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CostaLab Custom Muff
di [user #30616] - pubblicato il

Come ogni appassionato della chitarra (io non posso e non voglio definirmi chitarrista per non screditare la categorie e non incappare in querele e denunce varie) cerco di costruire il mio suono. Indubbiamente, quantunque tenti di creare un sound che sia espressione della mia personalità musicale, sono consapevole che la mia ricerca è influenzata dal genere di musica che ascolto e che suono.

Se, infatti, suono “Little wing” o “Foxy lady” non posso prescindere dalle sonorità tipiche di Jimi Hendrix, se provo “Pride and joy” è necessario tentare di replicare il suono di SRV, per non parlare di quando si approcciano pezzi come “Money”, “Confortambly numb” o “Shine on you crazy diamond”, in tali casi avvicinarsi al suono di Gilmour è fondamentale.

Queste esigenze nascono soprattutto dalla considerazione che chi viene ad ascoltarmi suonare non vuole ascoltare riarrangiamenti o variazioni sul tema, ma intende ascoltare buona musica, suonata bene e, possibilmente, fedele all’originale.

Comunque, bando alle digressioni, a un certo punto della mia avventura musicale il mio orecchio ha deciso che i fuzz che avevo utilizzato sino ad allora, e non erano pochi, non soddisfacevano la necessità avere un suono storicamente fedele, e le mie braccia e la mia schiena hanno rilanciato con il bisogno di ridurre al minimo (un solo pedale per ciascun effetto) la mia già ingombrante e pesante pedaliera.
Deciso a soddisfare entrambe le richieste e sulla breccia di un imminente quanto inevitabile attacco di GAS, mi sono messo alla ricerca prima sulla rete e poi presso i miei soliti dispensatori di serenità, almeno finché la ricerca non riesca a trovare una cura definitiva per questa costosa malattia.

A proposito, si potrebbe organizzare una sorta di Telethon per poter almeno portare conforto a tutti gli affetti da tale patologia mediante l’acquisto e la distribuzione a noi infermi di chitarre, pedali, ampli, ecc. alleviando così non solo lo stato del malato, ma anche le finanze familiari... beh, l’ho buttata lì!

L’offerta di pedali fuzz in commercio è vasta e variegata e già dai nomi degli effetti si promettono suoni massicci, mastodontici, gargantueschi, epici e per fare ciò c’è chi tira in ballo animali da favola (lo Yeti), chi mostri biblici (il Leviatano), chi fa leva sulla capacità di infiammare il suono (Fire Red) o di arrabbiarlo (Angry) o la solidità dello stesso (Stone), chi, infine, scomoda addirittura le entità supreme (God).

In questo bailamme di nomi, suoni, grafiche, potenziometri e switch, a un certo punto, l’apparizione.
In una notte insonne d’inverno, mentre la ricerca ferve febbrilmente, appare sul video del mio computer la foto di una scatoletta completamente nera a eccezione di tre manopole rosse e di una scia iridescente che parte dallo switch e una semplice scritta: Custom Muff.
La semplicità e l’immediatezza di questa visione mi ha incuriosito alla ricerca di qualche prova che potesse confermare la promessa di un suono ben identificato dalla grafica e dal nome, ma con componenti di qualità superiore che potessero esaltarne le doti.

Gira che ti rigira tra le varie prove, dopo aver riascoltato l’intero repertorio gilmouriano, mi imbatto in una prova sui generis, il cui intento dichiarato è quello di dimostrare la versatilità del pedale sdoganandolo dalla sua indubitabile ispirazione.
Il video mi dà quella spinta che la mia sindrome stava cercando per acquistare l’ennesimo fuzz, con la speranza che sia, se non quello definitivo (non poniamo limiti alla GAS), almeno quello più versatile in grado di risovere i problemi di cui sopra.
Come in trance mi collego al sito del produttore, CostaLab, avvio la procedura per l’acquisto del pedale e già sento il cuore in gola come se stessi telefonando per la prima volta a una ragazza per chiederle di uscire.
Lei ci sta! Beh, non sottilizziamo, il pagamento non c’entra!

Dicevo, lei ci sta e, dopo pochi giorni, si presenta puntuale all’incontro.
Rientrato a casa di corsa dopo il lavoro, trovo il pacchetto che mi aspetta in bella vista e, dopo averlo scartato con le mani frementi di desiderio, vedo comparire un pedale in elegante livrea nera lucida proprio così come lo avevo immaginato.
Io avevo prenotato un posto confortevole e rilassante nella mia pedaliera e l’ho riempito di attenzioni.

Parto dolcemente con le regolazioni e con le prime note, uno slow blues, poi il gain e le impostazioni mi portano verso territori più gilmouriani e, all’aumentare della distorsione, arrivo a SRV e Hendrix con facilità estrema.
Poi, come una fulminazione, mi ricordo di quel video malandrino il cui relatore asseriva di lavorare esclusivamente con i potenziometri di volume e tono della chitarra lasciando inalterate le impostazioni del pedale e, de ja vu, c’era anche la foto delle impostazioni.
Allora vado di corsa al PC e cerco freneticamente la recensione, copio le posizioni delle impostazioni sul mio pedale e, con un po’ di pratica e di orecchio, ecco venire fuori dal mio Fender De Luxe Scofield, Robben Ford, Johnson... va beh, ci siamo capiti.

Da allora è quasi un mese che viviamo insieme, usciamo la sera e la simbiosi è quasi totale, se non fosse per quei momenti che, gioco forza, devo dedicare alla mia dolce metà. No, non è la chitarra.

Comunque, in conclusione, sono soddisfatto di questo acquisto, almeno fino al prossimo attacco di OCD. Beh, se devo avere una sindrome, preferisco questa!

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