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Mani su una Stratocaster del 1957
Mani su una Stratocaster del 1957
di [user #4093] - pubblicato il

Diego Geraci ha fatto visita ad Austin Vintage Guitars, negozio texano specializzato in vintage e rarità in cui ha potuto mettere alla prova alcuni pezzi unici e filmare il tutto. Qui ci racconta di una spettacolare Fender Strat costruita a cavallo tra il 1956 e il 1957 con una storia fuori dal comune.
Andare ad Austin in Texas, una delle capitali mondiali della musica, e non fare un salto da Austin Vintage Guitars sarebbe stato un vero e proprio delitto. Quindi in una soleggiata mattina di febbraio, quando il termometro segna quasi trenta gradi (amo l’inverno texano), insieme a un paio di amici guitar fanatics mi avventuro alla ricerca di questo vero e proprio tempio del vintage mondiale.
Il negozio, su due piani, si trova nei pressi dell’enorme campus universitario di Austin. All’interno una marea di strumenti, vecchi e nuovi, mischiati quasi distrattamente tra loro. Passando in rassegna le rastrelliere, trovo strumenti nuovi (ma sempre selezionati e ricercati) insieme a perle vintage di rara bellezza. Il meglio però sta al piano superiore, dove un'attentissima selezione di pezzi storici delle marche più famose fa bella mostra di sé, orgogliosa della storia che porta addosso. Quindi Gibson, anche centenarie, stanno accanto ai pezzi Fender più rari, insieme a introvabili Mosrite, Rickenbacker, National, Guild, Epiphone (quelle degli anni '40, sia chiaro), Gretsch e chi più ne ha più ne metta.
 
Mani su una Stratocaster del 1957

Io, onde evitare di perdermi in questo oceano di corde, avevo preannunciato la mia visita e il proprietario, Steve, una volta entrato in negozio mi accoglie col calore tipico della gente del sud. La prima cosa che mi dice è "prendi in mano quello che vuoi, portalo in saletta, attaccalo all’ampli (vintage) che preferisci e non esitare a chiedere l’aiuto che ti serve al nostro staff". Non pensavo, sinceramente, di trovare un’accoglienza simile. Così decido di osare e chiedo al boss di scegliere lui stesso per me un paio di strumenti da poter provare, strumenti che abbiano una storia dietro da poter raccontare, rari sì, ma prima di tutto ricchi di carattere. Lui quasi immediatamente si lascia sfuggire un sorriso compiaciuto, si rintana nel retrobottega ed esce con due custodie che, già da chiuse, farebbero venire l’aritmia a tutti gli appassionati di vintage.
Sono due le chitarre che vi racconterò della mia visita presso l’Austin Vintage Guitars, e voglio cominciare con lo strumento preferito dal proprietario di questo mitico negozio americano, perché Steve, prima di essere un esperto imprenditore, è un chitarrista blues che non vede l’ora di chiudere il negozio ogni giorno alle 18 per fiondarsi, insieme alla sua band, in uno degli innumerevoli live club della capitale texana per suonare la musica che ama. D’altronde, non scordiamolo, gli strumenti servono proprio a questo, anche se vintage!
 
Mani su una Stratocaster del 1957

La chitarra che Steve porta ogni sera con se è una Fender Stratocaster del gennaio del 1957 (quindi presumibilmente uno strumento del ’56, assemblato nel ’57), due toni sunburst che ha avuto, nei suoi quasi sessant'anni di vita, due soli proprietari, e il secondo ce l’ho davanti.
Lui mi racconta che, quando ha scovato questa chitarra, stava, come tutte le migliori leggende, dentro un armadio da diversi anni. Il suo proprietario, un tale Joel "Zeke" Green, la possiede da quando gli venne regalata all’età di 9 anni e, a testimonianza della cosa, Steve conserva dentro l’elegante case in tweed una fotocopia di una foto che ritrae l’allora bambino Zeke in un elegante completo western con la favolosa Stratocaster tra le mani.
Lo strumento è stato suonato tantissimo dal suo originale proprietario, ma sempre in contesti "eleganti" che ne hanno preservato caratteristiche e finitura originali.

Spesso tendiamo a considerare la Stratocaster come lo strumento da maltrattare selvaggiamente, ma non dimentichiamo che era uno strumento concepito originariamente per suonare western swing e country (le due spalle mancanti dovevano imitare le corna dei tori) e i primi utilizzatori, su cui Leo Fender testava i suoi prototipi, erano musicisti che non avrebbero mai concepito un graffio o un suono saturo su quegli strumenti dalla cristallina bellezza.
 
Mani su una Stratocaster del 1957

Il boss del negozio mi dice subito "this is a killer machine..." e mi spiega l’unica modifica che ha fatto a questo strumento corredato da custodia, tracolla, cavo e tutti i tag dell’epoca, compresa la fattura di acquisto: ha preferito sostituire il manico originale con una copia identica perché i tasti del manico originale, essendo ancora quelli dell’epoca, sono stati resti quasi a filo dell’acero dall’inevitabile usura (potete notare l’altezza irrisoria in foto).
 
Mani su una Stratocaster del 1957

Sicuramente è una soluzione discutibile, ma che ha posto Steve davanti a un orrendo bivio: snaturare lo strumento originale trapiantandogli un "organo" nuovo o maltrattare il pezzo originale, rischiando di perdere anche un micron della preziosa verniciatura dell’epoca? Lui ha preferito, visto che lo strumento lo accompagna sul palco ogni sera, optare per la prima soluzione e, dal risultato sonoro, non posso che dargli ragione.
 
Mani su una Stratocaster del 1957

Imbraccio lo strumento, incredibilmente leggero e bilanciato, e mi rintano nella saletta degli ampli. Mi faccio consigliare dallo stesso proprietario su quale scegliere per la prova e lui mi indirizza su un piccolo Princeton silverface, dotato di incredibile chiarezza e pressione sonora. Effettivamente la chitarra, una volta attaccata al piccolo valvolare, con i controlli di tono in posizione flat comincia subito a ruggire. I pickup sono potenti e dinamici, tutto lo strumento vibra in sincronia con la pennata.
Si apprezza la cura della realizzazione quasi artigianale dello strumento, si apprezza la stagionatura del legno insieme al bellissimo feeling delle originali curve del body addosso. Il manico, seppure una copia, è perfetto: bello da impugnare e, se percosso con una nocca, risponde con un "toc" preciso e bilanciato (non "tac" e non "tuc", concetto quasi impossibile da spiegare a parole, ma provate a percuotere in questa maniera un legno buono e uno cattivo e capirete di cosa parlo).

Come ho già notato in altre Stratocaster vintage, la cosa che balza più all’orecchio è l’incredibile pickup al centro: non mi è mai successo di sentire una Stratocaster moderna con un pickup al centro così ricco di carattere. Sicuramente il tempo ha voluto che questo terzo incomodo fosse semplicemente concepito per l’uso in accoppiata degli altri due pickup ma in questa, come in altre Stratocaster vintage, questo signorino messo in mezzo vive di vita propria e risulta essere un ottimo compagno qualora si volesse suonare un rock and roll nello stile di Jerry Lee Lewis o un bluesaccio alla Jimmy Reed. Con un poco di attenzione riesco a suonarlo in combinata con il pickup al ponte e il suono che ne viene fuori è, ovviamente, mitico. Clapton di "Just One Night" è accanto a me, così come Mark Knopfler nelle prime registrazioni con i Dire Straits.
 

È uno strumento veramente versatile e in grado di affrontare palchi e studi di registrazione più disparati, uno strumento che ha vissuto una prima vita gloriosa in mano a un affezionato proprietario, e ne sta vivendo una seconda tra le mani di un musicista ed esperto conoscitore del vintage. Quanti strumenti conoscete che possano vantare tale fortuna?
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