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Intervista a Daniele Tedeschi:
Intervista a Daniele Tedeschi: "Non siamo mica gli americani"
di [user #33493] - pubblicato il

Sono ancora fresche nella memoria le immagini trionfanti di quello che è passato alla storia come il più grande concerto singolo a pagamento di tutti i tempi, ovvero il live di Vasco Rossi a Modena Park dello scorso 1° luglio. La Notte di Vasco, ha voluto rendere omaggio anche a chi ha contribuito a renderlo grande, ripercorrendo le tappe più importanti del suo percorso artistico e umano. Proprio alla luce di ciò, è apparsa evidente l’assenza di Daniele Tedeschi (“La Roccia”), che per lVasco ha suonato la batteria per ben 11 anni, fino al ‘95.
Più di 220 mila spettatori paganti hanno presenziato e più di 5 milioni di telespettatori lo hanno seguito in diretta su Rai1, cifre da capogiro che premiano un evento che ha richiesto ben sei mesi di preparazione e un impegno produttivo mai visto per celebrare degnamente i 40 anni di attività del rocker di Zocca. 
Questa grande festa di amici ha visto avvicendarsi sul palco storici “compagni di viaggio” del Komandante, alcuni ancora ufficialmente nella sua band, altri invitati in qualità di ospiti, come Gaetano Curreri, Maurizio Solieri e Andrea Braido. 

Intervista a Daniele Tedeschi: "Non siamo mica gli americani"

Proprio alla luce di ciò, agli occhi di chi conosce bene la parabola di Vasco è apparsa ancora più evidente l’assenza di Daniele Tedeschi (“La Roccia”), che per lui ha suonato la batteria per ben 11 anni, fino al ‘95. 
Il rientro di Tedeschi nella band è stato invocato a più riprese da orde di fans del Blasco fin dall’anno successivo alla sua uscita e una sua partecipazione a Modena Park sembrava cosa dovuta. Le richieste sono rimaste inascoltate per una ventina d’anni, cosa curiosa se si pensa che sono stati “riabilitati” musicisti che con Vasco hanno avuto scontri piuttosto forti, a differenza di Tedeschi. Dopo il concertone, avendo già letto la sua biografia “Una batteria in valigia”, mi è venuta una gran voglia di scambiare due chiacchiere con uno dei miei batteristi rock (e non solo) italiani preferiti.  

Hai visto il concerto del primo luglio?
Sì, ma non sono andato a Modena, l’ho visto da casa. Ho pensato che a una festa devi andare solo se sei invitato! L’evento è stato perfetto da un punto di vista organizzativo e tecnicamente faccio i complimenti a tutto lo staff. L’ho trovato un concerto ben suonato, perché i musicisti sono tutti molto bravi, anche se ho sentito la band suonare molto più libera in altre circostanze. A me è sembrato un po’ un “compitino”, ma è comprensibile sentire la tensione della presenza di 220mila persone. Personalmente pensavo che Vasco avrebbe fatto una cosa diversa, un po’ come Ligabue, che ha chiamato sul palco tutte le band con cui ha suonato. 



Il concerto doveva celebrare i 40 anni di carriera di Vasco. Monitorando i social, ho notato che molti fans di Vasco davano per scontata la tua presenza sul palco. Tu ti aspettavi una chiamata? Perché non è arrivata secondo te?  
Io me l’aspettavo fino a una ventina di giorni prima. Ho sentito dire che si sarebbe trattato di un problema di spazio per le batterie sul palco, ma mi pare ridicolo perché su quel palco di batterie ce ne sarebbero state anche quaranta. Per eseguire due o tre pezzi, poi, avrei potuto benissimo usare la batteria di Matt Laug. Otto volte su dieci mi trovo a suonare su batterie che non sono mie, quindi non avrei avuto problemi ad adattarmi. 

Tu sei stato parte di questa incredibile macchina musicale nel suo periodo più glorioso, tra il 1984 e il 1995. Sei il batterista “storico” di Vasco, quello di Fronte del Palco (fortunatissimo tour di Vasco, svoltosi nel 1990 e nel 1991). Perché questo rapporto si è interrotto (cosa che peraltro si è chiesto anche Deen Castronovo, il primo dei batteristi americani che ti hanno sostituito, dopo aver visionato dei video live di Vasco)?
Sì, è vero, Deen ha chiesto perché avessero voluto cambiare batterista. Io per Vasco ho sempre cercato di fare il meglio possibile. Non mi sono mai reputato un supervirtuoso e non sono mai stato uno studioso da otto ore al giorno, ma ho studiato per poter lavorare al mio meglio. Ho cercato di amare la sua musica e di piacere non tanto ai batteristi, ma ai musicisti che suonavano con me, e di sostenere la ritmica con un senso. Sono stato al fianco di Vasco anche in momenti particolari, come quando lui e Guido Elmi (il produttore di Vasco recentemente scomparso, n.d.r.) hanno preso strade diverse. Nel periodo di Fronte del Palco, inoltre, ho fatto entrare nella sua lineup musicisti come Braido e Rocchetti. Quando morì Maurizio Lolli (road manager e amico di Vasco, scomparso nel ‘94 per un tumore ai polmoni, n.d.r.) io stesso consigliai a Vasco di riprendere la sua collaborazione con Guido Elmi - che aveva avuto grandi meriti nel creare il “personaggio” Vasco e in un certo periodo si occupava di tutto per lui, ma che secondo me non aveva le competenze di un vero musicista. Tempo prima Elmi convinse alcuni dei musicisti di Vasco a lasciarlo per buttarsi in un progetto indipendente di cui ho fatto parte per un periodo, la Steve Rogers Band, e per questo la loro collaborazione si interruppe. Io non mi trovai d’accordo (per me era possibile fare le due cose insieme) e tornai da Vasco, il quale mi promise che ci sarei stato sempre, ma si sa come funzionano le cose in questo ambiente. Dopo il ritorno di Elmi, Vasco mi disse “se Guido non ha niente in contrario, ti riprendo”. Ovviamente mi ha lasciato a casa. Credo di essere stato una “vittima politica”, più che musicale in senso stretto. 

Ho l’impressione che tu abbia pagato particolarmente cara la tua integrità.  È vero che sei stato accusato di essere un “sindacalista” della musica? Io lo trovo un complimento pazzesco.
Sì, mi chiamò così Guido Elmi. Io ho fatto pagare le prove per tutti i musicisti quando sono entrato con Vasco. Con Guido abbiamo sempre avuto un rapporto conflittuale perché non amo molto le pressioni sui musicisti, trovo debbano essere lasciati liberi di esprimersi. Certamente l’ho pagata cara, perché scendere dal palco di Vasco significa scendere dal palco più ambito d’Italia. Dopo che me ne sono andato, c’è stato un susseguirsi di batteristi americani al suo fianco: Aronoff, Castronovo, Baird, Moffet, Laug, tutti professionisti ma forse non tutti adatti a suonare con Vasco.



Hai condiviso un tratto di strada abbastanza importante con Vasco. Quali sentimenti hai nei suoi confronti oggi? Credi ci sia ancora spazio per una collaborazione? 
Io nei confronti di Vasco non ho nulla e capisco bene che un artista di quell’entità debba gestire certi equilibri. Ci sono delle dinamiche che vanno al di là della musica. Certamente collaborerei nuovamente con lui. Ha scritto delle canzoni stupende, altre meno, ma sarei felice di tornare a collaborare. Tra l’altro ho continuato a suonare i suoi brani negli anni, collaborando con molte tribute band, insomma conosco il suo mondo.

La tua carriera è inevitabilmente legata a doppio filo con Vasco Rossi ma tu hai suonato per molti altri artisti nazionali e internazionali, forte anche della tua versatilità. Quali collaborazioni ricordi più volentieri e con quali artisti ti piacerebbe collaborare oggi?
Ho avuto collaborazioni molto belle e soprattutto durature. Se lavori bene molto spesso vieni confermato nei tour successivi. Ad esempio, ho suonato per 6 anni con Miguel Bosé, fino al 1986; aveva dei pezzi in spagnolo per il mercato sudamericano già tosti allora che erano stati suonati in studio da musicisti molto bravi per cui dovevo fare del latin, dovevo suonare su sequenze. L’ho lasciato proprio per andare a suonare con Vasco. Ho suonato con Massimo Ranieri, Andrea Mingardi, Gianni Togni. Ho detto no a un tour di Gianna Nannini perché era un rock piuttosto lineare e il rock che piace a me è il rock melodico quello che sfocia verso il funk e verso la fusion. 
Per quanto riguarda la collaborazione che mi piacerebbe fare, mi piacerebbe suonare anche solo una cover di Hendrix con Steve Lukather, chitarrista che amo visceralmente. Trovo abbia un gusto pazzesco e adoro i Toto, anche se penso che si siano un po’ persi dopo Simon Phillips. In Italia invece c’è una band che mi piace molto, che sono i Marta sui Tubi.

Intervista a Daniele Tedeschi: "Non siamo mica gli americani"

Mi sembra che con Vasco tu sia sempre stato un poderoso motore ritmico, prediligendo il groove ai soli e ai virtuosismi. In altri contesti hai fatto scelte diverse o è sempre stata la tua filosofia batteristica?
A me piace suonare delle belle canzoni, che siano semplicissime o complicate è irrilevante. Ma mi è stato chiesto un po’ di tutto, sia dal vivo che in studio. Ad esempio, recentemente ho avuto la fortuna e l’onore di incidere tre brani per il disco di un pianista e giornalista che si chiama Christian Tipaldi  (in uno dei tre pezzi c’è Mike Landau alla chitarra). Lì mi sono trovato a fare cose pazzesche! Gli altri batteristi del disco sono Adriano Molinari, Will Hunt, Matt Laug e Vinnie Colaiuta. Verrà mixato dal fonico di Madonna a Londra. Diciamo che spesso è possibile trovare lo spazio per il virtuosismo, ma secondo me l’intelligenza sta nel capire dove. È una questione di gusto, insomma.

La tua autobiografia, “Una batteria in valigia”, riporta molte delle esperienze incredibili che hai vissuto suonando professionalmente in tutto il mondo, ma riporta anche il non facile periodo “post Vasco”, quando con un figlio piccolo e una famiglia da mantenere hai dovuto reinventarti prima in un ristorante e poi lavorando come camionista. Hai mai pensato di abbandonare davvero la musica?
Di abbandonare la musica mai, ma di abbandonarla come professione varie volte. È un lavoro difficile, oggi ci sei e domani non ci sei più. Quando Vasco mi ha lasciato a casa, mi sono trovato in difficoltà. Avevo un amico che lavorava nella moda e gli serviva qualcuno che facesse consegne. Dato che si guadagnava bene, ho deciso di comprare un camion, che usavo per lavorare ma anche per andare a suonare. Non ho “scelto” di fare il camionista, ho avuto la necessità di farlo e ho cercato di unire le due attività per sopravvivere, ma anche per dare a me stesso il tempo di capire che musica fare (credo che dover fare musica che non ti piace per pura necessità sarebbe stato molto più doloroso che fare il camionista). Vasco ha anche un ristorante, ma non è un cuoco. Red Canzian coltiva bonsai, ma non è un giardiniere. Io ho guidato, ma sono un batterista. Alla fine ho venduto il camion e mi sono dedicato alla batteria a tempo pieno, partendo in tour con Massimo Ranieri e suonando in Italia, in America, in Australia e poi con Gianni Togni, ma non mi vergogno della mia scelta e posso dirti che ho trovato più solidarietà e collaborazione tra camionisti che tra musicisti. Oggi suono in modo probabilmente più rilassato di chi studia 10 ore al giorno, ho tanti interessi, mi piace la pesca, ho un cane che adoro.

Qual è stata la tua formazione e come ti sei introdotto nel mondo della musica professionale?
Io sono autodidatta, la mia formazione non è avvenuta in modo tradizionale, andando a lezione. Ho sempre ascoltato tantissimi dischi, grazie anche ai miei amici (tra cui Romano Trevisani, grande chitarrista che ha suonato con tanti artisti e che si è suicidato qualche mese fa). Tutti mi associano esclusivamente al rock perché ho suonato con Vasco, ma a 17 anni sentivo con passione la Mahavishnu Orchestra, poi ho ascoltato moltissimo jazz (sono un fanatico di Michael Brecker), ho avuto molte contaminazioni. All’epoca non c’erano le discoteche, c’erano i dancing, dove la musica da ballo la suonava un’orchestra vera. Io andavo spesso in un locale dove suonava l’orchestra di Paolo Zavallone che aveva alla batteria Tullio De Piscopo, il quale studiava percussioni al conservatorio di Bologna. Mentre i miei amici pensavano alle signorine, io stavo dietro a Tullio De Piscopo e guardavo cosa faceva, e facevo altrettanto con altri batteristi, poi andavo a casa e cercavo di rifarlo. Ho suonato anche sui fustini del Dixan! Era la fine degli anni ’60, avevo 14 o 15 anni. Un giorno ero a pescare con mio padre vicino a Bologna e il batterista di un’orchestra che si esibiva nei paraggi ebbe un attacco di appendicite. Lo sostituii un po’ per gioco e cominciò la mia carriera professionale! Mi chiamavano “il cinno” (il ragazzino, n.d.r.).
Ho fatto 15/20 anni di sala da ballo. Ho suonato con le orchestre di Henghel Gualdi e con Andrea Mingardi (prendendo il posto di Giulio Capiozzo), dove facevamo pezzi di Chicago e Tower of Power, una band rock con quattro fiati. Ho imparato davvero molto da queste esperienze, perché erano musicisti veri. In quel periodo ho visto per le prime volte Vasco, che metteva i dischi per intrattenere la gente!



Come pensi sia cambiato il modo di fare musica in questi decenni? La tecnologia, a tuo avviso, agevola o frena lo sviluppo artistico?
Io mi trovo a suonare su brani che hanno delle parti elettroniche che trovo molto belle, sono una componente del brano, fanno parte dell’arrangiamento, sono state scritte e concepite intelligentemente. Quando l’elettronica prende il sopravvento o vuole riempire dei vuoti creativi, invece, non mi piace affatto. È sempre il vecchio discorso, tutto può essere utile se usato con intelligenza, se ben integrato. Sono strumenti che bisogna saper usare, naturalmente. Programmare una sequenza, ad esempio, richiede una certa competenza. Cose come l’Auto-tune, invece, oppure orchestre che si esibiscono suonando interamente in playback a me paiono una vera truffa musicale.

C’è stato un crollo abbastanza tangibile della qualità dei prodotti musicali. A tuo avviso da dove occorrerebbe partire e su quali aspetti si dovrebbe far leva per ridisegnare il panorama musicale (italiano e non) al fine di riportarlo a standard qualitativi più elevati?
Sinceramente trovo che il nostro sia un paese spaccato sotto ogni punto di vista, anche quello musicale. Mi dispiace molto riscontrare – cosa che emerge anche sui social – una certa ignoranza in molti ascoltatori. Ci si appassiona a certi artisti per cose che non hanno davvero a che fare con la musica: il bellone di turno, il musicista che suona nella band di grido e che si vorrebbe imitare e quant’altro. Ci sono cose che solo chi ha molta esperienza di palco può capire e comunicare. Al momento in Italia siamo nel caos e ognuno, magari per acquistare un po’ di fama su Facebook o altrove, si trova a parlare di cose che non conosce. Facebook ha sostituito il bar. Cosa si può fare? Poco, secondo me.

Intervista a Daniele Tedeschi: "Non siamo mica gli americani"

Ci vorrebbe il discografico di una volta. Oggi c’è suo nipote, che ascolta le prime 4 battute di una demo e poi la caccia via perché non gli è “arrivata al cuore” che non ha. Poi c’è un numero di musicisti sconcertante, in parte grazie anche al discorso tecnologico che si faceva prima. In troppi si sono infilati nel mondo della musica senza avere le dovute competenze ed esperienze e questo si riflette in ogni aspetto del fare musica odierno. C’è gente che si presenta con un curriculum falso! Oppure, pensa a chi fa parte delle “giurie di qualità” e deve giudicare chi si esibisce, o ancora pensa a chi insegna musica. Ci vogliono dei professionisti, ovunque. Noi musicisti siamo una categoria fondamentalmente sconosciuta allo Stato. Come tutte le professioni, andrebbe regolamentata meglio. Io sono per il professionismo e per la meritocrazia. Pensa a quanti “dopolavoristi” suonano in giro… Non troppo tempo fa sono stato chiamato per suonare e fare il direttore artistico in una tribute band. Una sera mi sono rifiutato di eseguire un pezzo con un tizio che faceva il compleanno in un locale; glielo avevamo già concesso in una serata precedente ed era stato imbarazzante, quindi non volevo ripetere l’esperienza. Il gestore del locale – un suo amico –  non l’ha presa bene. Quando ha richiamato la band per una serie di date, ha espresso il desiderio che io non fossi presente e la band lo ha assecondato… L’avessero chiesto a me, non avrei mai accettato di lasciar fuori un membro del gruppo. Quello non è lo spirito di una band, non puoi farti dire da un cuoco come gestire la tua band solo per arrotondare il tuo misero stipendino. Gente così è la rovina della musica, è inquinante. Non serve dire che ho mandato tutti solennemente a “fankulo”, dopolavoristi e pizzaiolo.

In cosa sei impegnato al momento e quali sono i tuoi progetti per il futuro? 
Il mio progetto è sempre lo stesso: suonare, lavorare bene. Mi piacerebbe entrare in un tour professionale e stare lontano il più possibile dai dilettanti (ride). Ho diverse serate interessanti in programma, alcune con vecchi amici (Ricky Portera, Mimmo Camporeale, ecc). Per quanto riguarda la didattica, insegno presso la Scuola di Musica Moderna – Associazione Musicisti di Ferrara, che ha un corpo docenti davvero in gamba e una struttura molto bella. Insegno da 40 anni e mi permette di rimanere allenato, di stare in mezzo ai giovani e tenermi aggiornato, ed è una cosa che mi fa bene e mi diverte. 
 


L’autobiografia di Daniele Tedeschi Una batteria in valigia, scritta in collaborazione con Samuele Govoni, è uscita nel 2015.
daniele tedeschi interviste vasco rossi
Link utili
La pagina di Daniele Tedeschi:https://www.facebook.com/daniele.tedeschi.758
L’autobiografia di Daniele Tedeschi, "Una batteria in valigia" su Amazon
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Commenti
di Paolo'60 [user #1478] - commento del 03/10/2017 ore 08:22:18
Sono anni che non posto un commento, anche se leggo accordo tutti i giorni, ma Tom Petty è stato un grande: lui e la sua Band. Veri maestri. Tutto da imparare. Mi spiace veramente tanto. Ascoltateli, vi farà bene. Ciao Tom
Rispondi
di Paolo'60 [user #1478] - commento del 03/10/2017 ore 08:27:17
Scusate, evidentemente mi riferivo ad un altro articolo....
Rispondi
di f.n [user #3760] - commento del 03/10/2017 ore 16:20:59
Mi ha fatto morir dal ridere però !
Rispondi
di qualunquemente1967 [user #39296] - commento del 03/10/2017 ore 11:10:59
Nulla e’ per sempre .... figuriamoci nel mondo dello spettacolo ... e a mio modo di vedere le cose le scelte artistiche di Vasco o chi per lui sono sempre state azzecate ! Volete che vi dica ? Il gruppo di Vasco andrebbe rimaneggiato ancora un po sempre e solo per il bene della musica che si nutre di stimoli nuovi e punti di vista diversi ... io ho gradito il fatto che si siano avvicendati batteristi differenti senza nulla togliere soprattutto al Tedeschi che ha dato il suo importante contributo in un momento storico ben preciso . Ciao a tutti !
Rispondi
di LaPudva [user #33493] - commento del 03/10/2017 ore 16:27:59
Ciao! Se parliamo di successo di pubblico, posso concordare ma che le scelte artistiche di Vasco (anzi, "di chi per lui") siano sempre azzeccate personalmene mi pare un po' eccessivo. Anzi, ti dirò, a mio avviso negli ultimi (tanti) anni il suo declino a livello artistico è tangibile. Io credo che questo dipenda proprio da scelte sbagliatissime...
Rispondi
di MM [user #34535] - commento del 03/10/2017 ore 11:19:15
Bellissima intervista.
Credo che Tedeschi abbia tante ragioni.
Credo anche che sia stata una grave mancanza, non portare su quell'ultimo palco tutte le persone che hanno contribuito al suo successo, e a Tedeschi dovrebbe stendergli il tappeto rosso.
A Vasco bisogna dare molti meriti, gli ultimi numeri parlano da soli, ma la sua deriva è in atto da anni.
Rispondi
di LaPudva [user #33493] - commento del 03/10/2017 ore 16:28:44
Concordo pienamente su tutto ciò che hai scritto!
Rispondi
di Pietro [user #44778] - commento del 03/10/2017 ore 11:4
Bella intervista,che dice esattamente a quale livello di "bassezza" siamo oggi con la musica in italia,e poi secondo me la frase più importante è questa:"Guido Elmi - che aveva avuto grandi meriti nel creare il “personaggio” Vasco" ecco sta tutto qui hanno "creato" un personaggio,ma "sotto il vestito niente".
Rispondi
di LaPudva [user #33493] - commento del 03/10/2017 ore 16:31:19
Ciao Pietro, io ho amato moltissimo Vasco ma, banché sia ancora in attività, mi manca da decenni. Questa sensazione è terribile. Con tutto il rispetto per il lavoro di tutti, ogni tanto fantastico su ciò che sarebbe potuto diventare Vasco se avesse avuto altri collaboratori e/o se le scelte fatte in merito alla sua carriera fossero state volte a preservare davvero la sua unicità.
Rispondi
di Pietro [user #44778] - commento del 03/10/2017 ore 17:14:57
Beh,secondo me ha scelto la strada facile e più "remunerativa! ;-) L'ho conosciuto casualmente una sera in un paesino sull'Appennino (era amico di amici comuni) non era ancora nessuno ma traspariva una voglia di arrivare pazzesca.
Rispondi
di BBSlow [user #41324] - commento del 03/10/2017 ore 13:44:27
Non siamo più negli anni '70 e in qualsiasi campo chiunque non sia "omologato" viene messo da parte, a meno che non riesca a diventare, a sua volta, mainstream. Triste, ma è così.
Vasco era un rocker, un buon rocker italiano, grazie anche a Tedeschi, Solieri e tanti altri, musicisti e no.
Poi, nelle mani "giuste" (?) è diventato un prodotto; a volte comunque di qualità, a volte di meno. Ma nel "prodotto" non si può tener conto di Tedeschi, etc. etc.
E tanti saluti al rocker, agli amici, e alla band. Ah, anche al rock, ma questo era ovvio.
Rispondi
di LaPudva [user #33493] - commento del 03/10/2017 ore 16:32:39
Che aggiungere? Hai detto tutto. Mi manca molto il Vasco degli esordi...
Rispondi
di MrGi [user #33656] - commento del 03/10/2017 ore 15:22:04
Triste, vero, l'ambiente musicale Italiano è assolutamente ostico per chi ne vuol fare una professione e grandi artisti devono fare scelte ardue.
Ma la domanda che mi faccio ogni volta che guardo il fenomeno Vasco, come altri fenomeni simili, è: ma se 5 MILIONI di persone lo hanno visto..come si può dire che è robaccia e snobbare uno spettacolo con questi numeri?
A me piace molto di più un concerto di Satriani o di Beth Hart, ma non riesco a criticare un fenomeno di queste dimensioni.
In sunto: finchè fa questi numeri, ha ragione lui (Vasco) o chi lo produce, gli altri direi che possono solo rosicare.
Rispondi
di LaPudva [user #33493] - commento del 03/10/2017 ore 16:41:30
Ciao MrGi! Per me le grandi cifre non sono necessariamente sinonimo di qualità. Sicuramente lo sono di un buonissimo lavoro di marketing, ma è un altro discorso. In occasione del concerto di Vasco Rossi sicuramente 5 milioni di persone avranno cantato in coro (e magari anche con emozione) "Come nelle favole" in diretta, ma sfido qualunque persona dotata di buon senso a definirla una canzone degna di questo nome.
Su quelle grandi cifre, ricordiamolo, hanno influito anche l'affetto per e il fascino di qualcuno che suona da 40 anni e che è diventato un'icona nel nostro paese. Ma di robaccia io quella sera ne ho sentita eccome. Non mi si fraintenda, non voglio mancare di rispetto a un artista che ho tanto amato (e che amo ancora...), ma la sua involuzione secondo me è tangibile, è il risultato di scelte artistiche molto sbagliate e, soprattutto, mi fa soffrire, non rosicare. Che poi il suo conto in banca sorrida, siamo d'accordo.
Rispondi
di MrGi [user #33656] - commento del 05/10/2017 ore 08:42:57
Assolutamente d'accordo sulla mancanza di spessore e qualita di parecchia della roba pubblicata da Vasco negli ultimi anni. Peraonalmente ho smesso di ascoltarlo dopo fronte del palco. Figurati che ora mentre scrivo sto ascoltando gli Snarky Puppy, che in termi di talento e creatività è totalmente un altro piano. La mia era una critica-constatazione che nonostante la scarsa qualità, ancora milioni di persone si muovono per lui. Secondo me bisogna rietterci. La musica è una cosa personale e soggettiva, ma se si vuole viverci deve anche necessariamente incontrare il favore del pubblico ed è un aspetto che va considerato in termini di business.
Rispondi
di MM [user #34535] - commento del 03/10/2017 ore 16:48:13
Sai, io non credo che si stia a rosicare. Anzi, buon per lui.
Io almeno su Vasco non ho nulla da rosicare, mi piacciono varie cose sue, altre molto meno, e non è mai stato nei miei riferimenti alti, musicali, tanto meno in quelli di vita.
Ne faccio più una questione di stile.
E sorvolo sulle ultime sue produzioni (tipo quella citata da Federica qui sopra, ma ce ne sono molte altre)... meglio.
Rispondi
di f.n [user #3760] - commento del 03/10/2017 ore 16:11:15
Certo che dove dice: "Personalmente pensavo che Vasco avrebbe fatto una cosa diversa, un po’ come Ligabue"...
Proprio gli vuole stare sul Caxxo al buon Vasco !
:)
Fede
Rispondi
di LaPudva [user #33493] - commento del 03/10/2017 ore 16:42:
Ahahahahah!
Rispondi
di nicolapax [user #27042] - commento del 03/10/2017 ore 21:56:12
Sono d’accordo, con Federica su tutto “Come nelle favole” non si ascolta, è vero che non c’è più la follia visionaria di “Tropico del Cancro” (forse la mia preferita) o di “ Se proprio te lo devo dire”. Non scriverà mai più capolavori come “Sally”... Eppure “CambiaMenti” ha il suo perché ed è un Vasco odierno.
Rispondi
di giambibolla [user #5757] - commento del 04/10/2017 ore 15:06:03
certo che nella foto sembrano tutti e due belli "pieni"!!
Rispondi
di chikensteven [user #45729] - commento del 04/10/2017 ore 20:55:01
ho trovato + solidarietà tra camionisti che non tra musicisti... questa frase dovrebbe far molto riflettere... comunque bellissima intervista, in quanto alle ultime produzioni di Vasco, beh non mi stupisco, perche anche le ultime produzioni di altri rocker italiani quali Zucchero o Ligabue le metterei tutte in un bel calderone, io poi sono emiliano provincia di Modena, ma quando accendo la radio e sento sono un "partigiano reggiano" o "13 buone ragioni per preferire una birra e un panino al salame"... a questo punto non so cosa sia peggio, forse come nelle favole la trovo + espressiva, pur rispettando i gusti personali di tutti io credo che le produzioni + attuali in generale di tutti i grandi non siano canzoni memorabili. quello che dovevano dire i grandi rocker italiani ormai l'hanno già detto
Rispondi
di MM [user #34535] - commento del 05/10/2017 ore 08:21:21
Mamma mia, anche quelle due di Zucchero... non so, io credo che buttare fuori roba del genere sfiori il patetico. Vale per Zucchero e anche per Vasco.
Io sono sempre dell'idea che quando non si ha nulla da dire sia meglio tacere.
Rispondi
di ADayDrive [user #12502] - commento del 05/10/2017 ore 09:19:23
Sono d'accordo, ma è anche difficile far tacere personaggi che anche se producono dischi mediocri comunque fatturano come una media azienda... Il problema vero, secondo me, è che dopo lo zucchero ed il Vasco degli anni '80 c'è stato il nulla cosmico, per cui anche una canzonetta ridicola di Vasco diventa il meglio che c'è a disposizione.
Rispondi
di MM [user #34535] - commento del 05/10/2017 ore 11:48:55
Concordo anch'io, in effetti è così.
Davvero strani questi tempi, oggi, un mare di persone in più che suonano, studiano, condividono, imparano (quando ero un ragazzino ci si contava nelle dita di due mani), e il "nulla cosmico" nelle produzioni degne.
Forse è proprio vero che tantissimo di quello che c'era da dire è già stato detto.
Rispondi
di LaPudva [user #33493] - commento del 12/10/2017 ore 22:05:2
Concordo su tutto. E anche io sono rimasta molto colpita dalla frase che riporti in apertura di post...
Rispondi
di paolomene [user #41497] - commento del 06/10/2017 ore 14:37:15
Questa volta posto e rispondo anche io ...

Vero. MERITOCRAZIA.
e mi rifaccio al discorso di NOI DOPOLAVORISTI.

Cari miei musicisti professionisti ... (e che tanti cmq non avete nessun titolo accademico per ritenirvi tali) ricordatevi che Oggi il musicista è chi suona, si esibisce, piace alla gente e di conseguenza viene RICHIESTO!!!! ...

quanti diplomati ci sono che non riescono a trasmettere nulla e quanti dopolavoristi invece suonano meravigliosamente bene e lasciano tanto?

Giusto il discorso di riconoscere qualità o meno. Ma, dato per scontato che ad un certo livello le capacità tecniche sono sottointese, la differenza lo fanno altre doti che non sono legate al fatto che uno lo faccia per lavoro o meno.

Quindi, finchè non esisterà un regola (e non esisterà mai visto che il gusto è soggettivo) suonate e divertitevi ma non mettetevi a disquisire sui dopolavoristi (soprattutto quando suonano di più degli altri (e vengono chiaramente pagati per farlo)).

e come quando uno fa l'imbianchino professionista e uno invece si diverta a dare il bianco a casa sua o dall'amico. Se l'imbianchino professionista lavora male starà casa ....!!!

Facciamo così. Andiamo in tutte le scuole di musica e lasciamo a casa tutti gli insegnanti che non hanno un titolo per insegnare (conservatorio!?!?!). Quanti rimangono a casa ??
Rispondi
di LaPudva [user #33493] - commento del 12/10/2017 ore 22:04:24
Ciao Paolo, credo tu abbia frainteso il concetto del "dopolavorista". Conosco Daniele da molto tempo e so che ha la massima ammirazione per il talento e, di conseguenza, per i meriti altrui. Credo che leggendo l'intervista si capisca piuttosto bene a quale categoria di non-professionisti si riferisca, ovvero a coloro i quali non hanno abilità (né tecniche né organizzative) per svolgere dignitosamente questo lavoro (ché, anche se si fa come "secondo" lavoro, occorrerebbe farlo con serietà) e che pretendono di avviare collaborazioni senza avere la minima cognizione di cosa sia deontologicamente corretto.
Se mai il discorso di Daniele, per come l'ho percepito io, sta a significare che quel lavoro lo dovrebbe fare chi è in grado di farlo, e non si tratta affatto di "gusto" (quello è soggettivo) ma di competenze (che sono oggettive). L'episodio che riporta mi pare chiaro... Che un pizzaiolo metta bocca sulla lineup di una band e che questa lo assecondi mi sembra pura follia, che piaccia o meno ai dopolavoristi.
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di paolomene [user #41497] - commento del 13/10/2017 ore 11:43:14
Grazie per aver considerato la mia risposta… Nulla contro alla carriera e alla persona di Daniele Tedeschi. Ho approfittato per dire la mia su alcuni argomenti citati nell’articolo.
Volevo solo sottolineare che, il pizzaiolo del caso, che abbia o meno competenze musicali adeguate può fare tutte le considerazioni che vuole soprattutto se oltre ad essere una persona normale che ascolta e giudica in funzione del proprio gusto (e rappresenta il 90% del pubblico) e magari è anche il tuo datore di lavoro per quella sera. Se poi diventa maleducato e irrispettoso allora è un’altra cosa.
Ci sono una schiera di Musicisti bravissimi (ne conosco tanti e non mi riferisco a DT che non conosco personalmente) che pretendono di avere particolari attenzioni o reverenze solo perché hanno suonato con questo o con quello. A tanti manca una qualità che per me oggi è fondamentale per un musicista; l’umiltà. Che tu (musicista) abbia suonato con chissà chi non ti da diritto di essere uno “spaccone”. Se il datore di lavoro di quella serata ti chiede di fare un pezzo assieme lo fai che tu prima abbia suonato con MADONNA o all’oratorio soprattutto se in quel momento non stai suonando con MADONNA visto che sei anche tu dal pizzaiolo!!! Altrimenti rischi di non suonare più nemmeno dal pizzaiolo (come nel fatto citato). E allora vai di camion e di qualsiasi altro lavoro rispettabilissimo dove se non fai quello che vuole il datore di lavoro … paghi e stai a casa, come tutti. È così che gira il mondo.
E comunque, quando suoni a San Siro non sale l’amico del pizzaiolo nel palco!! Poi sta nella tua intelligenza farti una risata con l’amico del pizzaiolo e farti dare eventualmente altri ingaggi.
Per fortuna però oggi, nei giovani musicisti, questa cosa c’è meno. Sanno perfettamente che se vogliono vivere di musica (il che non dice che siano per forza professionali (qualità per essere professionisti)) stasera devono suonare nel teatro X e domani al “bar dello Sport”. Ho visto io personalmente musicisti della lineup di artisti di primario ordine (di quelli che riempiono li stadi come Vasco …) suonare nel localino dove ad un certo punto sale sul palco il personaggio del momento e canta “tintarelle di luna”, e finto il concerto, si bevono una coca assieme ridendo della cosa!
O uno dei più bravi musicisti del momento tornare a casa dal concerto al Namm o dal festival jazz e suonare “Disco Inferno” con la tastierina e con il tizio alticcio che gli canta nelle orecchie per poi finire a ridere spassosamente assieme.
Oggi, per me, essere un musicista professionista vuol dire:
Saper suonare bene il genere (è sott’inteso), essere “palco-igienici” (se non piaci nel mondo del music-consumer fai poca strada), saper lavorare in gruppo, rispettare gli altri, rispettare le regole, rispettare gli orari, rispettare i datori di lavoro (ti danno da mangiare) e rispettare il pubblico. Non so in quale ordine, ma se non hai tutte questa caratteristiche non sarai mai professionale! Chiaramente … rispetto per rispetto. (ma questo è un discorso di educazione e va oltre).
Poi, caro “musicista professionista”, quando avrai fatto i “soldi”, se vuoi, farai quello che vuoi … attenzione però … passerai cmq da maleducato.
Ti ringrazio per avermi dato la possibilità di dire la mia.
Buona gioranta.
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