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​Pro Serie Monarkh: una single cut estrema
​Pro Serie Monarkh: una single cut estrema
di [user #116] - pubblicato il

Jackson propone da sempre strumenti dall’attitudine metal e con la Monarkh non è da meno. Una single cut con la paletta tagliente, i pick up cattivi e il ponte fisso, perfetta per tutto ciò che è estremo.
La Monarkh è una chitarra senza compromessi. Il body single cut in mogano con top in acero marezzato, ospita il set-in neck in un unico pezzo di acero dal profilo slim. Rinforzato con barre in grafite nascosti dalla tastiera a 22 tasti in ebano con radius compound da 12’’ a 16’’.

Grazie alle barre di rinforzo al manico è garantita una stabilità estrema, in grado di resistere alle variazioni di temperatura e umidità senza battere ciglio. Le meccaniche autobloccanti 3+3 sono realizzate da Jackson e danno subito l’impressione di essere stabili e precise. 

La colorazione alien burst si sposa alla perfezione con i segnatasti Ghostfin, una sorta di dente di squalo in trasparenza, realizzati in madreperla bianca. 

Il ponte di tipo tune-o-matic completa con la giusta solidità l’hardware di questa chitarra che, non lo nasconde, fa del metal il suo territorio di caccia abituale. 

L’elettronica è affidata a Seymour Duncan. Nello specifico sulla Monarkh vengono montati un JB e un ’59, un’accoppiata che sa dire il fatto suo anche quando il gain supera la soglia di guardia. 

​Pro Serie Monarkh: una single cut estrema

Lo strumento non è particolarmente leggero. Il mogano e l’acero insieme si fanno sentire, ma è comodo da imbracciare. Lo scasso al manico permette di arrivare fino al 22esimo tasto con facilità e il profilo sottile non affatica. La scala da 24,75’’ rende le 0.010 montate di serie belle morbide e, complice l’action molto bassa, anche quasi troppo morbide. Si potrebbe passare tranquillamente a una scalatura superiore senza problemi. 

Sulle prime bisogna abituarsi ai tre potenziometri, due per volume e uno per il tono, messi un po’ lontani rispetto a dove li si cercherebbe, ma basta farci un po’ l’abitudine. 

Il sound clean della SCQ è quello che conosciamo bene. Nonostante l’aspetto aggressivo e la verniciatura marziana, sa essere gentile, ma senza mai diventare fredda, pecca che spesso si riscontra in strumenti metallari. 

Se si alza il gain non si tira indietro. I due Seymour Duncan, con la buona dose di output che si ritrovano fanno il loro dovere. Collegata a un Fractal non fatica a diventare in un attimo perfetta per il djent. Il sound preciso con molto attacco è perfetto nelle ritmiche, ma sa farsi falere anche quando si accende il delay e ci si lancia in un bell’assolo. 



Con un prezzo che si aggira intorno ai 900 euro la Monarkh risulta avere un ottimo rapporto q/p. È realizzata con cura, assemblata con buoni materiali e, nonostante l’aspetto da cattiva, sa essere una chitarra versatile e pronta a tutto. 


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di Ghesboro [user #47283]
commento del 15/02/2019 ore 12:25:14
Estrema....mente brutta. E già vista.
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di Sykk [user #21196]
commento del 15/02/2019 ore 16:29:19
Bellissima!
Se non avessero fatto la paletta così appuntita e le meccaniche nere poteva avere molto più mercato anche per i non metallari.
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di sepu89 [user #48490]
commento del 15/02/2019 ore 22:49:54
In casa jackson ci sono palette che, secondo me, stanno meglio con la forma da les paul, per il resto ottima in tutto
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di Repsol [user #30201]
commento del 16/02/2019 ore 01:07:1
Sinceramente a me sembra una Les Paul con la tastiera in ebano e i pickup Duncan.
Non è che vedo molto altro. Certo, la paletta è diversa e manca un pot del tono, ma non mi sembra un’alternativa vera al cavallo di battaglia Gibson.
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di Sykk [user #21196]
commento del 16/02/2019 ore 09:07:50
A parte la vista frontale del corpo e il tipo di ponte credo che sia una chitarra completamente diversa come ergonomia e suono.
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di Repsol [user #30201]
commento del 16/02/2019 ore 10:11:35
Me lo auguro...
Ma stessi legni, stessa scala, stessa configurazione pickup, stesso ponte, stessa configurazione meccaniche, mi fa pensare che tanto diversa non è.
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di Sykk [user #21196]
commento del 16/02/2019 ore 12:55:3
Body molto più sottile ed ergonomico, pickup diversi, legni del manico diversi, autobloccanti... fanno tanta differenza.
Proprio per tutte queste differenze non credo che possa essere un'alternativa alla les paul.
Rispondi
di Repsol [user #30201]
commento del 16/02/2019 ore 16:27:49
Si bisognerebbe provarla...e forse hai ragione.
Al momento leggo “il suono clean della SCQ è quello che conosciamo bene”.
Se avrò occasione ne proverò una e poi magari cambio idea.
Rispondi
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