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Ant: Start 8 e Start 16 a confronto
Ant: Start 8 e Start 16 a confronto
di [user #116] - pubblicato il

Nelle ultime settimane abbiamo messo alla prova sul campo i sistemi Stage 8 e Stage 16 di Ant-Into Music, sia nella versione con bodypack e archetto che con microfono handheld. Sistemi molto simili, ma che nascondo alcune differenze. Li abbiamo messi a confronto.
Start 8 e Start 16 sono due sistemi con un prezzo davvero entry level, che non supera i 130€, non per questo sono però da considerarsi economici, nell’accezione negativa del termine. Nonostante per portarseli a casa serva davvero una cifra minima, mettono sul piatto caratteristiche che per altri marchi porterebbero ad avere un prezzo finale anche doppio. 

Nel progetto Ant è confluito tutto il know how di dB Technologies e la cosa è palpabile. I materiali con cui sono realizzati i set danno l’idea di essere resistenti e duraturi. 

Per risparmiare peso e rendere il tutto più competitivo dal punto di vista economico, è stato scelto di realizzare tutto in materiale plastico. I microfoni palmari, però, presentano un ottimo grip, sono comodi da impugnare. Presentano anche un look curato che non ne tradisce sicuramente il prezzo. 

Gli archetti sono sempre dinamici e cardioidi presentano un design classico con capsula montata su flessibile per il posizionamento migliore possibile. L’attacco è di tipo mini xlr, che permette un’ottima compatibilità con molti dei microfoni a clip e ad archetto in commercio. 

Entrambi dispongono di uscite XLR e jack e permettono la sincronizzazione sia manuale che tramite tecnologia a infrarossi. I microfoni sono tutti alimentati con batterie stile AA e, almeno sulla carta, dispongono di una durata fino a 10 ore. Comodo sia su bodypack che gelato l’indicatore del livello di batteria che permette di non dover cambiare le pile per sicurezza prima di ogni performance. 

Ant: Start 8 e Start 16 a confronto

Le dotazioni sono simili, però i due sistemi Stage 8 e Stage 16 hanno delle piccole differenze, all’apparenza, ma essenziali nell’uso finale. 

Si parte dal range di frequenze nel quale possono essere utilizzati. Lo Stage 8 opera in un set di frequenze VHF che va da F1 174-184MHz / F2 190-200MHz / F3 206-216MHz. Ci sono otto canali preimpostati quindi si possono utilizzare fino ad un massimo di otto microfoni in contemporanea. Con lo Stage 16, invece, che opera nell'intervallo di frequenze UHF libere 823-832 Mhz o 863-865 si può arrivare a sedici sistemi grazie a un numero più elevato di canali supportati dal ricevitore e dal trasmettitore. 

Anche le antenne utilizzate sono differenti sui due sistemi. Lo Stage 8 si avvale di classiche antenne telescopiche in metall. Il 16, invece, sfrutta antenne in plastica, più corte e resistenti. Entrambi si avvalgono per la ricezione di tecnologia diversity per ottimizzare il segnale in ingresso e garantire una maggiore resistenza a interferenze e rumori. 


Abbiamo utilizzato i sistemi in tre situazioni live diverse per conformazione e tipologia di evento. Per la prima si è trattato di uno spettacolo teatrale in un piccolo teatro da 200 posti, con palco non più largo di 10mt. La seconda ha visto esibirsi una band in campo aperto, con palco di 15m di larghezza, la terza invece una conferenza aziendale in un palazzo nel centro di Milano (con interferenze annesse e connesse). 

Ant: Start 8 e Start 16 a confronto

Con un set di quattro microfoni che messi insieme costano meno di un sistema considerato di medio livello, non abbiamo riscontrato particolari difetti, anzi. 

Il settaggio dei canali (operazione identica per entrambi i sistemi) è semplice e veloce. Questo permette di non far fatica a selezionare la frequenza ideale e cambiarla appena si riscontrano disturbi e interferenze. Con i sistemi Stage 8, in banda VHF abbiamo riscontrato qualche leggero disturbo solo in teatro, ma esclusivamente nei momenti in cui gli attori uscivano dalle quinte e unicamente con il bodypack irrimediabilmente nascosto sotto i vestiti di scena. 

Lo Stage 16, invece, non ha dato segni di cedimento nemmeno nel palazzo di 22 piani pieno zeppo di modem, telefoni, ricetrasmittenti e reti di ogni genere. 

Abbiamo a che fare con microfoni wireless di meno di 130 euro, cifra con cui spesso non si comprerebbe nemmeno una capsula di ricambio. Questo però non si traduce in un sound spento o con poco corpo, anzi. 

Sia lo Stage 16 che l’8 si sono dimostrati all’altezza anche nelle mani di una cantante. Quello che ci ha stupiti è la trasparenza che si traduce in un sound più corposo e presente tanto nel PA che nei monitor, affaticando sicuramente meno il musicista e anche il fonico. 

Stage 8 è un microfono adatto a chi è in cerca di uno strumento economico nel prezzo, ma con buone performance. Che non ha bisogno di particolari tipologie di capsule o diagrammi polari, che però si ritroverà per le mani un attrezzo che potrebbe benissimo valere più dei 110€ circa. 

Per pochi euro in più lo Stage 16 fa il suo dovere anche in situazioni più professionali. Certamente non è adatto al service che necessita di tecnologie ben più avanzate, ma perfetto per una band, un DJ o una compagnia teatrale che necessità di un numero sostenuto di archetti senza per questo dover rinunciare al cachet di un anno di attività per comprare un singolo sistema. 



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