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Vuoi fare l’influencer? Spiacente: YouTube non paga
Vuoi fare l’influencer? Spiacente: YouTube non paga
di [user #17844] - pubblicato il

Suonare e guadagnare su YouTube è possibile, ma non grazie a YouTube. Ecco le vere cifre del social video più seguito al mondo.
La digitalizzazione imposta dalla Pandemia ha spinto molti musicisti a trovare nuovi sbocchi lavorativi. YouTube trabocca di intrattenitori e divulgatori che, davanti a una telecamera, sembrano aver trovato la loro dimensione ideale, ma nella sfavillante vita dello youtuber ci sono luci e ombre.
Questo articolo è dedicato a diversi amici che mi hanno parlato dei loro progetti su YouTube, confidandomi il sogno di riuscire a fare della monetizzazione dei video una fonte forse piccola, ma stabile di guadagno per finanziare la loro passione per la musica.

La monetizzazione
YouTube consente di “monetizzare” i video, cioè guadagnare soldi reali dalle visualizzazioni che i propri lavori ottengono. I proventi rappresentano una “fetta” sulle inserzioni mostrate nel corso del video e sono proporzionati a parametri quali il tipo di pubblicità, la quantità di visualizzazioni, la qualità delle stesse e il costo degli spot che vengono mostrati: esattamente come accade in una sponsorizzazione su Facebook o Instagram, il rendimento (cioè il costo per impression) può variare, e su YouTube questo si riflette sulla percentuale data allo youtuber.
Per questo non è possibile effettuare una stima precisa dei guadagni che otterrai con i tuoi video, ma si calcola che, in media, il guadagno per mille visualizzazioni equivale a 50 centesimi di dollaro.
Viene naturale chiedersi a quanto pubblico si può puntare, perché la cifra acquisti consistenza.

Vuoi fare l’influencer? Spiacente: YouTube non paga

I numeri di YouTube
I musicisti, soprattutto quelli italiani, sono relativamente nuovi all’adozione di YouTube come mezzo lavorativo. Esistono però altri ambiti in cui gli influencer hanno raggiunto cifre imponenti.

FavijTV è stato per lungo tempo in vetta ai canali YouTube gestiti da un italiano. Il gamer conta oggi 6,11 milioni di iscritti.
In tempi recenti, si è visto scalzare dal bassista Davie504, con 9,13 milioni di iscritti. Quello di Davide è un esempio che merita un approfondimento: è un musicista, ma piace anche al pubblico generalista, è italiano, ma è accessibile anche a un’audience internazionale.
I suoi contenuti mettono il basso elettrico al centro, ma sempre con un piglio da intrattenitore, capace di tenere incollati allo schermo anche i profani. I video sono inoltre tutti in lingua inglese, permettendo all’autore di attingere da un’audience potenziale molto più ampia.
Sebbene YouTube oggi offra molti tool per abbattere l’ostacolo linguistico, come i sottotitoli, è facile immaginare che un contenuto in una lingua diffusa come l’inglese abbia un appeal superiore sul piano internazionale.

Sei generalista o settoriale?
Certi risultati lascerebbero immaginare un mercato virtualmente illimitato, eppure bisogna considerare i limiti del proprio settore.
Favij si rivolge al pubblico sterminato dei videogame, Davie parla ai musicisti, ma anche a chiunque sia anche lontanamente appassionato alla musica, e non ci si può aspettare che un contenuto rivolto a una precisa nicchia smuova lo stesso interesse di un prodotto pensato per tutti.
Qui tiriamo in ballo gli SlimDogs, casa di produzione video particolarmente attiva nell’intrattenimento su YouTube che conta 168mila iscritti.
Sul loro canale è possibile notare diversi filoni, ma possiamo concentrarci su due classi principali: i video destinati al pubblico generalista e quelli per gli addetti ai lavori.
Tra i primi troviamo approfondimenti su trame di film e serie tv, effetti speciali e retroscena. Nella seconda categoria raggruppiamo i test di prodotti. È facile notare come i primi surclassino in visualizzazioni i secondi.
Per quanto il loro piglio sia divertente e sempre interessante, è comprensibile che la recensione di uno stabilizzatore motorizzato per videocamere (Ronin RS2, a oggi 54mila visite) non possa attrarre lo stesso pubblico di un approfondimento su Spider-Man (240mila visualizzazioni).

Vuoi fare l’influencer? Spiacente: YouTube non paga

I numeri della musica
Come ogni altro settore, anche quello dello strumento musicale ha un tetto oltre il quale per un aspirante influencer è impossibile raccogliere pubblico. Non esistono liste affidabili per le quali avere un’idea di quanti musicisti ci siano oggi in Italia e quanti di questi siano attivi su internet, ma le cifre dei grandi marchi possono offrire un riferimento di massima.
Il canale GibsonTV, con i suoi 337 video, conta 257mila iscritti in tutto il mondo. Fender sfora il milione di follower con quasi 4500 video pubblicati e Ibanez ne tocca 117mila per 424 video.
Restando sull’internazionale, può essere utile adocchiare anche alcuni canali d’informazione e intrattenimento. Knobs, famoso per i suoi video sugli effetti, conta 136mila iscritti guadagnati nel corso di sette anni, mentre That Pedal Show ha acquisito 266mila iscritti in sei anni di attività.
È evidente come i numeri non siano paragonabili a quelli di uno youtuber di medio livello che si muove in territori più affollati come il gaming o temi generalisti.



In proporzione
Le visualizzazioni a cui un canale può puntare in modo organico - cioè senza sponsorizzare i propri video o acquistare follower - variano in base a molteplici fattori, ma in molti esempi è possibile notare dei meccanismi simili.
Per semplificare al massimo, si può rapportare il rendimento tipico dei video prodotti da un canale alla quantità dei suoi iscritti, considerando un picco di visualizzazioni iniziale che si assesta nel giro di una settimana dalla pubblicazione sempre su cifre simili.
In questa fase eseguiamo una stima su circa il primo mese di attività per ogni video, non prendiamo in considerazione la media aritmetica delle visualizzazioni totali di ogni canale per non sfalsare il risultato con numeri relativi ai video più datati.

I 6,11 milioni di iscritti di FavijTV fruttano una media di 200mila visualizzazioni per video, cioè poco più del 3%.
Per Davie504, 9,13 milioni di iscritti fanno sì che i video raggiungano spesso il milione di visualizzazioni, cioè l’11% della sua audience.
È evidente che un’oscillazione va preventivata a seconda del mezzo di diffusione, del tipo di pubblico, delle sue abitudini e di numerose altre varianti, ma la traccia è chiara.

Tornando al settore dello strumento musicale, That Pedal Show con i suoi 266mila iscritti segnala una media di 30mila visualizzazioni per video, ancora una volta l’11% dei follower complessivi.
I 136mila iscritti al canale Knobs regalano un andamento alquanto altalenante, con una media a grandi linee attestabile intorno alle 20mila visualizzazioni nel breve periodo, che corrisponde a un buon 14% del totale.

Vuoi fare l’influencer? Spiacente: YouTube non paga

Anomalie
Le osservazioni espresse in questo articolo non seguono una scienza esatta e i numeri possono oscillare per molteplici ragioni. La più immediata è una fortuita serie di fattori che fa schizzare un contenuto al di sopra della media.
È il caso di That Pedal Show che, sulla sua media di 30mila visualizzazioni per video, di tanto in tanto fa jackpot con temi caldi come “Pickup costosi su una chitarra economica - ne vale la pena?”, che ha toccato quota 140mila visualizzazioni in due settimane.
La viralità di un contenuto può essere in parte veicolata, ma non programmata. Il solo modo di garantire matematicamente cifre più alte è sponsorizzare i contenuti.

La sponsorizzazione
Prendiamo a esempio GibsonTV, il canale ufficiale di Gibson che rappresenta un elemento centrale nella politica di rilancio del marchio, con ingenti investimenti in termini di produzione e promozione dei contenuti.
Con i suoi 255mila iscritti, il canale produce video che viaggiano dalle poche migliaia alle quasi 800mila visualizzazioni raccolte dallo spot per introdurre la Les Paul Custom 1979 di Adam Jones, di cui 300mila view nei primi sette giorni dalla messa online.
Una sponsorizzazione del video è evidente, anche considerato il rapporto sbilanciato tra view e reazioni: il video conta “solo” 22mila tra like e dislike.

Non serve specificare che sponsorizzare un video è una spesa giusta quando si intende promuovere il proprio prodotto, ma le visualizzazioni ottenute non porteranno alcun guadagno all’autore.

Andamento organico
In linea di massima, ogni video pubblicato su YouTube avrà organicamente un boost iniziale, poi si stabilizzerà dopo alcuni giorni. La curva si appiattirà meno se il tema è uno di quelli che tirano anche a lungo termine, ma il suo destino è di passare inevitabilmente in secondo piano. Per questo è importante che un creatore di contenuti resti sempre attivo, costante con un output di qualità e nel curare i rapporti con la propria audience.

Potete controllare voi stessi le cifre e l’andamento di qualsiasi video su YouTube utilizzando estensioni per browser come VidIQ. Imparare a padroneggiare certe dinamiche e a leggere i numeri che producono aiuta a venire a capo di alcune incongruenze in cui si può incappare.

Insomma, si guadagna?
Abbiamo visto che, di solito, la vita di un video rallenta la sua corsa nel giro di alcune settimane ed è destinato a produrre circa l’11% del traffico rispetto agli iscritti al canale, con le dovute oscillazioni.
A voi i calcoli degli iscritti necessari a garantirvi un introito decoroso. Oppure, potete fidarvi della parola e degli screen mostrati da alcuni youtuber che hanno scelto di rendere pubblici i propri bilanci.



Note stonate
Di tanto in tanto, si incappa in vere mosche bianche, canali che raggiungono traguardi importanti in pochissimo tempo di attività e vantano visualizzazioni ben al di sopra della media, per quelli che sono i loro follower abituali.
Non è possibile dare una spiegazione certa a questo fenomeno. Come abbiamo visto, un contenuto ben strutturato, pubblicato al momento giusto e completato in maniera adeguata (titolo corretto, tag efficaci…) può ottenere risultati stupefacenti, ma abbiamo altrettanto accertato che la viralità non può essere programmatica.
Supponendo che l’11% dei follower guardino regolarmente i nuovi contenuti di uno youtuber, possiamo ammettere una piccola oscillazione generata da una buona indicizzazione e diffusione del video. Però, se le visualizzazioni in breve tempo surclassano addirittura il numero degli iscritti al canale e lo fanno regolarmente, vorrebbe dire che un consistente numero di persone apre ogni giorno YouTube alla ricerca compulsiva di nuovi video provenienti da quell’autore per guardarli all’istante, ma senza mai iscriversi al suo canale né guardare i video più vecchi. Converrete che è un’ipotesi improbabile ed è un pubblico su cui non si può contare per i propri introiti.
Si intensifica quindi il sospetto che, dietro quelle cifre, ci siano delle manovre poco lecite.

Acquistare visualizzazioni
Si può fare. Abbiamo già parlato delle cosiddette agenzie che vendono pacchetti di follower e visualizzazioni “vere”. Comprarne vivacizza senza dubbio un canale YouTube e regala una piccola spinta organica in quanto il sito interpreterà le molte visualizzazioni come un buon interesse da parte del pubblico verso quei contenuti, e li proporrà più spesso ad altri spettatori. La capacità di YouTube di mostrare il video agli spettatori giusti, sulla base del feedback fornito da pacchetti di spettatori farlocchi, resta tutta da dimostrare.
Ciò detto, ancora una volta, quante visualizzazioni reali occorre collezionare per coprire e giustificare l’acquisto di altre visualizzazioni presso le suddette agenzie con cui alimentare il giochetto?
È presto spiegato.

Perché lo fanno?
Perché i soldi arrivano da fuori. Un elemento centrale nel mestiere di youtuber, qualunque sia l’ambito in cui si muove, è la collaborazione con sponsor esterni.
Un gamer potrà stringere collaborazioni con la software house che gli fornisce il videogame, usare un mouse di una precisa marca, un paio di cuffie gentilmente fornite da un dato costruttore. Quando i suoi numeri si fanno davvero importanti, potrà mirare anche a sponsor extrasettore come capita a youtuber generalisti del calibro di Barbascura X, spesso supportato da NordVPN.

In casi come questi, dare un boost di esposizione mediante un’inserzione può far parte dell’accordo tra lo youtuber e il suo sponsor.
È invece meno corretto, da parte dello youtuber, acquistare pacchetti di view e follower per risultare più appetibile agli sponsor. La pratica non paga mai, anche perché presto gli sponsor noteranno la scarsa resa dell’investimento e il canale YouTube diventerà sempre meno appetibile.

Ma YouTube lo sa?
YouTube, come anche altre piattaforme quali Instagram e Facebook, chiede ai creatori di contenuti di specificare l’esistenza di sponsor commerciali durante l’upload del video. Non tutti lo fanno e YouTube non applica particolare pressione a riguardo, in una sorta di tacito accordo in cui si suggerisce allo youtuber di sfoggiare almeno un certo…

Equilibrio
Una volta compreso l’impegno necessario per coltivare un canale di successo e padroneggiato il meccanismo degli sponsor, il consiglio più prezioso che si può dare è conservare sobrietà ed equilibrio nei propri video.
Essere entusiasti di uno strumento gentilmente offerto da uno sponsor è lecito, farà felice il partner commerciale, ma è una pratica scorretta nei confronti del proprio pubblico. Alla lunga, le conseguenze si faranno sentire.
Uno youtuber che tesse le lodi di qualsiasi prodotto abbia tra le mani perderà presto credibilità sia da parte del proprio pubblico sia agli occhi dei potenziali sponsor.
Non è facile trovare la quadra, perché un partner potrebbe non apprezzare un video in cui si evidenziano i difetti del suo prodotto e potrebbe decidere di non rinnovare la collaborazione. E abbiamo già visto come la sola monetizzazione di YouTube non renda un canale autosufficiente.
In questo diventa molto più chiara la scelta di alcuni youtuber di stringere collaborazioni con sponsor non legati direttamente al tema trattato nel video. Un fotografo che spiega le basi della composizione dal suo laptop sponsorizzato HP sarà certamente più trasparente di un fotografo che racconta quanto è bella la Leica fornitagli dal negoziante di turno.

Imparare dai colleghi
In Italia, in ambito musicale e non, abbiamo sotto gli occhi molti bravi youtuber, ma anche pessimi esempi di trasparenza.
Analizzare i loro contenuti e i loro numeri in modo critico è un ottimo esercizio per comprendere cosa funziona meglio, quanto è fidelizzato in media il pubblico e a quale curva di crescita si può mirare con un canale proprio.
Come punto di partenza, potreste scegliere proprio il canale di AccordoTV, che ha la garanzia di non essere mai ricorso a sponsorizzazioni illecite e di non aver mai acquistato like o seguaci, né su YouTube né sugli altri profili social di Accordo.it.
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