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Pennata alternata: lavorare su set ridotti
Pennata alternata: lavorare su set ridotti
di [user #116] - pubblicato il

Ralph Salati dei Destrage continua il suo ciclo di lezioni. Ancora sotto la lente c'è la tecnica della pennata alternata. Ispirandoci alla didattica di John Petrucci, in questo appuntamento, Salati spiega come una metodologia di lavoro particolarmente efficace consista nel lavorare su set ridotti di corde.
Quando si parla di set ridotti, si fa riferimento alla possibilità di frammentare una scala, generalmente sviluppata a tre note per corda, in delle porzioni più raccolte.
Per esempio, risulta immediata e pratica nella visualizzazione la divisione delle sei corde, in tre set da due corde l’una.
Prendiamo per esempio una scala di Am Eolio.

Pennata alternata: lavorare su set ridotti

Ora dividiamo la scala appena vista in tre set, da due corde ciascuno.

Pennata alternata: lavorare su set ridotti
 
Lavorare con questo tipo di approccio che mette in gioco porzioni di manico circoscritte è, in realtà, alla base dello sviluppo di un fraseggio ampio, capace di svilupparsi attraverso tutta la testiera. John Petrucci è un sostenitore di questa metodologia di lavoro e chiama i set e pattern ridotti Fragments. Le frasi estese, i lick lunghi e tortuosi nascono proprio dall’assemblare e unire tra loro singoli e minuti frammenti. Ma lavorare su sezioni ridotte permette di concentrarsi in maniera più puntuale e mirata su ogni singolo dettaglio tecnico ed esecutivo permettendo, quando i singoli frammenti si uniscono in fraseggi più estesi, il massimo controllo tecnico e la totale efficienza della meccanica.

Pennata alternata: lavorare su set ridotti

Illuminante da questo punto di vista è osservare la disposizione della mano in fase di plettraggio alternato, mentre si sposta attraverso le corde.
Eseguendo una scala a tre note per corda in pennata, si nota come a seconda che la mano plettri sulle corde più acute o più basse l’impostazione e l’angolazione cambiano. L’inclinazione del polso sulle corde più alta è molto più ampia che su quelle basse. Per questo, è necessario riservare uno studio isolato e dedicato a ogni set di corde, rendendo consapevole e perfettamente controllato ogni minimo cambio di impostazione della mano.
Per capire come organizzare il lavoro su set differenti di corde, applichiamo un tradizionale pattern di plettrata alla scala Eolia appena esaminata.

Pennata alternata: lavorare su set ridotti

Ora circoscriviamo l’esecuzione del pattern solo sulle corde di E e A.
 
Pennata alternata: lavorare su set ridotti

Quindi su quelle di D e G.
 
Pennata alternata: lavorare su set ridotti

Infine sui cantini.
 
Pennata alternata: lavorare su set ridotti

Lavorando in questo modo, benché la scala sia la stessa, il pattern melodico il medesimo e la tecnica impiegata unicamente la plettrata, si osserverà come su ogni differente set affioreranno differenti esigenze esecutive che sarà importante affrontare separatamente.

lezioni ralph salati
Link utili
La pagina dei Destrage
Il sito dei Destrage
La pagina di Ralph Salati
Ralph Salati sul sito Ibanez
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di betelobo [user #25981]
commento del 23/10/2018 ore 20:07:36
Buono!!
Rispondi
di cester [user #5187]
commento del 23/10/2018 ore 20:46:35
Perchè usare gli effetti durante gli studi di tecnica?
Buone suonate a tutti!
Rispondi
di qualunquemente1967 [user #39296]
commento del 23/10/2018 ore 21:00:07
Sono d’accordo con te ! Via delay ecc ...
Rispondi
di c9 utente non più registrato
commento del 23/10/2018 ore 21:05:08
Anzi... i miei maestri cattivelli avrebbero obbligato ad utilizzare il clean!
Rispondi
di Merkava [user #12559]
commento del 23/10/2018 ore 21:49:30
ב"ה

Verheyen docet!
Rispondi
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di dantrooper [user #24557]
commento del 29/10/2018 ore 13:26:24
concordo.
aggiungo che quando mi esercito utilizzo sempre il clean: lì ti rendi conto se il tutto esce grazie a qualche piccolo aiutino o meno
Rispondi
di dantrooper [user #24557]
commento del 29/10/2018 ore 13:25:09
è la stessa cosa che ho pensato guardando il video
Rispondi
di roccog [user #30468]
commento del 24/10/2018 ore 07:54:15
Per me il vantaggio di dividere in set ridotti è anche ottenere piccoli lick e frasi che poi si incastrano più facilmente nel fraseggio e nei soli. Un pattern su due corde è perfetto per entrare e uscire dalle solite frasette rock blues, anche pop. La scala tutta plettrata è una bomba ma ci sta in generi più tecnici come metal, progressive, è più estrema!
Quindi questo tipo di studio per me serve anche ad applicare tecniche più tecniche, estreme per fraseggi più moderati.
Rispondi
di pg667 [user #40129]
commento del 24/10/2018 ore 09:59:40
senza nulla togliere alla lezione vorrei aggiungere un paio di punti che sono stati tralasciati ma che sono importanti.

1) il primo fraseggio suddiviso in gruppi di sei note va bene ma tralascia il cambio di accento delle plettrata: si inizia sul Mi basso plettrando in giù e si passa al La plettrando in su, ma manca poi il successivo passaggio alla corda successiva in cui si ricomincia il pattern della plettrata. anche se suddiviso in "fragments" secondo me ci vorrebbe un'ultima nota sulla corda successiva (in questo caso sul Re) per provare il cambio di corda iniziando con entrambe le plettrate (giù e su).
per la plettrata alternata i migliori esercizi che abbia mai visto e provato rimangono quelli di Troy Stetina in cui venivano provate tutte le combinazioni possibili di plettrata nel cambio tra una corda e l'altra.
per esempio, suonando sulle corde di D e G ed iniziando il loop sempre con la plettrata in giù:
- tre note sul D (tasti 4-5-7) + una sul G (4) + due sul D (7-5) a loop.
- tre note sul D (4-5-7) + tre note sul G (4-5-7) a loop.
- tre note sul G (7-5-4) + una sul D (7) + 2 sul G (4-5) a loop
- tre note sul G (7-5-4) + tre sul D (7-5-4)

2) si parla di provare i fraseggi circoscritti a due sole corde alla volta: andrebbero provati anche sulle coppie A-D e G-B, anche in cosiderazione del cambio di diteggiatura della mano sinistra tra le corde di G e B
Rispondi
di maxventu [user #4785]
commento del 24/10/2018 ore 13:00:30
in ogni caso il concetto di lavorare su poche corde alla volta è sacrosanto, in passato altri hanno scritto anche di "mini-positions". Altro concetto messo ben in evidenza da Ralph è che l'impostazione delle mani letteralmente cambia al variare delle corde e dei tasti su cui si lavora. Sembra scontato ma non lo è.
Peraltro suggerirei anche io l'utilizzo di un suono clean per queste lezioni.
saluti
Rispondi
di Carrera [user #31493]
commento del 24/10/2018 ore 15:47:53
Che figata di esercizi!
Disumana la plettrata di Salati comunque...
Rispondi
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