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Fact-Checking sul caso Heritage

di [user #22654] - pubblicato il
Dunque, ieri lo ho annunciato in toni un po' allarmistici, in Heritage è in corso una battaglia intestina tra la nuova gestione e la "Gibson legacy", l'eredità Gibson, ossia lo zoccolo duro di operai ex-Gibson che nell'85 diedero vita al marchio acquistando la storica fabbrica Gibson di Kalamazoo, in cui avevano lavorato per decenni. Tuttavia, pare che la questione sia più complessa di come sia parsa all'inizio e più che come "il mostro capitalista che mangia il piccolo artigiano" si delinei come uno scontro tra visioni contrastanti di impresa artigiana: uno anacronistico ma che proprio di quella sospensione temporale ha fatto la propria (pur debole) forza e uno più moderno e intraprendente, che mira all'espansione e all'eccellenza dello standard qualitativo più che alla continuazione invariata di una tradizione.

 
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di aleck [user #22654]
commento del 26/02/2018 ore 14:37:56
Negli ultimi anni sono andati avanti con profitti prossimi allo zero e riuscendo a pagare solo gli stipendi ai dipendenti, con utili minimi per l'azienda. Nel 2016 Marv, Jim, J.P., Bill, i soci fondatori della Heritage, decisero di vendere: ormai anziani non riuscivano più a tenere il passo per il bene dell'azienda: vai al link

L'accordo prevedeva che nulla all'interno degli assetti produttivi sarebbe cambiato o meglio, che la "Gibson lecacy" avrebbe continuato, in maniera "onoraria", a dirigere le manifatture come aveva fatto negli ultimi trent'anni. La convivenza è durata due anni e mezzo ed ha portato alla crisi degli ultimi giorni.

Due giorni fa compare questo comunicato da parte della "Gibson legacy":

"It is true that there is no longer "true hand craftsmanship" at 225 Parsons Street. 12 people were fired today without notice. Myself, my sons, and one other employee quit because for the last 2 1/2 years we have been struggling/fighting with new management over their lack of quality control and the lack of respect to not only the craftsmen that built this company, but also of the history of what the building truly means, and to the legacy of Marv, Jim, J.P., Bill, and all of the customers. It truly saddens me that all of our attempts to keep the Heritage quality has fallen on deaf ears. Many great people who I consider not only coworkers, but friends are deeply hurt because we all took the full blunt of the lack of their quality control. Heritage is no longer what it once was, another corporation has done another guitar factory in...Thanks to all of you who support us. We truly appreciate it."

Fa eco a questo messaggio il nipote di Marv Lamb (ex proprietario e operaio Gibson dal lontano 1958) che risponde alle accuse mosse agli ex proprietari di aver svenduto per avidità, ribadendo che tutti gli ex-Gibson sono ormai ultrasettantenni, in alcuni casi anche ultraottantenni, e che, comunque, la vecchia gestione non era al corrente delle ultime decisioni.

Non si fa attendere, comunque, il chiarimento dei nuovi proprietari per mezzo di Jay Wolfe, proprietario di Wolfe Guitars, più grande rivenditore Heritage a livello mondiale. Scrive sul suo wall Facebook:

"Feb. 24, 2018
FYI- Re- Dramatic changes at Heritage Guitars
As Heritage’s largest worldwide Customer/Dealer I was alarmed upon hearing they’d let go a dozen employees. The rumors are flying. So, I reached out to find out what’s up. I listened to explanations from Jim Duerloo, Archie Leach. They are OK with what has transpired and see no serious problem with continued Guitar building going forward. Jim felt they had way too many people anyway and Archie pointed out that the remaining shop staff is double what it was when he acquired the Company.
My observation is from a guy that receives and inspects more Heritages than anyone else, and what I’m witnessing is quite different than what some understandably unhappy former workers are saying. They’re saying that the new guys are lowering QC standards, but this is exactly opposite of what the new folks say and do. Heritage always made a solid and toneful Gibson style instrument BUT the fit, finish & especially the setups would vary from just pretty Okay to awful. These “old Gibson habits” and standards are a long standing and well known Kalamazoo standard. Wolfe Guitars has suffered with this shoddy Gibson style finishing for 3 decades and we learned early on to either return them or deal with it. We became really adept at correcting the many Kalamazoo glitches.
When Mr. Leach took over he vowed to do better, and he has repeated this mantra to me so many times. Has he delivered? YES, in a big way. Since he’s taken over we’ve seem BIG improvements in the new “bone” nut, vastly improved setup, vastly improved finish, and hardware fit. Still solid-toneful Gibson style instruments BUT they now look and play WAY better than before. WAY BETTER! Heritage are now delivering the absolutely finest Guitars ever, and no one knows this better than I.
So, why release a dozen workers? Archie has partnered with a large worldwide distribution Company- Bandlab, and those guys “insist” the QC MUST be even better! Archie agrees and told me the long time workers have resisted the changes and continued their old ways. This is unfortunate, but I support their herculean effort to make the “best Guitars to ever come from Kalamazoo.” Am I concerned? Just a bit, as I’ve seen the results of their efforts, and I believe they’ll get the job done. I will say this- the last few Guitars we’ve received are truly the finest I’ve ever seen & played from Kalamazoo, so the proof is here in my shop for anyone to see & play. Their intentions are good, so I will give them a chance and I hope you will too."

Gli allarmismi della prima ora, in cui persone vicine ai dipendenti licenziati hanno ventilato la possibilità della delocalizzazione o della meccanizzazione, paiono stemperati. Più che a uno svilimento, pare si vada incontro a un'evoluzione del marchio. E' stato inevitabile, per il raggiungimento di questo obiettivo, lo scontro.

Bisogna tenere a mente che Heritage nasce nel 1985 dall'acquisto della fabbrica dismessa di Kalamazoo. Da quel momento la produzione è andata avanti seguendo gli stessi standard qualitativi seguiti in Gibson prima di allora ma con una gestione più simile a quella di una manifattura a gestione familiare che una azienda leader. In effetti, lo sforzo in marketing e distribuzione è stato minimo congelando la produzione in un preciso momento storico, in maniera assolutamente anacronistica nel bene, ma anche nel male. E così se si sfornavano strumenti di una "consistenza" incredibile, è anche vero che gli standard qualitativi erano altalenanti mostrando tutti i limiti di una media produzione completamente artigianale. E' impensabile per i nuovi proprietari come per qualsiasi altra azienda moderna che voglia espandersi e spremere il massimo dal concetto stesso di "Gibson legacy" continuare in questa maniera. Quelli licenziati, pare, sono tutti lavoratori della vecchia guardia, ancora legati agli schemi produttivi della Gibson dei primi anni '80 e riluttanti e indisponibili ad adattarsi ai nuovi obiettivi aziendali rispetto al controllo qualità. La resistenza interna, unita ai costi insostenibili di un organico mal razionalizzato ha reso sicuramente triste ma altresì necessaria (a detta dei proprietari) la rottura.

Sicuramente la Heritage non sarà più la stessa: da splendida favola anacronistica sta diventando una "boutique" moderna. Vedremo che ripercussioni avrà questo sul listino prezzi. Non è detto, poi, che questo sia un male per il consumatore. Il nuovo sito, non ancora completo, è bellissimo. Per quel che riguarda gli strumenti, stando a quel che dice il venditore numero 1 al mondo (che sicuramente potrebbe star facendo i suoi interessi, ma mi pare assolutamente verosimile nelle sue osservazioni), la qualità è cresciuta. La distribuzione dovrebbe essere più capillare e, a quanto promette l'azienda, non dovrebbero essere traditi i valori della "genuine american craftsmanship".

Resta l'incognita sulle sorti sugli sviluppi del catalogo (che pare sarà notevolmente impoverito, perdende la produzione di archtop e mandolini, fiore all'occhiello della fabbrica) e della fabbrica stessa che i nuovi proprietari, immobiliaristi con alle spalle ampi investimenti nell'area di Kalamazoo e proprietari di molte altre storiche attività della cittadina, vorrebbero trasformare in un polo d'attrazione con servizi e un'ala museale. Non è ancora chiaro in che misura ciò sarà compatibile con la continuazione delle attività produttive.

Non possiamo che stare a vedere e attendere le novità promesse dalla nuova gestione, magari sperando in una pacificazione con i vecchi detentori dell'eredità Gibson, che hanno know-how e sono, insieme alla fabbrica, un pezzo di storia americana.

PS. Non posso negarlo, un po' mi dispiace. Di Boutique ne è pieno il mondo, di un gruppo di artigiani che lavorano congiuntamente per portare avanti una tradizione secolare meno. Sicuramente si va perdendo un po' di quella magia, un po' di quelle competenze, un po' di quella storia che rendeva Heritage un caso più unico che raro nel mondo della chitarra. Gli strumenti acustici archtop, per chi li ha imbracciati, sono su un livello straordinario. E' un peccato tagliare così marcatamente con la tradizione e non può che dispiacermi se non si riesce a trovare una mediazione con quegli operai ultrasettantenni che hanno mantenuto negli ultimi trent'anni la tradizione appresa in Gibson. Avrei auspicato una soluzione diversa dal licenziamento in tronco. Ad oggi le Heritage potranno dire di esser costruite lì dove erano costruite le Gibson, non più dalle stesse mani, purtroppo...
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di fabiojay [user #20826]
commento del 26/02/2018 ore 15:36:58
E' impensabile al giorno d'oggi rimanere con gli standard di 30 anni fa... Specialmente per un'azienda che ha bisogno di fatturare con la quantità... DIspiace perchè sono ottimi strumenti, però ogni azienda ha bisogno di vivere il presente e non il passato. Sicuramente, a mio modesto avviso, gli errori più grandi sono 2: 1- non aver puntato sulla pubblicità (o almeno ha svolto un ruolo davvero marginale); 2- aver scelto quella paletta che ha ricevuto critiche in ogni discussione che ho sentito, senza mai cambiarne il disegno, anche solo per verificare la risposta del pubblico, ma qui rientriamo nel primo punto... La visione aziendale è quella che vince: se punti ad arrivare a fine mese probabilmente arriverai a fine mese, ma poi?
Rispondi
di aleck [user #22654]
commento del 26/02/2018 ore 16:40:38
Hai perfettamente ragone, non si può andare avanti per inerzia all'infinito.
Rispondi
di zabu [user #2321]
commento del 26/02/2018 ore 15:54:35
Mi pare che la motivazione addotta per licenziare i 12 operai storici sia un po' arrampicata sugli specchi, ma forse è solo un'impressione. Comunque secondo me tra qualche anno ci sarà un altro cambio di proprietà, giusto il tempo per la nuova gestione di rendere appetibile il marchio riposizionandolo sulla fascia boutique e garantendo una produzione più constante numericamente dei modelli "top sellers", rispetto a quanto avveniva prima. Sicuramente sposteranno presto la fabbrica in un'altra struttura e avvieranno la ristrutturazione degli spazi per altri scopi. Ho trovato interessante che recentemente Dave's Guitar Shop (noto negozio del Midwest, molto attivo anche nelle vendite online) ha recentemente scaricato Gibson ed è ora divenuto un dealer Heritage. Credo che sia il segno che alla Heritage stanno pensando di accaparrarsi un po' più della fetta di mercato. Comunque anche a me dispiace per la metamorfosi. Di marchi boutique ce ne sono tanti, la Heritage mi piaceva per lo spirito "ruspante". Invece sono convinto che la qualità rimarrà alta. Se fanno lo sbaglio di scendere a compromessi sulla qualità le vendite crollerebbero in un giorno. Speriamo solo i prezzi non diventino assurdi.
Rispondi
di aleck [user #22654]
commento del 26/02/2018 ore 16:12:03
Hanno modificato radicalmente la natura dell'azienda. L'ultima notizia è che Heritage non effettuerà più lavori di riparazione e liuteria in generale. Sarà esclusivamente un produttore.
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di aleck [user #22654]
commento del 26/02/2018 ore 16:19:19
Comunque ci hai visto giusto secondo me: la Heritage è stata venduta due anni fa alla Plaza Corporation (immobiliare che ha acquistato lo stabilimento nel 2016). Questa ha affidato la Heritage al controllo di BandLab. BandLab, ossia la stessa compagnia che ha appena acquistato Cakewalk da Gibson. La stessa compagnia che ha recentemente acquisito i marchi Teisco e Harmony oltre ad alcune fabbriche in Korea del Sud. BandLab è una startup di Kuok Meng Ru, figlio di un miliardario di Singapore che, per dirne una, sta acquisendo anche la rivista Rolling Stone.

Questo è un articolo di qualche mese fa, quando è stato siglato l'accordo vai al link

La sua visione era quella di far fruttare bene la ex fabbrica Gibson come gallina dalle uova d'oro creando spazi espositivi, negozi, uno store fisico di Rolling Stone e delle aree ristoro. La manifattura vera e propria deve essergli sembrata meno "exciting" del previsto nella realtà dei fatti...
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di Pietro utente non più registrato
commento del 26/02/2018 ore 18:39:0
Non è così Zabu credimi,se vuoi avere una azienda con un nome importante e stare sul mercato attuale,non la puoi assolutamente gestire come la bottega del fornaio.Penso che nei prossimi due o tre anni vedremo i frutti di questi "cambiamenti",io credo in meglio sotto tutti i punti di vista,e magari cominceranno a spuntare anche dalle nostre parti.
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di zabu [user #2321]
commento del 26/02/2018 ore 19:02:03
Anch'io sono abbastanza sicuro che Heritage diventerà un'azienda più competitiva. La mia perplessità rimane quella che i prezzi (negli anni) possano salire ai livelli dei prodotti boutique tipo Collings o su per giù. Il bello della Heritage era che ti offrivano strumenti ancora dal sapore semi-artigianale, costruiti con materiali ottimi, a prezzi ben al disotto degli altri produttori americani. Credo che questo sia destinato a cambiare, ma come dici tu forse era inevitabile nel mercato attuale, visto che negli ultimi anni pare che la ditta riuscisse a stare semplicemente a galla, senza fare profitto.
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di Pietro utente non più registrato
commento del 26/02/2018 ore 19:22:02
Potrebbe anche essere che razionalizzando la produzione,modernizzando gli impianti ed i cicli produttivi ,riescano a dare la stessa qualità senza alzare i prezzi e sicuramente a guadagnarci anche qualcosa :-)
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di zabu [user #2321]
commento del 26/02/2018 ore 19:53:42
Ma si infatti, vedremo. Rimane il fatto che Heritage è divenuta, con il coinvolgimento di Bandlab, un tassello in uno schema molto più grande. Ci saranno sicuramente aspetti alla lunga positivi,come una distribuzione più capillare a livello mondiale, ma d'altro canto devono anche essere cauti a non alterare troppo le caratteristiche del marchio. Non resta che restare a guardare quello che succederà nel prossimo futuro.
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di aleck [user #22654]
commento del 26/02/2018 ore 18:13:03
Aggiorno con il contributo di Pietro che riporta le motivazioni addotte dal magnate di Singapore per la decisione presa. Tutto appare comprensibile e condivisibile per la salute della società. Speriamo continuino a lavorare seriamente e trovino degli artigiani validi che subentrino ai fuoriusciti.

"Thank you for your patience and I am truly sorry for the delay in posting an update.It was indeed a sad day at the plant today, as a result of difficult decisions that it was our responsibility as management to make for the stability and future of the team at 225.I can't imagine how any of you who have been following and supporting the business might be feeling having heard the news, nor how those who still work at Heritage feel, having had to say goodbye to some friends colleagues, but it is all definitely incomparable to those who no longer work at 225 Parsons anymore. I hope that in sharing transparently why we had to make decisions and addressing immediately some outstanding concerns, that there will be a better understanding of what happened and why. I’d like to start by emphasising the core reason - our goal was and continues to be to return Heritage to a place of stability and sustainability.Though this is a tough statement to stomach and seems hypocritical when former members of the team now have complete instability in their personal lives, there are still a lot of our treasured craftsmen and colleagues who continue to work at the factory. Instability and unsustainable business practice would ultimately over time result in everybody losing their jobs. As I shared in previous posts, we are really trying to look ahead at the next 5-10 years, and it was an essential decision to focus on improving the quality of our guitars - otherwise it would be impossible to compete in today’s market. However, the only way we could do this as a business and to keep producing custom guitars (plans for which I will be able to share soon) was to decide to make fewer guitars, and change the sales strategy for 2018. Some companies choose to solve their problems by lowering the quality of their instruments and force dealers to buy more at the same price, but this is not something we could accept or feel right doing because it is a downward spiral. Guitars are crafted works of art and should grow in value over time, like all the guitars historically built in 225 that we know and love - guitars that lose a huge amount of value the minute they leave the shop shows that the system is not working right. Making the decision to build fewer guitars than we were staffed up for, meant that there needed to be a reduction in workforce to right size the business and the reason it happened all at once was that we felt it was more respectful to do it all at once instead of unpleasantly over an extended time period like some other companies do. In truth, there was a greater reduction than expected. This was not by choice but there were some additional colleagues who chose to leave who we had hoped would have stayed, but it is important to reiterate that there are no further changes planned and the factory is now looking for replacements. You guys are right. This shit is sad. Unfortunately, the sad reality is that when running a business, management often has to choose between the lesser of two evils, and we had to decide to shed tears today instead of writing a eulogy tomorrow. The silver lining is now that we have a stable business and road ahead looks bright.I hope this post helps in some way and I will continue to do my best to share transparently like this in the future unless you would prefer me not to.
With respect,
Meng "
Rispondi
di alexus77 [user #3871]
commento del 27/02/2018 ore 04:16:3
Non so... il commento di Jay Wolfe suona molto come una mossa di PR per salvare il salvabile e dire che lui sta offrendo prodotti sempre migliori, nella speranza di non compromettere vendite. Per le chitarre la vedo un po' come per le moto: se vuoi prodotti eccelsi con QC impeccabile, vai di Giappone, e non sbagli. Ma se vuoi uno strumento che regala emozioni, e' inutile guardare imperfezioni tecniche. Tutti questi discorsi sulla qualità mi puzzano.
La mossa del licenziamento e' strana, perché anche se ci sono disaccordi che porterebbero comunque a cambiamenti di personale, una ditta seria non fa licenziamenti in tronco, ma prova a gestire il tutto con una transizione pacata e ben pianificata.
Personalmente, e lo dico da orgoglioso possessore di una splendida H535, basandomi sulle Heritage che mi sono passate per le mani negli ultimi 15 anni ho solo visto la qualità peggiorare lentamente. Comunque sia vedremo che dicono gli acquirenti, i musicisti, perché alla fine sono loro, siamo noi, che decidiamo la bontà di un marchio. E se questi nuovi strumenti sono veramente eccelsi come dice Wolfe, allora vedremo i risultati.
Infine, un no comment sulle parole di Meng... anzi, solo un commento: scrivere cazzate tipo "Guitars are crafted works of art and should grow in value over time" vuol dire che o non capisce una mazza di business in generale, e di chitarre e strumenti musicali in particolare, o che crede di poter prendere per i fondelli i clienti... o entrambe le cose.
Rispondi
di aleck [user #22654]
commento del 27/02/2018 ore 12:12:33
Dei dubbi restano anche a me, comunque che il grande capo si esprima in prima persona, a torto o a ragione, mostra se non altro che ci tiene a non perdere la reputazione dell'azienda. A questo punto speriamo bene e stiamo a vedere.
Rispondi
di zabu [user #2321]
commento del 27/02/2018 ore 14:28:22
Concordo che la cosa, al di la' delle reali motivazioni, è stata gestita proprio male, con un danno di immagine notevole secondo me. Parte del fascino di Heritage era proprio quello legato alla tradizione portata avanti dai suoi dipendenti. Inoltre non si capisce bene se il problema fosse essenzialmente quello del QC (come sostiene Jay Wolfe), oppure se i licenziamenti vanno inquadrati più in un processo di ristrutturazione e limitazione della produzione come sembra indicare Meng. Comunque brutta storia che sa molto di speculazione con l'arrivo di una serie di soggetti alla guida della società (immobiliaristi e rampanti imprenditori miliardari) che sembrano veramente avere poco a che fare con il mondo degli strumenti musicali.
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