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A scuola di fusion: vedere Greg Howe in concerto
A scuola di fusion: vedere Greg Howe in concerto
di [user #17844] - pubblicato il

I gustosi shake e i turbinii di note sono solo un aspetto dei live di Greg Howe: fusion di prima scelta con supporter Ernest Tibbs e Gianluca Palmieri.
Su Greg Howe c’è poco da dire: sotto le sue dita c’è la storia della chitarra rock fusion. Al nono album solista nel 2017 e con una lunga lista di collaborazioni illustri alle spalle, il chitarrista ha saputo delineare uno stile personale e immediatamente riconoscibile in cui il linguaggio più puro del genere convive con una competenza tecnica invidiabile e con un gusto melodico che non passa mai in secondo piano rispetto ai “fuochi d’artificio”.
Mentre scriviamo queste righe, Greg è impegnato in un intenso tour per i palchi italiani e ieri 9 ottobre 2018 è stato il turno del Teatro Maria Aprea a Volla, sede dell’Accademia Giuseppe Verdi che ha già ricevuto, tra gli altri, ospiti del calibro di Carl Verheyen.

Per la sua “gita” nel Bel Paese, Howe ha chiamato con sé due musicisti d’eccezione: al basso lo accompagna Ernest Tibbs, un’istituzione per la categoria incontrato dal pubblico campano e da Accordo già nel 2010 al fianco del gigante Allan Holdsworth, mentre alla batteria ha voluto Gianluca Palmieri, napoletano trapiantato negli USA con cui il chitarrista ha collaborato in molteplici occasioni, stringendo nel tempo un sincero rapporto di stima e amicizia.
Il piatto forte però è lasciato alla fine e, come da tradizione, un pre-show riscalda il pubblico di Volla. Ad aprire le danze è Francesco Egollino, chitarrista d’estrazione rock che nel tempo ha dimostrato di sapersi muovere agevolmente in numerosi ambiti adiacenti e che presenta ora in anteprima due brani tratti dal suo imminente lavoro solista. Lo accompagnano Davide Ferrante alla batteria, Corrado Calignano al basso e Ciro Cino alle tastiere.

A scuola di fusion: vedere Greg Howe in concerto

Lo spettacolo evolve in maniera naturale e dopo pochi minuti lo raggiunge Andrea Palazzo. Insieme, i chitarristi regalano uno splendido duetto sulle note di “Little Wing”. Lo stile di entrambi è fine, il suono sostanzioso e ricco, e le Line 6 Helix ai loro piedi dimostrano che il digitale sa definitivamente farsi valere senza riserve anche nei contesti live più ricercati.

A scuola di fusion: vedere Greg Howe in concerto

Sul palco resta Andrea Palazzo in compagnia di Corrado Calignano e Davide Ferrante: sono gli ERT 15, trio funk e fusion già autore di un gustoso album che ha il compito di preparare il terreno per l’ospite della serata. Un rapido cambio-palco e Greg Howe, Ernest Tibbs e Gianluca Palmieri sono pronti a riempire la sala con “Acute”, opening track di una ricca scaletta che andrà a toccare i momenti più importanti della carriera del chitarrista statunitense, dagli esordi fino all’ultimo Wheelhouse.

A scuola di fusion: vedere Greg Howe in concerto

Greg si dimostra in gran forma e la sezione ritmica gli sta dietro compatta, poderosa, gustosa. Ognuno ha i propri spazi da protagonista, ma il solista della serata è ovviamente Howe. Il suo linguaggio appare evoluto, frutto di un’esperienza accumulata in decenni, e il suo stile si rende riconoscibile fin dalle prime plettrate. Gli ampi shake e le scariche di note sono un marchio di fabbrica, così come la particolare attenzione rivolta a ricerca di suddivisioni ritmiche interessanti, mai scontate.

A scuola di fusion: vedere Greg Howe in concerto

Il suono - liquido sui distorti e brillante sui puliti - sprigionato dalla sua Kiesel attraverso la testata DV Mark su cassa 4x12 non ha letteralmente spigoli. Un sapiente utilizzo degli effetti, del volume e delle mani fa sì che le transizioni tra puliti, overdrive, suoni hi gain e modulazioni varie siano così graduali da apparire quasi indefinite. Tutto è parte di un unico grande discorso musicale, ora reso folle da inaspettati colpi di Whammy, ora vocalizzato da un wah wah fatto oscillare con moderazione, quasi sull’orlo del cocked.

A scuola di fusion: vedere Greg Howe in concerto

Il concerto procede da manuale. Il pubblico è estasiato, Greg intrattiene e scherza tra un brano e l’altro, e in un attimo è giunto il momento del drum solo.
Gianluca è scatenato, il suo fraseggio complesso e sempre interessante viene quasi messo in ombra dalla sua padronanza delle dinamiche e della gestione dei suoni. Il suo kit Yamaha ora sussurra, ora tuona, i rulli modellano la propria voce sotto la direzione totale del batterista.

A scuola di fusion: vedere Greg Howe in concerto

Solo pochi minuti, la fame di corde del pubblico si fa sentire, così sul palco restano solo Greg e Ernest per una ballad delicata e dolce: un adattamento strumentale di “Story’s Ending” dei Maragold. Tibbs riempie l’aria con riff e linee capaci di coprire ogni frequenza lasciata libera dal solista, quasi sembra un piano elettrico alle spalle di Howe mentre la sua chitarra avanza in un crescendo perfetto finché esplode quando Palmieri riguadagna il suo posto dietro le pelli concludendo quello che Greg ha annunciato come “l’ultimo brano moscio in scaletta, velo prometto”.

A scuola di fusion: vedere Greg Howe in concerto

Come da promessa, subito dopo “Lucky 7” torna a far tremare la sala e detta il ritmo di ciò che seguirà. Il concerto volge al termine con una chicca: la prima traccia del primo album di Greg seguita dalla prima traccia dell’ultimo disco. Come due parentesi, “Kick It All Over” da Greg Howe del 1988 e “Tempest Pulse” da Weelhouse del 2017 racchiudono tutta la sua carriera.
Un ultimo guitar solo indica che la serata sta per finire, schiaffeggiando il pubblico con un turbine di arpeggi e banjo roll magistrali.
C’è un brano, però, che tutti aspettavano fin dall’inizio e non è stato ancora suonato. Greg ci arriva piano piano, sa che i presenti lo desiderano e li saluta con una piccola jam in cui, frase dopo frase, diventa presto chiaro a tutti che quello che sta costruendo nota su nota è il tema di “Jump Start”. Groove, gusto, tecnica e padronanza degli strumenti sono all’ennesima potenza per concludere uno spettacolo che non si dimenticherà facilmente.

A scuola di fusion: vedere Greg Howe in concerto

Il trio si rifugia dietro le quinte, ma il pubblico non ci sta: l’applauso scrosciante non accenna a scemare e non si arrende finché la band torna sul palco per il consueto bis.
Greg annuncia un tributo a “uno dei più grandi chitarristi mai vissuti” e senza indugio si lancia in “Proto Cosmos”. La dedica ad Allan Holdsworth è di classe. Howe non lo scimmiotta, ma lo affronta con rispetto: la musica del compianto alieno della fusion arriva senza filtri, in tutta la sua complessa bellezza, e il valore aggiunto è quello di un solista che vi infonde il proprio stile personale. Il solo è 100% Howe e si scontra con il tema Holdsworthiano come in un duetto immaginario alla sua memoria.
Non poteva esserci conclusione migliore per quello che si è dimostrato uno show completo, fresco, per puristi del genere ma apprezzato anche dai semplici appassionati desiderosi di trovarsi di fronte a un vero mostro sacro delle sei corde.

La galleria fotografica completa della serata, con immagini degli artisti e della strumentazione nel dettaglio, è pubblica sulla pagina Facebook di Accordo. Guardala qui!
concerti ernest tibbs gianluca palmieri greg howe
Link utili
Guarda la photogallery del concerto
Sito Greg Howe
Carl Verheyen su Accordo
Ernest Tibbs con Allan Holdsworth su Accordo
Gianluca Palmieri su Accordo
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Commenti
di E! [user #6395] - commento del 10/10/2018 ore 22:43:37
Musicista importantissimo per la chitarra fusion nel mondo. Ho assistito a un suo seminario e fatto 4 giorni di campus con lui, è proprio una persona squisita.
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di Gasto [user #47138] - commento del 11/10/2018 ore 10:49:24
Un chitarrista incredibile, capace di passare dalla fusion pura (mitici gli albun con Kotzen) alla prog più spinta, ti ricordi High definition? Una leggenda narra che Vitalji Kurprij non avesse trovato nessun chitarrista disponibile a suonare i suoi pezzi perchè scritti da un tastierista con diteggiature impossibili (l'album è un tutto con tastiera e chitarra armonizzate). Solo Howe accettò...
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di E! [user #6395] - commento del 11/10/2018 ore 15:34:03
Come no, senza dubbio un peso massimo musicalmente parlando, ma anche un ragazzo umilissimo.
Ricordo di aver preso Extraction e di avergli chiesto l'autografo, ma non avevamo la penna. Mi pianta lì, si fa una corsa, torna qualche secondo dopo essersi procurato una penna e mi fa l'autografo :-|

In quel periodo ascoltavo moltissimo quel genere, tra lui e Gambale c'era veramente da divertirsi.

:-)
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di maxventu [user #4785] - commento del 11/10/2018 ore 00:18:19
Grande Greg, ed anche ottimo articolo. Io andrò a sentire Greg sabato sera a Milano e sono sicuro che lo show sarà di alto livello !
Vedendo le foto, non posso non notare che la testata non è il modello "Maragold" del quale Greg è endorser numero uno , bensì una testata diversa, sembrerebbe qualcosa di custom , si riesce ad avere qualche info in più ?
Ciao a tutti
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di Pietro Paolo Falco [user #17844] - commento del 11/10/2018 ore 08:14:23
Purtroppo non abbiamo avuto modo di approfondire, ma apparentemente qualcosa bolle in pentola: nastro isolante sul pannello, manopole diverse dai chicken head usati praticamente su tutti gli altri modelli in produzione (solo la Micro 50 li ha come quella in foto) ed estetica molto più essenziale rispetto a qualunque altro ampli attualmente in catalogo. Tutto fa pensare si tratti di un prototipo ex novo... ci terremo informati!
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di Fritz [user #333] - commento del 11/10/2018 ore 15:09:53
Visto ieri sera a Roma.
Indubbiamente uno dei fraseggiatori più fluidi e colti sulla piazza e come al solito accompagnato da una sezione ritmica fantastica, tuttavia, probabilmente per mio gusto personale, trovo la sua musica troppo fredda e statica.
Per me è apprezzabile solo a livello didattico (c'è veramente tanto da imparare).
Rispondi
di maxventu [user #4785] - commento del 15/10/2018 ore 16:01:01
visto sabato sera a Milano ed è andato oltre le mie aspettative, tra l'altro gentilissimo nel backstage per foto ed autografi; dissento con rispetto da chi parla di freddezza e staticità della sua musica
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