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Gallinaro Customcaster 2017: i sogni diventano realtà
Gallinaro Customcaster 2017: i sogni diventano realtà
di [user #2549] - pubblicato il

Progettare una chitarra è sempre un'emozione, e il risultato può essere qualcosa di unico, come una Telecaster che strizza l'occhio all'universo Les Paul.
Capita anche a voi di andare in fissa per quelle belle chitarre d’oltreoceano, sbavando sulle finiture (da urlo) e piangendo sui prezzi (da urlo)? Io ho raggiunto la crisi all’inizio di quest’anno, e di seguito vi racconto come è andata a finire.

Dopo l’ennesimo confronto tra cuore e portafoglio, decido di contattare Alberto Gallinaro, che porta avanti Gallinaro Guitars di Albignasego (Padova) dal 1997.
Conoscevo già Alberto per qualche setup e manutenzione che aveva svolto egregiamente sulle mie chitarre, ma sono state le foto dei suoi lavori che puntualmente pubblica sulla pagina Facebook a far scattare definitivamente la molla.
Primo passo: decidere che tipo di chitarra volevo.

Il primo amore si chiama Gibson Les Paul, regalo del papà che mi accompagna dal 2000 a oggi, quindi una chitarra a scala 24 ¾ era una scelta obbligata. Di contro, non volevo ovviamente una replica della Les Paul, ma volevo comunque un body single cut.
La decisione era presto presa: body con profilo Telecaster e carved top, ponte fisso e corde passanti, due humbucker, manico bolt-on a scala corta e paletta tipo Suhr, perché mi piace molto. In pratica, una quasi-gemella della Tom Anderson Cobra Carved Top, ma questo l’ho scoperto dopo.

Gallinaro Customcaster 2017: i sogni diventano realtà
 
Secondo passo: scelta dei legni. La parte più emozionante per quel che mi riguarda.
Nel giro di cinque minuti il laboratorio di Alberto è stato invaso da tavole di legno: mogano, acero, frassino, tastiere in ebano, palissandro, cocobolo e chi più ne ha ne metta.
Per il body la scelta era obbligata: mogano, una bella tavola di mogano kaya leggera.
Riguardo il top, inizialmente l’amore era scoccato per una tavola di ebano amara, molto particolare, adatta a una finitura natural... però, cavoli: io ho sempre avuto il desiderio di un bel top fiammato. Tra quattro o cinque tavole di acero fiammato, ho scelto la mia: venature sottili e lunghe verso l’esterno, ben presenti su tutta la superficie e praticamente orizzontali.
 
Per il manico non ho avuto dubbi quando Alberto mi ha mostrato un pezzo di legno tagliato di quarto, con venature fiammate e pure occhiolinato. L’avevo adocchiato da tempo, e quindi aggiudicato.

Gallinaro Customcaster 2017: i sogni diventano realtà

Per la tastiera la scelta è ricaduta sul cocobolo, ottimo sostituto del palissandro indiano. Abbiamo ascoltato il suono di diverse tastiere, battendole contro una superficie, e scelto quella che ci sembrava con un suono più equilibrato e piacevole.

Gallinaro Customcaster 2017: i sogni diventano realtà

Radius compound 10”-16”, comodo per gli accordi in prima posizione come per i bending negli ultimi tasti.
Il profilo del manico è copiato al millimetro da un’altra mia chitarra, una Manne Raven che trovo estremamente comoda.

La decisione finale è stata quindi: body in mogano, top in acero fiammato (16 mm di spessore), manico in acero e tastiera in cocobolo.
Una configurazione abbastanza classica, a eccezione del cocobolo. Con la piccola differenza che i legni me li sono scelti io tra tante tavole diverse.

Gallinaro Customcaster 2017: i sogni diventano realtà
 
Ultimo passo: hardware.
Non avevo particolari pretese: ponte fisso hardtail Gotoh (Japan), corde passanti. Meccaniche autobloccanti Sperzel, tutto cromato.
Pickup: su consiglio di Alberto, due humbucker Lollar Low Wind Imperial. Si fanno pagare, certo, ma senza alcun rimpianto. Volume, Tono (entrambi push-pull, per splittare gli humbucker in modo indipendente) e selettore a tre vie tipo Les Paul. Stop.
Tasti in acciaio inox: belli da vedere, duraturi e contribuiscono a un suono più chiaro che ben bilancia il mogano del body.
Niente piastrina di fissaggio body/manico. Non mi è mai piaciuta, e allora abbiamo optato per quattro boccole su un tacco smussato.

Gallinaro Customcaster 2017: i sogni diventano realtà
 
Per concludere, il tocco finale. Volevo un intarsio al dodicesimo tasto, nient’altro sulla tastiera a eccezione dei dot laterali. Ho pensato di rendere omaggio al mio micio Matisse, con una zampina felina in pearloid ben incastonata tra i tasti.

Gallinaro Customcaster 2017: i sogni diventano realtà
 
Tutto questo al 31 Gennaio. Non ho particolare urgenza, quindi dico ad Alberto di prendersi tutto il tempo necessario.
Nelle settimane a seguire c’è un continuo scambio di messaggi con Alberto, tanti piccoli particolari su cui mi chiede la preferenza e nel frattempo mi aggiorna con le foto della costruzione. Dal pezzo di legno prende forma lo strumento. Sembra così semplice, ma serve un altissimo lavoro di precisione e le varie foto, passo dopo passo, lo testimoniano.
 
A inizio luglio la chitarra è pronta, in versione grezza. E scatta il momento delle mille idee sulla finitura, tante idee che prima erano chiare e ora cambiano di continuo. Decisione finale: top grigio trasparente, burst. Fondo nero coprente, lucido. Manico trasparente, satinato.

Passa agosto con le sue ferie, ormai non sto più nella pelle e a metà settembre la chitarra è pronta. Ammetto che sono rimasto senza parole quando Alberto me l’ha mostrata la prima volta. Era come doveva essere, come me l’ero immaginata.

Il suono? Sicuramente suona... moooolto bene, a mio avviso, ma il suono dipende da tanti aspetti ed è ovviamente soggettivo.
La qualità c'è e si sente, questo è fuori discussione. I pickup rispettano in pieno lo strumento, e l’insieme dei legni scelti contribuisce a un suono corposo e bilanciato con i medi in evidenza per uscire dal mix senza essere ingombranti.

È una chitarra comoda, il peso non è esagerato e il manico è scorrevole e veloce senza raggiungere il profilo da corsa dei manici Wizard e simili.
Penso sia questo che fa la differenza tra una chitarra standard e una di liuteria: te la senti cucita addosso, come un abito.
Il risultato lo si raggiunge se a monte il lavoro viene eseguito con scrupolosa precisione e tanto amore per lo strumento, e in questo posso dire che Alberto Gallinaro si è dimostrato veramente un professionista all’altezza, ma questo lo sapevo già.

Mentre seguivo la costruzione della chitarra è nata la mia bimba Alice. Per par condicio, la prossima chitarra avrà una bella manina al dodicesimo tasto. Alberto, preparati!
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Commenti
di sonicnoize [user #36973] - commento del 11/12/2017 ore 09:28:32
Chitarra davvero bellissima con un manico che invita a suonarla. Complimenti e auguri per la piccola Alice.
Rispondi
di ludusus [user #2549] - commento del 11/12/2017 ore 13:24:27
Grazie, molto gentile! :)
Rispondi
di paologrey [user #33982] - commento del 11/12/2017 ore 09:43:36
Una gran bella chitarra. Conosco Alberto e ho visto molte sue creazioni, tra cui delle acustiche pregevoli. Abbina una grande passione per il suo lavoro con una eccellente competenza al fatto che è anche un ottimo chitarrista .
Rispondi
di JFP73 [user #29480] - commento del 11/12/2017 ore 13:12:27
S avo. Io sono passato da un'esperienza simile perché sono mancino e la volevo come mi pare a me.
Il body pare sagomato, non il classico tele, mi sbaglio?
Personalmente non adoro i tap coil, come suonano? Personalmente li avrei utilizzati per serie/parallelo e fase/controfase.
Ad ogni buon conto, è la tua e sono contento per te, si sente che ne sei pienamente soddisfatto.
Buona musica
Rispondi
di ludusus [user #2549] - commento del 11/12/2017 ore 13:34:00
Confermo, il body è ben sagomato sul retro. Diciamo che di Telecaster "classica" è rimasta solo il profilo.

Pickup: si tratta di split coil (i tap coil, se non sbaglio, riguardano il mondo "single coil").
Ti dirò, non li ho mai avuti/utilizzati e quindi la curiosità era molta.
Fino ad ora li trovo molto comodi per avere un effetto boost: l'humbucker splittato non ha un suono paragonabile ad un single coil.
Il volume e il guadagno sono nettamente minori, ma la pasta resta (grosso modo) quella: mi capita di usare il pickup splittato per le ritmiche e di usare l'hb per i soli, quando ho bisogno di spinta in più.
A prescindere, sono un attrezzo in più per giocare con la dinamica.
:)
Rispondi
di JFP73 [user #29480] - commento del 11/12/2017 ore 14:04:16
Chiaro, arricchisci la tavolozza sonora. Personalmente non mi sono mai trovato un granché con i pick up splittati, il suono diventa troppo sottile. Preferisco le soluzioni che ti ho scritto perché le trovo più utilizzabili
Rispondi
di ludusus [user #2549] - commento del 11/12/2017 ore 14:48:23
mai provate! magari più avanti, un re-wiring ci potrebbe stare ;)
Rispondi
di viabcroce [user #13757] - commento del 18/12/2017 ore 02:28:14
Io sulla mia Makassar ho montato due MaMa custom che dividono gli avvolgimenti tipo 70% e 30%. Quando splittati rimane la bobina del 70%, riducendo parecchio l'effetto "asciugamento" del classico HB splittato.
:)
Rispondi
di JFP73 [user #29480] - commento del 18/12/2017 ore 08:02:23
Bravo !!! I classici splittati hanno spesso suoni poco utili
Rispondi
di viabcroce [user #13757] - commento del 18/12/2017 ore 17:52:21
:)
Certo resterebbe da sentire gli stessi pu se fossero avvolti nel modo tradizionale, ma insomma diciamo che il suono sc che ottengo mi piace :)
Rispondi
di Tubes [user #15838] - commento del 11/12/2017 ore 14:01:24
Veramente bella, complimenti, molto raffinata . Si può sapere qualcosa sui prezzi o è poco educato ?
Rispondi
di ludusus [user #2549] - commento del 11/12/2017 ore 15:15:12
Nessuna maleducazione! :)

2.300 euro, custodia rigida inclusa.

Ciao!
Rispondi
di Tubes [user #15838] - commento del 11/12/2017 ore 19:28:04
Prezzo onestissimo, direi ! Il giusto ricarico per chi con quel mestiere ci deve campare e una cifra adeguata per chi comunque si approccia ad un'opera di liuteria e sa che non può pretendere importi da strumenti da catena di montaggio . Io sono sempre combattuto tra questi gioiellini e i corrispettivi legati al brand di razza . Confesso che fino ad adesso ho speso sempre su marchi blasonati ; è vero, forse rinuncio all'abito su misura, ma subisco molto il fascino di maneggiare uno strumento che proviene, più o meno, dalle fabbriche che hanno fatto la storia . Anche il concetto di rivendibilità conta, pure se delle 5/6 chitarre discrete che ho ne ho rivenduta solo una perchè aveva problemi di intonazione ai tasti alti . Ti rinnovo i complimenti, te la godrai sicuramente in questi giorni di festa e la tua piccola Alice comincerà ad abituarsi ad ascoltare il meglio !
Rispondi
di ludusus [user #2549] - commento del 11/12/2017 ore 20:37:12
Guarda, è l’eterna battaglia tra la chitarra di liuteria e quella di marca! :)
Penso che l’importante sia avere le idee chiare per approcciarsi a questi strumenti, altrimenti il tarlo del ripensamento è sempre dietro l’angolo e quando la chitarra è pronta, ormai è tardi.
Di sicuro, un plus rispetto agli strumenti standard è la possibilità di scegliere il singolo pezzo di legno e di poter seguirne la lavorazione... e non è poco! :)
Rispondi
di strimp [user #13472] - commento del 11/12/2017 ore 17:10:43
Bella!
Una domanda: la tastiera in cocobolo è, come penso, verniciata?
Rispondi
di ludusus [user #2549] - commento del 11/12/2017 ore 19:23:11
Assolutamente non verniciata! :) :)
Il cocobolo è tra l’altro un legno molto oleoso.
Rispondi
di strimp [user #13472] - commento del 11/12/2017 ore 21:19:37
strano. Mi avevano detto che il cocobolo è un legno irritante, ma forse ho frainteso. In ogni caso se un liutaio bravo come Gallinaro te l'ha proposto sicuramente andrà bene.
Complimenti ancora per lo strumento e per i Lollar che sono fra i miei pick up preferiti.
Rispondi
di ludusus [user #2549] - commento del 11/12/2017 ore 22:01:44
Guarda, sono tre mesi che la suono ogni giorno... i polpastrelli sono ok! :) :) :)
Rispondi
di rockit [user #11557] - commento del 14/12/2017 ore 14:43:2
Il cocobolo è parente del palissandro e entrambi sono terribilmente irritanti, soprattutto il cocobolo...ma per inalazione. Se durante la lavorazione respiri le polveri rischi irritazioni serie alle vie respiratorie. Ma una volta lavorati sono entrambi, al tatto, del tutto innocui :-)

Bellissima chitarra, ne ho viste altre di Gallinaro e sono sempre eccellenti e costruite con estrema cura.
Rispondi
di strimp [user #13472] - commento del 14/12/2017 ore 16:13:05
Grazie per il chiarimento.
Rispondi
di rockit [user #11557] - commento del 14/12/2017 ore 16:41:25
Figurati, in fondo avevi le tue buone ragioni per essere dubbioso :)
Rispondi
di telecrok [user #37231] - commento del 13/12/2017 ore 10:08:12
Molto bella, complimenti.
In effetti è quasi una Shur, molto simpatica la soluzione al capotasto, esteticamente piacevole.
Io avrei scelto un bel palissandro, anche un brasiliano avendo voglia di spendere un pochino, la chitarra lo merita, ho una certa avversione per le tastiere che virano sul colore arancio e non è comunque solo una questione estetica, il palissandro è più morbido del cocobolo al tocco, comunque non discuto i tuoi gusti.
Molto bella l'orma del micio, io che adoro i gatti sono totalmente d'accordo con quella decorazione.
Su una mia creazione ho messo il profilo della testa stilizzata del mio gatto nero, con gli occhi in alabastro giallo e il resto in madreperla nera.
Ancora complimenti.
Rispondi
di ludusus [user #2549] - commento del 13/12/2017 ore 11:43:55
Grazie per i complimenti!
Ho scelto il cocobolo proprio per una questione di estetica, mi piaceva troppo. Oltretutto, a casa avevo solamente chitarre con tastiera in palissando. Comunque, qui rientriamo nel campo dei gusti personali, come dici :)

Mi piacerebbe vedere la tua chitarra, hai un link?

Rispondi
di telecrok [user #37231] - commento del 14/12/2017 ore 10:16:50
Complimenti doverosi, la chitarra è bellissima.
Mi spiace ludusus, non ho un link, non sono un professionista, almeno, non ufficialmente per adesso, e comunque la chitarra in questione, una bellissima Telecaster JV dell'83, non è la mia e l'avevo preparata per un conoscente, era semidistrutta, gli ho dovuto rifare il manico completo e rimettere a posto il corpo oltre ad altre modifiche richieste, purtroppo l'originale era irrecuperabile e si prestava ad essere customizzata, è stata sommersa e sbatacchiata da acqua e fango durante l'alluvione del 2013, quasi da buttare, ma il proprietario era ed è tutt'ora affezionatissimo a questo strumento ed ha voluto salvarlo a tutti i costi, anche modificato.
L'intarsio è sul corpo, nella posizione dove la Les Paul ha il selettore.
Con le pietre semipreziose, l'avorio e le essenze di legni rari, si possono fare degli intarsi bellissimi anche se personalmente sono per la sobrietà, non mi piacciono troppi pasticci su una chitarra, ma un simbolino, una figuretta, personalizzano lo strumento, quando, come in questo caso, è per sempre.
Avevo delle foto ma erano sul vecchio telefono, se le trovo le posto volentieri.
ciao
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