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Intervista a Cesareo: tecnica, feeling e uno Zoom nel borsello!
Intervista a Cesareo: tecnica, feeling e uno Zoom nel borsello!
di [user #116] - pubblicato il

Abbiamo incontrato Cesareo appena concluso il sound check del concerto di Elio & Le Storie Tese a Udine. Ci ha accolto sul palco per una lunga chiacchierata sulla sua attività, le collaborazioni, le influenze e svelandoci un inatteso scoop circa uno dei suoi assolo più conosciuti, quello di "Uomini Col Borsello".
 
Hai appena finito il sound check. Tra poco più di un paio d’ore sali sul palco. Che fai di solito per scaldarti prima dello show? Hai una routine di riscaldamento?
La mia routine di riscaldamento consiste nel ripassare i pezzi che dovrò suonare. Perché già all’interno dei pezzi di Elio ci sono cose e passaggi molto articolati che sono già loro stessi dei veri e propri esercizi. Non mi metto a fare le scalette per non disperdere energia ma mi butto direttamente sul repertorio che sto per affrontare. Quello è il mio vero e proprio esercizio di riscaldamento. Ma poi, per il musicista che ha molta routine, come me con i brani degli Elio & le Storie Tese, capita che il vero pericolo non sia tanto l’errore che fai perché non sei abbastanza caldo ma i buchi neri. Quelli sono più problematici e pericolosi delle difficoltà d’esecuzione. I buchi neri capitano quando stai per arrivare a una parte che pensavi di ricordarti bene e che invece in quel momento, a poche misure dall’esecuzione, scompare dalla tua memoria, quelle sono le vere difficoltà! L’esecuzione poi dipende: c’è la sera che sei bello pulito, rilassato e tranquillo. E la sera che lo sei meno. Ma, davvero, non è quello il problema. Il problema, la sfida, è avere tutte le parti nitide a memoria, una in fila all’altra. Perché il repertorio di Elio è davvero complicato ed è un po’ come una gara di Formula Uno: se ti distrai a una curva, esci subito di strada!

Avete provato molto per allestire questo spettacolo? Come organizzate le prove?
Cerchiamo di concentrarci ma senza fare settimane devastanti di prove. Preferiamo fare pochi giorni, molto intensi, di diverse ore. Ma non facciamo mai tre o quattro settimane di prove. Di solito facciamo una settimana di prove vere e proprie. Più un’altra di allestimento che significa fare le prove già con l’impianto e tutta la strumentazione che ci porteremo in tour montata. Questo serve a simulare la situazione che si ritroverà dal vivo.
Alla fine sono importanti i compiti a casa: ognuno viene che deve sapere i pezzi deve essersi preparato bene e in autonomia le sue parti.
 
Intervista a Cesareo: tecnica, feeling e uno Zoom nel borsello!

In passato hai collaborato spesso con altri artisti suonando nei loro dischi: Graziano Romani, Cristiano De Andrè, Daniele Silvestri…Oggi mi sembri meno attivo su questo versante.
Ho sempre meno tempo. Negli ultimi anni, mi sono anche arrivate offerta per andare in giro a suonare con altri artisti ma non mi è stato possibile nemmeno valutarle per quanto sono impegnato con gli Elii.
Anche adesso, ogni tanto, capitano delle collaborazioni. Ma non sono mai stato vissuto come un session man in senso stretto: francamente non sarei neanche adatto, non mi divertirei nemmeno. Poi, con tutto il rispetto, ci sono anche artisti con i quali non mi divertirei a suonare: non avrei stimoli…
In queste collaborazioni sono sempre stato vissuto come l’ospite: il musicista che poteva portare quello stile preciso - alla Elio & Le Storie Tese - funzionale da accostare a un dato momento musicale all’interno di una produzione.

Soprattutto agli esordi, la musica di Elio è stata spesso associata a quella di Frank Zappa. Zappa è stato un ascolto importante all’interno della tua formazione musicale?
No, Zappa non è stato un ascolto troppo approfondito negli anni della mia formazione. Mi ci sono piuttosto trovato dentro a posteriori. Ho imparato ad apprezzarlo dopo che mi è stato presentato “musicalmente” da Elio. Non possedevo suoi dischi, non lo conoscevo più di tanto. Quando Elio ha iniziato a citarlo, proporcelo e farmi sentire nello specifico delle cose ne ho subito capito il valore e immediatamente l’ho apprezzato tantissimo. Anzi, ti dirò, proprio attraverso Zappa sono riuscito a capire esattamente l’idea di partenza di Elio nel formare questa band; ho capito qual’era il suo progetto: fare gli stupidotti ma su una base musicale molto solida sotto.
Così, rispetto a chi inizialmente ci definiva cabarock o demanziali, l’accostamento a Zappa mi sembrava invece il più opportuno. Zappa rappresentava quello che Elio all’inizio voleva e chiedeva alla band: dei testi che facessero ironia e parlassero di stupidaggini ma con sotto una “porca-miseria” di musica!

In tante interviste sei molto severo verso un certo chitarrismo ipertecnico e predichi la cura del tocco, il feeling... E’ verò però che, soprattutto nei primi dischi di Elio, ci davi dentro con leva e tapping con richiami spudoratamente Vaiani. E pure oggi, citi spesso Gilbert in molti pattern di plettrata…qual è il bilanciamento vincente tra tecnica e feeling?
Mi piace assolutamente il suonare in modo “tecnicistico”. Quello che però dico è: “Non basiamoci solo su quello”. Anche perché tanti di noi, che amano proprio sentire i giochi mirabolanti sul manico, poi magari vanno a sentire Jeff Beck e tornano a casa con le orecchie che penzolano: e non perché suona cosa tecnicamente impossibili. Ma perché il tocco, il cuore, il feeling certe volte ti stendono più che ascoltare certi passaggi in sessantaquattresimi.
Poi inoltre penso che un certo tipo di chitarrismo ultra tecnico si sia un po’ appiattito, fermato. Trovi ragazzini di 13, 14 anni che sanno fare cose incredibili dal punto di vista tecnico…e poi se gli chiedi di fare un blues non sanno dove mettere le mani. Non riescono ad andare a tempo! Allora io dico che bisognerebbe sempre studiare con un po’ di cervello. Bisogna prendere consapevolezza, capire che la chitarra ha avuto un punto di partenza: Hendrix ma se vogliamo anche Beatles, Rolling Stones…cose semplici che poi si sono evolute fino a diventare i Dream Theather. Ma c’è un percorso logico e bisogna assecondarlo! Altrimenti arrivi al paradosso di passare i pomeriggi a tirarti giù lick di Steve Vai e Satriani e poi quando arriva il momento di suonare “Sweet Home Alabama” in maggiore…non sai cosa fare!
Così, se trovo un ragazzino il sabato mattina che provando una chitarra in un negozio, gli da giù come un disperato ma poi mi cade se deve suonare un reggae…beh, forse il mio suggerimento è quello di studiare meglio, in maniera più completa. E questo non significa pensi che quel ragazzino non sia capace di suonare; credo però dovrebbe farlo in maniera meno limitata.
Per tornando alla domanda precedente, la versatilità, l’ampiezza di vedute e di capacità nell’ affrontare generi diversi è fondamentale se poi vuoi fare il session-man. Lì devi sapere sunare tutto. Anche la mazurka se magari ti chiamano in studio di registrazione e devi suonare per la pubblicità di un formaggino…
Quindi io non critico nulla. Va bene suonare tutto. Ma bisogna cercare di dare il massimo valore alle ore di studio, di pratica che facciamo: se stiamo solo un versante, che generalmente è quello solistico, poi inevitabilmente siamo deboli su altri.
Perché difficilmente, se per esempio finisci a fare un tour con Max Pezzali, potrai sfruttare tutte le cose che hai imparato nell’ambito delle chitarra solista. Non significa che tu abbia sprecato del tempo. Solo che ogni situazione ha delle sue esigenze stilistiche e musicali da rispettare. E più versatile sei, più hai speranze di riuscire a entrarci. Se sei con Patty Pravo devi suonare in una maniera; se vai con Vasco Rossi in un’altra e lì, magari puoi fare il disastro. Se finisci con Samuele Bersani dovrai suonare in un’altra maniera ancora , radicalmente diversa…bisogna guardare alla musica con a un raggio d’azione a 360°.
 
Intervista a Cesareo: tecnica, feeling e uno Zoom nel borsello!
 
Con gli Elii da semplici musicisti siete sempre di più uomini di spettacolo che scorrazzano tra radio, teatro e televisione. Vivi con divertimento e serenità questa dimensone o a volte rimpiangi di non essere semplicemente “solo” un musicista?
Le vivo con divertimento e serenità se – come è fortunatamente successo adesso – abbiamo finalmente carta bianca. Come facciamo a “Parla con Me” dalla Dandini o come abbiamo fatto all’ultimo San Remo: ci divertiamo perché noi conduciamo i giochi, anche musicalmente, che è la cosa che soprattutto ci diverte. Viceversa, altre cose che ci vengono proposte ma dove non possiamo avere il controllo completo del nostro modo di essere musicalmente, le rifiutiamo. E’ vero però che noi siamo una band che si è specializzata nell’adattarsi a mille situazioni e questa versatilità, questa capacità di fare tutto (Tv, radio, live, dischi…) ci permette di galleggiare da anni. Perché nella musica è un momento di crisi, la musica non da più tanto pane. Così bisogna essere bravi a prendere tutto e soprattutto ad uscirne bene. Perché tanti sono andati a fare il gruppettino dalla Dandini ma sono passati inosservati. Noi invece, siamo riusciti a fare delle cose che hanno fatto parecchio rumore. Bisogna sfruttare tutto, bene, e proprio fino all’osso!...
 
Uno dei tuoi assolo di chitarra che preferisco è quello di "Uomini col Borsello" da  Rum Casusu Çikti il vostro secondo album. Ti ricordi qualcosa legata all'incisione? Che hai utilizzato?
 
Nel video, la strabiliante risposta circa la strumentazione utilizzata e la descrizione dell'approccio di Cesareo alla composizione degli assolo di chitarra.
 
cesareo elio e le storie tese interviste
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