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Marshall 8240 Valvestate: l'amplificatore degli amici
Marshall 8240 Valvestate: l'amplificatore degli amici
di [user #26119] - pubblicato il

Disegnati per dare il brivido della valvola nel solid state quando il digitale muoveva i primi passi, i Marshall Valvestate hanno molto da dire ancora oggi.
Un mio caro amico, ottimo chitarrista, si è trovato nella condizione di partire per l'estero con la famiglia per questioni di lavoro e per un tempo presumibilmente illimitato. Poco prima di partire ha venduto gran parte della sua attrezzatura e mi ha fatto dono del suo vecchio amplificatore, malandato ma ancora funzionante e in condizioni di essere riparato. Così all'inizio del mese scorso sono entrato in possesso di un combo Marshall 8240 Valvestate Stereo Chorus prodotto nel 1993.

L'amplificatore si presentava in condizioni quasi pietose. Era rimasto inutilizzato per almeno gli ultimi quattro anni, ogni potenziometro emetteva fruscii molesti se sollecitato, di tanto in tanto una botta potente arrivava ai coni e il volume oscillava in maniera impressionante. Qualche tecnico improvvisato aveva escluso il jack d'entrata e modificato con un collegamento volante il circuito interno in modo da portare l'input sul retro, sfruttando il jack di una delle direct out, anche loro escluse dal circuito originale. Il chorus pareva funzionare ma solo tenendo schiacciato il pulsantino preposto alla sua accensione, evidentemente danneggiato. Quando ho smontato il tutto dallo chassis e ho provato a toccare la valvola (un'unica ECC83 marchiata Marshall), questa si è quasi sbriciolata. Insomma, avevo un amplificatore inutilizzabile: gli unici dati positivi erano il fatto che si accendesse regolarmente e che i coni sembravano in buono stato.

A questo punto è entrato in gioco un altro vecchio amico, chitarrista pure lui, con studi di elettronica e una grande passione per gli amplificatori. Quest'ultimo si è preso in carico il Marshall per un paio di giorni e per una spesa veramente irrisoria me l'ha restituito come nuovo: cambiati i potenziometri rotti, messa valvola nuova (una JJ) sistemati i vari pulsanti e ristabilito il circuito di input e direct out originale cambiando le prese jack. Operazioni per lui abbastanza semplici, per me sarebbero state impossibili da realizzare in quanto gran parte dei componenti sono montati direttamente sulla scheda che presumo non sia esattamente costruita per sopportare saldature e dissaldature varie. Ho così un ampli che suona perfettamente, urla che è un piacere e che mi appresto a recensire.

Marshall 8240 Valvestate: l'amplificatore degli amici

Il Valvestate Stereo Chorus 8240 appare come un tipico combo Marshall anni '90: pannello dorato che ospita vari potenziometri, bottoni e prese jack. Sul davanti una presa jack input, un send mono con return stereo completo di bottone dedicato all'attenuazione di 20dB in entrata. Sul retro, la presa per il footswich e due uscite jack per il line out, oltre ovviamente al cavo di alimentazione. I coni sono una coppia di Celestion G12T ancora in buonissime condizioni nonostante l'età.

Attacco la Stratocaster e parto col Normal Channel. I comandi sono gain, bassi, medi, alti e il volume generale è gestito tramite il potenziometro master, l'ultimo a destra. La natura essenzialmente a transistor dell'oggetto è tutta qui: il suono è molto pulito, le fondamentali sostenute e in evidenza e le armoniche piuttosto fredde. Il timbro è di stampo Marshall di sicuro, con un leggero scoop sui medi anche con i potenziometri a metà. L'amplificatore sviluppa un volume non indifferente. Tengo master e gain a metà e potrei senza dubbio tener testa a un batterista pure con questo suono super clean, ottimo per ritmiche funk e forse anche per un jazz non troppo canonico.
Il riverbero a molle corte, posizionato sul lato interno dello chassis, è comandato dalle manopole Effect e Reverb della sezione Master: la prima ne controlla il mix e la seconda la lunghezza. Il suono è buono pur senza farmi impazzire, infastidisce solo con settaggi estremi.

Schiacciato il tasto Clean/Crunch posto tra la manopola di gain e bassi, tutto cambia aspetto. La pasta sonora è quella di prima, solo i bassi si ingrassano, gli alti si fanno più rotondi e sembra di avere alzato sensibilmente il gain. È un timbro clean sul punto di distorcere, bello, ottimo per farci country o per fraseggi alla SRV.
Alzo ancora il gain e qualche armonica dispari sembra far capolino. Il suono si sgrana in maniera insolita: un timbro godibile e facilmente controllabile, ma a cui non sono abituato.
Porto il gain a meno di metà, aggiusto l'equalizzatore e accendo il chorus. La manopola Effect gestisce anche il mixaggio della modulazione, per il resto controllata dai potenziometri Rate e Depth. Mi sarebbe piaciuto un controllo di mix dedicato, per non creare confusione nella gestione del riverbero, ma tant'è.
Scordatevi Hendrix e i suoi derivati: il chorus è di stampo moderno e particolarmente tendente agli anni '80. Non è difficile rifare il suono dei Police o qualcosa che si avvicini alle chitarre del pop degli anni '80 e '90: sicuramente utile, ma senza grandi pregi da lodare a meno che non vogliate suonare con Cindy Lauper.

Marshall 8240 Valvestate: l'amplificatore degli amici

Ho provato anche a inserire un Tubescreamer. Non male, ma non ciò che ci si aspetterebbe: il suono prende essenzialmente le caratteristiche del pedale perdendo forse un po' di personalità. Non reagisce come un amplificatore valvolare "vero".

Passiamo ai distorti, ovvero al Boost Channel. I controlli sono alti, medi, bassi e contour. I primi sono abbastanza intuitivi. L'ultimo agisce sulla presenza in maniera talmente effettiva e interattiva con gli altri controlli, che ne altera la validità. Selezionando questo canale dovrebbe entrare in funzione anche la valvola posta nel circuito, un po' come era per il preamp JMP100, venduto in quegli anni. Io in realtà non ho sentito grandi differenze di risposta in dinamica o chissà quale differenza nella enfatizzazione delle armoniche.
Mi trovo con un suono crunch bello croccante e sostenuto con il quale suonare blues o rock non troppo tirato. Pochi tocchi e da glaciale e freddo riesco ad avere un overdrive scuro e risonante. Prendo la Les Paul e mi diverto ancora di più. Clic sul Tubescreamer e, con una buona dose di punta, penso che riuscirei a bucare qualsiasi mix. Non siamo a livelli stratosferici, ma la risposta al tocco è buona. Da un crunch bello cicciotto col gain quasi al massimo riesco a passare a un quasi pulito solo chiudendo il volume. Non male.

Schiacciato il tasto OD1/OD2 si passa alla seconda modalità di distorto. Penso che a loro tempo gli ingenieri Marshall abbiano un po' esagerato. La riserva di guadagno è tanta, entriamo in territori hard/metal e pure grunge, volendo. Dopo un paio di riffoni alla Kiss, faccio il verso ai Nirvana e provo a rifare Gary Moore. Con un po' di pazienza e smanettando con questo Contour mi sono avvicinato a tutti questi suoni senza toccare il Tubescreamer. Col chorus acceso mi immagino con una cascata di capelli ricci e biondi a fare l'assolo di "Maniac" con Sembello e una folla di ragazzine urlanti.

Ho provato a collegare le uscite dirette a un impianto PA di una sala prove. Funziona ma fa schifo: non c'è lo speaker emulator, probabilmente. Meglio usare queste uscite per altre applicazioni.
Una nota sul pedale in dotazione. Solido e pesante come tutti gli switch Marshall, presenta due bottoni: uno per cambiare canale e uno che inserisce il chorus. Comodo, ma sarebbe molto più bello poter scegliere via pedale anche le modalità dei due canali: l'amplificatore offre quattro modalità, è un peccato poterne usare solo due.

Marshall 8240 Valvestate: l'amplificatore degli amici

In casa Marshall gli amplificatori li sanno e li sapevano fare. La serie Valvestate è sempre stata bistrattata su vari fronti ma ha avuto un grande successo commerciale. L'8240 è sembrato un amplificatore progettato per simulare il classico suono Marshall dei suoi compagni valvolari, più blasonati e anche più costosi (anche se ho una età anagrafica adatta a ricordarmi che questo modello veniva venduto in quegli anni a circa 1.800.000 lire, non proprio regalato). Probabilmente non sono riusciti nell'intento, ma hanno prodotto una linea di amplificatori che offrivano una sonorità nuova, leggermente differente dalla loro tradizione che, a distanza di anni, possiamo definire moderna per i tempi in cui fu presentata.
Non mi è sembrato un mostro di versatilità: per resa sonora e inquadramento generale direi che è un amplificatore votato al rock in tutte le sue sfumature e, nonostante gli 80watt dichiarati, sprigiona un volume più che sufficiente ad affrontare live e sessioni di studio.
Ultima nota a margine: non l'ho misurato, ma è grande più o meno come un Vox AC30, e a differenza di questo ha una sola maniglia al centro dello chassis.  L'architettura a due coni si fa sentire: siamo attorno ai 20 Kg, non propriamente un cioccolatino da portarsi in giro.
In un mondo ormai diviso tra valvole e simulazioni digitali consiglio una prova a tutti, magari per scoprire o riscoprire questo tipo di oggetti che ormai sembrano lontani anni luce, ma che gli amici giusti mi hanno fatto ancora apprezzare.
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