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Nocturne Dyno Brain: preamp from the space
Nocturne Dyno Brain: preamp from the space
di [user #6868] - pubblicato il

Nascono come eco a nastro ma diventano il cuore per i setup di innumerevoli guitar hero. Però lo fanno in qualità di preamplificatore o booster. È la storia del Nocturne Dyno Brain, uno dei piccoli segreti del sound rockabilly per antonomasia.
Nascono come eco a nastro ma diventano il cuore per i setup di innumerevoli guitar hero. Però lo fanno in qualità di preamplificatore o booster. È la storia del Nocturne Dyno Brain, uno dei piccoli segreti del sound rockabilly per antonomasia.

Per le session di registrazione del mio nuovo lavoro, il terzo album Dirty Trainload, ho avuto in prestito dal mio amico Stefano il suo prezioso eco a nastro: un’unità originale del celeberrimo Space Echo, prodotto da Roland dal 1973 fino alla fine degli anni '80.

Con il mio inseparabile friend-producer Fabio Magistrali, abbiamo abbondantemente sfruttato gli effetti di eco del Roland RE-201 durante tutto il mix, sia per la voce sia per la chitarra.
Al momento di restituire l’apparecchio, Stefano mi ha chiesto: "hai provato a collegarlo direttamente tra chitarra e amplificatore?". In realtà no, l’avevamo adoperato soltanto in fase di mix, come outboard effect collegato alla mandata effetti del banco mixer, ma non avevo provato a collegarlo direttamente alla chitarra come una qualsiasi stomp box in pedaliera.
Colgo al volo il suggerimento di Stefano, faccio qualche prova e scopro alcune cose molto più interessanti di quel che avrei immaginato.

Innanzitutto ho potuto effettivamente verificare che gli effetti di eco generati del nastro hanno una musicalità e una profondità tale da fare impallidire nel paragone anche i più blasonati delay analogici vintage.
Essenzialmente, in un qualunque tape echo, il segnale audio in ingresso viene registrato su un pezzo di nastro magnetico chiuso ad anello. Una serie di testine riproduce a ciclo continuo il segnale sul nastro simulando le ripetizioni di un eco naturale. Variando con appositi controlli la velocità del nastro e la distanza che intercorre tra le testine di riproduzione, si cambia il ritardo, la frequenza e l’ampiezza delle ripetizioni, simulando diversi tipi di effetto ambiente e di eco. Quando l’anello di nastro chiude il suo ciclo, il nuovo segnale in ingresso sovraincide la registrazione precedente.
Questo sistema nell’era del digitale sembra senz'altro ingenuo e rudimentale, eppure è frutto di un capolavoro di ingegneria meccanica ed elettronica. Ancora oggi, a parere di molti tecnici e musicisti, gli eco a nastro risultano insuperati in termini di calore e resa naturale del suono.
Come dicevo, anche i miei delay analogici a pedale Ibanez AD-80 e AD-9, rispettivamente del 1979 e del 1982, pur essendo pedali universalmente apprezzati per il calore e la naturalezza degli effetti di eco che sono in grado di generare, non reggono assolutamente il confronto con la pastosità e la fluidità degli effetti di eco del RE-201.
Che si tratti di corti effetti di slapback o di ripetizioni più lunghe e ampie, lo Space Echo risulta essere all’altezza della sua fama: è difatti considerato nel mondo musicale uno dei migliori effetti mai realizzati.

Nocturne Dyno Brain: preamp from the space

Lo Space Echo è stato prodotto negli anni in sei versioni. Ancora oggi è altamente ricercato e viene periodicamente "riscoperto" da nuovi musicisti nei più disparati ambiti: rock, psichedelia, trip hop, dub, rockabilly, etc. Molti effetti digitali si ispirano agli eco a nastro cercando di riprodurne l’espressività e la rotondità. Addirittura anche Boss ha introdotto in catalogo da qualche anno il modello RE-20, una sorta di riedizione digitale di Space Echo RE-201 sotto forma di doppio pedale.

La rivelazione più interessante però non riguarda l’effetto di delay di per sé. Ciò che più mi ha colpito è che, inserendo lo Space Echo nella catena di effetti, il suono della chitarra sembra guadagnare una marcia in più e ne viene fuori sensibilmente arricchito e potenziato. In particolare, sembra quasi che il segnale della chitarra venga trattato con un sapiente intervento di mastering. È possibile apprezzare il maggior vigore di un boost e di una compressione discreti e ben dosati. La compressione dello Space Echo è di qualità eccellente: dona al suono maggiore pastosità, pur preservando un attacco deciso e graffiante e senza tuttavia filtrare il suono originario in modo invadente.
Viene in mente che molti celebri chitarristi hanno ottenuto simili risultati utilizzando un altro leggendario eco a nastro, il Gibson-Maestro Echoplex.

L’Echoplex non è famoso solo per la straordinaria qualità degli effetti di delay, ma viene tutt’oggi ancora apprezzato in diversi generi musicali per la ricchezza, il calore e la corposità del suono filtrato dal suo circuito. L’effetto delay dell’Echoplex può essere spento continuando a utilizzare il preamplificatore al suo interno: Jimmy Page, Danny Gatton, Neil Young, Eric Johnson, Andy Summers dei Police ed Eddie Van Halen sono solo alcuni degli esempi più noti tra i chitarristi più affezionati all’Echoplex.

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Ritchie Blackmore, all’epoca dei Deep Purple, collegava tra la chitarra e i suoi Marshall un registratore a bobine Aiwa modificato in modo da funzionare come un eco a nastro. Blackmore racconta che questo effetto eco artigianale serviva anche da preamplificatore e boost e consentiva addirittura di ottenere una distorsione tipo fuzz saturando lo stadio finale del registratore. "Se qualcuno me lo rubasse sarei nei guai", aveva dichiarato in un’intervista.
Brian Setzer, invece, preamplifica la sua Gretsch proprio servendosi di uno Space Echo. Utilizza il modello RE-301, dotato anche di effetto chorus.

Dunque, una volta provato a inserire lo Space Echo nella catena effetti, è difficile tornare alla condizione di partenza: dopo aver sperimentato sotto le dita una risposta dello strumento più frizzante e dopo aver udito sonorità con una texture e una personalità più definite, viene voglia di averne uno sempre collegato, addirittura anche quando la manopola che regola il volume dell’eco è tutta abbassata.
Allora mi chiedo che fare: cedere alla tentazione e cercare un vecchio Space Echo RE-201 ancora in buone condizioni da poter acquistare?

Un esemplare di RE-201 revisionato o in buone condizioni di conservazione è reperibile nel mercato dell’usato per cifre che si aggirano tra i 500 e i 750 Euro. Una spesa più che giustificata per uno studio di registrazione ma alquanto onerosa per un effetto per chitarra. Oltretutto affrontare la spesa iniziale è soltanto il primo di una serie di problemi: gli eco a nastro sono apparecchi delicati che richiedono frequente assistenza e manutenzione. L’apparecchio è soggetto a una costante usura del nastro e delle parti meccaniche. Occorre avere il riferimento di una persona esperta di fiducia, in grado di reperire parti di ricambio e operare complessi interventi di riparazione e di manutenzione. Insomma, una scelta impegnativa per chi ha già un bel po’ di amplificatori e strumentazione vintage a cui badare.
E l’ingombro? Un’unità originale di Space Echo a nastro non è certo come il pedalino digitale Boss, ha quasi le dimensioni di una testata di amplificatore, un ingombro in più assolutamente rilevante per chi, come me, a ogni concerto già si trascina dietro almeno tre amplificatori, due chitarre e due pedaliere con annessi e connessi: un pezzo di strumentazione in più che complica e allunga i già critici tempi di carico/scarico, trasporto, setup e sound check.

Nocturne Dyno Brain: preamp from the space

Posso accontentarmi degli ottimi effetti di eco prodotti dai miei pedali delay analogici, ma come fare a ottenere quella marcia in più data dallo stadio di preamplificazione dello Space Echo?
Da qui l’idea: ci vorrebbe un effetto a pedale che riproducesse lo stadio di preamplificazione del RE-201, ricostruito con lo stesso tipo di componenti. Questo permetterebbe di godere degli stessi benefici dati dall’apparecchio originale senza doversi fare carico dei problemi a esso connessi e degli oneri di cui sopra.
Nel XXI secolo è difficile avere delle idee veramente originali, è praticamente certo che qualcuno le avute prima di noi. Se poi si parla di chitarre elettriche è innegabile che negli Stati Uniti ci siano una conoscenza e una competenza diffuse largamente avanzate rispetto alla media nostrana. Per rendersene conto basta dare un’occhiata al livello di discussione di tanti forum di oltre oceano.

Documentandomi, mi sono difatti accorto di aver fatto la proverbiale scoperta dell’acqua calda.
In commercio, per esempio, ci sono già diversi pedali che dichiarano di riprodurre il preamplificatore dell’Echoplex EP-3 o almeno di avere circuiti a esso ispirato. Il Badger Badgerplex è un boutique pedal costruito in Texas con autentiche rimanenze di componenti vintage (i cosiddetti NOS, New Old Stock) mentre il suo diretto concorrente, l’australiano Clinch EP-Pre, adotta una filosofia costruttiva che predilige l’affidabilità e la pronta reperibilità di componenti attuali con caratteristiche analoghe agli originali. L’Echoplex EP-101 annunciato da Dunlop e l’Xotic EP Booster si basano sullo stesso concept e sono pedali prodotti su più larga scala, con regolare distribuzione commerciale anche nel nostro Paese.
Chi ha più attratto la mia attenzione è però è un pedale che viene presentato proprio come una fedele riproduzione del preamp di uno Space Echo. Il costruttore di effetti e amplificatori artigianali Tavo Vega, con la sua compagnia di base nel sud della California, la Nocturne, produce il Dyno Brain, un pedale dal look hot rod che dichiara di ricreare lo stadio di preamplificazione di un Roland Space Echo RE-301, il modello utilizzato da Brian Setzer. Il predecessore del Dyno Brain aveva addirittura il beffardo nome di "Brain Seltzer" ed era un pedale espressamente concepito per chitarre dotate di pickup Gretsch Filtertron, mentre la versione correntemente in produzione promette maggiore versatilità e compatibilità piena con chitarre di qualunque tipo.
Purtroppo il Dyno Brain, un po’ come tutti i pedali boutique americani, non è di facile reperibilità in Italia, occorre prenotarlo direttamente dal costruttore negli Stati Uniti, attendere sei settimane che venga materialmente assemblato e che l’ordine venga evaso e quindi attendere i tempi biblici di spedizione intercontinentale e sdoganamento. Sono stato abbastanza fortunato da riuscire a evitare questa trafila trovandone uno in vendita in Italia.

Nocturne Dyno Brain: preamp from the space

Già da un primo esame, il Dyno Brain appare un pedale di elevata qualità costruttiva, assemblato con grande cura utilizzando componenti selezionati Sprague e Texas Instruments, con prese jack Switchcraft, potenziometri full size e l’immancabile switch true-bypass. La prova sul campo non fa che confermare queste impressioni e in effetti, attivando il Dyno Brain, sembra di accendere il turbo: ogni nota sotto le dita acquisisce presenza e sustain, preservando con trasparenza il suono alla fonte e aggiungendo il piacevole tocco di colorazione e la texture graffiante apprezzate nel preamp originale dello Space Echo.
Il Dyno Brain ha solo due manopole, denominate un po’ troppo creativamente "Gritsch" e "Squatch". Il Gritsch è un controllo di gain che agisce in maniera analoga al selettore di impedenza dell’input del RE-301: a metà corsa, approssimativamente con manopola in posizione alle ore 12, il gain mantiene lo stesso livello del segnale in ingresso. Lo Squatch è un controllo di cut che agisce sulle frequenze basse e aiuta a preservare gli altoparlanti dell’ampli nel caso in cui ci si lasci prendere la mano con il gain. I controlli di Treble e Bass dello Space Echo agiscono solo sull’eco e non sul segnale dry, quindi non sono presenti sul Dyno Brain.
A proposito di impedenza c’è da dire che l’ingresso dello Space Echo non è propriamente un input per chitarra. Setzer risolve questo problema utilizzando cavi molto lunghi che aiutano ad attenuare il segnale dei suoi pickup Filtertron rendendone l’impedenza compatibile con l’ingresso dello Space Echo. Questo espediente non è necessario con il Dyno Brain. Tavo Vega raccomanda di posizionare il suo pedale all’inizio della catena effetti poiché tende a caricarsi troppo di alte frequenze quando viene preceduto da altri stomp-box. Chi utilizza i vari pedali ispirati all’Echoplex spesso preferisce inserirli esattamente nello stesso posto che nella catena effetti occuperebbe il preamplificatore di un vero Echoplex, cioè tra i pedali di overdrive-distorsione e quelli di reverb e delay.
Comunque sia, tutti i pedali, anche quelli all’apparenza più semplici e intuitivi, richiedono tempo e pazienza per essere capiti e apprezzati fino in fondo. Molti sono i fattori in gioco: il posizionamento nella catena effetti, l’interazione tra i controlli, l’interazione con le altre stomp-box e gli altri componenti della nostra strumentazione, il volume della chitarra, i collegamenti, l’alimentazione elettrica etc.

Nocturne Dyno Brain: preamp from the space

Il Dyno Brain dà il meglio di sé in coppia con un buon ampli valvolare di scuola vintage, senza master volume, come per esempio Fender Bassman, Marshall Plexi, Fender Deluxe, etc. Nel canale normal di un buon Vox AC30 funge da treble booster creando un connubio ottimale.

Fare un confronto diretto tra il Nocturne Dyno Brain e il preamplificatore del vero Space Echo RE-201 non è tecnicamente un’operazione molto appropriata. In realtà il preamplificatore del RE-201 presenta delle differenze rispetto al pre del RE-301 che il Nocturne Dyno Brain prende a modello.
Nello specifico, il 201 usa transistor e resistenze al carbonio mentre il 301 adotta circuiti integrati e le più affidabili resistenze in metal film.
Questo, stando a quanto ho letto da chi ha potuto mettere a confronto le due differenti versioni di Space Echo, si traduce nel fatto che l’RE-301 è più pulito e ha meno rumore di fondo mentre l’RE-201 può vantare più calore e appeal vintage lo-fi. Sembra un po’ di guardare solo alla metà piena dei bicchieri ma in effetti è solo una questione di gusti in quanto entrambi gli apparecchi trattano il segnale in maniera assolutamente desiderabile.
Fatto sta che questa è la stessa differenza che ho riscontrato confrontando il Roland RE-201 con il Nocturne Dyno Brain: il Nocturne, per quanto più carico, aperto e versatile, manca un po’ di quel colore vintage, se mi passate il termine abusato, della vecchia unità RE-201. Questo comunque, tengo a ribadirlo, nulla toglie all’eccellente qualità del lavoro di Tavo Vega che ha prodotto un effetto che con ogni probabilità troverà posto stabile nella mia pedaliera e ha tutte le premesse per diventare un vero e proprio classico tra i pedali boutique.

Troppi costruttori di effetti artigianali si affannano a replicare, clonare e riprodurre altri effetti di successo conclamato. Peraltro rimane da dimostrare che tutti questi cloni di Pete Cornish, Klon, Sola Sound, Ibanez, Electro Harmonix, etc. siano effettivamente repliche ben riuscite e fedeli agli originali. Tavo Vega dimostra che è ancora possibile concepire pedali con inventiva e ingegnosità e realizzarli con professionalità e cura.

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