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Filadelfo Castro:
Filadelfo Castro: "Chitarristi non siate conservatori"
di [user #17404] - pubblicato il

Filadelfo Castro è un’eccellenza della musica italiana: musicista versatilissimo è chitarrista, produttore e arrangiatore e - tra i tanti - ha collaborato con Pooh, Max Pezzali, Dodi Battaglia, Tommy Emmanuel, Pupo, Paolo Nutini, Alexia…Recentemente Filadelfo ha diretto l’orchestra al 70° Festival di Sanremo per Rita Pavone, per cui ha prodotto e arrangiato il brano. Filadelfo è anche un didatta molto apprezzato e attivo. 

Presto Filadelfo sarà presente su Accordo con una serie di video pillole esclusive per la nostra Didattica.
Nel frattempo, lo abbiamo incontrato per una lunga e interessante intervista sulla sua storia musicale, la sua formazione e il suo lavoro.


Una delle chiavi di lettura di una figura professionale poliedrica come la tua, forse, la si riesce a desumere da una tua stessa affermazione; nella nostra telefonata mi hai detto: “Sai, io non sono mai riuscito ad appassionarmi unicamente a un genere; a trovare un filone che fosse indiscutibilmente e chiaramente il mio” Ti va di approfondire questo aspetto? 

Ho semplicemente cercato di mantenere sempre alto il mio livello di curiosità, di voglia di appassionarmi, di studiare, di conoscere, di approfondire e di confrontarmi con gli altri. La musica è troppo immensa e troppo bella per poter rinunciare a qualcosa. 
La mia generazione (ho 43 anni) ha avuto la fortuna di nascere musicalmente in un momento storico in cui tutti i generi avevano espresso il massimo della loro bellezza: la musica classica, il jazz, il blues, il rock, la fusion, il funk, il pop, l’hip hop la musica elettronica…e ne elencherei altre decine; non riesco davvero ad immaginare nessuno di questi generi senza un almeno disco fondamentale da conoscere a memoria che mi ha profondamente colpito, appassionato e plasmato come musicista e, in taluni casi, anche cambiato la vita!

Filadelfo Castro: "Chitarristi non siate conservatori"

Ovviamente il mio cuore di chitarrista ha risuonato profondamente con i dischi delle grandi rock band, dei guitar Hero (Pat Metheny, Robben Ford, Larry Carlton, Steve Vai etc.), ma sono sempre stato attratto anche da qualcosa di più semplice e più primordiale della musica: l’impatto sonoro, gli arrangiamenti, la composizione, il testo, la potenza di una voce etc. Dunque ho cercato di andare oltre l’aspetto esecutivo e strumentale e ho cercato di capire che oltre al mio cuore di chitarrista avrei sempre dovuto preservare l’amore per l’ascolto e per farmi travolgere dalla bellezza della musica senza barriere. 
Un altro aspetto per me fondamentale per rispondere alla tua domanda è: non ho mai cercato di compiacere una determinata categoria di professionisti: di fare i dischi per i chitarristi o per gli amanti di un certo genere, penso che questo sia un limite enorme; un rischio che tutti noi corriamo nella fase in cui cerchiamo “approvazione” e ci sembra più semplice rifugiarci in una nicchia nella quale ci sentiamo accolti e accettati, piuttosto che guardare al mondo. È un meccanismo semplice di auto difesa che può essere però, su alcuni artisti, anche un grande limite per cercare la propria vera espressione artistica.

Filadelfo Castro: "Chitarristi non siate conservatori"
 
Parlando di versatilità e possibilità lavorative, la morale pare questa: oggi per essere un chitarrista professionista, suonare bene la chitarra non basta.
Allora, aiutaci a capire quali sono la manciata di talenti extra chitarristici che vanno, secondo te, assolutamente coltivati...


- Sapere Ascoltare: dobbiamo ascoltare i dischi senza tenere in braccio la chitarra (metaforicamente), senza rifugiarci dietro la nostra adorata coperta di Linus. Di fronte alla musica siamo talmente piccoli e indifesi che possiamo solo avere fiducia che quello che ci piace e che ci travolge, se lo fa, c’è una ragione superiore…dobbiamo solo trovarla! Se quando avevo 16 anni mi avessi chiesto cosa pensassi dell’EDM ti avrei detto che la odiavo, eppure, le (poche) volte che sono andato in discoteca mi sono divertito…perché? Perché se sai ascoltare, posi la chitarra e ti immergi nel contesto le cose ti sembrano diverse e quei suoni, quegli istanti ti renderanno comunque un musicista migliore e una persona più completa. Se Bach fosse nato oggi cosa avrebbe suonato? Che ambienti avrebbe frequentato?
- Avere disciplina: bisogna studiare, sempre e in maniera metodica, perché anche quello per lo studio o per sapersi creare una routine quotidiana è un’attitudine importantissima oggi. Viviamo su un pianeta chiamato “concorrenza” e vince anche chi è più determinato, più costante e più tenace.
- Conoscere la musica: si...proprio quella...le note...si...anche quelle scritte! Perché la musicalità si attiva se utilizziamo tutti i sensi: la vista con la lettura, l'udito, il tatto con le nostre corde preferite, l'olfatto quando apriamo la nostra custodia della Martin che profuma di acero e per il gusto vi consiglio solo chitarre verniciate alla nitro! Scherzo ovviamente! Don't try this at home!!!!!
- Avere carattere e personalità: se non sai cosa vuoi essere nella vita e crolli alla prima obiezione o alla prima critica (o al primo dislike si direbbe oggi) non puoi sviluppare una grande consapevolezza e identità e nella musica. La personalità artistica conta tantissimo e serve molto, ma molto coraggio per averla.
- Avere una visione globale della musica: non basta conoscere solo il proprio strumento, dobbiamo essere musicisti con una visione globale, indipendentemente dal voler diventare anche qualcosa di più dello strumentista (arrangiatore, produttore etc.), avere una visione ampia delle cose è fondamentale per saper scegliere: cosa suonare, con che musicisti suonarlo, cosa è corretto o non corretto, bello o brutto etc. 
- Comporre: se abbiamo imparato a suonare uno strumento è impossibile e impensabile che non ci sia mai venuta voglia di scrivere un pezzo nostro, se cosi è dobbiamo farci delle domande e provare, buttarci, e aprire un differente canale di comunicazione con la musica. Se è cosi difficile farlo per sé stessi immaginatevi su commissione…eppure i musicisti che conosciamo e amiamo li abbiamo scoperti attraverso i loro dischi, non i loro assoli.
- Saper utilizzare la tecnologia: oggi è impensabile che un musicista non sappia essere autonomo nell’effettuare una registrazione di buona qualità, che non sappia utilizzare il computer per comporre, scrivere, provinare e divulgare la sua musica. Dobbiamo essere figli del nostro tempo. Dovremmo essere visionari, precursori e invece spesso diventiamo conservatori…che in fondo se cambiamo un accento a questa parola ci ricorda un approccio specifico nei confronti della musica…

Filadelfo Castro: "Chitarristi non siate conservatori" 
Vorrei soffermarmi sul tuo lavoro di arrangiatore. Mi fa ridere pensare che per parlare di questo tuo aspetto professionale mi hai raccontato di quando, da adolescente, fosti cacciato da una cover band perché cambiavi le parti! 

E si…fa molto ridere anche me…mi sono accorto fin da subito che mi annoiava l’aspetto esecutivo fine a sé stesso, sarà perché studiando allora chitarra classica trascorrevo già ore e ore a imparare ed eseguire musica scritta. La musica moderna voleva essere per me un angolo di libertà e cosi ho scoperto che mi divertiva molto di più ri-arrangiare i brani, improvvisare o scrivere musica mia rispetto a riprodurre i dischi nota per nota…purtroppo i miei colleghi di allora erano di un altro avviso e cosi litigammo dopo poco e mi cacciarono…però posso dire a mia discolpa che oggi fanno tutti un altro lavoro tranne me!
 
Colpisce che benché tu sia molto attivo nella musica Pop le tue radici come chitarrista affondino nella musica Jazz e Fusion e i tuoi riferimenti spazino da Joe Pass a Jim Hall passando per Pat Metheney, John Scofield, Robben Ford. Quanto di questa formazione chitarristica colta sei riuscito a portare nel tuo approccio al Pop.

In realtà moltissimo, vi assicuro che i generi sono molto, ma molto più correlati tra loro di ciò che sembra, pensiamo all’ R&B, quanto jazzy sound possiamo inserire in quel contesto? Tantissimo! Quanto blues possiamo inserire nei pezzi di zucchero? Altrettanto…l’importante è avere presente alcune cose:
- Tutto serve, ma non dobbiamo avere fretta di applicarlo, se in un momento della nostra vita siamo particolarmente attratti da generi estremi (jazz, prog, fusion etc.) coltiviamoli, ma non possiamo imporre agli artisti con cui lavoriamo nel pop di sposare in toto la nostra scelta. Ma se abbiamo personalità prima o poi ci verrà chiesto di esternarla.
- Coltiviamo un angolo di libertà: un progetto strumentale, la partecipazione a eventi, jam session e festival dove la nostra vena artistica si può esprimere e possiamo “sfogarci” senza accumulare un senso di soffocamento e frustrazione che rischia di mettere a repentaglio la nostra professionalità. PS non vale youtube, perché senza il riscontro immediato di un applauso il senso di frustrazione cresce ugualmente e appena avremo davanti un pubblico vero non sapremo sottrarci allo stimolo del nostro ego di prendersi tutta la scena a discapito dell'artista e della musica.
- Cominciamo a comporre: lo so è un consiglio che ho scritto anche nel punto precedente, ama ci tengo a ribadirlo perché in una nostra composizione il background tecnico e stilistico che abbiamo possono esprimersi al meglio e con grande equilibrio e farlo comprendere più facilmente ai nostri interlocutori

Filadelfo Castro: "Chitarristi non siate conservatori"
 
A proposito di Pop, recentemente hai arrangiato il brano che Rita Pavone ha portato al Festival di Sanremo. Ci racconti questa esperienza e ci spieghi nel dettaglio il tuo lavoro di interazione con i musicisti dell’orchestra? 

È stata semplicemente una delle esperienze più belle e gratificanti della mia carriera. La sintesi di 20 anni di lavoro con una filosofia e una visione precisa che ho potuto esprimere al massimo del suo potenziale. Il rapporto coi musicisti è stato fantastico, erano tutti straordinari (ricordiamo in questa sede i chitarristi: Adriano Martino, Ruggero Brunetti, Elvezio Fortunato) e pronti a fare il meglio per noi. In quella situazione il tempo per loro di approfondire ogni singolo brano era davvero poco, ma sono dei professionisti straordinari e (se gli scrivi le note giuste in maniera comprensibile…) il risultato è sin da subito quello che ti aspetti. Non solo, la vera magia è l’interazione che si crea in quello specifico momento, quando senti che l’artista vuole spingere e tutti risuoniamo insieme con la stessa vibrazione e intenzione specifica. Auguro a tutti di vivere una grande prova e al contempo una grande gioia come dirigere colleghi di quello spessore che tengo a ringraziare personalmente uno ad uno!
 
Spostiamoci alla tua attività didattica: ci parli del tuo corso “Extreme Guitar Workout”? 

E’ il primo di una serie di corsi specifici che saranno presenti sulla mia scuola online www.guitarinstitute.it che riguarderanno la chitarra, la teoria, l’arrangiamento e la produzione su misura per noi chitarristi. Extreme guitar Workout è strutturato con una serie di routine tecniche da eseguire con me per “tenersi in forma” chitarristicamente con poco tempo a disposizione. Hanno una durata media di 20 minuti, però garantiscono di non mollare mai la parte muscolare anche in periodi dove dobbiamo lavorare, viaggiare o suonare musica molto semplice per le nostre mani.
La didattica online rappresenta per me il futuro in quanto in questo momento ho pochissimo tempo per tenere lezioni di persona, sono molto impegnato nel mio studio e ho trovato una formula che mi permette di essere sintetico e forse ancora più efficace sotto il profilo divulgativo.
 
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