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MC1 Strat floreale
MC1 Strat floreale
di [user #27954] - pubblicato il

A volte, cercando bene in rete, è possibile imbattersi in dei piccoli gioielli di artigianato particolarmente abbordabili, soprattutto grazie a un po' di sano fai da te e un'attenta selezione dei componenti per rifinire il lavoro.
Avete mai avuto un amico i cui consigli diventano dapprima un bonario tormentone, poi un tarlo e infine un eccesso di GAS irrefrenabile? Io, per fortuna, ce l’ho. Ma facciamo un passo indietro, allo scorso mese di dicembre, quando dopo innumerevoli discussioni sulla bontà di un manico di non nobile levatura che risultava essere estremamente comodo decido, per farmi un regalo in occasione delle feste, di acquistare un body per farne una chitarra.
Non ho ancora idea di cosa farò o di che genere di body acquisterò quando, via mail, Ennio mi segnala un meraviglioso body Strat style realizzato artigianalmente. Si tratta di un mosaico di noce-mogano-acero con intarsio floreale e sfumatura sunburst tobacco, una vera meraviglia già in fotografia.

MC1 Strat floreale

Inizialmente confesso di avere nutrito un certo scetticismo sul fatto che l’unione di tre legni così diversi avrebbe funzionato dal punto di vista della liuteria, ma oggi sono felicissimo di aver ceduto alla valanga di entusiasmo che il mio amico ha nutrito fin da subito per questo progetto.
Cedo, quindi, e decido di acquistare, ma adesso mi si presenta il problema opposto: quel body è davvero troppo per il povero manico già in mio possesso, se non altro dal punto di vista estetico. Mi metto subito a caccia e tra le altre meraviglie proposte in vendita dal creatore del medesimo body mi si presentano un manico in acero con intarsio floreale su tastiera in ciliegio, battipenna e placchetta copri molle sempre realizzati in legno. GAS alle stelle!

MC1 Strat floreale

Lo contatto subito e Diego, con pazienza e puntualità, mi fornisce tutte le informazioni necessarie a convincermi che il progetto MC1 (la prima chitarra a firma Memecaster) sta per nascere. Un bellissimo e inatteso (auto)regalo di Natale al prezzo di una Squier Bullet.
All’arrivo del materiale ho la conferma di aver colpito nel segno: misure e incastri perfetti e fedelissimi all’originale, l’intento non è chiaramente la realizzazione di un clone quanto piuttosto la tranquillità di poter utilizzare componenti standard e finiture davvero di qualità, insomma proprio un lavoro egregio e fatto con evidente maestria e passione.

Il body è pronto per accogliere un ponte con vibrato (sceglierò il sei-viti) e tre pickup single coil, il manico presenta un profilo a C tipo mazza da baseball leggermente rastremato verso la paletta è completo di truss rod con regolazione alla paletta, tasti jumbo e capotasto.

Inizia la scelta della componentistica da utilizzare e decido di concentrarmi dapprima sulla liuteria per dedicarmi all’elettronica in un secondo momento, quando lo strumento, concretizzandosi, mi trasmetterà i segnali positivi di cui sono in trepidante attesa. Confesso che se dal punto di vista funzionale non mi è stato difficile scegliere tra marche e modelli di ponte, meccaniche e accessori, dal punto di vista estetico la diatriba tra doratura e cromatura della componentistica mi ha dato non poco filo da torcere, anche perché tutti componenti che volevo esistono in entrambe le finiture. I dubbi in questo caso derivano dal fatto che, se ponte e meccaniche cromati sono facili da reperire e presentare sul body per immaginarne il risultato finale, nel caso delle versioni dorate ci si deve un pochino affidare all’immaginazione e alle innumerevoli foto presenti in rete. Altro dubbio cocente (e questo rimane) è la tenuta nel tempo della finitura dorata. Ma il risultato finale, dal mio punto di vista, val bene il rischio.
Acquisto quindi ponte e accessori del body prodotti da Gotoh mentre, per il manico, la scelta cade sulle ormai collaudatissime Kluson per le meccaniche e Tusq per abbassa corde e capotasto, che va a sostituire l’originale. Unico grattacapo il tip switch del selettore: per un selettore tipo Fender, modelli in metallo dorato proprio non ne ho trovati ed ho risolto tornendo un dato cieco in ottone successivamente lucidato per avvicinarlo al look delle manopole.

MC1 Strat floreale

Creati dalla stessa mano, body e manico sono fatti l’uno per l’altro, il montaggio è davvero veloce e privo di particolari insidie pur tenuto conto che erano da praticare tutti i fori per il ponte, manico, molle eccetera, e in breve la chitarra prende forma e voce.
Con il battipenna montato, ma vuoto perché ancora privo di qualunque componente elettronica, fatte tutte le regolazioni di ponte, manico e action scopro che non solo il mix di legni funziona, ma regala una sorpresa a cui fino a quel momento non avevo, ingenuamente, mai pensato. Il battipenna in legno si rivela essere un vero e proprio top e non solo dal punto di vista estetico ma pure acustico: non si deve gridare al miracolo, chiaro, e non me ne vogliano i liutai veri eppure questa esile lamina saldamente avvitata al suo body contribuisce a rendere più pieno e risonante il suono della chitarra come il risultato dell’unione di più ingredienti fatti per stare bene insieme.

MC1 Strat floreale

La suonabilità, grazie allo shape del manico, è davvero buona. Solo i tastoni mi richiedono un pochino di rodaggio ma "bene" mi dico, "è il momento dell’elettronica".

Mi metto a cercare ma con le idee abbastanza chiare, dal momento che voglio realizzare una chitarra il più possibile versatile come ventaglio di sonorità, ma dal carattere abbastanza moderno. La scelta è caduta su un Fender Custom Shop 57-62 al ponte, un Seymour Duncan SSL3 al manico e un modesto ma dignitoso Ibanez Inf3 per il centrale.
Così equipaggiata, la chitarra ha un suono decisamente pieno e definito sui puliti, che rimangono molto cristallini e appena appena saturi se si forza con la pennata. Altrettanto presenti ma intellegibili sono crunch e distorsioni a patto davvero di non esagerare: non siamo davanti a una chitarra per metallari. Forse il timore più grande era l’acidità che poteva derivare dal Fender al ponte, ma probabilmente grazie alla magia del legno il pericolo è scongiurato.

MC1 Strat floreale

È una soddisfazione immensa portare a termine l’assemblaggio di una chitarra che suona in modo davvero convincente, altrettanta soddisfazione è stato poterne firmare la paletta con quel pizzico di presunzione del poter dire “l’ho fatta io”. E proprio da qui devo partire per dei doverosi ringraziamenti: in primo luogo a Ennio, che prima di me ha creduto nel progetto MC1 al punto da farmelo tradurre in realtà sopportandomi poi nell’avanzamento lavori con il continuo mio bombardamento di richiesta consigli. Sua è la realizzazione dell’incisione laser della neckplate, la vera chicca che impreziosisce la chitarra. Si è candidamente giustificato dicendo che aveva un nuovo incisore da collaudare in azienda.

MC1 Strat floreale

E un ringraziamento anche per Diego, capace di costruire capolavori come quelli che gli ho acquistato.
Una specie di favola a lieto fine, dunque, ma il famoso manico da cui tutto ha avuto origine? Si è accasato anche lui di recente in bel progettino relic che ho presentato da poco.
Nota della Redazione: Accordo è un luogo che dà spazio alle idee di tutti, ma questo non implica la condivisione di ciò che viene scritto. Mettere a disposizione dei musicisti lo spazio per esprimersi può generare un confronto virtuoso di idee ed esperienza diverse, dando a tutti l'occasione per valutare meglio i temi trattati e costruirsi un'opinione autonoma.

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