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Meet The Pro - Marco Barusso
Meet The Pro - Marco Barusso
di [user #45705] - pubblicato il

Marco Barusso è uno dei professionisti più prolifici in Italia, Sound Engineer che ha spaziato dal pop di Nek e Modà, al metal dei Lacuna Coil e HIM, passando per la produzione di grandi artisti come Pooh, Enrico Ruggeri, Edoardo Bennato per citarne alcuni, insieme alla sua attività di turnista con Paola Turci, Alexia, Facchinetti e Fogli, e molti altri.
Abbiamo avuto il piacere di incontrare Marco nel suo BRX Studio di Milano per una bella e piacevole chiacchierata sul suo lavoro e molto altro.

Ciao Marco, ci puoi raccontare come hai iniziato la tua carriera nel mondo dell’audio professionale?

Ciao, io ho iniziato la mia carriera come chitarrista negli anni 80, e come molti all’epoca, cominciai a comprare a rate qualcosina per iniziare a registrarmi. Ho cominciato con un semplice 4 piste Teac su cassetta. Poi ho iniziato a curare i suoni dal vivo della mia band dell’epoca e successivamente a registrare i primi demo con la batteria elettronica.
Ad un certo punto insieme a degli amici abbiamo messo su una sala prove e iniziato a seguire i primi veri live. Li ho capito che era la mia strada e ho deciso di frequentare il corso di audio engineer della Scuola di Alto Perfezionamento Musicale di Saluzzo.
Finito il corso mi sono trasferito a Milano e ho cominciato a girare gli studi di registrazione della città come assistente, finché non ho avuto l’occasione di mettere la mani sul mixer in prima persona.

Qual’è stata la tua prima produzione in “Serie A”?

La prima produzione di Seria A su cui ho lavorato è stata quella del disco del sassofonista Claudio “Wally” Allifranchini al Fog Studio di via Mecenate. Per registrare il disco sono arrivati in studio grandi musicisti come Alfredo Golino, Riccardo Fioravanti e Danilo Minotti. L'album è stata molto apprezzato e siccome alcune cose erano state curate da me, il mio nome ha cominciato a girare tra gli addetti ai lavori, e ho iniziato a conoscere molti professionisti del settore.

Dopo qualche tempo Marco Guarnerio, che al tempo aveva appena finito di lavorare su “Hanno ucciso l’uomo ragno” degli 883, mi ha proposto di aprire insieme un nuovo studio a Besate, lo “Studio Didde”, dove abbiamo registrato tra gli altri i dischi degli 883, di Alice, il primo delle Vibrazioni e molti altri.

Meet The Pro - Marco Barusso

Tu hai lavorato in moltissimi studi e hai utilizzato diversi banchi analogici di grandi dimensioni, come Neve, SSL, ecc. Secondo te in uno studio moderno è ancora necessario avere una console analogica di queste dimensioni?

Secondo me il mondo dell’audio professionale è radicalmente cambiato negli ultimi anni e oggi possiamo permetterci di avere 8 canali Neve, 8 canali SSL, 8 API, 8 MCI, in qualsiasi studio, in modo da poterli utilizzare a seconda delle produzioni che dobbiamo affrontare e degli strumenti che dobbiamo registrare.

Avere un grosso banco analogico ha ancora senso per chi tutti i giorni ad esempio fa riprese orchestrali e quindi ha bisogno di gestire un gran numero di canali. Questo a patto che il banco sia di ultima generazione, perché la manutenzione di una vecchia console analogica è diventata una cosa molto onerosa per le economie di uno studio di registrazione che può metterti in seria difficoltà nel lavoro giornaliero.

Per quanto riguarda il mixing, oggi sei completamente in the box o usi un sistema ibrido analogico/digitale?

L’ultimo mix che ho fatto completamente sul mixer risale al ’99, per tanti anni poi ho lavorato con Pro Tools, ma utilizzando insert analogici e usando il banco come sommatore, oppure utilizzando sommatori esterni con altro outboard sul master bus. Nel 2017, mentre mixavo l’ultimo disco di Alexia, dopo 2 brani già completati con la mia catena analogica, sommando nel banco e passando poi da eq e compressore Maselec e convertitori Lavry, per questioni logistiche ho continuato a lavorare sugli altri brani completamente in the box utilizzando i bus come fossero un sommatore esterno con in insert dei simulatori di outboard.

Alla fine confrontando i brani preferivo quelli mixati in the box!
Da li in poi ho cominciato a mixare completamente in digitale.

Cosa pensi quindi della diatriba analogico/digitale?

Penso che chi è capace di mixare in analogico può benissimo farlo anche in digitale. Oggi esistono un sacco di emulazioni molto utili, come ad esempio l’NLS Channel e l’NLS Bus di Waves Audio, e il Virtual Tape Machine di Slate, o il bx_console di Brainworks che simulano il comportamento delle classiche attrezzature analogiche e ci consentono di ricreare il sound analogico a cui tutti siamo affezionati anche in digitale.

Bisogna stare attenti però a non esagerare, perché molte volte le emulazioni sono anche più caratterizzanti dell’hardware a cui si ispirano. In più la grande potenza dei computer moderni unita alla possibilità di caricare decine di plugin all’interno di una sessione può portare ad un eccessivo over processing delle tracce. Bisogna imparare a dosare gli strumenti che abbiamo a disposizione nel modo corretto e appropriato nel nuovo mondo digitale.



Ci puoi dire che plugin usi sul Master Bus?

Non uso molte cose sul Master Bus, a volte inserisco un compressore multibanda C4 della Waves Audio se ho bisogno di tenere a bada qualche frequenza, aggiungo un pochino di compressione con un plugin SSL Bus Compressor style e utilizzo un Waves Audio L3 o uno Slate Digital FG-X se devo fare un pronto ascolto per gli artisti, che comunque disattivo prima di mandare il brano in Mastering.

Non utilizzo mai l’equalizzatore sul Master Bus. Se mi accorgo che c’è un problema su qualche frequenza, o il mix è troppo chiaro o troppo scuro, vado a intervenire direttamente sulle tracce per correggere l’errore, lascio quelle cose a chi si occupa del mastering.

Inserisci i plugin sul Master Bus prima o dopo aver cominciato il mix?

Inserisco i plugin prima di cominciare, perché un po’ di compressione aiuta a prevedere quello che succederà nel Mastering. Ad esempio un problema classico che può capitare se non si usa la compressione sul Master Bus è ritrovarsi con il brano masterizzato dove il rullante è sparito. Questo succede perché senza compressione sul Master Bus si tende ad abbassare troppo il volume della traccia e il limiting in fase di Mastering la fa affogare all’interno del mix.

Tu come sound engineer ti sei occupato di vari generi, dal metal dei Lacuna Coil fino al pop dei Modà. Cosa consigli ai ragazzi che si avvicinano a questa professione, specializzarsi in un genere o allargare il più possibile il loro campo di azione?

Secondo me per fare questo lavoro bisogna allargare i propri orizzonti il più possibile, può capitare che mixando un gruppo reggae impari qualcosa che userai nel tuo prossimo lavoro metal. Se prendiamo ancora il metal come esempio, i migliori album di riferimento di questo genere sono stati mixati da sound engineer che si occupano anche di altro.
Quello che faccio io è cercare di documentarmi il più possibile sul genere sui cui sto andando a lavorare se non lo conosco per poi rispettarne i canoni, come la batteria più o meno avanti nel mix, la voce più o meno fuori ecc. Il resto è tecnica e gusto personale.
Un consiglio per me molto importante per chi vuole essere un buon sound engineer è di studiare non solo le sigle degli outboard più famosi, ma di studiare seriamente anche uno strumento e un po' di armonia musicale, l'orecchio di un musicista è in grado di riconoscere frequenze e intonazioni che chi non è davvero allenato non può riconoscere.

Meet The Pro - Marco Barusso

Tu oltre che sound engineer sei anche un ottimo chitarrista. Ci spieghi che cosa usi per registrare le chitarre?

Solitamente io uso tutto quello che ho a disposizione senza preconcetti: posso usare un amplificatore vero oppure un plugin se sento che è più adatto in quel momento. A volte mischio l’ampli vero con il segnale della DI, oppure con un reamp passato per un Kemper. Molte volte se cerco un suono “cattivo” con molto attacco uso mischiare una chitarra hi-gain con un crunch.

Ci spieghi come hai registrato le chitarre dei Lacuna Coil?

Per il disco dei Lacuna Coil ho usato il sistema Randall RM4 per i puliti e i distorti e un pre Seymour Duncan Ktg1 per i suoni più crunch. Ognuno di questi 2 pre è passato per uno dei 2 canali del finale Randall RT 2/50, uno equipaggiato con delle valvole EL34, mentre l’altro con delle 5881.

Ho usato due casse diverse, una Randall 4x12 con i Celestion Vintage 30 e una classica Marshall 4x12, che poi ho mixato in un’unica traccia. Per alcuni arpeggi invece ho usato una cassa Hiwatt con coni Fane e una Randall equipaggiato con coni Electrovoice.

Per il microfonaggio ho utilizzato il classico Shure SM57, Audix i5, Shure Beta 56, e un SE Elettronics T2, microfono che adoro, con la capsula in titanio.

Questo microfono è stato utilizzato anche per le voci “più morbide” di Andrea Ferro, mentre quelle più cattive sono state registrate con un Audix OM7 dinamico.

Che consigli puoi dare a chi ha un project studio e registra da solo la sua chitarra?

Sicuramente consiglio di registrare sempre anche il segnale diretto con una D.I. Box. Questo permette sempre di cambiare e migliorare il suono in un secondo tempo.

Capita spesso che la performance registrata nel proprio project studio sia ottima mentre il suono potrebbe essere migliorabile. Avendo il segnale diretto si può sempre andare in un altro studio per fare un reamp e così correggere il suono conservando la giusta take.

Se poi si ha intenzione di far mixare il brano esternamente, in questo modo il Sound Engineer ha la possibilità di fare un reamp per migliorare la resa dello strumento nel mix.

Cosa usi per il reamp?

Per il reamp uso l’ X-amp della Radial e la Stage Bug sempre di Radial in fase di acquisizione per splittare il segnale e andare contemporaneamente al computer e all’ampli, inoltre spesso mi capita di acquisire la chitarra con la D.I.Box, applicare dei plugin da Pro Tools e poi mandare al reamp il suono processato.

Ci puoi raccontare su cosa stai lavorando attualmente?

Quest’estate sarò in tour come chitarrista con Robi Facchinetti e Riccardo Fogli, insieme a Michele Quaini all’altra chitarra, Guido Carlo alla batteria, Claudio Sannoner al basso, Danilo Ballo alle tastiere, Valeria Caponnetto e Chantal Saroldi ai cori.

E' da poco uscito My Escape, il nuovo singolo del mio progetto The Price.

Ho da poco finito il mix del DVD live dei Lacuna Coil che uscirà per il loro ventennale, sto finendo le registrazioni del nuovo album degli A Perfect Day, e devo terminare il disco dei Cantiere 164, un gruppo molto giovane da me interamente prodotto.



Puoi raccontarci qualcosa del tuo nuovo progetto The Price?

Per molti anni oltre che sound engineer ho fatto anche il turnista per diversi artisti, ma quando nel 2008 ho iniziato l’avventura con i Cayne ho scoperto di essere anche in grado di scrivere dei brani, cosa a cui non mi ero mai dedicato.

Quando sono uscito dalla band 4 anni fa ho cominciato a raccogliere diverso materiale che ho composto nel tempo. Con i migliori brani in mano ho deciso di rimettermi in gioco e uscire con un nuovo progetto solista, The Price.

Siccome non volevo che questo progetto fosse identificato con un cantante specifico, essendo prettamente solista, ho chiamato diversi cantanti per lavorare su questo disco, come mi sono avvalso della collaborazione di diversi batteristi e bassisti. Chitarre e tastiere sono state interamente suonate da me. Non nascondo che sto comunque consolidandolo in una vera e propria band.

Ci puoi dire chi ha partecipato alla creazione del disco?

Il primo singolo che è uscito vede Enrico Ruggeri alla voce, un altro pezzo è stato cantato da Alessio Corrado dei Jellygoat, poi c’è Max Zanotti dei Deasonica/Casablanca, Alessandro Ranzani dei Movida, Luca Solbiati degli Zero Positivo, Tiziano Spigno degli Extrema, Axel Capurro degli Anewrage che suonerà anche la chitarra insieme a me e Amerigo Vitiello nei nostri concerti, Enrico Scutti dei Figure of Six, Fabio Ficarella degli Strigas, Roberto Tiranti, e Ale Del Vecchio con Marco Sivo in duetto su un brano.
Alla batteria ci sono Guido Carli, già nei Cayne insieme a me, Ryan Balke Folden dei Lacuna Coil, Emiliano Bassi, Enrico Ferraresi, Marco Lanciotti, Francesco La Rosa e Maurizio De Palo.
Al basso Claudio Sannoner, Matteo Bassi, Roberto Tiranti, Carlo Ferrara.

E ora le ultime due domande di rito: 1 - Qual è il microfono che porteresti sull’isola deserta?

Sicuramente un dinamico, direi uno Shure SM57, in alternativa un Sennheiser MD421 o un Audix i5. Sono microfoni che possono essere utilizzati con successo su qualsiasi sorgente.

2 - Qual è la cosa più Low budget che hai usato per la produzione di un album?

Uso molto spesso un RCF dinamico omni molto probabilmente degli anni ‘70, modello MD1563/L, penso si possa trovare in giro per pochi euro. Lo uso per registrare le room mono della batteria, un po’ scuro e medioso, una risposta in frequenza ideale per questo impiego.
 
marco barusso
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