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Nani sulle spalle di giganti
Nani sulle spalle di giganti
di [user #116] - pubblicato il

Gli strumentisti di oggi beneficiano di un livello di tecnica ammirevole se paragonato a quello delle generazioni che li hanno preceduti. Ma questa abilità non sarebbe stata possibile senza il lavoro di ricerca, studio e innovazione di chi li ha anticipati. Quali sono per voi lettori i giganti dimenticati sulle cui spalle poggiano i musicisti e strumentisti più in vista della scena attuale?
“Siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l'altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti.”
Questa è una celebre frase di Bernardo di Chartres filosofo francese del XII secolo che l’intervento di Ellade Bandini ci ha riportato alla mente.
Bandini prende atto del livello di tecnica prodigioso raggiunto dai musicisti più giovanti. Livello senz’altro superiore a quello posseduto dai musicisti delle passate generazioni. Ma rimarca come questo traguardo raggiunto non sarebbe stato possibile senza il lavoro di ricerca, studio e sperimentazione operato dai musicisti che li hanno preceduti.
 
Nani sulle spalle di giganti
 
Il musicista di oggi è agevolato nella sua formazione dall’immenso patrimonio didattico che ha a disposizione: dalla reperibilità immediata di dischi, video, trascrizioni, interviste. Materiale che un tempo non solo era difficilmente accessibile ma addirittura, in molti casi, nemmeno esisteva.
Questa operazione di recupero delle nostre radici musicali è doverosa non solo  per doverosa riconoscenza. Ma per recuperare la piena e profonda consapevolezza di quello che siamo e quindi suoniamo. Non solo: capire e apprezzare la formazione degli artisti che seguiamo e amiamo sarà l’unica maniera per decifrarli appieno e studiarli più facilmente.
Ieri, sarebbe stato poco fruttoso cercare di decifrare il chitarrismo di Steve Vai senza calarsi prima in quello di Zappa o Hendrix. Oggi lo stesso vale per Guthrie Govan frutto a sua volta di un’evoluzione del chitarrismo dello stesso Vai o di Robben Ford, Larry Carlton o Greg Howe. Oppure, come cogliere ogni sfumatura del batterismo di Marco Minnemann senza riuscire a scorgere le infuenza macroscopiche del drumming di Stewart Copeland nella sua musicalità...
Quali sono per voi lettori i giganti dimenticati sulle cui spalle poggiano i musicisti e strumentisti più in vista della scena attuale?
 
ellade bandini lezioni
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La pagina di Ellade Bandini
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di Claudio80 [user #27043]
commento del 13/05/2016 ore 14:23:58
Tantissima stima e rispetto a questo signore!!Ovviamente ha perfettamente ragione, e condivido tutto ciò che ha detto..Tutti dobbiamo conoscere il passato, la storia perché tutti i grandi che ci hanno ispirato vengono dal passato; da un passato che ormai non ha più tempo...
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di Pearly Gates [user #12346]
commento del 13/05/2016 ore 17:21:06
Parole sante...e sagge.
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di Sykk [user #21196]
commento del 14/05/2016 ore 10:08:10
Quanto è vero! L'unica pecca che potrei trovare a tutto ciò è che essendosi standardizzato il modo di imparare a fare musica, al giorno d'oggi è più difficile trovare quel musicista particolare che ti sorprende con il suo stile, malgrado il fatto che magari la musica non l'ha neanche mai studiata.
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di jackvance [user #34268]
commento del 14/05/2016 ore 10:39:3
Bell 'articolo: Bernardo voleva sottolineare la continuità del sapere. Nel fare questo come tanti altri prima e dopo , "piegava" a i suoi voleri idee di chi lo aveva preceduto: niente di male, così fan tutti. Per i musicisti è essenziale ascoltare chi lo ha preceduto ( e non solo per la tecnica ma anche per un sound, un mood espressivo ) . Tralasciando il discorso manuali , video e quant' altro ( che per parte mia non reputo un bene di per se ma solo in relazione all' uso che se ne fa) : esiste anche un altro trend di pensiero che punta invece sulla discontinuità. In altre parole : quanto può essere bene conoscere il passato senza che questo infici la creatività individuale ovvero Vai ( per dirne uno ) è Vai in quanto è salito sulle spalle dei predecessori ( compito cmq ammirevole) o è Vai perchè ( bontà sua ) è andato oltre lo steccato, aggiungendo qualcosa di proprio e rompendo con questo passato? E poi : i chitarristi fino alla fine dei ' 70 , quanto conoscevano dei "predecessori" pur riuscendo a lasciare la loro firma?
Per rispondere poi alla domanda dell' articolo: non lo so.
Rispondi
di roccog [user #30468]
commento del 14/05/2016 ore 13:23:58
senza pensarci troppo, giganti dimenticati per sono (ne dico alcuni)

DURAN DURAN se li ricordano in pochi ma x me tante band come The Killers, Placebo, Maroon 5 gli devono tantissimo.

In ambito chitarristico invece senza dubbio Frank Gambale. La sua idea di economy pickinh ha fatto evolvere la tecnica chitarristica anni luce (se non sbaglio anche le scale a 3note per corda le ha "teorizzate" lui tra i primi...). Ma pare dimenticato..
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di tormaks [user #26740]
commento del 18/05/2016 ore 15:42:30
Certo questo vale pure indietro fino al '700!
Che scale avrebbero eseguito a 300 kmh i metallari di "oggi" senza i virtuosi violinisti che imperversavano in Europa (e non) fin dalla seconda metà del 700.
Eppoi molti "padri" del rock senza l'esistenza di alcuni bluesman non avrebbero neanche imbracciato una chitarra .
Oggi non si trova materiale del genere da ascoltare, almeno qui in Italia, quindi siamo convinti che alcuni riff, bending o altre cose a cui oggi addebitiamo provenienza certa, magari lo stesso "padre" ne imputa un influenza ben più remota, basta leggere le loro biografie.
Purtroppo questa gente non scriveva musica ne pubblicava più di tanto: erano spesso di colore e non se la passavano molto bene.
Oggi ascoltiamo ragazzini che fanno cose da alieni, forse pure meglio dei loro idoli, ma dopo 3 minuti di solo, passato lo stupore per la tecnica (conseguenza del domicilio coatto in cameretta ad esercitarsi davanti a youtube), senti un formicolio allo scroto (le donne non reggono fino a 10 secondi) e se non ti sbrighi ad ascoltare almeno 30 secondi di Zappa, ma anche qualsiasi altra cosa suonata prima del 1990 circa (Steve vai è il limite massimo, ma può dare dipendenza) , rischi lo sfilacciamento dello stesso.
Poveri ragazzi, gliel'hanno detto che quasi sicuramente non saranno mai rockstar e che tutto quel tempo in cameretta potevano passarlo a limonare con tutto quel ben di Dio che circola ultimamente per istrada?
Naturalmente scherzo, fanno benissimo a studiare tanto perchè sono veramente bravi e li ammiro, avessi avuto un Pc in rete quando avevo sette anni........ avrei portato gli occhiali fin da bambino.......e sarei stato comunque una mezza sega alla chitarra.....
Luv Ya everybody
Rispondi
di Claes [user #29011]
commento del 19/05/2016 ore 13:37:35
In onore di Eliade parto con Clyde Stubblefield che mi ha fatto capire l'importanza del "groove" - e non solo a me: "Funky Drummer" / James Brown è stato usato centinaia di volte come sample da 10.000 $ vai al link e in questa versione si sente bene.
Per la chitarra sono partito principalmente da Chuck Berry e Clapton con John Mayall e l'album che chiamiamo "Beano". Per l'acustica e open tuning irreversibile per me è stato Joni Mitchell con "Both Sides Now" vai al link che conoscevo dalla versione cover di Judy Collins. Altra fortissima cover "All Along The Watchtower" / Jimi vai al link (un pezzo di Dylan) in studio con overdubs. Per i chitarristi supersonici propongo del Made in Italy vai al link e di farne una cover strumentale! Per chitarra-con-synth vai al link "Won't Get Fooled Again" / The Who - ho capito che si può fare.

Links vostri saranno interessanti. Il vantaggio è adesso di poter trovare pezzi vintage su YouTube...
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