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Oracle KOR: la GAS al tempo della crisi
di [user #30616] - pubblicato il

Da un po’ di tempo non riesco più a dormire sereno come una volta. C’è chi dice che è l’età, che con l’avanzare degli anni si diventa sempre più insonni. Ma io so che cos’è. Non dormo perché ogni volta che chiudo gli occhi al buio per più di cinque minuti si risvegliano i mostri di quand’ero bambino e mi mandavano a dormire da solo nella mia cameretta con la luce spenta. Solo che allora questi mostri si chiamavano Babau, Uomo Nero o cose del genere, mentre adesso si chiamano Spread, Disoccupazione, Crisi.

Da un po' infatti i TG, esaurito il filone dei vari casi di cronaca nera, non fanno altro che parlare di questo, della riduzione del potere di acquisto, dell’aumento delle tasse, della riduzione dei consumi e così via scatenando in tutti, anche in me, sensazioni che non avevo provato da quando ero bambino.
Allora, stufo di questo e consapevole di essere un uomo maturo (dal punto di vista anagrafico lo sono, quanto a maturità lo lascio giudicare agli altri), conscio di quello che sono mi sono sollevato a sedere sul letto e ho pensato a come ho fatto da bambino a superare il tutto.
Mi viene in mente la legge del contrappasso (no, non è un errore di digitazione, anche perché io suono la chitarra) di dantesca memoria e mi dico: posso esorcizzare questa paura facendo un bell’acquisto!

È risaputo che lo shopping contribuisce a tirare su il morale e, a questo punto, mi ritorna alla mente una famosa pubblicità che incitava al consumo per far girare l’economia.
"Sicuramente qualcuno mi ringrazierà per quello che ho intenzione di fare" dico fra me, ma devo trovare anche una mediazione tra l’imminente attacco di GAS e lo stato delle mie finanze.
Anche per non incappare nelle ire della mia dolce metà, pertanto, devo organizzarmi in modo da tenere fede agli impegni presi e al regalo per l’imminente compleanno.

Mi alzo lentamente per non svegliare il can che dorme (è solo un modo di dire) e, con passi felpati, mi sposto nell’ingresso dove c’è la borsa con il portatile e mi piazzo in cucina, seduto al tavolo rivolto alla porta (a volte i film d’azione insegnano qualcosa) per non essere preso in castagna.

Primo passo: controllo della situazione economica. Mi collego al sito della banca per verificare lo stato delle finanze. Fatti due conti posso contare su circa 2cento euro non ancora impegnati (incrociando le dita affinché fino al prossimo mese non ci siano sorprese).
Secondo passo: creare la via di fuga. Apro una finestra del browser su di un sito che mette in rete film e avvio la visualizzazione di uno d’azione che già ho visto ma di cui non ho parlato in casa (auspicabilmente! Ultimamente anche la memoria mi sta venendo meno, ma di questo non ho ancora capito la causa, e non è l'età).
Terzo passo: iniziare la ricerca. Qui mi si pone una scelta. Potrei pensare di acquistare un pedale (perché poi con il mio budget è lì che mi sono orientato) sul sito di un negozio italiano, oppure potrei pensare di acquistare un pedale realizzato da un produttore italiano, ovvero entrambe le cose.

Lascio ancora un po’ decantare la scelta per vedere quali sono le possibilità e mi collego per una prima ricerca al noto sito di vendita e scambio on line di strumenti musicali frequentato da tutti gli affetti da GAS.
A questo punto, però, per restringere il campo devo necessariamente scegliere almeno il tipo di pedale. Da tempo cerco un distorsore in grado di replicare sonorità hi-gain, perciò la scelta è fatta.

I risultati sono molteplici e si richiede soprattutto un supplemento di ricerca su YouTube per sentire il suono dei pedali trovati. Ovviamente con le fide cuffie per non disturbare i vicini, ma principalmente la mia cara metà che, inconsapevole delle mie malefatte, dorme il sonno del giusto (o almeno spero).
Da principio trovo escusivamente prodotti d’oltre oceano, alcuni già noti e scartati da tempo, altri già in mio possesso e accantonati per la voglia di qualcosa di nuovo, altri nuovi di pacca, ma sempre d’oltre oceano che mi spingono a scegliere per la prima opzione.

Quando avevo già deciso, a un tratto mi compare un pedale completamente nero, contornato da un binding bianco, con il disegno di due ali stilizzate intorno al pulsante di accensione e un nome che è tutto un programma: Oracle.

"Che sarà mai questo pedalino che evoca oracoli, sfingi e lascia pensare sonorità nuove, innovative? Sarà mica un segno?" mi chiedo.

La cosa stuzzica la mia curiosità e intraprendo l’ennesima ricerca su YouTube di un video dimostrativo.

Tra quelli presenti riconosco il logo di una vecchia conoscenza che già un’altra volta mi aveva spinto all’acquisto con soddisfazione e mi butto a vedere cosa ne pensa.
Si parte a bomba con l’intro di un noto pezzo anni ’90 e, anche se suonato con una chitarra normale, niente custom shop o private stock per intenderci, il pedale fa sentire un suono gonfio, grosso e pieno di armoniche, ma allo stesso tempo con una nitidezza e una limpidezza tale da non impastare mai le note e lasciarle distinguere tutte singolarmente.
A maggiore chiarimento delle possibilità espressive dello strumento, l’autore afferma di agire esclusivamente sui potenziometri del volume e del tono della chitarra e si lancia nell’esecuzione di un secondo brano dalle sonorità e dal timbro molto diverse.
Cerco ancora, ascolto e il pedale mi convince sempre più, perciò mi lancio all’acquisto.

Ovviamente lo farò consegnare a casa del mio migliore amico e complice in queste situazioni, lui capirà, ma comunque lo avviso via mail e resto in attesa della consegna che avviene puntualmente in un paio di giorni.

Pasquale mi avvisa via sms che il pacchetto è giunto a destinazione e io mi precipito fuori di casa farneticando di un appuntamento presto in ufficio e corro all’incontro clandestino in un caffè cittadino come se fosse questione di vita o di morte.
"Grandi le Poste Italiane, il servizio è migliorato, è diventato efficientissimo, quasi come quello di un corriere espresso" penso durante la mia corsa contro il tempo e, quando Pasquale mi consegna il pacco, con mia enorme sorpresa mi accorgo dell’errore: lo ha consegnato un corriere privato.

Va be', comunque le Poste Italiane sono davvero diventate più efficienti.

In ufficio non faccio altro che pensare al contenuto del pacco che ho lasciato nella borsa e non ho nemmeno aperto, consapevole che se l’avessi fatto non avrei resistito a collegarlo alla chitarra e all’ampli che, quindi, non avrei avuto remore a marcare visita.
Ora, però, posso capire perché tanta gente è contraria alla tortura. Immagino che un assetato al quale si faccia vedere un bicchiere d’acqua senza poterlo bere provi le mie stesse sensazioni in quelle interminabili ore.

Finalmente arriva il tanto agognato orario d’ufficio e, in sella al fedele Silver (il mio scooter l’ho chiamato così in onore del fido destriero del Lone Ranger, era in lizza anche Ronzinante ma Silver suonava meglio) galoppo a tutta birra verso casa con il doppio scopo di arrivare presto e di arrivare prima della mia dolce metà per non farmi sorprendere per l’ennesima volta con il giocattolino in mano (lasciate stare la facile ironia e le battute maliziose, parlo del pedalino).

Ce la faccio, mancano ancora quasi 15 minuti al temuto rientro. Tiro fuori lo strumento dal suo scatolo che sono ancora in ascensore e, appena entrato in casa, lo posiziono nello spazio appositamente predisposto la sera precedente, mentre lancio l’involucro sotto un armadio (lo recupererò con calma più tardi).

La prima fortuna è la dimensione standard del box, del tipo Hammond a doppia larghezza.
La sobrietà con cui si presenta mi piace ancora di più dal vivo e si intona perfettamente anche con quanto ha scatenato questo ennesimo attacco di GAS, ma è giunta l’ora di verificare chitarre alla mano le effettive capacità del pedalino.

Come sempre, mi approccio con cautela all’impostazione dei quattro potenziometri che consentono di regolarne il suono.
Imposto direttamente il microswitch su distortion, del resto stavo cercando sonorità hi-gain, e parto con un settaggio di gain basso testando l’effetto dinamico delle regolazioni Tone e Voice sulla timbrica che ne viene fuori.
In effetti riscontro che il controllo Voice si comporta come un boost sulle frequenze medie.
In genere non mi piace il suono distorto con il tono molto chiuso perché mi genera una perdita di frequenze medie, ma l’effetto combinato della regolazione del Tono e del Voice consente di ovviare a questo problema.
Già con gain basso e giocando solo con il volume della chitarra si passa da un suono jazzy leggermente distorto a sonorità più blueseggianti alla Clapton.
Man mano che aumento il valore del gain, giocando con il comando Voice e lasciando inalterato il Tono riesco a compensare le frequenze medie.
Il suono aumenta in corposità diventando sempre più grosso pur rimanedo sempre aperto e pienamente godibile.
Si passa così da SRV a Hendrix a Knopfler fino ad arrivare a Van Halen.
Appena arrivo a livelli medio-alti di gain, dalle mani viene fuori naturalmente il riff di "Ain’t talk ‘bout love" ( il suono è molto bello e vicino all’originale e il pezzo sarebbe perfetto se suonato dal mio amico Eddie), a seguire quello di "Welcome to the jungle" and so on.

Esaltato, aumento ancora di più il gain e mi vengono fuori cose tipo Petrucci, Satriani, Vai!
L’esaltazione sale sempre più finché mi sento toccare la spalla mentre stavo finalmente riuscendo nel solo di "Surfing with the alien". Sobbalzo, stecco, mi giro e vedo Lei che mi guarda divertita e mi dice che è pronto per la cena.
Cavolo, sono già trascorse tre ore!
A malincuore lascio tutto e vado a tavola dove tra un’amenità e l’altra mi chiede: “Come va il nuovo giocattolino che hai preso?”.
E qui mi rendo conto che non si può nasconderle niente, ma anche che non serve perché mi vuole bene e sopporta i miei viezietti.
In conclusione consiglio a tutti di provare questo bel prodotto dell’ingegno italiano e vi auguro di avere accanto una persona come la mia dolce metà (e non mi riferisco alla mia chitarra!).

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