CHITARRA DIDATTICA ONSTAGE RECnMIX RITMI NEWS
Gibson L-5 1949 - cinquant'anni portati con leggerezza
di [user #31] - pubblicato il

Immagino che i puristi del vintage aggrotteranno la fronte alla vista delle foto di questa archtop. La causa di tale reazione è costituita dagli interventi che essa ha subito, e in particolare, da un upgrade chiamato PAF. Peraltro questa chitarra presenta alcune curiose caratteristiche che costituiscono la testimonianza del periodo che Gibson e le altre manifatture americane hanno attraversato negli anni in cui gli USA furono impegnati nella seconda guerra mondiale, con una coda che ha interessato anche gli anni immediatamente successivi. Questo per quanto riguarda l’oggettività delle cose.

Viceversa, se entriamo in un campo più emozionale, questa è una chitarra che ha un fascino tutto suo, fatto di profumi e di segni che i tanti anni da lei trascorsi on the road le hanno lasciato. Quando ne sono venuto in possesso, agli amici che me ne chiedevano notizia ero solito dire che, se la mia Buscarino Monarch è paragonabile a un’elegante signora bionda in abito da sera, questa L-5 è come la matrona del bordello del porto, che tante avventure ha vissuto e tante storie ha da raccontare.

Parlare di Gibson è come parlare della storia della chitarra moderna, e parlare di L-5 è parlare “della” chitarra archtop, la chitarra del jazz. La L-5, come ebbi modo di scrivere in un precedente articolo, diede l’avvio a quel processo che, a partire dalla metà degli anni ’20, portò la chitarra a scalzare il banjo dalle big band quale strumento ritmico-armonico, per poi assurgere, grazie all’introduzione del pickup magnetico e dell’amplificazione, e con le mani di quel grande che fu Charlie Christian, a strumento di piena dignità anche dal punto di vista solistico.

Questa Gibson data 1949, come dimostra innanzitutto il numero di serie iscritto nel cartiglio ovale visibile sbirciando dalla “effe” dei bassi: A-3995 è il numero, che si colloca nella serie con quell’affisso “A” adottato nel 1947. Da quel che è dato a sapere il primo numero usato nel 1949 fu il 2666 e l’ultimo il 4413. All’epoca il numero di serie non veniva impresso nei legni (es. dietro la paletta), come avvenne invece in seguito. Il cartiglio mostra un’altra particolarità: all’indicazione del modello L-5, apposta con un timbro a inchiostro, è stata fatta seguire, con iscrizione a biro, la lettera “- C”. Quest’iscrizione, che proprio perché apposta a biro dimostra la sua infrequenza, sta a indicare che la chitarra è cutaway, cioè con spalla mancante (caratteristica comparsa sulle L-5 dal 1939 con la serie L-5 Premier, con la “P” che diventa “C” a partire dal 1948). Oggi può stupire il fatto che la normalità in quegli anni fosse la chitarra “intera”, specie per la L-5 che sembra nata con la spalla mancante, tanto è armoniosa nella forma e ben proporzionata, ma così non era. Il successo via via crescente fece si che la “C” scalzò la versione intera dalla produzione, che cessò infatti nel 1958.

Ma com’era la L-5 prima di quella qui mostrata e di quelle del periodo immediatamente precedente la seconda guerra mondiale? E quelle più moderne, diciamo da metà ’50 in poi? Erano poi così diverse? Vale la pena allora descrivere questa ’49 fornendo contemporaneamente qualche riferimento in parallelo, in modo che si possano ancor di più apprezzare le sue peculiari caratteristiche.

Partiamo dalla cassa: questa è di misura classica, ovvero di 17 pollici, misura intermedia adottata nel 1929 e considerata tutt’oggi ottimale. In origine la L-5 era più piccola, misurando 16” (come la 175 per intenderci). Il piano armonico in abete è scavato da pieno (hand carved) e ottimizzato da mani sapienti. Si presenta a venature regolari, non troppo fitte, ed è di spessore ridotto. Credo che quest’ultima caratteristica sia tipica degli strumenti nati acustici, cioè senza pick-up. Tale caratteristica conferisce alla chitarra una notevole leggerezza, ben lontana dalla presenza fisica di quelle più moderne. Sicuramente il piano armonico è stato ispessito, dagli anni ’50 in poi, al fine di reggere meglio le forature necessarie al montaggio dei due pick-up e dei relativi controlli, e anche per meglio resistere ai problemi di feedback sempre più presenti con l’aumento dei volumi di amplificazione. Un piano armonico di questo tipo fa sì che mal sopporti set di corde di scalatura sostenuta: al di sopra dello 011” – 052” questa chitarra tende a spegnersi, a perdere armonici e sustain. Il legno di fasce e fondo è sì mosso in modo parsimonioso, senza mostrare quelle evidenti fiammature che capita di vedere sugli strumenti di pregio. E’ comunque risaputo che i legni utilizzati da Gibson nelle versioni in tinta fossero di minor qualità estetica rispetto alle chitarre in finitura natural, per le quali veniva applicato un sovrapprezzo. Per quanto riguarda la catenatura, la L-5 nacque con l’impostazione parallela (in realtà si tratta di una “A” senza trattino), poi abbandonata per la nota X e reintrodotta a partire dai primi anni ’40.

L’attaccacorde, dorato e inciso, mostra un foro centrale nella sua parte bassa: si tratta del Varitone, un congegno a leva che permette di variare l’angolazione delle corde rispetto al ponte e, così facendo, permettere la regolazione della pressione che le corde esercitano sulla tavola armonica. Tale foro consente appunto di agire sulla vite di spinta del leveraggio. Il Varitone venne dismesso a partire dal 1954, e sparì contemporaneamente il foro.

Sbirciando dalla buca a effe dal lato dei bassi si vede l’etichetta di forma ovale: questa è di carta bianca, colore adottato nel periodo compreso tra il 1947 e il 1954. Del pickup parlerò dopo, ma va subito detto che nel 1949 quel tipo di pickup doveva ancora essere inventato (il PAF è dell’autunno del 1957).

Il ponte è in palissandro, regolabile solo in altezza, e venne in seguito sostituito dal Tune-o-matic che, in versione ibrida, cioè non montato direttamente sulla cassa ma su un piede in ebano che funge da interfaccia con il piano arcuato, divenne lo standard dalla fine anni ’50 in poi. C’è da notare che Gibson perseguiva la compensazione dell’intonazione con una forma della parte superiore del ponte a scalini. Tale soluzione non era peraltro condivisa da tutti i costruttori: per esempio John D’Angelico utilizzava la versione rettilinea, inclinata rispetto alla direttrice delle corde, come si vede in queste immagini. Questo ponte è quindi atipico per Gibson, ma la qualità e l’apparente stagionatura del legno di cui è fatto, accompagnate con un paio di altre singolarità che vedremo, non mi consente di escluderne del tutto l’originalità.

Questo argomento si collega alle caratteristiche di manico e tastiera. Quest’ultima è in palissandro, legno del tutto singolare per la L-5. Nel periodo seguente il secondo conflitto mondiale, e precisamente tra il 1947 e il 1949, Gibson dovette fronteggiare un periodo di scarsità di approvvigionamento di legname esotico pregiato, ripiegando così sui materiali disponibili. In quegli anni vennero anche prodotti esemplari di L-5 con scalatura ridotta (24” e ¾) rispetto allo standard di 25” e ½, standard al quale questa chitarra è conforme. Ultima particolarità è costituita dal manico costruito in un sol pezzo di acero: la regola sulle L5 è l’assemblato di due o tre pezzi. Le dimensioni e la forma, le proporzioni non esasperate, conferiscono una comodità d’utilizzo decisamente al di sopra della media.

Infine la paletta: questa mostra con evidenza un'angolatura più pronunciata (fino a -20°) rispetto alle L-5 successive al 1965, anno dal quale l’angolazione fu ridotta a -14°. Inoltre la paletta si assottiglia visibilmente verso l’estremità, caratteristica che Gibson ha abbandonato da metà anni ’50 a favore di un design a piani paralleli.

La finitura anteriore della paletta presenta la classica copertura del tendimanico a forma di campana e il canonico intarsio in madreperla raffigurante un vaso di lys. Il logo Gibson è già nella versione modernizzata introdotta nel 1947, che ha sostituito quello in corsivo ed è caratterizzato dalla coda sulla G, il punto dell “i” connesso con la G, la “b” e la “o” aperte, e il legame che unisce in basso la “on”.

Assolutamente non originali, sebbene ormai molto “vissute”,  sono le meccaniche Grover che andarono a sostituire le originali Kluson in plastica simil-madreperla, dalla caratteristica forma a tulipano.

La sostituzione delle meccaniche non con le originali, ma con altro tipo, ci porta a soffermarci sulla più evidente profanazione: il pickup. Ebbene, chi ha posseduto in origine questa chitarra, che considerandone lo stato di usura generale doveva essere un professionista, non ha avuto troppe remore a sostituire il pickup sospeso del quale la parte terminale del manico conserva traccia (probabilmente il De Armond tanto in voga in quegli anni tra i jazzisti) con uno montato on board. Quello che si vede è uno dei mitici PAF delle origini, così come di quegli anni sono potenziometri. Il pensiero corre subito al grandissimo Wes Montgomery che ebbe due L-5 a un solo pickup costruitegli appositamente da Gibson (caratterizzate anche da un intarsio protettivo in madreperla, uno a forma di cuore e uno a forma di diamante, posto nella zona dove egli era solito appoggiare le dita della mano destra). A differenza di quelle, su questa chitarra i due potenziometri sono collocati tra la buca a effe e il bordo, soluzione che, sebbene per il loro utilizzo richieda un maggior spostamento della mano, preserva maggiormente l’acusticità del piano armonico, evitando di forare e appesantire ulteriormente la zona vibrante prossima al ponte.

Il suono di questa chitarra si caratterizza per un timbro unplugged piuttosto vivace, con un buon volume e sustain, non troppo pieno, riconducibile a quello di una flat top alla quale si sostituisce la brillantezza con un velo di morbidezza. Si presta così piuttosto bene a un compito di accompagnamento in strumming leggero o in arpeggio. Su questa base timbrica il lavoro del pickup propone un attacco morbido, con un timbro caldo e bilanciato, con parecchio alone armonico, negando però la possibilità di produrre accordi percussivi, quasi pianistici. Per dare un’idea del suono posso indicare la prima incisione di Wes Montgomery (WM Trio, ed. Verve), e di quella in particolare i brani "‘Round midnight" e "Whisper not", nonostante Wes pare suonasse con scalature particolarmente sostenute.

Qualche considerazione conclusiva. Per anni sono stato piuttosto distaccato dalla produzione Gibson, per la quale non ho mai avuto una grande attrazione. L’acquisto di questa L-5 è stato il modo per scacciare il pentimento causatomi dalla vendita di una bella Guild Artist Award. Decisi così che fosse giunto il momento di provare ad approcciarmi alla L-5 o alla Super 400. In quell’occasione mi trovai al bivio tra l’immacolata originalità di strumenti più recenti, diciamo anni ‘70/’80, e il suono di questa ’49 profanata. La mia scelta è sotto i vostri occhi.

La vicenda mi spinge a proporre la lettura di una bella lettera scritta da George Gruhn (tutt’ora rinvenibile sul suo sito, sezione newletters con il titolo “Collectors vs. musicians”, a data 28/09/2006) circa il diverso modo di vivere il rapporto con lo strumento tra l’amatore (o collezionista) e il professionista. Accade che quest’ultimo sovente veda nella chitarra esclusivamente un attrezzo necessario a tirar fuori di che vivere, e in quanto tale propenso a far apportare senza remore quelle modifiche e interventi tecnici, anche molto invasivi, ritenuti necessari.

Infine, segnalo a quanti volessero approfondire le proprie conoscenze sulla L-5 un buon libro a essa dedicato da Adrian Ingram, in lingua inglese, facilmente acquistabile in rete.

Dopo tanti anni trascorsi su chissà quanti e quali palchi d’oltreoceano, questa chitarra ha modo di riposare in ambiente confortevole e raccontare le più tranquille storie che io le so chiedere.

chitarre semiacustiche gibson l5
Link utili
Evoluzione storica della chitarra
Nascondi commenti     28
Loggati per commentare

Articolo, come sempre, molto bello. Grazie
di Mr_Pone utente non più registrato
commento del 24/02/2011 ore 08:2
Articolo, come sempre, molto bello. Grazie
Rispondi
complimenti per la scelta! anche se ...
di fabiojay [user #20826]
commento del 24/02/2011 ore 09:0
complimenti per la scelta! anche se "profanata" è sempre una chitarra straordinaria... e poi un paf originale non ha eguali!!!
Rispondi
Non sono d'accordo sul Pickup originale!
di FBASS [user #22255]
commento del 24/02/2011 ore 09:2
Ciao da FBASS, da estimatore di questo modello ( ma posseggo tre chitarre Gibson, una SG con Bigsby del 1973, una ES 335 Studio 1989 ed una Les Paul Special con P 100 Limed Moganoy più un Basso Grabber 3 color natural del 1978 ), ti posso assicurare che queste chitarre, come pure le ES 175 dell'epoca, più ecnomiche con l'uso di laminato piegato a caldo, ma praticamente identiche nella forma, montavano le Kluson a Tulipano in plastica verdastre, con un solo ring, e come pickup avevano il Charlie Christian, cioè quello montato per prima, nel 1940, su una chitarra da Jazz, la ES 150, che era la chitarra dello stesso C.C ( vedi se si può risalire alla presenza dei tre fori caratteristici sul top anteriore, tra il ponte ed il pickup stesso, i Dearmond erano usati dalla Gretsch sua concorrente e poi dalla Rickenbacker ). Franco 50.
Rispondi
Re: Non sono d'accordo sul Pickup originale!
di Giovanni Ghiazza [user #31]
commento del 24/02/2011 ore 09:4
Non ho ben compreso: io non ho scritto che questa chitarra è nata col PAF montato, né che il PAF sia il primo p.u. montato da Gibson sulle archtop. Ho scritto che il PAF probabilmente è stato montato successivamente, fine '50, quando questa chitarra aveva una decina d'anni ed aveva già visto su di sé un floating. Secondo me il cambio fu fatto perché ad un certo punto si è affacciato sulla scena un tal Wes Montgomery ...
Rispondi
Re: Non sono d'accordo sul Pickup originale!
di stefano53 [user #26833]
commento del 24/02/2011 ore 11:1
Probabilmente si tratta di un PAF '57-'59,che aveva sostituito il Charlie Christian originale.La scelta era frequente all'epoca,i nuovi Humbuckers furono giustamente apprezzati per volume,timbro e silenziosità anche dai jazzisti.Complimenti sinceri per lo strumento.Oltretutto è un ottimo investimento.Solo il pickup vale quanto una Gibson nuova!
Rispondi
Re: Non sono d'accordo sul Pickup originale!
di FBASS [user #22255]
commento del 24/02/2011 ore 17:5
Non hai ben compreso, io non ho detto che tu hai affermato che questa chitarra è nata con il PAF, tant'è vero che il PAF è stato realizzato sul finire degli anni 50th, prima le Les Paul e le Arch-Top Gibson montavano il P 90 o tuatt'al più l'Alnico 5, vedi Les Paul Coustom 1954 Black Beauty, al manico, ma sull'affermazione del pickup originale come Dearmond ( sono abbastanza esperto in materia e faccio riparazioni elettroniche dal 1966, chitarre comprese e mi documento, il primo de Armond fu montato sulle Gretsch, ho tutte le foto d'epoca sia Gibson, che Fender e Gretsh ed anche i cataloghi, nonchè un discreto collezionista e vecchio Ingegnere bassista) , ciao da Franco.PS) comunque è una bellissima chitarra, complimenti, io ne ho avuta per le mani una Swichtmaster a tre PAF del 1961, con 6 manopole e cambio tipo strato a 4 posizioni
Rispondi
Re: Non sono d'accordo sul Pickup originale!
di Giovanni Ghiazza [user #31]
commento del 24/02/2011 ore 19:2
Adesso ho capito, scusa. Il DeArmond (ribattezzato anche "Rythm Chief") fu un "outboard" molto in voga in quegli anni, proprio perché consentiva di amplificare strumenti acustici senza operare scassi ed essendo pertanto una soluzione reversibile. Infatti la sua presenza si rinviene normalmente osservando eventuali fori stuccati nella parte del manico che sovrasta il piano armonico. Tutt'ora è un pickup utilizzato: vedi la Elferink che compare nel mio precedente articolo linkato all'inizio del presente.
Rispondi
Bell'articolo, interessante e ...
di 77casual [user #25849]
commento del 24/02/2011 ore 09:2
Complimenti! Bell'articolo, interessante, dettagliato e scorrevole, ma sopratutto, complimenti per la Signora, elegante...con un fascino tutto suo, nonostante le modifiche.
Rispondi
una goduria per gli occhi!
di accademico [user #19611]
commento del 24/02/2011 ore 09:3
caro giovanni, grazie per condividere con noi questa meraviglia, un sunbrust strepitoso e uno strumento veramente unico. Per quanto riguarda il Paf, oltre al fatto che preferisco i p.u. embossed, direi che concordo pienamente con Gruhn (l'hai presa da lui?) e le scelte del chitarrista professionista contro quelle del collezionista. Del resto la storia gli dà ragione la L5 di oggi ha il Paf. E poi tu avevi la soluzione alternativa sulla Buscarino, hai fatto benissimo, questa ha un fascino (almeno estetico) che non trovo in quelle di oggi. Complimenti, ed ora, fuori il pollicione e vai di ottave!
Rispondi
Re: una goduria per gli occhi!
di Giovanni Ghiazza [user #31]
commento del 24/02/2011 ore 09:5
No, non arriva da Gruhn, ma l'ho presa qui in Italia, dove è arrivata dal Canada tramite P.Paolo Adda. Almeno così mi è stato raccontato. Per quel che riguarda il pollicione ... da piccolo me lo lussai malamente ed ora al massimo sta dritto, altro che girato all'indietro come Wes! Però, considerando che Wes aveva il problema di schiarire il suono, che lui riteneva troppo opaco proprio per l'uso del pollice, da cui il montare ponti in metallo e girare il pickup al contrario, io, esclusivamente come timbro, mi ci avvicino. Musicalmente so che molti hanno tentato di imitare Wes (Metheny, Russell Malone, ecc.) ma poi hanno lasciato perdere: come lui non ce ne saranno più. E se ben ce ne fosse un altro, sarebbe un duplicato dell'unico e vero originale grandissimo Wes.
Rispondi
Che poi gli anni sono sessanta ... sorry!
di Giovanni Ghiazza [user #31]
commento del 24/02/2011 ore 09:5
Che poi gli anni sono sessanta ... sorry!
Rispondi
Beh ! c'è poco da commentare Giovanni ... ...
di Kata_ts [user #2290]
commento del 24/02/2011 ore 10:4
Beh ! c'è poco da commentare Giovanni ... solo da farti i complimenti per aver saputo mantere in OTTIMO stato questo "pezzo di storia" della chitarra. SaluToneS
Rispondi
strumento meraviglioso.. e articolo ...
di yasodanandana [user #699]
commento del 24/02/2011 ore 11:2
strumento meraviglioso.. e articolo bellissimo! (o viceversa)
Rispondi
Ottimo
di karras [user #18282]
commento del 24/02/2011 ore 12:4
Tutto fantastico oserei dire.Articolo interessante e piacevole e chitarra mozzafiato,complimenti.Certo che se ci fosse in allegato un video per ascoltare la voce di codesta ''matrona'' sarebbe davvero il massimo ;) . Mi spiegheresti perchè corde con scalatura 'importante' fanno perdere armonici e sustain allo strumento?Ho sempre pensato che in quegli anni si utilizzassero corde molto grosse e che l'uso di scalature minori fosse nato con il blues elettrico ed il r'n'r.. Piccolo OT: Per quanto riguarda le modifiche alla chitarra,credo che ormai sia diventato davvero un annoso e fastidioso problema:se si vuole prendere uno strumento nell'ottica dell'investimento (o lo si vuole mantenere in tale ottica),purtroppo si deve rinunciare a qualsiasi modifica,oppure accettare una perdita di valore consistente;questo non perchè tutti i potenziali acquirenti sono collezionisti ma semplicemente per il fatto che ormai quasi tutti si comportano e ragionano come tali(od adottano senza cognizione di causa quei principi),ergo menate sulle viti originali o sulla custodia (che,si sa,cambiano notevolmente il suono della chitarra..).Da qualche tempo ho iniziato a maturare l'idea che questo trend stia rovinando,sotto certi aspetti,il mondo degli strumenti a corda,snaturandone la funzione primaria (ovvero suonare,magari bene) e focalizzando l'attenzione su dettagli secondari (ovvero l'immagine,o come mi disse un tipo una volta: ''se compro una chitarra vintage devo avere anche la custodia originale perchè entrando in un locale a suonare fa scena'').Buon Jazz'n'roll :)) Alberto
Rispondi
Re: Ottimo
di Giovanni Ghiazza [user #31]
commento del 24/02/2011 ore 15:4
Abbi pazienza, ma ho limiti tecnologici: più che un riferimento a quei brani non mi posso permettere. Per quanto riguarda la scalatura non ti so dire con precisione. E' mio convincimento che un piano armonico così sottile e, forse, la minor elasticità che oltre mezzo secolo di stagionatura ha conferito ai legni fanno sì che sopra quella scalatura la chitarra "perde". Almeno a mio gusto. Tra le archtop che ho utilizzato quelle che lavoravano meglio con corde grosse erano proprio quelle con tavola piuttosto spessa. Secondo me c'è un equilibrio tra la pressione e la resistenza/curvatura/catenatura/materiale del piano armonico. Condivido l'OT.
Rispondi
Che invidia!
di strimp [user #13472]
commento del 24/02/2011 ore 14:1
Ogni tuo strumento è poesia pura. Grazie per l'ottimo articolo e complimenti per l'acquisto. Gabriele p.s. (off topic) un po' di tempo fa annunciasti un articolo sull'Acoustic Image: è in cantiere?
Rispondi
Re: Che invidia!
di Giovanni Ghiazza [user #31]
commento del 24/02/2011 ore 15:4
Non ricordo di aver fatto promesse circa l'A.I., ma ci sta. Può essere un'idea interessante. Stay tuned ...
Rispondi
Ce n'è bisogno!
di perrynason [user #17170]
commento del 24/02/2011 ore 16:2
Questo è un grande articolo perché racconta una bella storia. E una bella storia interessa tutti. Non mi appassionano le chitarre elettriche e di solito non mi attirano i testi specialistici che sciorinano solo anni di produzione, numeri di serie e altri dettagli. Questo bellissimo articolo soddisfa anche quel tipo di interessi, ma al di là delle ghiotte informazioni per gli appassionati, parla ai musicisti e alla loro sensibilità. Spero lo lascino in homepage per molto tempo, come esempio di articolo perfetto per un sito come questo. Ce n'è bisogno!
Rispondi
Toglie il fiato
di gianninord [user #16466]
commento del 24/02/2011 ore 18:1
Quando ho visto la foto di questa L-5 mi è quasi mancato il fiato. Non solo è bellissima, ma ha un fascino che solo gli strumenti molto usati hanno. Complimenti. Io conservo sempre i migliori articoli trovati in rete o su riviste e che riguardano strumenti che possiedo. Ho già fatto un copia incolla e ho aggiunto il tuo articolo in coda ad un bell'intervento sulla L-5 trovato su un sito USA. Ciao e grazie.
Rispondi
Re: Toglie il fiato
di Giovanni Ghiazza [user #31]
commento del 24/02/2011 ore 19:2
Mi daresti indicazioni su come rinvenire l'intervento sul sito USA di cui parli in coda? Mi interessa.
Rispondi
Finalmente che l'hai mostrata. E' uno splendore.
di Cukoo [user #17731]
commento del 24/02/2011 ore 18:3
Finalmente che l'hai mostrata. E' uno splendore. 'Finalmente che' è veneto. E' quella che hai trovato da queste parti?
Rispondi
Re: Finalmente che l'hai mostrata. E' uno splendore.
di Giovanni Ghiazza [user #31]
commento del 25/02/2011 ore 09:1
Yes, arriva dalla laguna: Mestre. E tal cosa ha fatto sì che nei primi due mesi si sia mossa di manico, fortunantamente rimesso in linea mollando il truss-rod. Ed ha perso un certo "odore di umido" che la faceva ancor più anziana. Gli altri legni non hanno mostrato di soffrire, anche perché da me, in campagna, c'è mediamente un tasso di umidità oscillante tra i 45 e i 65%.
Rispondi
Articolo bellissimo, completo e interessante, ...
di Oliver [user #910]
commento del 25/02/2011 ore 00:3
Articolo bellissimo, completo e interessante, degno di una chitarra stupenda. Grazie.
Rispondi
Meravigliosa chitarra
di luvi [user #3191]
commento del 25/02/2011 ore 12:0
e belissimo articolo, complimenti! :-)
Rispondi
Come molti hanno già scritto prima di me, ...
di aPhoenix90 [user #22026]
commento del 25/02/2011 ore 17:1
Come molti hanno già scritto prima di me, questo è un autentico pezzo di storia. Le modifiche stesse, che lo strumento ha visto effettuarsi, sono testimonianza di una vita impegnata a soddisfare l'artista nelle sue più disparate esigenze. Questo è vero vintage, pazienza se non è tutta originale. Certo 62 anni non sono pochi, ma vedo tra l'altro che sono portati benissimo. Complimenti anche per l'articolo. Un saluto, Andrea.
Rispondi
toglie il fiato!
di dguitar [user #17429]
commento del 26/02/2011 ore 17:3
la foto davanti al pianoforte, toglie il fiato! BELLISIMA. ciao, torno a respirare..., d.
Rispondi
Complimenti!
di Jimmi [user #27100]
commento del 26/02/2011 ore 19:0
Bellissimo strumento. Un saluto!
Rispondi
Non ho nulla da aggiungere rispetto a quanto ...
di take5 [user #19143]
commento del 30/03/2011 ore 22:0
Non ho nulla da aggiungere rispetto a quanto è già stato detto. Potrei stare ore a guardare la foto della El Five con dietro il pianoforte e lo spartito del real book. Io il paradiso me lo immagino così. Beato te, Giovanni...
Rispondi
Altro da leggere
Cool Gear Monday: la SG Custom 1967 di Jimi Hendrix
PRS: La S2 Vela diventa Semi-Hollow
J45 e D28: colossi a confronto
Countdown al termine: ecco le Gibson 2019
Gibson: conto alla rovescia per il nuovo catalogo
Le tentazioni del Diavoletto
Seguici anche su:
News
Game Of Thrones suona Fender
George Gruhn sul mercato delle chitarre di oggi e di ieri
Dinah Gretsch festeggia i 40 anni nell'industria musicale
Mick Jagger sarà operato al cuore
Sono italiani gli autori del nuovo videoclip degli Stray Cats
Kleisma: la musica che nasce dal web
Un Doodle armonizza melodie sullo stile di Bach
Gibson: nominato il nuovo Director of Brand Experience
Eko festeggia 60 anni il 13 e 14 aprile
T-Rex fallisce ma promette riscatto
Spunta online il prototipo Gibson Jimi Hendrix mai giunto in produzion...
In vendita il rarissimo DS1 Golden Edition: ne esistono solo sei
Namm 2019: una giornata tipo alla fiera più grande del mondo
Morto Jim Dunlop: fondatore di Dunlop Manufacturing
Ha inizio la settimana del Namm 2019




Licenza Creative Commons - Privacy - Accordo.it Srl - P.IVA 04265970964