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Non è basso, non è chitarra: è Tic-Tac Bass
Non è basso, non è chitarra: è Tic-Tac Bass
di [user #4093] - pubblicato il

I moderni bassi e chitarre a range esteso si vantano di aver reso labile la linea di confine tra i due strumenti, ma già negli anni '50 e '60 del secolo scorso ne esisteva uno giusto a cavallo tra chitarre elettriche e contrabbassi. Il modo di suonarlo ha dato vita a uno stile nuovo, e il suo nome è Tic-Tac Bass.
Tutti sappiamo che una band che si rispetti deve avere un bassista e un chitarrista. Il primo copre il range dei bassi, il secondo quello dei medio-alti. Diciamo che questo è uno standard a cui tutti siamo abituati. Eppure non molto tempo fa, specie a Nashville, patria della produzione musicale per alcuni decenni, questa non era la formula assoluta.
Sì, perché tra il chitarrista e il bassista esisteva una figura di mezzo, fondamentale per il risultato sonoro finale. Era il "Tic-Tac Bass Player", non un chitarrista, ma nemmeno un bassista. Era un personaggio che, negli anni '50 e '60, suonava una chitarra baritona (la più quotata era la Danelectro 6 Strings Bass) con un stile tutto proprio, a volte doppiando le linee del basso (o del contrabbasso) stoppando il suono delle corde ed eseguendo le parti rigorosamente col plettro su un ampli Fender Deluxe, col riverbero ben presente (nei sixties), di modo da poter sfruttare lo squash della molla come complemento fondamentale del suono.

Non è basso, non è chitarra: è Tic-Tac Bass

La storia del Tic-Tac Bass affonda le sue radici in qualche anno prima, quando, negli anni ’40, la musica country veniva eseguita con i primi e rudimentali strumenti elettrici (chitarre archtop con i primi pickup e lapsteel) accoppiati ai classici strumenti acustici, quindi chitarre dreadnought, violini, contrabbassi e mandolini. Non c'era alcuna batteria: sarebbe stato un sacrilegio per quel tempo. La batteria verrà introdotta quasi a forza - e vista come un'esagerata forzatura al sound - qualche anno dopo grazie alle grandi innovazioni di alcuni personaggi come Chet Atkins, ma questa è un’altra storia.
Nelle formazioni dell'epoca, il ruolo del chitarrista acustico era di scandire il tempo, suonando 1-2-3-4. Il bassista spesso accentuava il 2 e il 4. E il chitarrista elettrico? Non si poteva limitare a fare gli assolo (che spesso erano brevissimi) o a ricamare con frasi solistiche tutto il tempo (c’era anche il violino), quindi i chitarristi elettrici cominciarono a doppiare le linee di basso, stoppando le note, generando il suono che poi i batteristi emuleranno con il famoso rimshot che riempie le registrazioni della musica country degli anni '50, da Buck Owens a Ray Price.

Le registrazioni di Hank Williams sono piene di questa sonorità, infatti i chitarristi che si sono alternati nei Drifting Cowboys, la band di Hank, usavano questa tecnica esecutiva sia dal vivo sia in studio. Gli stessi "vaccari alla deriva", traduzione letterale del nome della band del colosso della musica country, per un periodo accompagnarono Ray Price, che divenne un altro nome gigantesco della musica country americana, portando anche su di lui quel sound così caratteristico. Luther Perkins, chitarrista alla corte del sommo Johnny Cash, ha suonato per una vita intera (breve a dir la verità, visto che morì nel 1968 bruciato a casa sua per colpa di una sigaretta cadutagli dalle mani mentre si addormentava sul divano, ma anche questa è un'altra storia) imitando il tic-tac sound che sentiva nelle registrazioni dei suoi eroi, modulato però per il man in black allargando le linee di esecuzione e facendo addirittura degli assolo con questa tecnica minimale. Ma il vero eroe di questo modo di concepire il sound generale è Harold Bradley, un signore che oggi ha novant'anni e può tranquillamente essere considerato uno degli eroi sconosciuti della storia della musica moderna.

Non è basso, non è chitarra: è Tic-Tac Bass

Per 63 anni è stato nel music biz di Nashville ed è probabilmente tra i chitarristi più registrati della storia. Era fratello di Owen Bradley, una pietra miliare della musica moderna, colui che negli anni ’40 fondò il famoso Quonset Hut Studio a Nashville e mise insieme un manipolo di musicisti incredibilmente talentuosi come Grady Martin (il primo chitarrista della storia a "legalizzare" il suono della chitarra distorta), Bob Moore e Buddy Harman.
Owen è considerato, insieme a Chet Atkins e Bob Ferguson, uno degli architetti del Nashville Sound, quel suono che portava la musica country verso il pop (il pop degli anni ’50, sia chiaro). Tecnico di studio e produttore esperto, sapeva che il risultato finale era fatto di tanti piccoli tasselli dove classe e talento dovevano primeggiare. Per questo chiese al fratello Harold, inizialmente un "classico" chitarrista e banjoista, di arricchire le sessioni col suono di quella strana chitarra col manico lungo. Fu così che Harold cominciò a condire le registrazioni con quel tono che può essere definito solo in maniera onomatopeica: Tic-Tac Bass.
Harold ha fatto sì che questo suono in mezzo tra il basso e la chitarra, che scandisce perfettamente la ritmica, che a volte disegna dei riff fondamentali o esegue dei solo memorabili, diventasse uno standard in quelle produzioni. Lo useranno Johnny Horton (da sentire "Honky Tonk Hardwood Floor"), Patsy Cline (la sua "Crazy" ne è l’esempio più lampante), Ernest Tubb (ascoltate la bellissima "Thanks A Lot") ma anche Elvis (la canzone "Return To Sender" ne è manifesto) e una miriade di altri (Waylon Jennings, Willie Nelson, Roy Orbison, Buddy Holly, Johnny Paycheck, Lefty Frizzell).
Le informazioni sulle registrazioni sono spesso confuse visto che, oltre Harold, questo tipo di strumento lo suonavano anche Grady Martin e Leon Rhodes (membro dell’A-Team del famoso studio il primo, sideman per anni di Ernest Tubb il secondo ), ma una cosa è certa: la scuola di esecuzione è quella di Harold, insomma è lui a dettare le regole su come si usi la chitarra accordata una quarta sotto all’interno dell'ensemble.

Non è basso, non è chitarra: è Tic-Tac Bass

Su questo argomento ne ho sentite tante negli anni: è un Precision suonato col plettro e con le corde lisce, nell’ampli con i bassi a zero e gli acuti a manetta, è una chitarra "droppata", e svariate altre teorie. Ma la verità è una sola: un Precision col plettro suona come un Precision col plettro, idem una Telecaster droppata. Una Danelectro 6 Strings Bass suona come quello che sento sui dischi (in sostituzione è bellissimo pure il Fender Six Strings Bass, che non è quello a cui John Patitucci ci ha abituato, bensì una chitarra baritona dalle fattezze di una Fender Jaguar).

Non è facile trovare informazioni riguardanti questo modo di suonare, tantomeno video dove si possa apprezzare il "peso" di queste note in mezzo. Però qualcosa sono riuscito a selezionarla. Partiamo da questa splendida perfomance di Les Merrill, padre di Buddy Merrill (il chitarrista con la Stratocaster che si vede nel video), cantante sublime, che esegue un brano in compagnia del figlio alla Strat e di Neil Levang al Fender Bass VI suonato con un impeccabile stile Tic-Tac durante il Lawrence Welk Show del febbraio del 1963 (andatevi a vedere i filmati di Buddy Merrill nello stesso show per apprezzare cosa può fare una Stratocaster nelle mani giuste... ma pure questa è un’altra storia).



Di seguito, quindi, un filmato dove è il grande Harold Bradley a fare da protagonista. Si tratta di un video abbastanza recente, ossia del footage della registrazione del disco di Chuck Mead in tributo proprio al Quonset Hut Studio di Nashville. Chuck ha registrato in quelle stanze alcuni dei pezzi più famosi incisi lì negli anni '50, cercando di ricreare gli stessi arrangiamenti e lo stesso mood. Dovendo registrare "Honky Tonk Hardwood Floor", l’uso della Danelectro baritona era d’obbligo, e quindi perché non chiamare proprio colui che col suo Tic-Tac la incise alla fine degli anni ’50?



Spero che questa panoramica su un aspetto forse dimenticato, forse passato in disuso, del nostro amato strumento a sei corde possa essere servito ad apprezzare la musica di un’era d’oro.
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