolitana, come nei casi in cui leggo che i chitarristi dovrebbero essere più intelligenti rispetto alla media...Mah...
Rispondi
Re: Per me è tutta una ...
di Guycho [user #2802]
commento del 13/06/2015 ore 13:09:
"ha suonato la chitarra per anni dalla mattina fino alla sera e, per me, anche nel caso di un autodidatta, quello è da considerarsi come studio"

Hai colto il segno. Ma molti considerano studio solo quello "accademico".

Quindi non mi sembra una "marea di caxxate" visto che Robben dice: "...piuttosto ho suonato, e suonato"."
Rispondi
Re: Per me è tutta una ...
di tylerdurden385 [user #30720]
commento del 13/06/2015 ore 13:18:54
Hai ragione, mi sono spiegato male, mi riferisco soprattutto ad una certa filosofia di pensiero che vede lo studio come qualcosa di finalizzato unicamente alle prove di forza ultra tecniche e che andrebbe a imbrigliare la creatività...Cosa, per me, lontanissima dalla realtà!? Conosco tanti autodidatta che a furia di suonare, senza aver studiato armonia o teoria, sono velocissimi, ma di base suonano sempre le stesse cose...Da che mondo è mondo invece, secondo me, avere nel bagagliaio tanta conoscenza non necessariamente conduce al narcisismo tecnico fine a sè stesso, ma amplia gli orizzonti. Semplicemente poi entra in campo il buon gusto. Da non ultimo non dimenticherei nemmeno che poi la differenza tra l'artista, colui che magari campa grazie alle proprie creazioni, e ed il fine esecutore la fanno anche i fattori circostanziali e ambientali, il contesto in cui si vive, la propria creatività e la capacità di incontrare il gusto altrui, oltre che sempre e comunque una bella botta di c..o, che non guasta mai.
Rispondi
Re: Per me è tutta una ...
di mafuz [user #19122]
commento del 13/06/2015 ore 18:18:03
John Mc Laughlin diceva che ha studiato una vita per "dimenticare" di avere tecnica. In altre parole, se ti vuoi esprimere liberamente devi prima padroneggiare lo strumento fino in fondo. Ognuno nel suo genere e secondo le finalità che si prefigge, ma bisogna farsi i muscoli per evitare di essere dei balbuzienti musicali.
Rispondi
Re: Per me è tutta una ...
di eugenio01 [user #39191]
commento del 13/06/2015 ore 14:58:05
I bluesmen delle piantagioni di colore manco suonavano perché nella quasi totalità delle piantagioni
gli strumenti musicali erano proibiti...cantavano tanto però.

>>>solo nella chitarra il talento si autogenera ed è sufficiente a se stesso? Mi sembra sinceramente
>>>una leggenda metropolitana

oltre a leggenda metropolitana è una assurda idiozia. L'unico vantaggio che ti dà il talento è quello
di imparare prima degli altri e di applicare subito alla tua maniera di suonare quello che hai imparato.


>>>come nei casi in cui leggo che i chitarristi dovrebbero essere più intelligenti rispetto alla media...

sappiamo tutti che è una enorme ca**ata..eccome :-)
Rispondi
differenze
di maverick80 [user #32496]
commento del 13/06/2015 ore 18:37:41
secondo me si dimentica sempre di chi si sta parlando...quando sento dire che gilmour solo con la pentatonica ha creato dei capolavori sono pienamente d' accordo ma stiamo parlando di gilmour..lo stesso di hendrix che probabilmente di teoria e tecnica studiata non sapeva una cippa..cioe' ragazzi questi sono fenomeni che nascono ogni tot..il termine di paragone dovrebbe essere il chitarrista medio e a mio parere tra uno medio che ha studiato e uno no la differenza si vede e si sente eccome..
Rispondi
Re: differenze
di lunatico575 [user #43462]
commento del 13/06/2015 ore 18:57:22
Di Gilmour non conosco la storia ne ho letto nessuna biografia (se esiste una sua biografia), però di hendrix ne ho lette tre, ho ascoltato e letto interviste di chi lo conosceva (ovviamente tradotte) e la cosa che tutti confermano sia agli inizi sia quando era già famoso è che quando si spostavano da una città all'altra per fare le serate lui alloggiava sempre da solo sul sedile posteriore dell'auto con in mano la chitarra e continuava a suonare fino allo sfinimento...si dice che in soli cinque anni abbia imparato tutte quelle cose che un normale chitarrista impara in quindici anni...
Rispondi
Per me parole sante...
di lunatico575 [user #43462]
commento del 13/06/2015 ore 18:43:05
Ciao a tutti, sono un nuovo accordiano e per me quello che dice Robben Ford è vero, ovvio qualcuno deve averti insegnato qualcosa ma il resto arriva solo suonando... Non fraintendetemi però io l'ho provato sulla mia pelle e lo stesso l'ho notato in altri musicisti che conosco. Vi faccio un esempio, ho due amici con cui ho suonato, uno conosce l'ABC fino alla Z della teoria, ma quando suona è solo casino e cose buttate qui e lì senza senso. io che conosco metà della teoria di questo faccio fatica ma ho più tocco è più gusto nelle cose che faccio anche se sono meno tecnico. L'altro che conosce quasi niente di teoria ma passa le sue serate sempre a suonare in casa è tutto un altro pianeta, ha un tocco particolare che si può riconoscere in mezzo a altri cento, sperimenta e sperimenta sempre e quando è il momento di suonare lui è magico...è come camminare, quando hai imparato poi impari a correre, quando fai la teoria per la patente poi non sai guidare se non fai pratica, se non impari a parlare poi non puoi fare un discorso...la chitarra è la stessa cosa, impari le basi poi il restante 90% è tutta farina del tuo sacco...la teoria è solo scritta per esprimere dei concetti e spiegare ad es. gli intervalli ma se non suoni non alleni ne le dita ne l'orecchio...suonare, suonare e suonare ancora!
buona musica a tutti !!
Rispondi
ricetta magica
di 16mm [user #13613]
commento del 13/06/2015 ore 18:50:27
La ricetta magica: ascolto, pratica, confronto con altri musicisti e comprensione di quello che succede ad ogni cambio di accordo. Se non vogliamo chiamare "studio" tutto questo, per me è uguale.
Rispondi
Re: ricetta magica
di lunatico575 [user #43462]
commento del 13/06/2015 ore 19:05:42
Infatti il titolo dell'articolo pone la domanda se il blues lo si può imparare sui libri... Per me la risposta è no, come per la maggior parte dei generi... Poi se uno è bravo a rubare l'esperienza degli altri direttamente o guardando dei filmati e li fa suoi per me è ok, ma non stai studiando un libro, stai studiando quello che in "pratica" uno esegue e sono cose che nessun libro ti può spiegare...
Rispondi
linguaggio!
di svizzero [user #4516]
commento del 14/06/2015 ore 09:40:28
secondo me, il problema è il linguaggio, e quello non lo puoi imparare dai libri.
Se parliamo di blues puro (da Robert Johnson a Big Bill Broonzy, da B. B. King a Buddy Guy) quello lo impari con l'ascolto, l'imitazione e la pratica (con la band).

Ma Robben Ford NON suona semplice blues, lui ha un linguaggio molto più complesso; ha studiato jazz e ha studiato eccome!!! Ha una enorme conoscenza di stili e una grande preparazione!

e poi... mica è un semplice mortale come noi... ;-)
Rispondi
Parole sante. ...
di Cinderella95 [user #43470]
commento del 14/06/2015 ore 11:48:22
Parole sante.
Rispondi
questione trita
di francesco72 [user #31226]
commento del 15/06/2015 ore 09:08:26
come per qualunque cosa, lo studio è necessario se vuoi affrancarti dal livello di base: la lingua madre tutti la imparano sentendola, poi però occorre studiarla per poterla correttamente padroneggiare. Lo stesso per la chitarra (ma anche per lo sport, il fai da te e qualunque altra attività, compreso camminare). A volte ho il sospetto che alcuni di noi sperino vi sia una risposta magica: "non serve studiare, diventerai un eccelso chitarrista se ascolti tanti dischi o, compri quel pedalino, o usi quella chitarra o leggi topolino trattenendo in bocca un pugno di sale. Dopodichè mi sembra abbastanza ovvio che, poichè la chitarra non si suona (per ora) con la mente, si deve mettere in pratica quanto si studia ed affinare la tecnica in concreto.
ciao
Rispondi
Re: questione trita
di alessandrob [user #15388]
commento del 15/06/2015 ore 09:51:35
Ha ragione il grande Robben.
Peccato che a suonare su e giù per i box pentatonici ci cavi fuori poco se non ti chiami appunto RF.
E che Gilmour usi solo la pentatonica in senso stretto non è affatto vero, i suoi soli sono pieni di intervalli di semitoni...

Rispondi
Robben coglie nel segno...
di luvi [user #3191]
commento del 15/06/2015 ore 11:10:15
... e questo certamente non fa piacere a chi si è voluto immergere in quello che sembrerebbe essere l'approccio dominante allo studio degli ultimi decenni: il mito della tecnica (spesso fatta erroneamente coincidere con la sola velocità di plettrata) come fine anziché come uno dei tanti mezzi.
E' evidente che per suonar bene occorra studiare e che sia necessario acquisire il controllo di tanti e diversi aspetti: Ford lo sa bene e lo dimostra ogni volta che prende in mano lo strumento, dando ampie dimostrazioni di quanto sia mirabilmente in grado di padroneggiare armonia, timing, tecniche di plettrata, pratica delle scale e degli accordi (sottolinea questo fatto in ogni suo video didattico, del resto, indicando la conoscenza profonda di accordi e rivolti come base di partenza imprescindibile).
La chiave di tutto il discorso, però, ciò che davvero per Robben fa la differenza, è il tempo da dedicare alla formazione del linguaggio e dello stile personale, di una mentalità finalizzata a creare musica dialogando con gli altri musicisti, a suo parere il livello più importante sul quale si possa sviluppare ed estrinsecare il talento (quando c'è, ovviamente), risultato ottenibile studiando, ma soprattutto suonando il più possibile.
Al contrario (ed ho sentito più volte Ford sottolineare questo aspetto durante le clinic o nelle interviste), giudica negativo e poco utile lo studio incentrato esclusivamente sulla tecnica e sulla teoria, così come l'ostentazione della pura spettacolarità che vediamo troppo spesso essere motivo principale di attenzione verso centinaia di chitarristi che, con esibizioni muscolari ed autoreferenziali, poco inclini all'interplay e che richiedono qualità poco più che "atletiche", propongono un linguaggio musicale sterile e dimostrativo, basato più che altro su pattern geometrici studiati a memoria che impressionano (superficialmente) solo per la velocità vertiginosa alla quale vengono eseguiti.
Questa, a parere di Robben (ma si sarà capito che condivido in pieno...), non è la via da seguire per formarsi come buoni musicisti (che infatti sono davvero pochi), ma solo quella per ritagliarsi un effimero ruolo da "giocolieri" (che non per niente spuntano come funghi da ogni dove, ma con la stessa velocità sfumano gli uni negli altri senza lasciare un segno). :-)
Rispondi
Re: Robben coglie nel segno...
di Pearly Gates [user #12346]
commento del 15/06/2015 ore 13:49:12
Parole Sante!
Mi associo in pieno
I chitarristi che piacciono a me sono quelli che vengono considerati degli ignoranti, tipo Angus Young o Keith Richards.
Rispondi
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