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Il gusto dei suoni retrò
Il gusto dei suoni retrò
di [user #116] - pubblicato il

Per progredire sulla chitarra è necessario guardare sempre avanti. Ma spesso è dal passato che arrivano suggestioni, stimoli e idee che accendono la voglia di migliorare. Così, in questo nuovo ciclo di lezioni proponiamo fraseggi, studi, piccoli assolo con un accattivante sapore retrò: si spazierà dal Rockabilly al Pop anni'80, passando per il Blues e un pizzico di Jazz.
In cattedra, per questa serie di pillole didattiche Stefano Silenzi, che abbiamo da pochissimo apprezzato live in un set al fulmicotone sul palco di SHG.

Stefano tu insegni molto. Qual è una buona ragione per spronare qualcuno a iniziare a suonare?
Perché suonare ti fa stare bene. E se suoni bene, riesci a fare stare bene anche gli altri.
 
E quand’è che uno suona bene?
Suoni bene quando riesci a mettere insieme tecnica, emotività ed espressività. E dare un equilibrio al tutto. Se riesci a fare una sintesi del genere, stai facendo musica: quello che stai producendo è arte. Non più tecnica, note, esercizi fini a sé stesse.

Il gusto dei suoni retrò
 
Non è sempre facile andare oltre la tecnica. Perché fare le cose giuste, corrette non necessariamente significa suonare bene...
È facile andare oltre la tecnica se metti la tua chitarra al servizio della musica. Allora stai inseguendo e costruendo qualcosa di bello. E, oggi più che mai, ce n’è tanto bisogno…
 
Già, c’è una bella differenza tra vedere la chitarra come uno strumento per fare musica, piuttosto che il fine per il quale si suona…
Esatto. La chitarra ci serve per fare musica. Tant’è che per essere dei buoni musicisti bisognerebbe contemplare tutta una serie ti abitudini da coltivare che non necessitano esclusivamente la pratica della chitarra. Serve ascoltare tantissima musica, spingendosi in una ricerca che ci porti oltre le cose che abbiamo sotto il naso (quelle suggerite dai genitori, dagli insegnanti…) bisogna esplorare: per esempio è ottimo lasciarsi incuriosire dalle musiche dei film, dalle colonne sonore. Poi bisogna fare sport, essere curiosi cercare la bellezza…
 
Cosa intendi?
È una mia visione personale: che tu stia suonando, lavando i piatti, cucinando devi vivere quel momento con intensità. Cercando vi vivere e prendere il meglio che può darti, cercando di renderlo comunque qualcosa di bello, produttivo. E torno al discorso di prima: quando si suona bisognerebbe sempre preoccuparsi di creare, eseguire qualcosa di sensato, piacevole, interessante. Questo ti porta a suonare con un’attitudine e una sensibilità differenti dal cercare semplicemente di eseguire delle cose corrette, tecnicamente precise…che non è fare musica.
 
E in questo processo lo studio come si colloca?
Lo studio deve servire a migliorare: a stare bene perché eseguiamo quello che desideriamo con maggiore efficacia e scioltezza. E siamo agevolati nel fare la musica che ci piace. Ma se invece, lo studio diventa il fine, ci si intestardisce a continuare semplicemente a migliorare senza dare una progettualità a questo processo non va bene. C’è chi studia, studia, studia ed è sempre più cupo e arrabbiato perché non è mai al livello cui ambisce. Ma non va bene. Dovrebbe allentare con lo studio e cercare di godersi e divertirsi di più con quello che ha già tra le mani...

Il gusto dei suoni retrò

Tu cosa stai studiando?
Ci sono ancora molte cose di cui non sono soddisfatto nel mio playing e cerco di migliorare. Ma a 40 anni, con il lavoro, un sacco di impegni ho cambiato approccio perchè non posso pensare di starmene ore e ore ad esercitarmi: non posso permetterlo. Allora inizio un nuovo percorso, dove lavori sul fare sempre meno cose ma sempre meglio...ed è un percorso che dura anni!
 
Di cosa parleranno queste lezioni?
Ho creato una raccolta di contenuti ben precisi per aiutare il classico chitarrista blues pentatonico a misurarsi con qualche elemento più complesso: ho cercato di privilegiare delle sonorità più retrò per permettere di esplorare questi nuovi elementi armonici senza allontanarsi da un contesto stilistico blues, rock.  Ci si misurerà con arpeggi, cromatismi, accordi diminuiti…tutta una serie di elementi che strizzano l’occhio al jazz ma che possono essere integrati in un fraseggio rock, pop, blues. 
 
Insomma: basta con questa pentatonica…
Ma no, va benissimo. Solo che di note ne abbiamo dodici: perché limitarsi solo a quelle benedette cinque!

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