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Il suono nasce da non più di tre pedali: Dophix si racconta
Il suono nasce da non più di tre pedali: Dophix si racconta
advertorial | di [user #3672] - pubblicato il

La filosofia dietro la fiorentina Dophix svela una storia di ricerca e passione accanto a musicisti di alto profilo. Ce la racconta Stefano Carlesi.
Progettare effetti a pedale nel 2018 non è uno scherzo. Il mercato offre una miriade di opzioni e alternative ai suoni classici e, per emergere nel mucchio, bisogna avere una visione chiara e un progetto solido. Stefano Carlesi, chitarrista e figura tecnica esperta in casa dell'italiana Dophix, si racconta così:

 - Artista preferito: David Gilmour, Pink Floyd
 - Tre parole per descrivere gli effetti DOPHIX®: Qualità, Dinamicità, Affidabilità
 - La cosa più bella del tuo lavoro: Unire il rigore dell'ingegneria con l'emozione della musica
 - Genere musicale che più ti rappresenta: Rock, Blues

Con lui abbiamo discusso delle basi di un buon suono, della progettazione di uno stompbox e del ruolo dei musicisti nella fase di sviluppo dei pedali Dophix.

Pensa a quando hai creato il primo suono. Qual è stata la tua fonte di ispirazione?
Come tanti, ho sempre cercato disperatamente una effettistica fedele al suono della chitarra e che potesse dare dinamicità in ogni condizione.
Una buona chitarra e un buon amplificatore valvolare, da soli, hanno un suono meraviglioso, reale e soprattutto naturale: l'effetto di un insieme di vibrazioni che partono dalle corde e interagiscono con il corpo in legno della chitarra, si propagano sotto forma di segnale elettrico attraverso il cavo, per poi essere amplificate da valvole, che trasformano la "vibrazione elettrica" in "vibrazione acustica" attraverso le casse dell'amplificatore. Non ho mai sopportato che un pedale messo fra chitarra e amplificatore potesse in qualche modo far perdere anche una sola di queste vibrazioni. E purtroppo è proprio quello che succede molto spesso nell'effettistica di massa.
Ho così deciso di unire le mie conoscenze ingegneristiche e la mia esperienza alla passione per la musica. Ho lavorato molto al primo effetto: quando realizzai la prima versione amatoriale avevo 15 anni.
Non mi sono mai accontentato perché ero alla continua ricerca della perfezione. È stato un lavoro che è durato tre anni. Tutto questo tempo mi ha permesso di scoprire che ognuna di quelle vibrazioni ha un ruolo fondamentale. Ho avuto la fortuna di poter collaborare con grandi professionisti come Giacomo Castellano, Giuseppe Scarpato, Omar Pedrini, Ricky Portera e l'unione della mia esperienza tecnica, legata a quella di grandi musicisti, ha dato vita a prodotti di cui sono molto fiero, in cui ogni componente, ogni cablaggio e ogni accorgimento è essenziale e frutto di anni di ricerche e perfezionamenti.

Il suono nasce da non più di tre pedali: Dophix si racconta

Come sei arrivato a fare questo lavoro? 
Tutto è nato come un divertimento, dalla fortuna di riuscire a unire due passioni che ho sempre avuto: la musica e l'elettronica.
Mi sono avvicinato molto presto all'elettronica. Nell’adolescenza già avevo un mio laboratorio in cui mi divertivo a creare circuiti di vario tipo: dagli amplificatori, ai primi effetti, alle riparazioni.
Ho dato seguito al mio interesse laureandomi in ingegneria con il massimo dei voti e negli anni mi sono reso sempre più conto che potevo dare un contributo al mondo della musica e in particolar modo a quello dell'effettistica.
La formazione ingegneristica mi ha portato a dare attenzione a ogni dettaglio ed è stato proprio questo a farmi rendere conto che ciò che manca tanto nel mercato attuale è il prodotto di qualità. Manca la cura e la ricerca della perfezione in ogni fase: dalla progettazione alla produzione fino alla grafica. Qui sapevo di poter dare un forte contributo. Ho iniziato realizzando i primi progetti partendo da zero e scegliendo componente per componente la soluzione tecnica migliore, senza logiche di produzione di massa, con la libertà di inserire un componente perché fosse quello adatto per avere il suono migliore e non il prezzo minore.
Tuttavia, la scelta di componenti ideali risulta anche in una progettazione più complessa, dove non sono ammessi errori e dove la competenza elettronica è fondamentale. Oggigiorno il mercato è sommerso da effettistica di ogni tipo e della stessa tipologia di effetto se ne hanno migliaia di versioni. Sarà facile notare come il 99% di questi effetti suona esattamente allo stesso modo se messi a confronto ed è qui che si nota subito la differenza fra un pedale progettato e costruito veramente bene e il resto.

Che sensazione provi quando arrivi a creare il suono che ti soddisfa.
Fortunatamente il suono che soddisfa non ha bisogno di strumentazione particolare per capire che è quello esatto: basta ascoltarlo!
Il nostro orecchio è fatto per sentire una banda di frequenze e ognuno di noi capisce molto bene se le armoniche ascoltate sono complete (ovvero percepite come piacevoli) oppure se manca qualcosa.
Capisco che il suono è soddisfacente ascoltando le sensazioni che provo quando ascolto il risultato, che sono le stesse di quando si ascolta un brano al quale siamo molto affezionati.
Questo però è solo il primo passaggio per poter ritenere il pedale pronto.

Cosa fa la differenza in un pedale?
La differenza è la sua unicità. Nel nostro caso ogni pedale ha una storia unica. Si parte da un’idea, da una storia personale e originale.
Per esempio quando abbiamo creato il David (distorsore/crunch/overdrive della trilogia Three naked man) volevamo rappresentare la personalità eroica di questo personaggio e farla scaturire in una sonorità forte e di carattere. Di David ce n'è uno solo. È irripetibile.
Dopodiché dall’idea si passa alla progettazione (sonora e grafica), fino ad arrivare alla produzione e alla vendita.
Il suono è frutto di mesi di lavoro e di scambio di opinioni da parte di musicisti, ai quali diamo in mano primi prototipi, così da avere da loro dei feedback reali. I professionisti a cui affidiamo il collaudo dei nostri pedali provano sul campo la resa sonora e, operando in generi musicale e ambienti diversi, riescono a valutare molto bene ciò che abbiamo creato. Ascoltando le loro osservazioni, mettiamo di nuovo mano al circuito elettronico e affiniamo, curiamo i dettagli fino ad arrivare a ottenere ciò che volevamo. Questa è una cosa bellissima, perché è come se ogni chitarrista creasse il suono insieme a noi. Dentro a ogni effetto DOPHIX ® non c’è solo un circuito che riproduce un suono, ci sono le emozioni di ogni persona che ha contribuito a crearlo.
C'è poi una fase successiva, in cui mi trovo a seguire i concerti live di chi utilizza i nostri prodotti. 
Essere lì sotto al palco a percepire i suoni dal vivo mi permette di portare avanti una ricerca continua di miglioramento fino ad arrivare, quando serve, ad aggiungere alcune funzionalità che reputo mancanti.
Come si può capire, sulla unicità del prodotto abbiamo incentrato tutto il brand DOPHIX®: ogni pedale in fase di produzione è montato a mano, testato e segnato da un numero seriale unico.

Il suono nasce da non più di tre pedali: Dophix si racconta

Quali sono le domande più frequenti che ti vengono fatte come produttore di effetti per chitarre?
Uno dei momenti migliori del nostro lavoro è il partecipare a eventi con cui entri a diretto contatto con il chitarrista e l'utente finale: fiere, demo nei negozi, workshop e seminari. In queste occasioni ci vengono sempre fatte molte domande, ma le più frequenti sono legate all'utilizzo dell'effettistica in generale. A volte viene sottovalutato questo aspetto, ma creare un bel suono e saperlo gestire è molto complicato. Infatti non è casuale che ai concerti sia presente la figura dell'ingegnere del suono e che quasi sempre dietro a un grande chitarrista ci sia un grande ingegnere del suono.
La mia risposta in questi casi è sempre: semplicità e qualità. Voglio così far capire che con pochi effetti, ma di alta qualità, si può raggiungere un suono molto soddisfacente e che, tornando a quanto detto poco prima, un progetto fatto bene fa sentire la sua differenza.

I prodotti DOPHIX® sono raccolti in trilogie. Come mai avete fatto questa scelta dal punto di vista del suono?
La trilogia è un concetto fondamentale nel nostro progetto. Dal punto di vista tecnico, tre è il numero di effetti che secondo me devono realizzare il 90% del suono che si intende creare.
In altre parole, la pedaliera di ogni chitarrista dovrebbe avere un massimo di tre pedali con cui realizzare il suono desiderato. Eventuali altri effetti devono essere solo un elemento di cambiamento parziale (assolo, modulazione, passaggi particolari), ma la base del suono deve essere affidata a pochi effetti.

Raccontaci un aneddoto sulla creazione di un effetto DOPHIX®.
Un'esperienza molto interessante è avvenuta durante lo sviluppo di Purgatorio Lussuria. Il pedale è stato frutto di una collaborazione con Giuseppe Scarpato, Giacomo Castellano, Omar Pedrini e Ciano Toscani.
La cosa è andata così. Siamo a una delle sessioni di sviluppo in studio. Saldatore alla mano, sono di fronte al circuito. I musicisti sono intorno a me e i volumi sono tutto meno che bassi. Anche perché il test è volto a ottimizzare il suono dell'effetto, in modo che le prestazioni possano rimanere quelle desiderate anche in concerto, oltre che in studio.
In una giornata di test, dopo quattro ore consecutive di lavoro, la stanchezza comincia a farsi sentire ma noi continuiamo dritti verso l'obiettivo: realizzare l'overdrive dalla timbrica perfetta, che unisca i pareri di artisti di così alto livello.
A ogni prova l’artista di turno dà le sue indicazioni e io modifico di conseguenza il circuito. Proviamo e modifichiamo il circuito così tante volte che a un certo punto non siamo più convinti del risultato. Anche io comincio a non apprezzare più le differenze fra una modifica al circuito e quella successiva.
Decidiamo di prenderci una pausa. Al ritorno in studio riprendiamo da dove siamo rimasti e, senza fare nessuna modifica, iniziamo a riascoltare il suono prodotto dal prototipo: ci guardiamo stupiti e i nostri sguardi fanno capire che eravamo incredibilmente soddisfatti! Non si sa come sia successo, ma quella è stata la versione finale dell'effetto, senza nessuna modifica aggiuntiva.
Presi dalla euforia, negli stessi giorni ci incontriamo con Ciano Toscani per un effetto custom, il quale mi racconta che avrebbe tanto desiderato un pedale che potesse far suonare la sua Gibson Les Paul come una Fender, da utilizzare in qualche assolo. Detto, fatto. Prendo il nostro Perseo Boost, faccio una modifica al filtro di ingresso/polarizzazione amplificatore e il risultato è subito incredibile. Dopo una giornata insieme abbiamo capito come l'unione della tecnica ingegneristica con quella musicale, una volta integrate, siano in grado di generare creazioni inaspettate e incredibili.
La composizione di un bel brano passa decisamente anche dalla composizione di un bel suono.

Attualmente a cosa stai lavorando? 
Proprio in questo periodo sto collaborando con un grande chitarrista alla creazione di un nuovo effetto. Siamo molto soddisfatti del lavoro che è venuto fuori finora, quindi immagino che il finale sarà una sorpresa per tutti.

Quali progetti hai per il futuro di DOPHIX®?
La continua evoluzione dei prodotti ci sta facendo scoprire ogni anno nuovi accorgimenti, che saranno frutto, nel prossimo futuro, di un prodotto innovativo, sempre più vicino alle vere necessità del chitarrista e sempre più eccellente nella progettazione e produzione. Stay tuned!
dophix effetti e processori interviste
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