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Cos'è un amplificatore piggyback
Cos'è un amplificatore piggyback
di [user #17844] - pubblicato il

Se ti sei chiesto cos'è un amplificatore piggyback, qual è stato il primo nella storia e perché sceglierne uno, continua a leggere questo articolo.
"Piggyback", letteralmente "a cavalluccio", è un termine che gli appassionati di chitarra elettrica incrociano di tanto in tanto, in riferimento a certi specifici amplificatori.

In cosa consiste un amplificatore piggyback è più intuitivo di quanto si possa pensare, eppure tale dicitura disorienta i più. Le ricerche online non sempre danno frutti, in quanto la terminologia appartiene al gergo proprio di campi molto diversi tra loro.
In elettronica, con "piggyback" si intende un messaggio informatico che ne trasporta un altro al suo interno per risparmiare energie. In economia, ci si riferisce a un'azienda che si affida a un'altra per operare in determinati campi o territori. In musica, un piggyback non è altro che un circuito di amplificazione racchiuso in un proprio chassis e fisicamente "a cavalluccio" di qualcos'altro, nello specifico una banale cassa altoparlante.
Un sistema piggyback, insomma, non è altro che il comune stack di testata e cassa.

Cos'è un amplificatore piggyback

Per risalire alle origini del termine, bisogna tornare indietro nel tempo fino alla metà del '900 e andare nei laboratori californiani che hanno definito l'amplificazione per chitarra così come la conosciamo oggi.
Nel pieno degli anni '40, il laboratorio di Leo Fender concentrava gran parte dei suoi sforzi nella creazione di amplificatori per chitarra. Dai primi nati col marchio K&F (dai nomi di Leo Fender e Doc Kauffman) alle prime evoluzioni marchiate Fender e con l'iconica finitura tweed che videro la luce verso la fine del decennio, tutti gli amplificatori di Leo erano quelli che oggi chiameremmo "combo". Circuito di amplificazione e altoparlante convivevano all'interno di un unico mobile, e così fu per tutti gli anni '50.

Sembra che il primo amplificatore costruito in uno chassis separato da quello del cabinet e quindi dal relativo altoparlante fosse un Bassman realizzato su ordinazione nel 1958. Per vedere comparire in catalogo il primo piggyback ufficiale, bisognerà attendere invece il 1960 con il modello Showman.

Cos'è un amplificatore piggyback

Tale soluzione costruttiva è tuttora apprezzata per il modo in cui agevola il trasporto dell'amplificatore, dividendone il peso in due mobili separati. Non da sottovalutare era la possibilità di portarsi dietro il solo amplificatore, affidandosi agli altoparlanti forniti di volta in volta dagli organizzatori dei concerti e festival.
Molti costruttori, tra cui la stessa Fender, ne esalta inoltre la maggior libertà progettuale per quanto riguarda la resa dell'altoparlante: un cabinet a esso dedicato consente di rispettare il litraggio ideale per la cassa ed effettuare diversi accorgimenti costruttivi per migliorarne la risposta sulle varie frequenze, e pare fosse proprio questa la vera ragione per cui fu progettato il primo Showman in configurazione piggyback.

Da allora, Fender ha affiancato a molti dei suoi modelli una versione piggyback, o "testata e cassa".
Talvolta i cabinet potevano disporre di due supporti in metallo sulla cima a cui agganciare la testata per inclinare il tutto all'indietro mediante una "gamba" pieghevole sul retro della cassa, rivolgendo così gli altoparlanti di qualche grado verso l'alto al fine di diffondere meglio il suono nell'ambiente.

Cos'è un amplificatore piggyback

Negli anni, molti altri costruttori hanno adottato questa soluzione fino a farne un vero marchio di fabbrica. Primo tra tutti, Marshall ha stampato nell'immaginario dei chitarristi la figura dello stack, cioè "l'armadio" di amplificazione composto da una cassa 4x12 con su una testata tirata al massimo. Lo stack è stato poi ribattezzato "half stack" quando la necessità di volumi maggiori e la voglia di una presenza scenica esagerata hanno portato alla nascita del full stack, dove le casse 4x12 diventano ben due, una sopra l'altra.

Cos'è un amplificatore piggyback

Una recente inversione di tendenza in fatto di pressione sonora ha riportato in auge i piccoli amplificatori a potenza ridotta, ma il pubblico non ha voluto rinunciare all'impatto di uno stack, o un piggyback, come quelli dei più bei palchi rock di sempre. Ora è possibile trovare testate da una manciata di watt e altrettanti chili, poggiati su cabinet a base di altoparlanti al neodimio dal peso irrisorio, che cominciano ad affacciarsi al mercato con molta meno timidezza di un tempo.
I combo restano una soluzione pratica e talvolta più economica per "portare a casa la serata", ma il fascino di un piggyback è per sempre.
amplificatori fender
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